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PleinAir | Viaggio

Volterra Pisa - Toscana, Italia

Una miniera di emozioni

PleinAir 428 - marzo 2008
In pratica Vai alla mappa
Sul centro di Volterra spicca la sagoma degli edifici storici del potere politico e religioso

17 marzo 2009

E’ una città fatta di vapore, questa. Ed il vapore vi aleggia ovunque: nelle valli tra le erte colline, la mattina presto o la sera, scorre lento sotto forma di nubi filiformi nei cieli immensi, si alza violento dai camini delle centrali geotermiche laggiù, verso Larderello. Nasconde, evoca misteri, rende tutto indistinto e lontano, converte le distanze in viaggi. Anche oggi, con le strade asfaltate che tra curve sinuose portano con facilità sin quasi dentro il centro cittadino, Volterra appare così, figlia della lontananza e dell’indistinto, generata dai fumi della storia e solo per un incomprensibile miracolo trasformatasi in solida roccia. Domina dall’alto del suo scoglio un panorama immenso: …quando arriviamo alla piazza davanti all’albergo e guardiamo dal parapetto verso la sterminata cavità aperta verso occidente, la luce è digradata fino al rosso, e il rosso puro e violento abbaglia dal mare lontanissimo laggiù mentre i dirupi nel mezzo sono ormai bui”. Così l’indimenticato autore de L’amante di Lady Chatterley, David Herbert Lawrence, scrive nel suo libro Paesi Etruschi. Lo scrittore visitò Volterra nell’aprile del 1927 e ne trasse profonde emozioni (“gli etruschi non sono una teoria o una tesi, semmai sono qualcosa, sono un’esperienza”) che avrebbe poi raccontato ai lettori della rivista inglese Travel. Non amava molto i musei, ma si innamorò perdutamente delle piccole cinerarie di alabastro che, allora come oggi, fanno bella mostra di sé nel Museo Archeologico Guarnacci. Trovava l’arte etrusca viva e solare perché imperfetta, non così fredda e distante come quella greca o romana: gli Etruschi gli apparivano come un popolo privo di inutili intellettualismi, lontano dalla ricerca di una perfezione “classica” ed invece carico di una trascinante energia vitale. In fondo Lawrence cercava in quell’antica gente un riflesso di sé stesso, di quella che era la sua concezione della vita. E sebbene Volterra svetti sull’orizzonte con purissime forme medioevali, tuttavia rivela, nelle atmosfere più che nei resti archeologici, di essere ancora legata a quel grandioso passato, bruscamente interrotto dall’invasione romana.

 

I segreti dell'alabastro

Nel laboratorio di Dino Scarselli l'alabastro viene lavorato utilizzando le tecniche di una volta

Nel laboratorio di Dino Scarselli l’alabastro viene lavorato utilizzando le tecniche di una volta

