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PleinAir | Viaggio

, Giordania

Un tè alla salvia con Shaher

Ida Santilli |

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31 agosto 2018

Il suono acuto della rababa, una specie di liuto in pelle di cammello, riecheggia all’interno della tenda. Il sole sta per tramontare e i beduini che abitano il Wadi Rum e conducono ancora uno stile di vita seminomade ci invitano a sederci e a bere insieme un tè alla salvia. Ci arriviamo a bordo di un fuoristrada durante l’escursione nella Valle della Luna dove il Principe Faisal Bin Hussein e T. E. Lawrence insediarono il loro quartier generale durante la rivolta araba contro gli Ottomani ai tempi della prima guerra mondiale. Giusto il tempo di stupirci di fronte al ponte di pietra di Burdah e via verso la collinetta per ammirare uno dei tramonti più incredibili, con la sabbia che si tinge delle più svariate tonalità di rosso. Il silenzio avvolge i blocchi di rocce che James Irwin, l’astronauta dell’Apollo 15, definì “il paesaggio terrestre più simile a quel che ho visto camminando sulla Luna”. Arriviamo al campo tendato all’imbrunire con i beduini che ci accolgono con un lauto pasto che terminerà sui materassi stesi attorno al fuoco come punto di osservazione privilegiato del cielo. Il fresco della sera dopo la calura del giorno è piacevolissimo. Senza luci e nella quiete della notte, assistiamo all’incredibile spettacolo della danza delle stelle. Un’esperienza indimenticabile.

Il pensiero che le aspettative vengano deluse è ricorrente tra chi visita Petra per la prima volta. Si teme che la magnificenza del luogo, visto centinaia di volte in foto, cartoline, sui siti di tutto il mondo e in televisione, possa non suscitare lo stupore provato a distanza. Percorrendo il Siq, la tortuosa spaccatura tra le rocce che riflettono diverse tonalità di rosso e giallo con le pareti scolpite, si ha la chiara sensazione che a breve lo stretto passaggio si aprirà su una delle opere più stupefacenti che l’uomo abbia realizzato. E l’emozione cresce. Nel momento in cui si sbuca dalla lunga strettoia dalle forme più bizzarre impreziosite da nicchie votive capiamo subito perché dicono che la valle monumentale di Petra da sola vale un viaggio in Giordania.
Lawrence d’Arabia scrisse “Petra è il più bel luogo della terra. Non per le sue rovine, ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi e azzurre, quasi dei piccoli corrugament; e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola, in cui scorre l’acqua sorgiva e che è larga appena quanto basta per far passare un cammello”.
La facciata del Tesoro del Faraone, a due ordini corinzi, ornata di statue e rilievi appare imponente con i capitelli corinzi, le figure antipomorfe e animali scolpite con grande abilità dagli scalpellini. L’orario migliore per ammirarla è tra le 9 e le 11, quando è illuminata dai raggi diretti del sole oppure nel tardo pomeriggio quando l’intera facciata riflette le tonalità di rosa delle rocce circostanti. Se le alzatacce non vi sconvolgono, consigliamo di iniziare alle 6 la visita della città fondata intorno all’800 a.C. dai Nabatei, popolo di commercianti provenienti dall’antica Arabia che da questo punto strategico controllavano – riscuotendo pedaggi – il traffico carovaniero tra l’Arabia e il Mediterraneo. Completamente dimenticata, fu scoperta con uno stratagemma nel 1812 dal viaggiatore e arabista svizzero Jean Louis Burckhardt. In un’incredibile scenografia di rocce in cui sono scavate scalinate a gradoni, si alternano templi, un arco di trionfo, un teatro, tombe rupestri e resti di mura. Vale la pena inerpicarsi per il sentiero a gradinate larghe che conduce al monastero tra chioschi di souvenir e case. Durante l’impegnativo tragitto – che probabilmente fatto nel pomeriggio regala qualche angolo all’ombra – l’attenzione è catturata da una bambina che indossa il costume tipico. Il suo viso è coperto dal velo e l’intensità del suo sguardo, valorizzato dal kajal, ci spinge a cercare lo scatto che diventerà l’immagine-simbolo del viaggio. La fatica della salita sarà ampiamente ricompensata dalla vista sulla valle. Ci concediamo un caffè al cardamomo per rifocillarci prima di intraprendere la discesa lungo lo stesso percorso scosceso. La mattina successiva ci incamminiamo alle 6 per raggiungere il balcone naturale tra le rocce che regala una magnifica vista sul Tesoro. Il sentiero, abbastanza agevole nel tratto iniziale e più scosceso sul finale, conduce a una tenda dove spesso sostano delle caprette. Chi è stanco può percorrere gli ultimi seicento metri, dal Siq all’ingresso, a cavallo: il trasporto è incluso nel prezzo del biglietto ma la mancia ai beduini – che nel sito allevano cavalli, asini e dromedari ma non ne sono proprietari – è d’obbligo.

