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PleinAir | Viaggio

Monzuno (BO) - Emilia Romagna, Italia

Quattro tappe nella storia

Testo e foto di Paolo Simoncelli | PleinAir 538

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Le spettacolari Torri di Monte Adone, una peculiarità geologica costituita da un contrafforte pliocenico di arenaria formatosi tra i due e i cinque milioni di anni fa

20 giugno 2018

Negli anni Settanta sui rilievi dell’Appennino Tosco-Emiliano due appassionati riportarono alla luce l’antica Flaminia Militare, costruita dai Romani per collegare Bologna con Arezzo. Oggi il tracciato è divenuto il filo conduttore di un percorso escursionistico ricco di stimoli storici e paesaggistici che in quattro tappe conduce dal capoluogo emiliano a Firenze.

Nel 1937 il piccolo Franco Santi aveva la pertosse. «Portatelo in alto – disse il dottore – a respirare l’aria buona: portatelo al Bastione». È questo il nome del monte che fa da spartiacque tra l’Appennino Toscano e quello Emi­liano: qui, a 1.200 metri di quota, il bambino sentì parlare per la prima volta dell’antica via romana. Divenuto adulto, lo scalpellino Santi si dedicò anima e corpo alla ricerca del tracciato. Insieme all’amico Cesare Agostini, avvocato bolo­gnese, passava il tempo libero tra boschi e crinali cercandolo a colpi di badile e piccone. Fu quando ritrovò una moneta romana in bronzo del 314 avanti Cristo che ebbe la folgora­zione. Che ci faceva lassù quel soldino di duemilatrecento anni che da un lato ritrae la lupa mentre allatta Romolo e Remo? Il lavoro durò dieci anni e finalmente, il 29 agosto 1979, i due Indiana Jones emiliani trovarono il tesoro: l’an­tica Flaminia Militare, un basolato di centottanta chilometri costruito nel 187 avanti Cristo dai Romani per collegare la neonata Bononia con Arezzo. «Scoprimmo che si trattava proprio della via romana dalla tipologia di costruzione» dice Cesare quasi quarant’anni dopo la sensazionale scoperta. Le Dodici Tavole, il corpus legislativo risalente al 450 avanti Cristo, stabilivano infatti che “in montagna e nei luoghi più impervi, le strade devono essere larghe almeno otto piedi”.
Inutile dire dello scalpore che suscitò la scoperta e della diatriba che ne seguì. Da una parte l’archeologia ufficiale confutava la datazione della strada, dall’altra fior fiore di studiosi confermavano la validità del ritrovamento: tra questi Raymond Chevallier, docente di archeologia romana a Tours, e Giancarlo Susini, professore di storia antica all’Università di Bologna. La cosa incredibile è che il ritrovamento fu effettuato da due dilettanti armati solo di passione ed entusiasmo. Sembra di vederli mentre tagliano con le cesoie rovi e sterpaglie, spicconano a torso nudo, spostano detriti e poi dissotterrano le pietre d’arenaria che un formicaio di schiavi e di soldati aveva assemblato all’epoca del console Caio Flaminio. Sono diversi i tratti di selciato romano che calpesterete lungo la Via degli Dei: in trent’anni Cesare e Franco ne hanno dissotterrati a macchia di leopardo, su una lunghezza di circa undici chilometri. Lo stesso Cesare, in una cartina da poco data alle stampe, ha messo in rilievo proprio i tratti in cui il moderno tracciato coincide con la Flaminia Militare. Potreste anche incontrare i due ottuagenari: ogni tanto d’estate tornano sulla strada romana per raccontarne le peculiarità agli escursionisti e per testimoniare l’emozione della loro straordinaria impresa.

