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PleinAir | Viaggio

Gozo, Repubblica di Malta

Venerabile arcipelago

Testo e foto di Fabrizio Ardito | PleinAir 530 – Settembre 2016

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La costa nord-occidentale di Gozo e le sue spettacolari scogliere

7 agosto 2017

Prendete una mappa del Mediterraneo: quel punto segnato fra la Sicilia e la Tripolitania, fra la Tunisia e i profondi abissi ionici, è Malta. Un arcipelago e un crocevia di genti che concentrarono passioni, tradizioni e speranze su tre fazzoletti di terra che fanno capolino nel bel mezzo del mare.

Lasciate alle spalle le case di calcare chiaro di Rabat, che brillano bianchissime sotto il sole, lungo una solitaria stradina di campagna gli odori iniziano a dominare il paesaggio. La fragranza dolce dei fichi d’India, il sentore amaro dei carrubi, l’umido effluvio dei canali d’irrigazione fanno venire in mente la vicina Sicilia, anche se tra questi campi sembra di assaporare anche un denso profumo di Nordafrica. La prima vera chiazza d’ombra – che nell’autunno maltese è sempre più che benvenuta – s’incontra davanti alle rovine dell’antica residenza vescovile di Dar l Isqof, ciò che resta di un palazzo seicentesco oggi abbandonato in balia della vegetazione. Poi è il momento di salire verso il grandioso Verdala Palace, fondato all’epoca del gran maestro Hugues Loubenx de Verdalle e oggi residenza dei presidenti della Repubblica, che si costeggia prima di scendere finalmente verso l’unico bosco di Malta.

I Buskett Gardens – il cui nome deriva dalla parola italiana boschetto, giacché questi alberi furono piantati dai cavalieri dell’Ordine di San Giovanni – sono silenziosi, di prima mattina; poi, durante i finesettimana, divengono una delle mete più amate dai maltesi in cerca di ombra e di silenzio. Di nuovo al sole, camminando sul pianoro di Misrah Ghar il-Kbir che s’incontra al termine della piccola foresta, a un certo punto si capisce di essere entrati, un passo dopo l’altro, nel cuore del passato dell’isola. Coppie di solchi scavati nella roccia tagliano il calcare: sono i cart ruts, misteriose testimonianze di una storia antica che ebbe il suo momento d’oro tra il 4000 e il 2500 avanti Cristo. Con il consueto humour che è parte della loro cultura, gli archeologi inglesi intenti allo studio dei solchi hanno ribattezzato questo luogo – dove se ne contano decine – con il nome di una grande stazione ferroviaria della lontana Londra: Clapham Junction. Tra binari profondi da dieci centimetri a mezzo metro e incroci, misteriosi scambi e intersezioni, sulla roccia appaiono anche i fori squadrati delle camere sepolcrali di alcune tombe puniche, mentre la presenza romana è ricordata dai tagli netti e regolari di alcune cave di materiale da costruzione. Intanto, il cammino ci ha condotto fino a uno dei punti più alti dell’isola: da qui la costa meridionale è a un passo, e in pochi minuti ci si affaccia sulle impressionanti falesie di Dingli. Il mare, immenso davanti a noi, è una distesa ininterrotta di blu profondo che separa queste rocce dalle coste della Tunisia. Seguendo il bordo frastagliato delle cliffs, aperto verso meridione dove spicca la sagoma verticale dell’isolotto di Filfla, un ultimo tratto di cammino verso est porta al panoramico promontorio di Fawwara che sovrasta le case di pescatori di Lapsi, da dove un ultimo sforzo conduce all’ombra delle pietre megalitiche dei templi di Mnajdra.

L’arcipelago maltese, un centinaio di chilometri a sud della costa siciliana, è sempre stato un crocevia fondamentale per tutti i popoli che si sono affacciati con le loro navi sulle acque del Mediterraneo. Al periodo della grandeur preistorica – ricordato dalle pietre squadrate dei templi di Mnajdra e Hagar Qim a Malta o di Ggantija a Gozo, dall’ipogeo silenzioso di Hal Saflieni e dal reticolo dei solchi scavati sulla roccia – è seguita la presenza di Punici e Greci, Romani e Arabi. Fino a che, nel momento di maggiore violenza e ferocia dello scontro tra l’Europa e l’Impero Ottomano, i cavalieri di San Giovanni – cacciati dall’isola di Rodi dall’avanzata della Mezzaluna dei sultani – fecero di Malta una fortezza imponente. Un baluardo che resisté ai lunghissimi e sanguinosi mesi del Grande Assedio, da maggio a settembre del 1565, per poi trasformarsi in uno dei porti più spettacolari del Mediterraneo, stretto tra le muraglie di Valletta e le tre città di Senglea, Cospicua e Vittoriosa (Birgu in maltese).