La Strada dei Re è un’efficiente arteria che si dirige verso il Mar Rosso attraverso uno degli scenari più incantevoli del Medio Oriente. Per i crociati era la principale via di comunicazione della Transgiordania, difesa dalle roccaforti di Kerak e Shobak in cui sorgono le rovine dei castelli. Seguiamo la nostra guida Shaher – che per l’occasione indossa il dishdash, la tunica bianca, abbinato alla kefiah, il copricapo a scacchi diventato il simbolo dell’Intifada – tra quello che resta di torri, mura e passaggi segreti.
Arriviamo a Madaba in tempo per ammirare lo straordinario mosaico del VI secolo raffigurante una mappa geografica del Medio Oriente di epoca bizantina, custodito nella chiesa di San Giorgio. Mostra ai viaggiatori i luoghi salienti del vecchio e nuovo testamento raccontando la Terra Santa. Non richiede più di qualche ora di visita, anche se la strada che scende a destra della chiesa, colma di negozi di souvenir, offre lo spunto per una piacevole e lenta passeggiata fino al bar sul fondo che serve un ottimo caffè al cardamomo.
Sul Monte Nebo, a nord della città, si respira un’atmosfera di grande spiritualità. Sacro a ebrei, cristiani e musulmani, questo luogo è uno dei siti biblici più importanti della Giordania: da qui Mosè, secondo l’Antico Testamento, riuscì a vedere la Terra Promessa prima di morire e di essere seppellito poco lontano. La montagna, la chiesetta che conserva mosaici ancora intatti e il panorama sono motivi sufficienti per spingersi fin quassù. Dalla piattaforma che si staglia sulla rupe la vista spazia sul Mar Morto, sulla Valle del Giordano, sulla città di Gerico e, quando non c’è foschia, sui colli di Gerusalemme.

Al termine della Strada dei Re si trova Aqaba, unico accesso giordano sul mar Rosso. Non è necessario essere esperti nuotatori per apprezzare la scogliera corallina incontaminata. Uno spettacolo indescrivibile per chi pratica lo snorkeling: sono di recente state censite dai biologi marini circa seicentosessanta specie tra pesci e coralli. C’è possibilità di immersioni per tutti i gusti e per tutte le tasche. I sub principianti possono immergersi assistiti da un istruttore mentre gli esperti con brevetti non hanno che l’imbarazzo della scelta lungo la costa. Per rilassarsi qualche ora consigliamo l’accesso alla spiaggia dal Berenice Beach Club (tel. 962 3 2050077 oppure +962 79 963 6363, www.berenice.com.jo, aqaba@sindbadjo.com).

Un viaggio in Giordania non può non includere mezza giornata di relax sul Mar Morto, a meno di quattrocento metri sotto il livello del mare, che assomiglia a un grande lago. Grazie ai numerosi minerali presenti nelle sue acque, tra cui calcio e magnesio, è un vero toccasana per la pelle. Basta trascorrere qualche ora all’interno di uno dei resort affacciati sulle sponde giordane per capire perché la zona è considerata una delle maggiori attrattive del Medio Oriente. Quando ci si immerge, avendo Israele di fronte, sembra di camminare sulle acque, spinti fuori dall’assenza di gravità dovuta all’alta concentrazione di sale, dieci volte maggiore rispetto al mare comune. Nonostante i grandi contenitori di fango sulla riva invitino a massaggiare e rendere morbida la pelle, non rinunciamo a un trattamento privato nel centro benessere. Il fango che viene messo sul corpo – e tenuto in posa per mezz’ora – è bollente e i benefici si riscontrano immediatamente: la pelle risulta liscia e i muscoli tonificati. É un ottimo approdo il Dead Sea Spa Hotel Road (Sweimeh Dead Sea Road, Sowayma; tel. +962 5 356 1000, www.dssh.jo, reservation@dssh.jo).