C’era una volta il mare
Perché Via degli Dei? Forse per il tempio pagano che una credenza popolare collocava in epoche remote sulla vetta di Monte Adone, ma che nessuno ha mai trovato; o forse per i toponimi derivati da divinità romane che si incontrano lungo il cammino: Monte Venere, Monzuno, da Mons Junonis o Monte di Giunone; oppure Monte Luario da Lua, dea custode delle armi conquistate ai nemici e moglie del dio Saturno.
Ma è tempo di metterci in cammino. Da Sasso Marconi il sentiero sale verso i Prati di Mugnano tra verdissime, ampie colline, poi s’inerpica in ripida salita tra macchie gialle di ginestre verso le Torri di Monte Adone. Lungo il percorso s’incontrano anche roverelle, ginepri e persino il leccio, una rarità da queste parti, con panorami sempre più ampi che danno sulle sottostanti valli del Savena e del Setta. Le Torri di Monte Adone rappresentano la parte più elevata del contrafforte pliocenico d’arenaria formatosi tra i due e i cinque milioni di anni fa per l’erosione del vento sui sedimenti trasportati dai fiumi: corsi d’acqua che in quelle remote ere confluivano in una pianura completamente allagata. Dunque la Via degli Dei procede su cime appenniniche che milioni di anni fa fluttuavano in mezzo al mare: e si sale, osservando il terreno o smuovendo strati di roccia, non è raro vedere conchiglie o fossili di creature marine vissute quando le onde arrivavano sui monti. Oggi del mare non c’è più traccia. Piuttosto, lungo il cammino incontrerete quel che resta di bunker e di trincee della Linea Gotica (si veda PleinAir n. 519) che passava proprio da qui, con i relativi pannelli didascalici. Per arrivare invece a Monzuno, paese tagliato a metà dalla Via degli Dei, conviene prendere l’autobus per evitare il traffico veicolare dato che il tracciato coincide per circa quattro chilometri con la SP59 (fermate con orari lungo la strada). Da Monzuno il sentiero sale nel bosco, arriva alla cima di Monte Galletto con la sua corona di pale eoliche e quindi scende alla Madonna dei Fornelli. È subito oltre, continuando l’appassionante escursione tra storia e natura, che incontrerete i tratti di basolato romano meglio conservati: Monte Bastione, a 1.190 metri di quota, Poggio Castelluccio e Monte Paggione. Provoca una strana sensazione appoggiare le suole sulle pietre calpestate in un passato remoto da squadroni di legionari e – nei secoli successivi – da generazioni di viandanti, pellegrini, briganti e avventurieri.

Tra antiche ville e ospitali
La Via degli Dei è percorribile senza rischi di perdere l’orientamento: il segnavia “VD” bianco e rosso è frequente e chiaro. Ad accompagnarvi saranno la natura in alcuni tratti incontaminata e la quiete bucolica dei paesaggi, probabilmente gli stessi contemplati da Dante Alighieri nell’estate del 1286 durante il suo viaggio da Firenze a Bologna. Ogni tanto poi, sepolte dall’oblio, accanto al sentiero oppure poco lontano dal tracciato, ecco vetuste apparizioni dal nobile passato. Proprio intorno a Monzuno, per esempio, passerete accanto all’antico ospitale dei monaci vallombrosani, che per secoli ha offerto vitto e alloggio ai pellegrini di passaggio: lo stesso edificio a metà del secolo scorso fu l’abitazione dei pittori bolognesi Nino Bertocchi e Lea Colliva. Una volta in cima al passo della Futa vi apparirà il gigantesco cimitero germanico, scenograficamente costruito su una immensa collina, con le sterminate lapidi in fila sul prato: i trentaquattromila soldati tedeschi caduti nella Seconda Guerra Mondiale sono sepolti qui. In prossimità di San Piero a Sieve invece, percorrendo uno sterrato che s’allunga tra i campi, arriverete al castello del Trebbio, la vedetta del Mugello, incastonato su un colle tra centenari cipressi. A primavera l’antico maniero dalla poderosa torre merlata domina splendide fioriture, anche qui molti papaveri, e un mare di colline. Originario del 1364, è avvolto in un’aura di mistero, con lo splendido giardino terrazzato all’italiana: fu restaurato nei pri-mi decenni del ‘400 dall’architetto Michelozzo Michelozzi per volere di Cosimo I de’ Medici, su quel che restava di una torre longobarda. Sotto le sue mura, tra gli ulivi, appaiono vecchie case di pietra e cavalli bradi che nella bella stagione brucano nei prati tutt’intorno: un angolo di quiete, lontano dal mondo. Tanto che non è difficile immaginare i fulgidi personaggi che in passato hanno frequentato il castello: Lorenzo il Magnifico, che ne fece il proprio casino di caccia, lo stesso Cosimo I Granduca di Toscana, il padre Giovanni dalle Bande Nere e poi il navigatore Amerigo Vespucci, rifugiatosi qui per sfuggire alla morte nera che infuriava a Firenze nel 1476.
Proseguendo il cammino incontrerete la gigantesca ghiaccia dei Medici e la fatiscente Badia del Buonsollazzo, forse risalente all’XI secolo, innalzata come ex voto dal Conte Ugo di Toscana per aver ritrovato la via dopo essersi smarrito nelle oscure selve dei dintorni. L’abbazia che fu dei Camaldolesi langue da anni in un decadente, suggestivo abbandono ed è proprietà privata: al massimo potreste tentare di avventurarvi lungo il sentierino che porta al suo cospetto, almeno fino a quando il custode non vi caccerà via.