Nel visitare la città queste sovrapposizioni emergono qua e là ancora attuali, come dimostrano le vetrine degli orafi che imitano i gioielli etruschi o quelle degli alabastrai, con le loro fedeli riproduzioni di oggetti d’arte medioevali e rinascimentali. Gia noto e impiegato sei o sette secoli prima dell’era cristiana, l’alabastro di Volterra è tornato in auge un paio di secoli fa, e la sua lavorazione fa la gioia dei turisti che affollano le botteghe. Tenero e facilmente lavorabile, è una pietra sensuale, luminosa e translucida, di grande fascino, e per rendersene conto basta visitare l’interessante Ecomuseo dell’Alabastro in Piazza Minucci. Nato dall’acqua e da una lenta sedimentazione di sali, questo minerale può essere tagliato con una sega a mano, rifinito con piccoli tocchi di cesello e infine lucidato con la carta abrasiva: ne risulta alla fine un oggetto etereo, apparentemente molto leggero, quasi dotato di un’anima. A Volterra lo si lavora spesso ancora così, lasciando che l’esperienza di generazioni guidi le mani in gesti precisi e veloci per ricavare da un umile sasso un oggetto di purissimo artigianato.
I negozi sono ormai quasi tutti fuori del centro storico, ma c’è ancora chi lavora l’alabastro in polverosi laboratori simili a quelli che Lawrence vide nel 1927. A breve distanza dal Museo Etrusco, in Via degli Orti Sant’Agostino, si trova ad esempio Alab’arte, mentre a pochi metri da uno dei simboli stessi di Volterra, la Porta all’Arco, Dino Scarselli applica i metodi di una volta, espressione di una tradizione familiare consolidata. Varcare la porta del suo laboratorio significa fare un salto indietro nel tempo, a un’epoca in cui i segreti del mestiere si tramandavano di padre in figlio, e la pietra andava scovata nei campi o recuperata tra gli scarti di cava. «Se dovessi comprare l’alabastro, il guadagno sarebbe perso. La vera bravura è riuscire a ricavare lavori di qualità da pietre di recupero» racconta Dino. Oggi, nelle vetrine del centro, si vedono oggetti in alabastro delle fogge più strane e moderne: sarà vero o no che le tradizioni si debbono rinnovare per non sparire per sempre? Di certo non è cambiata l’atmosfera della città, intima e raccolta entro le mura duecentesche, sovrastata dalla Fortezza Medicea, scandita dallo svettare delle case-torri che sembrano gareggiare con il campanile del duomo dell’Assunta, disseminata di residenze del Rinascimento. Più antichi sono invece il Palazzo dei Priori, il Palazzo Pretorio e la Torre del Porcellino che si affacciano su Piazza dei Priori, cuore storico e pulsante della città, certo una delle più belle piazze d’Italia. Ma di sera l’illuminazione è scarsa nell’ampio trapezio lastricato: e allora è facile farsi prendere dalla suggestione, lasciandosi guidare dalle ombre incontro ai vicoli tortuosi che si diramano nel cuore del borgo, rivelando passaggi, cortili, piccoli slarghi, in un dedalo che prima o poi si interrompe di fronte a un precipizio. Al di là c’è il mondo azzurro e solitario delle argille che vicino al piccolo borgo di San Giusto, abbarbicato accanto all’omonima chiesa appena fuori dal centro storico, dà vita allo spettacolo delle Balze. Pare che le acque che cadono sulle alture di Volterra si raccolgano in parte sotto la massa profonda della collina, erodendo in alcuni punti gli strati sotterranei, cosicché la terra si sfalda in immense frane. Oltre l’abisso sorge una grande e vecchia costruzione solitaria, la Badia o monastero dei Camaldolesi: abbandonata, con i muri che già si spaccano e cedono, è destinata ad essere inghiottita prima o poi dalle Balze scrive ancora Lawrence. L’ampio parcheggio sterrato nei pressi, forse il punto migliore dove parcheggiare un camper a Volterra, sembra così anche il punto migliore da cui partire per lanciarsi verso quell’infinito chiuso solo dall’orizzonte, incontro alla terra che fuma.

Tra i vapori di Larderello

Sull'orizzonte di Larderello i condotti per la distribuzione dell'energia geotermica sembrano avveniristiche installazioni

Sull’orizzonte di Larderello i condotti per la distribuzione dell’energia geotermica sembrano avveniristiche installazioni

Scendendo verso le Saline di Volterra ci si immerge nel paesaggio grandioso e solitario che circonda la città. Saline, a dire il vero, è un agglomerato moderno sorto attorno allo stabilimento che estrae il sale dal sottosuolo grazie al pompaggio di acqua; un tempo la morchia salata veniva in superficie naturalmente, ma la falda acquifera si è abbassata negli ultimi anni.
Imbocchiamo la strada provinciale 439 che, curva dopo curva, si lancia incontro alle Colline Metallifere e alla Maremma Grossetana, tra fitti boschi e in vista di numerose emergenze geologiche. Le prime a venirci incontro, passato il piacevole borgo di Pomarance (con un comodo parcheggio proprio di fronte all’ingresso al paese), sono le emissioni di vapore di Larderello. Da quando, a partire dal 1827, François Jacques de Larderel riuscì a perfezionare la tecnica di estrazione dell’acido borico dai fanghi contenuti nei cosiddetti lagoni, la Valle del Diavolo ha decisamente cambiato aspetto. Oggi si presenta intensamente edificata, con i grossi stabilimenti e le centrali Enel che ne occupano quasi ogni angolo, mentre le tubazioni dei vapordotti corrono per ogni dove: ci vuole perciò molta fantasia per immaginare come doveva essere questo luogo un tempo, quando le fumarole – si dice – ispirarono a Dante Alighieri il primo libro della sua Divina Commedia. D’altra parte il 25% dell’energia elettrica che alimenta la Toscana viene da qui, ed è un’energia assolutamente pulita il che, di questi tempi, non è poco. La produzione ebbe inizio nel 1904, mentre la prima centrale geotermoelettrica risale al 1913: la storia di Larderello e del suo primato tecnologico può essere scoperta presso il Museo della Geotermia, gestito dall’Enel.