Dalla terrazza de Le Vendome Hotel la vista spazia sui grattacieli della Amman moderna mentre dalla torre della moschea si propaga, la preghiera del muezzin, una nenia triste. Prima di addentrarci nel caotico groviglio del centro ci dedichiamo alla visita della città antica, Filadelfia, che offre al visitatore testimonianze delle civiltà che si sono susseguite: ammonita, moabita, greca, romana, bizantina e islamica. Partiamo da Gebel al Qala’a, la cittadella costruita su un’altura dalla quale si gode un affascinante panorama cui si accede attraverso una porta bizantina. Quindi scendiamo per ammirare il teatro romano, risalente al II sec.d.C. che ospita il museo del folklore e delle tradizioni popolari, il cuore pulsante della moderna Amman. Ci arriviamo all’ora del tramonto, giusto in tempo per assistere al chiassoso viavai di cittadini che vengono qui a svagarsi con la famiglia gustando una dolcissima mela caramellata. La moschea di Re Abdullah dalla cupola azzurra è l’unica in città ad accogliere i visitatori non musulmani, a patto che le donne abbiano il capo coperto (all’ingresso vengono messi a disposizione delle abeyya, lunghe tuniche nere, per coprire braccia o gambe nude e jeans) e che tutti si tolgano le scarpe prima di entrare nella sala della preghiera.

Attraverso le colline di Gilead una superstrada ci porterà a Jerash, definita la “Pompei dell’oriente”, una delle città romane meglio conservate del Medio Oriente. Fondata nel 170 a.C e cinta da mura, ha conservato l’impianto urbanistico romano. Oltrepassati l’arco di Adriano e l’ippodromo, giungiamo nell’enorme Piazza Ovale, quindi imbocchiamo il cardo fiancheggiato da colonne: desta stupore il ninfeo dalle impressionanti sculture conservate nella cavità semicircolare. Proseguendo ci imbattiamo nel tempio di Zeus e in quello di Artemide, abbellito da quarantacinque colonne. Il teatro, con una capienza di cinquemila posti che d’estate ospita i festival di arti e cultura, ci accoglie con un simpatico spettacolo di cornamuse.

Gli amanti del trekking potrebbero inserire nell’itinerario la visita a due riserve naturali: Wadi Dana e Wadi Mujib. Tra aprile e ottobre si può fare torrentismo: il Siq Trail, canyon agevole ma spettacolare, permette di risalire il torrente e piccole cascatelle di acqua calda e piacevole, fino ad arrivare ad una alta e rumorosa cascata.

Cosa si fa se si riceve un invito a cena in una casa giordana’? La prima regola è: non portate nulla e mangiate tutto. E non lasciatevi impressionare dalla quantità smisurata di antipasti adagiati sulla tavola: per gli arabi il cibo simbolo di ospitalità, generosità e amicizia, meglio se abbondante. Dai più conosciuti hummus e falafel alla mutabbal, una crema di melanzane al forno mischiata alla salsa tahina a base di sesamo e arricchita di limone, aglio e olio d’oliva. Tutti i piatti sono rigorosamente accompagnati dal pane arabo, una specie di pita greca, molto più gustoso se servito caldo. Se non volete ritrovarvi sazi alla fine degli stuzzichini e non risultare scortesi alla gente del posto che insisterà a farvi mangiare ancora, lasciate un po’ di spazio per il mansaf, il saporito piatto a base di riso, agnello e yogurt, e per il knafeh, il dolce composto da strati di pasta fillo farciti con un mix di formaggi freschi e cotti nel burro.
“La Giordania ha un’insolita, indimenticabile bellezza fuori dal tempo. Punteggiata di rovine che appartennero a imperi ormai svaniti, ci consegna le ultime tracce del passato proiettandole nel mondo di domani” (Re Hussein I Bin Talal).

 

In pratica

Info utili
Jordan Tourism Board, tel.+ 962 6 5678444, www.visitjordan.com

Per organizzare il viaggio in Giordania consigliamo di contattare la guida di lingua italiana Shaher Zayadneh
www.facebook.com/guidaShaher.Zayadneh.00962777592772/

Per esplorare il Wadi Rum si può noleggiare il fuoristrada, completo di autista o affittare un cammello. I più audaci possono anche ammirare il deserto dall’alto compiendo un volo in mongolfiera (Royal Aero Sports Club of Jordan, tel: +962 3 2058050, + 962 79 7300 299, www.rascj.com, info@rascj.com).

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