Passeggiando a La Valletta – dove fervono i restauri in vista del 2018, anno in cui le spetterà il ruolo di Capitale Europea della Cultura – le tracce dei cavalieri e delle loro nazionalità sono ben visibili nei palazzi e nelle cappelle della concattedrale dedicata a San Giovanni, patrono dell’ordine. Germania, Italia, Francia, Provenza, Baviera, Alvernia, Aragona e Castiglia erano le regioni di origine dei combattenti e ognuna di queste aveva le sue consuetudini, i suoi militari e le sue residenze. Ma le vie e le muraglie della capitale di Malta ricordano anche un altro assedio, molto più recente, terminato l’8 settembre del 1943. Il blocco dell’isola, voluto da Germania e Italia per mettere alle strette la flotta britannica del Mediterraneo, fu molto duro per la popolazione tanto che ancora oggi, l’8 settembre, si tiene una grande festa sulle acque prospicienti la città.

Un crocevia, dunque. E come spesso accade ai luoghi in cui incontri e scontri tra popolazioni sono stati all’ordine del giorno, Malta conserva nelle sue tradizioni e nella sua lingua tracce di molte influenze differenti. L’italiano – e soprattutto il siciliano – sono compresi da una buona parte della popolazione più avanti con gli anni; la nostra lingua fu insegnata nelle scuole fino alla Seconda Guerra Mondiale, mentre gli idiomi ufficiali di oggi sono il maltese e l’inglese. Colonia del Regno Unito fino al 1964 e parte dell’Unione Europea (di cui è lo stato più piccolo) dal 2003, Malta ospita ancora oggi migliaia di britannici che preferiscono trascorrere gli anni della pensione tra fichi d’India e spiagge invece che nelle nebbie gelide della madrepatria. Un gran numero di expats (cioè espatriati) che oggi, complice l’iniziativa sconcertante di David Cameron e dei conservatori inglesi di indire e poi perdere un referendum sull’Europa, non sanno bene quale sarà il loro futuro, tra scartoffie del servizio sanitario e visti d’ingresso.

La lingua maltese è molto particolare: per rendersene conto basta fare attenzione alle parole che vediamo scritte o sentiamo pronunciare. Si scopre ad esempio che Dio, nelle chiese di queste cristianissime isole, si pronuncia Allah; un’auto è una carozza, un dolce è un kejk, la teiera una tettiera e buongiorno si dice bongiù. E oltre alla lingua, il grande pot-pourri della cultura maltese emerge in molti altri campi, dalla cucina all’architettura. Nelle strade su cui si affacciano le galarijas (identiche alle finestre celate dalle grate delle casbah del Nordafrica) si mangiano piatti che ricordano alternativamente le due sponde del Mediterraneo e che sembrano aver rapidamente e fortunatamente dimenticato i tristi fasti e le barbare abitudini della cucina inglese. Anche se sono circondati dal mare, i maltesi amano perdutamente il sapore del coniglio (fenek), che si può assaggiare letteralmente in tutte le salse compreso il cioccolato, mentre su ogni tavola non manca mai la ftira, cioè un pane piatto su cui si spalma la salsa di pomodoro profumata d’aglio. Le code più spettacolari del sabato maltese sono quelle davanti ai forni che producono i pastizzi, involtini di pasta sfoglia con vari ripieni, dai funghi alla ricotta, dai piselli alla carne. Tra i pesci, il più tradizionale è certamente la lampuka, un pesce azzurro che nei mesi dell’autunno affolla i fondali maltesi: viene cucinato in genere al forno o utilizzato come ripieno per uno sformato molto saporito, il lampuki kejk.

L’isola di Gozo

Se Malta è ricca di storia e assai popolosa, il resto dell’arcipelago è assai differente. La minuscola Filfla, a sud della costa tra Mnajdra e Hagar Qim, è uno scoglio disabitato e reso decisamente instabile dalla bizzarra abitudine che ha avuto per decenni la marina britannica: utilizzarla come bersaglio d’artiglieria. La piccola Comino, a metà strada tra Malta e Gozo, è invece un lembo di terra assolato e selvaggio dove, nei pressi della Blue Lagoon, si ergono solo un forte solitario (scelto da Kevin Reynolds per il film del 2002 sul conte di Montecristo) e un albergo isolato.