Il parco delle Biancane e le Colline Metallifere

Il complesso geotermico delle Biancane a Monterotondo Marittimo

Il complesso geotermico delle Biancane a Monterotondo Marittimo

Impianti inseriti in modo meno traumatico nel contesto naturale sono visibili a Serrazzano, raggiungibile con una breve deviazione dalla provinciale: due alte torri di raffreddamento lanciano verso il cielo i loro vapori, i tubi color argento corrono tra i fitti boschi e sembrano quasi disegnare misteriosi itinerari, una sorta di mappa dell’energia tellurica imprigionata, che riscalda le case e le illumina senza inquinare. Per avere un’idea di come dovessero essere questi luoghi prima che l’uomo iniziasse a sfruttare intensamente le forze della terra, però, si deve proseguire lungo la provinciale fino al bivio per Monterotondo Marittimo e raggiungere così il Parco delle Biancane: un comodo sentierino, in partenza dagli impianti geotermici a ridosso del borgo, conduce verso un mondo di colline fumanti, tra scorci davvero infernali. Siamo ormai entrati nel Parco Tecnologico e Archeologico delle Colline Metallifere che comprende anche i comuni di Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Montieri, Roccastrada e Scarlino. Queste alture verdissime, selvagge e poco popolate ricordano fin dal nome che già ai tempi degli Etruschi, e ininterrottamente da allora, qui si scava la terra alla ricerca delle ricchezze che nasconde. Ricchezze non infinite, anzi prossime ad esaurirsi, e così le vere risorse sembrano poter venire solo dal turismo: molte delle miniere sono visitabili, e a chi vuole immergersi per qualche ora in questo mondo fatto di ombre, umidità e silenzio vengono offerte diverse opportunità. A Massa Marittima, uno dei borghi più scenografici della Maremma, si può visitare il Museo della Miniera; mentre a Gavorrano un vecchio deposito di esplosivi è stato trasformato nella perfetta riproduzione di una galleria mineraria. In entrambi i siti sono esposti martelli pneumatici, escavatori e carrelli d’epoca. Le guide che conducono alla scoperta di questo mondo oscuro raccontano di una vita, quella dei minatori, dura e pericolosa, nonostante negli ultimi anni si facesse ricorso alle tecnologie moderne: una vita agra , come la tratteggiò lo scrittore grossetano Luciano Bianciardi nell’omonimo romanzo (che nel 1964 divenne anche un film) prendendo spunto dalla più grande tragedia mineraria italiana del secondo dopoguerra, quella che il 4 maggio 1954 provocò la morte di quarantatré minatori a Ribolla, frazione di Roccastrada.

Verso la costa

La lunga e bella spiaggia del parco della Sterpaia, ben fruibile fuori stagione per passeggiate e osservazioni naturalistiche

La lunga e bella spiaggia del parco della Sterpaia, ben fruibile fuori stagione per passeggiate e osservazioni naturalistiche

Tornati all’aria aperta, forse avremo bisogno di ammirare orizzonti più aperti. Ecco allora che la costa tra Follonica e Cecina offre l’opportunità di scoprire alcune aree verdi sul mare di grande rilevanza naturalistica, che nel loro complesso prendono il nome di Parchi della Val Cornia. Verso sud vale una visita il Parco Costiero della Sterpaia nel territorio di Piombino, attrezzato con parcheggi a pagamento (nella bella stagione) e percorsi pedonali che permettono di ammirare la bella e intatta spiaggia e di praticare il birdwatching grazie alla presenza di aree umide molto frequentate dall’avifauna. Ma l’angolo forse più suggestivo è il Golfo di Baratti, sovrastato dalla rupe dove sorge Populonia col suo parco archeologico. Continuando verso nord il Parco Costiero di Rimigliano offre riposanti pinete affacciate su una lunga spiaggia protetta da un robusto cordone di macchia mediterranea, mentre nell’entroterra si stende il Parco Archeominerario di San Silvestro che offre innumerevoli reperti e ambientazioni. Poco distanti sono il borgo di Castagneto Carducci, dove trascorse la propria infanzia il poeta lirico dei nostri ricordi scolastici, e il “duplice filar” di cipressi secolari che conduce lo sguardo e l’anima incontro al grazioso villaggio di Bolgheri, in uno degli angoli più sereni e suggestivi della Toscana.
Arriviamo così a Cecina, dove il Parco Archeologico della Villa Romana di San Vincenzino conserva i resti di una villa romana dotata di un grandioso impianto termale: veramente spettacolare è la cisterna sotterranea, perfettamente conservata, che poteva raccogliere sino a mezzo milione di litri d’acqua, distribuiti nell’edificio grazie a una rete di cunicoli in parte visitabili. Pinete e dune ci attendono di nuovo all’interno della Riserva Naturale Biogenetica che occupa il litorale fino a Marina di Bibbona: l’area è attrezzata con percorsi pedonali segnalati che consentono facili e piacevoli passeggiate, con bellissimi scorci sul mare il cui orizzonte è occupato dalla sagoma delle isole dell’Arcipelago Toscano. Ed è forse questa la miglior conclusione del viaggio ora che nebbie e vapori, complice la brezza, come d’incanto paiono essersi diradati del tutto.

