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PleinAir | Viaggio

Bordighera Imperia - Liguria, Italia

Riviera sovrana

Testo e foto di Andrea Alborno | PleinAir 451 – febbraio 2010
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Tramonto sulla costa di Bordighera

2 febbraio 2011

Nei giorni di tempesta, le chiome delle palme da dattero scosse dal vento sembrano raccogliere gli spruzzi delle onde che si infrangono laggiù, sulle rocce di Capo Sant’Ampelio. Il colore del mare si fa cupo e i flutti, attraversati da qualche furtivo raggio di sole, assumono la lucentezza e la trasparenza che tanti pittori fermavano sulla tela nelle marine dell’800. I gabbiani stridono e si lanciano in volteggi sfidando le raffiche, i ciottoli delle spiagge rotolano incessantemente al ritmo della risacca.
Il promontorio dedicato al patrono di Bordighera, che segna l’estremità meridionale del Norditalia, resiste alle mareggiate con la stessa forza del suo santo. Ampelio, vissuto nel V secolo, era un fabbro egiziano di fede cristiana che scagliò un ferro rovente contro il Diavolo, apparsogli in tentatrici sembianze femminili, e il cielo lo premiò donandogli il potere soprannaturale di maneggiare i metalli incandescenti senza ustionarsi. La sua fama era tanto grande che si risolse a lasciare la terra natale per cercare quiete altrove, imbarcandosi su un vascello diretto a settentrione: approdato sulle coste del Ponente ligure, si rifugiò in una grotta e per diciassette anni si dedicò alla preghiera, alla meditazione e alla cura dei bisognosi. Si racconta che, appena sbarcato, piantò i semi dei datteri che aveva portato con sé; e proprio da quei chicchi discenderebbero le migliaia di piante di Phoenix dactylifera che hanno valso a Bordighera l’appellativo di città delle palme e conferiscono a certi scorci un aspetto vagamente nordafricano.
Su quegli scogli, dov’era la grotta dell’anacoreta, fu costruita la chiesa di Sant’Ampelio il cui primo edificio, dell’XI secolo, dipendeva dalla potente abbazia provenzale di Montmajour. I resti dell’antica costruzione sono ora nascosti dalle modifiche apportate prima nel ‘400 e poi nel ‘700, con restauri moderni che ne hanno modificato decisamente l’originario disegno romanico.

Nobili, artisti e scienziati

Una villa immersa nel verde

Una villa immersa nel verde

A Capo Sant’Ampelio finisce anche il Lungomare Argentina, la lunga passeggiata (inaugurata nel 1947 da Evita Perón) che d’inverno è spesso frequentata da una folla di simpatici vecchietti. La costa su cui affaccia Bordighera gode infatti di un clima dolcissimo, fra i più temperati della Liguria, ed è probabilmente anche quella meno stravolta dalla massiccia e invasiva speculazione edilizia degli anni ‘60.

I maturi visitatori del fuoristagione portano avanti la tradizione britannica del XIX secolo. Fin dalla metà del ‘700, infatti, i nobili inglesi amavano recarsi su quella riviera mediterranea francese già ben nota come Côte d’Azur: venivano dal nord per sottrarsi ai rigori invernali e per curarsi i “catarri” (com’erano chiamate le malattie bronchiali e polmonari a quei tempi) e magari finivano con il trattenersi oltre il previsto, conquistati dai paesaggi e dalla mitezza delle temperature. La prossimità e la bellezza della Liguria fecero sì che, alla fine dell’800, Bordighera diventasse una vera e propria colonia britannica, con dimore prestigiose e alberghi di lusso, sale da tè per le signore e circoli per gli intellettuali, ma non solo: non è un caso se il tennis club locale vanta il primato di fondazione in Italia.
In quel periodo la cittadina, divenuta luogo di soggiorno per una sempre più assortita compagine di turisti e viaggiatori provenienti da mezzo mondo, vide avvicendarsi uomini di cultura, aristocratici, artisti, scienziati, fra i quali Louis Pasteur e il matematico, botanico e archeologo Clarence Bicknell, al quale è oggi intitolato un museo la cui biblioteca raccoglie molti volumi di storia locale: fu proprio lui, nel 1896, a dare alle stampe un volume dedicato alla flora di questo territorio. Poi i letterati, come Edmondo De Amicis e lo scozzese George MacDonald, autore di fiabe e racconti fantasy, che a Bordighera morì nel 1905. Ecco quindi gli architetti Charles Garnier e Rodolfo Winter: il primo progettò diversi edifici, tra cui una bianca villa turrita in località Arziglia e la chiesa di Terrasanta o dell’Immacolata Concezione, il secondo curò l’atelier del pittore Pompeo Mariani, che qui aveva casa e che oggi è celebrato in una grande mostra permanente allestita nell’Istituto Internazionale di Studi Liguri. Fra i maestri del colore non mancava Claude Monet che fra il gennaio e l’aprile del 1884 ritrasse questi paesaggi, in particolare il Giardino Moreno. Il personaggio più celebre che soggiornò nella città delle palme è però Margherita di Savoia: la consorte di Umberto I si spense nel 1926 nella cosiddetta Villa della Regina, in un parco tra palme, araucarie ed agavi. Una statua in marmo della sovrana campeggia nel giardino municipale, a due passi da Sant’Ampelio e dal porto.

