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PleinAir | Viaggio

Monterotondo - Lazio, Italia

Sapore di sale


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20 dicembre 2003

La Via Salaria, in buona parte ampliata e ammodernata, è il filo conduttore dell’itinerario che seguiremo fino a Rieti. In molti punti la strada odierna ricalca o sfiora la consolare romana, costruita per il trasporto verso l’interno del sale prodotto sul litorale. In uscita dalla città la Via del Sale transitava sul Ponte Salario. Gli ultimi resti romani del ponte furono fatti saltare nell’Ottocento dagli artificieri franco-pontifici che temevano l’entrata di Garibaldi in Roma.
Proprio la sfortunata campagna del 1867 è il dato di riferimento per una piccola deviazione a Monterotondo e a Mentana, i cui centri storici sono caratterizzati dagli imponenti palazzi degli Orsini, oggi adibiti a sedi comunali. In quello di Monterotondo potrete provare a chiedere (a parte il sabato e la domenica) di visitare alcune sale decorate da sontuosi soffitti intagliati e da affreschi del XVI secolo di scuola olandese. Nel centro del paese, di fronte al duomo, ogni seconda domenica del mese si tiene un mercatino di antiquariato e modernariato. Al paese si sale sul percorso seguito nel 1867 dai garibaldini e si arriva così a Porta Garibaldi, che le Camicie Rosse riuscirono a sfondare a dispetto della fucileria papalina.
Mentana dista appena qualche chilometro. La disfatta che i patrioti vi subirono pochi giorni dopo Monterotondo non si dovette alla qualità dei fucili francesi Chassepot, come ci insegnarono sui banchi di scuola, ma al mancato intervento delle forze dislocate in altre parti del Lazio, all’abulia dei romani e al dissenso dei mazziniani. Un esemplare del Chassepot è comunque tra le armi esposte nel Museo Nazionale Garibaldino di Mentana, a fianco al quale si trova il Parco della Rimembranza con un mausoleo in stile classico, contenente le spoglie delle vittime degli scontri. Nel museo troverete altri armamenti, camicie rosse, equipaggiamenti, lettere, foto e quadri. Nel periodo tra ottobre e aprile è aperto il sabato (dalle 16 alle 18) e i festivi (dalle 10 alle 12), il martedì e il giovedì (dalle 10 alle 12) solo su appuntamento (tel. 06 90627194). Nei due paesi non ci sono molte possibilità di sosta.
Riprendiamo la Salaria, che chiamiamo moderna, fino a superare Passo Corese e ad abbandonarla al bivio di Borgo Quinzio per un tratto della Salaria vecchia più vicino al tracciato romano. Piacevole poiché è utilizzato soltanto dal traffico locale, questo percorso consente una prima deviazione a Nerola, dominata da un bel maniero di aspetto quattrocentesco che fu degli Orsini, attualmente adibito ad albergo-ristorante. Per avvicinarlo conviene lasciare il mezzo in basso, nel piazzale del bar del paese. L’accesso è consentito soltanto ai clienti, però si possono godere le integre forme esterne dell’antica costruzione.
Ridiscesi alla Salaria vecchia, lasciamo la prima deviazione per Scandriglia (vi torneremo successivamente) e seguiamo la direzione Rieti per circa 2 chilometri e mezzo. Ci attendono i resti più significativi della Salaria romana nel tratto fra Roma e Rieti. Per essere sicuri di dove lasciare il mezzo a margine della strada e proseguire a piedi vale come segnale la strada bianca che interseca quella asfaltata.
Percorrendola sempre verso sinistra si giunge al Ponte del Diavolo, una costruzione capace di garantire il transito in un’ansa scoscesa dove si può pensare che la rotabile fosse stata danneggiata o travolta dalle acque di scorrimento. Venne garantito anche il deflusso delle acque che, in un punto così sensibile, spiega come il ciclopico lavoro – quattordici file di massi di travertino sovrapposti senza malta – possa aver valicato i due millenni. Oltrepassato il Ponte del Diavolo, prendiamo a destra per tornare verso il camper.