In pratica

COME ARRIVARE
Volterra è raggiunta dalla statale 68, che all'altezza di Cecina incrocia la A12 Genova-Rosignano e la Via Aurelia per Roma. Se si vuole percorrere l'itinerario in senso inverso arrivando dalla Capitale, sull'Aurelia si incontrano gli svincoli per la maggior parte delle località toccate, fra cui Saturnia, Grosseto, Massa Marittima, Roccastrada e la stessa Volterra.
Ottimi i collegamenti anche per chi arriva dall'entroterra. Giungendo da nord, si lascia la A1 a Firenze Certosa prendendo il raccordo per Siena fino allo svincolo di Colle Val d'Elsa, dove si svolta sulla statale 68 per Volterra. Giungendo da sud, si lascia la A1 a Val di Chiana e si oltrepassa Siena fino a Colle Val d'Elsa.

SOSTE E CAMPEGGI
Tutto l'itinerario è ben servito da strutture per i veicoli ricreazionali, a cominciare dai parcheggi di Volterra: in particolare il P5 Vallebona, accanto al Teatro Romano, da dove una ripida rampa conduce direttamente al centro storico, e il P3 Fonti di Docciola, dotato di pozzetto. E' possibile inoltre utilizzare i parcheggi annessi a strutture come l'ospedale o lo stadio, anche se più lontani dalla parte antica. A circa un chilometro dal centro, in Via di Mandringa, è aperto da Pasqua al 10 ottobre il camping Le Balze (tel. e fax 0588 87880, www.campinglebalze.com).
A Montecatini Val di Cecina, in Piazzale del Ponte, si trova un'area attrezzata. A Pomarance si sosta presso l'agriturismo Podernuovo (tel. 0588 63029, www.podernuovopb.it). Poco a sud di Larderello, a Castelnuovo Val di Cecina, un'area attrezzata è in Via Aldo Moro presso gli impianti sportivi. A Massa Marittima ci si può fermare nel parcheggio del mercato in località Monacelle (escluso il lunedì) o in quello della Pretura.
Tornando sulla costa e verso nord prevalgono decisamente i campeggi che però, come la maggior parte degli impianti rivieraschi, praticano quasi tutti l'apertura stagionale. Fra le poche eccezioni il camping Bocca di Cecina gestito dal Campeggio Club Firenze e Toscana a Marina di Cecina (Via Guado alle Vacche 2, Località San Pietro in Palazzi, tel. 0586 620509, www.ccft.it). Nello stesso comune ci sono anche le aree attrezzate in località Cecinella (tel. 0586 790590), e quelle di Paiolo, Acqua Park e Le Gorette. A Castagneto Carducci l'agriturismo Grattamacco (tel. 0565 763933, www.agriturismo-grattamacco.com) accoglie le auto più caravan - ma non i camper, a causa di questioni normative - e le tende. Poco distante dal paese, sul versante ombreggiato di una collina, merita la segnalazione il camping Le Pianacce, aperto dall'inizio di aprile alla fine di settembre (tel. 0565 763667, fax 0565 766085, www.campinglepianacce.it, info@campinglepianacce.it). AMarina di Castagneto, infine, un camper service si trova in località Il Seggio.