Gozo, che secondo la tradizione fu la terra dove Calipso tenne legato a sé Ulisse per lunghi anni, conserva una parte importante e significativa dell’anima maltese. Meno affollata dell’isola principale, è più verde e infatti la forma di ospitalità turistica più diffusa è quella delle farm houses (affitti in campagna e agriturismi). Le coste sono più selvagge e anche se non offrono molte spiagge spesso si allargano in golfi e insenature spettacolari come accade nella zona di Dwejra, famosa per l’arco naturale della Azure Window, e nello stretto fiordo di Mgarr Ix Xini. Un altro spettacolare arco creato dall’erosione delle onde si trova a nord, ed è il punto di partenza per una delle passeggiate più piacevoli della costa gozitana.

Uscendo dalle ultime case di Gharb, una strada sterrata in discesa conduce – nelle ore del pomeriggio già che la luce è decisamente migliore avvicinandosi al tramonto – a seguire le curve della stretta valle di Wied il-Mielah. Dopo circa un’ora di cammino dal centro, in corrispondenza di un cartello corroso dalla salsedine, una ripida discesa nell’ultimo tratto del canyon porta proprio davanti all’arco squadrato della It Tieqa ta’ Wied il-Mielah (la Finestra di Wied il-Mielah), sulle cui rocce è frequente incontrare arrampicatori impegnati nella scalata a due passi dal mare. Da qui in avanti è impossibile sbagliare: basta seguire la costa in direzione est, facendo attenzione a non camminare troppo vicino al bordo delle scogliere. I promontori sono segnati dalle chiazze nere di un bel numero di grandi grotte marine e si notano decine di cordicelle colorate che dal bordo dell’altopiano scendono direttamente in mare segnando la presenza delle nasse che i pescatori vengono spesso a controllare, passeggiando senza paura sul ciglio del precipizio. Poco più avanti, il paesaggio inizia a essere segnato dalle inquietanti tracce di una delle passioni più profonde e antipatiche dei maltesi: la caccia agli uccelli migratori. L’altopiano è infatti costellato da decine di piccoli rifugi di pietra costruiti per dare riparo ai cacciatori.

Proseguendo lungo la costa si raggiunge la stretta valle di Wied I-Ghasri, che va seguita per un tratto verso l’interno fino a raggiungere larghe pietre che permettono di attraversarla comodamente. Percorrendo il versante opposto della vallata e tornando verso il mare s’incontrano gradini scavati nella roccia che scendono verso una piccola spiaggia di ciottoli. Ancora più avanti, sempre percorrendo la linea di costa, finalmente si entra in uno dei paesaggi più caratteristici e affascinanti di Gozo: la zona delle saline. Alcune delle vasche più moderne sono state abbandonate ma proseguendo è facile incontrare piccoli bacini ancora in uso, alcuni dei quali comunicanti attraverso i meandri di grandi cavità naturali, con le caverne sottostanti che si sviluppano al livello del mare. Tra una salina e l’altra, camminando al confine geologico tra la roccia calcarea e l’arenaria, si supera una punta di roccia sabbiosa e giallastra e ci si trova alla Xwejini Bay, serrata a est dall’imponente torre di roccia chiara di Qolla I-Bajda, dove un piccolo chiosco è aperto durante la stagione estiva nei pressi della fermata dei bus. Sovrastata da un piccolo fortino, questa insenatura era uno dei luoghi dove s’imbarcava il sale prodotto grazie all’accecante sole che batte senza pietà sulle coste maltesi.

Storia e cultura, dall’antichità più remota all’epoca contemporanea, sono tra i motivi principali di una vacanza a Malta. Ma sulle isole, anche se non mancano le spiagge e le baie adatte al turismo balneare, in questi ultimi tempi si sta iniziando a dare attenzione a un turismo differente e più vicino all’ambiente. Nelle stagioni della primavera e dell’autunno, Gozo in particolare sta diventando una destinazione particolarmente gradita a chi ama arrampicare, camminare o pagaiare in mare. Nei mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre la folla ha lasciato le coste dell’isola dei cavalieri e, mentre i prezzi diventano più abbordabili, la tranquillità torna a dominare cale e falesie, paesi e cittadine. Può essere il momento per scoprire, a poca distanza dalle coste della Sicilia, un arcipelago simile per panorami e sapori e per una storia che nel corso dei secoli l’ha reso un diverso punto d’incontro, un crocevia nel Mare Mediterraneo.

