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PleinAir | Viaggio

Sharm-el-Sheikh, Egitto

Sui passi di Mosè


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20 dicembre 2003

Se si guarda alle tende, la scena del campo è assolutamente normale. Una dopo l’altra, le nostre cupole di tela prendono forma nel deserto. I freddolosi del gruppo si piazzano ai piedi delle rocce per ripararsi dal vento che accompagna il tramonto. Chi preferisce la privacy si allontana di un centinaio di metri tra le dune.
Khalid, la nostra guida, scarica zaini e sacche dal fuoristrada di appoggio. Sabah il cuoco mette su un fuoco di sterpi l’acqua per il primo dei molti chai, i saporiti tè beduini che scalderanno la serata. Sullo sfondo, il sole che arrossa le montagne di arenaria del Sinai calamita l’attenzione. Dall’altre parte del campo, invece, l’immagine è inconsueta. Uno dopo l’altro, i beduini fanno inginocchiare i cammelli, tolgono loro le selle, poi li lasciano liberi di vagare in cerca di rami di acacia cespugli da brucare. Non lontano dalla cucina le selle vengono sistemate a semicerchio, formando così una “sala da pranzo” di rara suggestione.
Anche il paesaggio è straordinario. Siamo nell’angolo sud-orientale del Sinai, a circa 3 km in linea d’aria dal Golfo di Aqaba, il braccio del Mar Rosso che separa la penisola dal litorale dell’Arabia Saudita. Poco a nord di dove ci troviamo, la strada che lascia la costa a Nuweiba conduce ogni giorno verso Santa Caterina e il Jebel Musa migliaia di viaggiatori. Noi, invece, stiamo viaggiando da soli, se è lecito definire così una comitiva che include tredici viaggiatori italiani, un accompagnatore originario del Cairo, sette beduini della tribù dei Muzeina e una quindicina di cammelli, più il fuoristrada di appoggio che ci raggiunge ogni sera con i bagagli, le tende, il cuoco e il cibo.
Viaggiare nel Sinai non è un’idea inconsueta. Passata dall’Egitto a Israele nel 1967 con la Guerra dei Sei Giorni, tornata in mano egiziana dodici anni dopo a seguito degli accordi di Camp David, la penisola è rapidamente diventata una meta turistica tra le più frequentate del Medio Oriente.
Sharm-el-Sheikh, un tempo base militare all’estremità meridionale, ha visto nascere un aeroporto intercontinentale, decine di alberghi e diving center che organizzano immersioni nel parco marino di Ras Mohammed. Oltre al sole del deserto e ai prezzi convenienti offerti dalle agenzie di viaggio, attirano infatti i visitatori le acque del Mar Rosso, i coralli, la fauna subacquea del bacino che è stato ribattezzato ‘l’acquario di Allah’. Nel corso di una settimana di soggiorno, però, anche i più ‘marini’ tra i visitatori di Sharm-el-Sheikh visitano i luoghi raccontati dalla Bibbia. Nel racconto biblico Mosè vive nel deserto insieme a Jethro e alla sua famiglia, ascolta la voce di Dio che gli parla dal roveto ardente, quindi torna nella penisola alla testa del popolo ebraico riscattato dalla cattività. Poi il profeta sale una prima volta alla montagna e ridiscende con le Tavole della Legge per scoprire che la sua gente ha scelto di adorare un simulacro pagano. Il pentimento del popolo d’Israele e una seconda salita di Mosè alla montagna precedono il ritorno degli ebrei sulle rive del Giordano.
Per millenni i luoghi di questa vicenda sono stati identificati con le montagne più elevate del Sinai ai piedi delle quali, già nel quinto secolo dopo Cristo, è sorto il monastero di Santa Caterina. Oggi, mentre gli archeologi sostengono che i fatti narrati dalla Bibbia si sono probabilmente svolti un po’ più a nord, il turismo di massa ha scoperto le spettacolari montagne di granito del Sinai. Quando, nell’ultima notte del viaggio, saliremo anche noi ai 2285 metri del Jebel Musa, scopriremo quanto siano affollate le mete più classiche della penisola. Una scoperta che ci farà apprezzare la tranquillità del nostro girovagare nel deserto. A rendere piacevole l’utilizzo dei cammelli è prima di tutto l’orografia del deserto, dove lunghe valli sabbiose staccano tra loro altrettanto lunghe dorsali di roccia sulle quali spiccano vette e torrioni.
Restare in sella a questi animali per intere giornate sarebbe noioso. Starci per una o due ore ogni volta è divertente e consente di superare senza fatica i tratti sabbiosi. Una o due volte ogni giorno, lasciati i cammelli ai beduini, si prosegue a piedi verso l’una o l’altra delle cime che dominano il deserto. Comprese tra una e due ore di cammino, queste digressioni consentono di ammirare fantastici paesaggi rocciosi, di sbizzarrirsi su brevi e facili passaggi di arrampicata su roccia, di godere panorami sul deserto dalle vette del Jebel Matamir, del Jebel Barga e delle altre piccole montagne della zona.
Nell’ultimo giorno del trekking, un ripido pendio sabbioso ci fa raggiungere la “montagna bucata”, l’imponente arco naturale che domina lo Wadi Nasb. Tre giorni prima, invece, l’emozionante discesa di un canyon ci ha permesso di raggiungere l’oasi di Ain Hodra, le cui palme ospitano un piccolo insediamento beduino.
Ed è proprio il rapporto con le tradizioni e gli abitanti del deserto a costituire l’ultima attrattiva del viaggio. Anche se reso più “turistico” dalle frequenti soste e dalla brevità delle tappe, il viaggio a dorso di cammello permette di accostarsi all’antichissima vita dei beduini, e di rievocare i tempi in cui le carovane solcavano in tutte le direzioni il Sinai. A Santa Caterina, i monaci di rito greco che costituiscono la più antica comunità del deserto hanno verso i visitatori un atteggiamento chiuso. Come del resto i beduini della tribù dei Gebeliyah, che si occupano della gestione quotidiana del monastero fin dai tempi di Maometto. Il viaggio insieme ai Muzeina, invece, ci fa conoscere i veri abitanti della penisola, cui il turismo consente di mantenere in buona parte le abitudini antiche. Certo, anche per loro, le vere “navi del deserto” sono da tempo le Toyota e le Jeep. Nel maneggiare i cammelli, però, questi uomini rivelano una sapienza e una confidenza antichissime. Guardarli al lavoro è un altro modo per avvicinarsi alla storia millenaria del Sinai.