MUSEI
Il territorio interessato è decisamente ricco di musei d'arte, storici, etnografici, naturalistici e scientifici. Qui segnaliamo quelli che si collegano ai temi dell'itinerario.
Volterra Museo Archeologico Etrusco Guarnacci, Via Don Minzoni 15, tel. 0588 86347 (aperto tutti i giorni ore 9/14 dal 2 novembre al 15 marzo, ore 9/19 nel resto dell'anno; ingresso 8 euro, ridotto 5 euro, famiglie 18 euro).
Ecomuseo dell'Alabastro, Palazzo Minucci Solani, Via dei Sarti, Numero Verde 800-223300, info@sistemamuseo.it (dal 2 novembre al 15 marzo aperto sabato, domenica e festivi ore 9.30/13.30, nel resto dell'anno tutti i giorni ore 11/17; ingresso 3 euro, ridotto 2 euro, famiglie 7,50 euro).
Larderello Museo della Geotermia, Piazza Paolina, tel. 0588 67724, www.enel.it (aperto dal 15 marzo al 15 settembre nei feriali ore 9/12.30 e 13.30/18, sabato e domenica 10/12.30 e 13.30/19, dal 16 settembre al 14 marzo nei feriali ore 8/12.30 e 13.30/17, domenica 9/12.30 e 13.30/18, chiuso il sabato e festivi; ingresso gratuito).
Massa Marittima Per informazioni su tutte e tre le strutture citate rivolgersi alla Cooperativa Colline Metallifere, tel. 0566 902289, www.coopcollinemetallifere.it, musei@coopcollinemetallifere.it. Museo della Miniera, Via Corridoni (aperto da aprile a ottobre ore 10/13 e 15.30/18, da novembre a marzo 10/13 e 15/17, sempre chiuso il lunedì; ingresso 5 euro, ridotto 3 euro).
Museo di Arte e Storia delle Miniere, Palazzetto delle Armi, Piazza Matteotti (dal 1° aprile al 30 settembre aperto da martedì a domenica ore 15/17.30, altri mesi su richiesta; ingresso 1,50 euro, ridotto un euro, gratuito con biglietto del Museo della Miniera).
Museo Archeologico, Palazzo del Podestà, Piazza Garibaldi (aperto dal 1° ottobre al 31 marzo da martedì a domenica ore 10/12.30 e 15.30/17, negli altri mesi chiusura pomeridiana alle 19; ingresso 3 euro, ridotto 1,20 euro).
Piombino Museo Archeologico del Territorio di Populonia, Piazza Cittadella 8, tel. 0565 221646, www.parchivaldicornia.it, prenotazioni@parchivaldicornia.it (aperto d'inverno sabato e domenica ore 10/13 e 15/19, d'estate anche da martedì a venerdì ore 9/13; ingresso gratuito).
Cecina Museo Archeologico Etrusco-Romano, Villa Guerrazzi, Località San Pietro in Palazzi, tel. 0586 660411, www.comune.cecina.li.it (aperto sabato e domenica ore 15.30/19; ingresso 4 euro, ridotto 2,50 euro).
Grosseto Museo Archeologico e d'Arte della Maremma, Piazza Baccarini 3, tel. 0564 488752, www.comune.grosseto.it/maam, maam@gol.grosseto.it (aperto da martedì a venerdì ore 14/20, sabato e domenica 10/13 e 17/20; ingresso gratuito).

PARCHI
Parchi Val di Cornia, Via Lerario 90, Piombino, tel. 0565 226445, www.parchivaldicornia.it, prenotazioni@parchivaldicornia.it (per informazioni sul Parco Archeologico di Baratti e Populonia, sul Parco Costiero di Rimigliano, sul Parco Costiero della Sterpaia e sul Parco Archeominerario di San Silvestro).
Parco delle Biancane, Monterotondo Marittimo, tel. 0566 917039.
Parco Tecnologico e Minerario delle Colline Metallifere, www.parcocollinemetallifere.it.
Parco Minerario di Gavorrano, Numero Verde 800-915777, www.parcominerario.it.
Parco Archeologico della Villa Romana di San Vincenzino, Via Ginori 33, tel. 0586 260837.

INDIRIZZI UTILI
Comune di Volterra, Palazzo dei Priori, tel. 0588 86050, www.comune.volterra.pi.it.
Comune di Massa Marittima - Ufficio Cultura, Piazza Garibaldi 10, www.comune.massamarittima.gr.it.
Comune di Piombino - Ufficio Turismo, tel. 0565 63269, www.turismopiombino.it.
Comune di Cecina, Piazza Carducci 28, tel. 0586 611111, www.comune.cecina.li.it.
Comunità Montana Colline Metallifere, www.cm-collinemetallifere.it.

L'IDEA IN PIU'
A Volterra e alle sue bellezze è dedicata una intera puntata di Mondo PleinAir, dove oltre ai tesori del centro storico si può ammirare la realizzazione in diretta di opere d'arte in alabastro in una delle più antiche botteghe.
Numerose proposte di viaggio e itinerari apparsi su PleinAir si possono collegare alla visita del Volterrano, in particolare quelli apparsi nei nn. 364 (da Firenze a Grosseto, Parco di San Silvestro), 376 e 378 (Maremma), 382 (Parco dell'Uccellina), 395 (Val d'Elsa, centro tartarughe Carapax a Massa Marittima), 398 (tradizioni dei butteri), 404 (Colli Senesi). Chi volesse imbarcarsi da Piombino per l'isola d'Elba può leggere il servizio apparso nel n. 420/421. Sull'isola del Giglio si veda il n. 410.

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