Tornati al bivio di Scandriglia, ci attende, ben segnalata da una tabella sulla destra, la deviazione per il convento di Santa Maria delle Grazie. Dopo meno di due chilometri si accede sulla destra a un bel viale di cipressi attorniato da prati, in fondo al quale si disegna una bassa struttura originaria del Cinquecento. Davanti al monastero c’è abbastanza spazio per i pellegrini e, perché no, anche per alcuni camper. Raggiungiamo Scandriglia. Nella parte alta dell’abitato un’elegante bifora tardo gotica orna il palazzetto rinascimentale dove ha sede il consorzio dei produttori di olio d’oliva; ed è quasi l’insegna del paese. Ritornati a fondovalle, nella frazione di Ponticelli sostiamo per ammirare (stradina accanto al distributore) la semplice sagoma duecentesca di Santa Maria del Colle, con affreschi dello stesso periodo. Se è chiusa basta chiedere dove si trovi la signora che ha la chiave.
Sulla superstrada restiamo solo per poco, fino a Osteria Nuova, un gruppo di edifici sparsi su un pianoro, dove ogni prima domenica del mese si tiene un’antica e frequentata fiera. Poi, in breve raggiungiamo il bivio di Monteleone Sabino che ci riporta verso il tracciato della Salaria antica. Raggiunto il paese lo superiamo per altri richiami sulla strada asfaltata che, oltre il cimitero, scende a una valletta dove il paesaggio ha conservato una suggestione insolita. Intanto ecco blocchi, murature, scavi: sono i resti del municipium romano di Trebula Mutuesca che va tornando alla luce, per ora con il teatro e le botteghe che si aprivano al suo esterno. La località, che fu valorizzata da un’assegnazione di terre a veterani romani, sarebbe stata abbandonata nell’alto Medioevo a favore dell’odierno sito di Monteleone. Ma in un luogo non lontano, già sacro in epoca preromana per esservi state venerate Feronia e Angizia, sarebbe sopravvissuto il culto cristiano di Santa Vittoria sostituitosi a quello delle dee pagane. Ed è lì che ci dirigiamo.
Oltre il sito di Trebula, la strada sale fino a trovare una casa sulla sinistra e di fronte a essa un bivio. Lasciate dunque il camper subito prima della casa, dove offre spazio per la sosta uno spiazzo di prato e terra battuta. Poi imboccate a piedi il bivio per godere della più aggraziata composizione tra testimonianze del periodo classico e romanico e ambiente naturale. Il prato verde di un piccolo ripiano fa da sagrato a Santa Vittoria ed è circondato da rocchi di colonne e altri resti marmorei. Ma l’irregolare facciata della chiesa è essa stessa una piccola antologia di materiali romani di spoglio, tra i quali spicca un curioso disco solare dal volto umanizzato.
A Monteleone converrà lasciare il mezzo ai margini del paese, presso la palazzina del Comune, dove un piccolo museo archeologico presenta un buon numero di ex voto dedicati alle dee preromane di Trebula Mutuesca. Si vuole che il paese derivasse il nome dal ritrovamento di numerosi leoni in pietra, ben tredici, oggi sparsi entro e fuori l’abitato. Questi simulacri avevano in epoca romana la funzione di guardiani dei sepolcri. Alti sui rocchi di antiche colonne, ce ne sono due a fronteggiarsi nella piazza del paese, da raggiungere a piedi passando accanto a un gruppo di lecci tra i quali ancora una volta occhieggia l’enigmatico volto solare già notato a Santa Vittoria.
Tornati al bivio di fondovalle, la strada (di nuovo la Salaria vecchia) ci porta presto in alto a dominare ampi panorami collinari, a sfiorare il paese di Torricella e il bivio per Roccasinibalda, e a fare ancora una preziosa scoperta prendendo la stradina per Ornaro. Il piccolissimo abitato occupa un angolo decisamente suggestivo ed è preceduto da un’area di parcheggio, questa pure in bella posizione. Le alture intorno sono rivestite di boschi e al centro del quadro, più alta delle case, si leva una rocchetta di forme aggraziate, riferibile questa pure agli Orsini.
Oltre il borgo, si può scendere quasi di colpo alla Salaria moderna per continuare fino a Rieti, distante ormai una decina di chilometri.

PleinAir 342 – gennaio 2001

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