Passeggiate isolane

Gli uffici del turismo locali offrono una serie di opuscoli dedicati alle camminate sulle isole. A Malta si possono ricevere informazioni dettagliate presso l’agenzia specializzata MC Adenture (www.mcadventure.com.mt); a Gozo escursioni guidate sono organizzate dall’associazione Gozo Adventures (www.gozoadventures.com), che ha anche pubblicato una piccola guida sulle attività all’aria aperta dell’isola: arrampicata, escursionismo e kayak da mare. L’itinerario da Rabat a Mnajdra richiede circa quattro ore di cammino, ed è necessario avere con sé una buona provvista d’acqua. Per la passeggiata di Gozo da Gharb alla Xwejini Bay bisogna tenere presente che lungo il tragitto (di circa tre ore) non si trovano punti di approvvigionamento d’acqua: è bene quindi non affrontarla nelle ore centrali della giornata e con un’adeguata provvista di liquidi.

Malta in festa

L’8 settembre nel Grand Harbour si svolge una regata storica per festeggiare al contempo la fine del Grande Assedio del 1565 e dell’accerchiamento da parte delle truppe dell’Asse nel 1943. Nel primo weekend di ottobre, sempre a Valletta, la Notte Bianca vede musei, palazzi istituzionali, locali e negozi aprire dal tramonto fino all’alba. Particolarmente suggestivo risulta il Birgu Festival, che si svolge il secondo weekend di ottobre, con rappresentazioni storiche nel borgo illuminato solo da migliaia di torce e candele. Interessante anche il Mdina Festival che si tiene tra il 2 e il 4 ottobre, mentre nella seconda metà del mese il Festival Mediterraneo di Gozo ha in cartellone concerti, mostre, visite guidate e degustazioni.

In pratica

COME ARRIVARE

La Valletta è raggiungibile da Milano, Venezia, Parma, Roma, Cagliari e Catania con Air Malta (www.airmalta.com); anche Alitalia, Ryanair e Vueling offrono collegamenti tra il nostro paese e l’isola. Il catamarano della Virtu Ferries porta velocemente da Pozzallo alla capitale maltese: la traversata, che d’estate è possibile più volte al giorno, dura circa novanta minuti (tel. 0932 811811, www.virtuferries.com).

CIRCOLAZIONE E TRASPORTI

Sull’isola, un tempo colonia britannica, si guida tenendo la sinistra. Il traghetto che collega Malta (Cirkewwa) con Gozo (Mgarr) parte in genere ogni ora e la traversata richiede circa trenta minuti; il pagamento avviene al momento del ritorno verso l’isola più grande (www.gozochannel.com). Il servizio di trasporto pubblico gestito dalla società Malta Public Transport raggiunge da Valletta le principali località dell’isola e opera anche a Gozo (www.publictransport.com.mt).

SOSTE E CAMPEGGI

Per i turisti itineranti sono poche le strutture su cui fare affidamento a Malta. Il campeggio più isolato ospita ovviamente solo tende: è il Comino Campsite, a poca distanza dall’unica struttura ricettiva sull’isoletta di Comino, in località Santa Marija. A Mellieha, a poca distanza dal porto maltese dove parte il ferry per Gozo, si trova il vecchiotto Malta Campsite, con noleggio di bungalow e spazio per tende, roulotte e camper (www.maltacampsite.com). Spartano e gestito dall’associazione locale di scout è il Ghajn Tuffieha Campsite, che dispone solo di spazi per tende e solo previa richiesta accetta le caravan (campsite.scoutkeeper.net).

ALTRE STRUTTURE RICETTIVE

Sulle isole maltesi esistono tutte le categorie di strutture ricettive, dai grandi alberghi ai bed&breakfast. A Gozo, isola più selvaggia e meno popolata, una forma di accoglienza caratteristica è quella dell’affitto delle farmhouses, case di campagna grandi o piccole, in genere isolate e spesso con piscina.

INDIRIZZI UTILI

Per informazioni turistiche ci si può rivolgere alla Malta Tourism Authority che ha sede a Roma, in Via Leone XIII, tel. 06 39870450, www.visitmalta.com e www.visitgozo.com. Materiale turistico e informazioni nella sede principale di MTA, situata a Valletta (229 Merchants Street) e aperta da lunedì a sabato dalle 9 alle 17.30, festivi dalle 9 alle 13). Per informazioni sulle iniziative e sui programmi previsti per il 2018, anno in cui Valletta sarà Capitale Europea della Cultura, si veda il sito www.valletta2018.org.

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