PleinAir 320 – marzo 1999

In pratica

IL VIAGGIO.
Il Sinai può essere visitato con un tour organizzato o con un'auto a noleggio nel corso di un viaggio in Egitto. La maggioranza dei viaggiatori italiani preferisce però utilizzare i voli diretti per Sharm-el-Sheikh, con partenza da Roma, Milano e altre città, proposti da numerosi tour operator.

PERIODO E CLIMA.
Il clima del Sinai è tipicamente desertico, ma è mitigato dalla vicinanza del mare. D'inverno le temperature massime sono tra i 20 e i 25°, e le minime tra 0 e 5°. A primavera e in autunno le massime si aggirano sui 30° e le notti tra i 10 e i 15°. D'estate il caldo nel deserto è davvero eccessivo, mentre resta possibile dedicarsi a soggiorni balneari e immersioni.

FORMALITA' E SALUTE.
Il visto per l'Egitto costa 20 dollari e si ottiene direttamente all'aeroporto di arrivo. Non ci sono particolari problemi sanitari.

LA LINGUA.
Oltre all'arabo, la lingua nazionale, in Egitto è molto diffuso l'inglese. Negli alberghi e nei negozi di Sharm-el-Sheikh l'italiano è parlato da quasi tutti.

PER SAPERNE DI PIU'.
Tutte le guide dell'Egitto contengono un capitolo dedicato al Sinai. Il testo migliore per documentarsi sulla penisola è però la Guida all'esplorazione del Sinai di Alberto Siliotti, edita nel 1994 dalla White Star di Vercelli e che si può acquistare anche a Sharm-el-Sheik. Non esistono in commercio carte dettagliate. Per farsi un'idea della topografia della penisola si può acquistare Sinai della Kummerly & Frey, in scala 1:850000.

IL TOUR NEL DESERTO.
Brevi escursioni a dorso di cammello sono proposte, come estensione al soggiorno, da tutte le agenzie di Sharm-el-Sheikh. Il tour che abbiamo effettuato è una proposta di Kel 12 Dune, uno degli operatori italiani più esperti di viaggi nel deserto: sono previste partenze sino alla fine di aprile, e poi nuovamente da ottobre. Oltre che nelle agenzie di viaggi, il programma di Kel 12 può essere richiesto telefonicamente allo 02/989266 o allo 02/3490863.

LA SALITA AL JEBEL MUSA.
L'alba dai 2285 metri della 'montagna di Mosè' è uno spettacolo di eccezionale suggestione. La soluzione più utilizzata consiste nell'incamminarsi tra l'una e le 2 del mattino (le escursioni lasciano Sharm-el-Sheikh tra le 22 e le 23) in modo da raggiungere la vetta prima del sorgere del sole. La prima parte del sentiero, ampia e poco ripida, richiede da un'ora e mezzo a 2 ore e può essere percorsa anche a dorso di cammello. Il tratto finale, a gradini, richiede poco più di mezz'ora e dev'essere obbligatoriamente fatto a piedi. Al ritorno si visita il monastero di Santa Caterina, costruito intorno al roveto ardente della Bibbia.

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