Il loggiato della Villa Regina

Il loggiato della Villa Regina

Meraviglie nascoste

le case di Bordighera Alta sono circondate dalle palme

Le case di Bordighera Alta sono circondate dalle palme

Risalendo appena sopra Capo Sant’Ampelio si giunge al Municipio e a due maestosi Ficus magnolioides. Poche decine di metri e si attraversa Porta Sottana, con lo stemma del Banco di San Giorgio, entrando in Bordighera Alta, detta anche Città Vecchia. Le mura, di epoca tardomedioevale, ci danno un’idea di quello che doveva essere il borgo a quel tempo: fondato nel 1470, quando trentadue famiglie abbandonarono il vicino villaggio di Borghetto San Nicolò per stabilirsi nei pressi del promontorio di Sant’Ampelio, nel XVII secolo entrò a far parte della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi, otto paesi che si affrancarono da Ventimiglia e che più tardi, nel periodo napoleonico, confluirono nella Repubblica Ligure.
Il vecchio abitato è tutto un susseguirsi di stretti vicoli lungo i quali si allineano, vicinissimi tra loro, gli edifici dalle belle facciate color pastello, collegati da archi di rinforzo costruiti dopo il terremoto del 1887. Cuore della Città Vecchia è la Piazza del Popolo, con la seicentesca chiesa di Santa Maria Maddalena il cui campanile, leggermente discosto, è in realtà la sopraelevazione di una precedente torre di avvistamento.
A destra della chiesa si imbocca Via della Madonnetta, un carruggio che si collega con il Sentiero del Béodo. Questo itinerario, una mulattiera oggi quasi trascurata, corre lungo un vecchio acquedotto guidando il visitatore in un mondo agreste fatto di orti segreti, serre abbandonate, terrazzamenti, giardini, palmeti e ruscelli. A primavera la valle si tinge del giallo delle mimose e dei fiori di trifoglio, mentre d’estate, fra i tronchi delle oltre 3.000 palme, aleggiano sciami di lucciole. «Ecco una delle passeggiate più entusiasmanti di Bordighera, che ogni artista non può dimenticare» esclamava Charles Garnier. Il sentiero ad un tratto si dirige nettamente a destra verso il Monte Nero, residuo di un antico vulcano spento, mentre a sinistra si sale verso il borghetto di Sasso e più in alto ancora a Seborga, dalle cui torri si apprezzano scorci eccezionali sulla Riviera dei Fiori e sulla Costa Azzurra. Poi si ridiscende verso il mare indorato dagli ultimi raggi del sole, o forse ingrigito dal riflesso delle nuvole che annunciano uno dei rari temporali del mite inverno di questo Ponente ligure.

 

In pratica

COME ARRIVARE
Bordighera si raggiunge dall'omonimo casello dell'autostrada A10; alla seconda rotonda si gira a sinistra e si scende verso la città, facendo attenzione a un'insidiosa curva a gomito.

SOSTE E CAMPEGGI
A Bordighera non esistono approdi attrezzati per i veicoli ricreazionali, ma è consentito parcheggiare nelle aree delimitate da strisce bianche se non espressamente vietato dai cartelli. Nel circondario, tuttavia, si trovano numerose opportunità di sosta e di soggiorno pleinair: la più vicina, a meno di 2 chilometri, è a Vallecrosia nell'omonimo campeggio (Lungomare Marconi 149, tel. 0184 295591, www.campingvallecrosia.com, info@campingvallecrosia.com, aperto da Pasqua a fine settembre). Un solo chilometro in più e si arriva a Camporosso Mare, che dispone di vari altri campeggi fra cui il Parco Vacanze Helios (Via Dante Alighieri 1, tel. 0184 251762, usualmente chiuso in novembre, gennaio e prima metà di febbraio). Si trovano invece a Ventimiglia il camping Roma (Via Freccero 9, tel. 0184 239007, www.campingroma.it, chiuso in novembre e dicembre) e il Parco Vacanze Por La Mar, adiacente ai famosi Giardini Hanbury (Corso Nizza 107, Località Latte, tel. 0184 229626, annuale). Dalla parte opposta, a Sanremo, un noto riferimento è il Villaggio dei Fiori (Via Tiro a Volo 3, tel. 0184 660635, www.villaggiodeifiori.it, info@villaggiodeifiori.it, annuale, Club del PleinAir sconto 10% sulla piazzola in bassa stagione); nella cittadina si può inoltre sostare in Piazzale Carlo Dapporto e sul Lungomare Italo Calvino.

COME MUOVERSI
Dopo aver lasciato il camper o la caravan nella struttura prescelta, si può raggiungere Bordighera in treno (una trentina i collegamenti giornalieri delle Ferrovie dello Stato sulla direttrice Sanremo-Ventimiglia). Un'ottima alternativa è la frequentissima linea 2 della Riviera Trasporti, una simpatica filovia che collega le cittadine costiere del Ponente (Numero Verde 800-034771, www.rivieratrasporti.it).

INDIRIZZI UTILI
IAT Bordighera, Via Vittorio Emanuele 172/174, Bordighera, tel. 0184 262322, www.visitrivieradeifiori.it, infobordighera@apt.rivieradeifiori.it.
Comune di Bordighera, www.bordighera.it.
Cooperativa Sociale Strade da Scoprire, tel. 0183 290213, www.liguriadascoprire.it, info@liguriadascoprire.it (visite guidate a Bordighera e alla Riviera di Ponente).

L'IDEA IN PIÙ
PleinAir ha dedicato varie altre proposte di visita alla Riviera di Ponente: fra le più recenti ricordiamo quelle apparse nei nn. 444/445 (escursioni con il bebè nei dintorni di Albenga), 432/433 (da Finale Ligure a Spotorno) e 416 (Imperia, Alassio e Albenga). Da leggere anche il n. 376 (Valle Argentina, nell'entroterra sanremese) e il 398 (Dolceacqua, Apricale e Triora).

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