Vecchie leggende
Lungo la Via degli Dei aleggiano anche atmosfere noir: echi sinistri di fattacci che danno i brividi. Per esempio certe storie di malfamate osterie. Ce n’erano diverse lungo il cammino: bisognava pur sfamare la variegata umanità che s’avventurava lungo i sentieri appenninici. Ma non tutte erano tranquille e sicure. Quella al passo dell’Osteria Bruciata per esempio, fu distrutta da un gruppo di avventori terrorizzati: l’oste derubava i clienti e poi li uccideva per servirli ai viaggiatori di passaggio. La stessa sinistra atmosfera si respirava all’osteria del Fantorno, alle pendici di monte Oggioli. Le sue fondamenta sono ancora visibili fuori percorso, tra i boschi dell’Alpe di Monghidoro, il paese natale di Gianni Morandi. Anche qui spiattellava un altro oste dalle abitudini efferate: faceva fuori i clienti e li offriva ai viaggiatori sotto forma di spezzatino. Lo scoprì un avventore che pescò col cucchiaio una falange mentre rimescolava la zuppa.
Tra osti, briganti e banditi la vita di coloro che un tempo s’avventuravano lungo il sentiero da Bologna a Firenze non era facile. Oggi naturalmente è tutto tranquillo sui sentieri e le mulattiere del vecchio tracciato: niente agguati di malviventi, né fruscii che non siano di innocue serpi. Solo paesaggi a perdita d’occhio, boschi e pietre prigioniere del tempo che raccontano senza parlare: è questa la magia del trekking transappenninico tra l’Emilia e la Toscana. Alla fine ci si ritrova a Firenze; un po’ spaesati a dire il vero, con lo zaino e gli scarponi che portano un po’ di fango e polvere nel salotto buono di Piazza della Signoria. La Via degli Dei finisce qui.

In pratica

 DOVE SOSTARE
Barberino del Mugello Camping Il Sergente, Via Santa Lucia 24, Monte di Fò, SS65 Passo della Futa Km 4+.400, tel. 055 8423018, www.campingilsergente.it, info@campingilsergen te.it (apertura annuale).
Area Sosta Camper Bilancino, Viale Gramsci, tel. 340 6658171 o 335 5270375, www.areasostacamperbilancino.com, info@area sostacamperbilancino.com (noleggio bici e canoe in loco). sconto 10%
Bivigliano Camping Poggio degli Uccellini, via del Poggio agli Uccellini 1050, tel. 055 406725, www.poggiouccellini.com, info@ poggiouccellini.com.
Firenzuola Camping La Futa, Via Bruscoli Futa 889, tel. 055 815297 o 328 9248746, www.campinglafuta.it, info@campinglafuta.it. sconto 10% dal 15/4 al 14/6 e dal 1/9 al 15/9
Fiesole Camping Village Panoramico, Via Peramonda1, tel. 055599069, www.campingpanoramicofiesole.com, panoramico@florencevillage.com.
Sasso Marconi Hotel Ca’ Vecchia, Via Maranina 9, tel. 051 842157 o 348 4059823, www.cavecchia.it (area sosta camper aperta tutto l’anno).
Scarperia e San Piero a Sieve Camping Mugello Verde, Via Massorondinaio 39, tel. 055 848511, www.campingmugelloverde.com, mugelloverde@florencevillage.com.
San Piero a Sieve Area attrezzata Camper parco pubblico Brigata Fanfulla, Via Falcone, tel. 055 843161.

COSA VISITARE
Sasso Marconi Fondazione Guglielmo Marconi, Villa Griffone, Via Celestini 1 Località Pontecchio, tel. 051 846121, www.fgm.it. Nei giorni feriali visite guidate di un’ora e mezza su appuntamento, la domenica visita alle ore 10 alla villa seicentesca dove nel 1885 Marconi effettuò i primi esperimenti di telegrafia senza fili.
Colle Ameno, chiesa di Sant’Antonio da Padova e “Aula della Memoria”, www.auladellamemoria.it.
Oasi Naturalistica San Gherardo, Via Rio Conco 8; per visite: Info Sasso, tel. 051 6758409, www.ecosistema.it/sangherardo.
Centro Ricerca/Tutela fauna selvatica ed esotica Monte Adone, Via Brento 9, tel. 051 847600, www.centrotutelafauna.org (solo visite guidate da maggio a settembre da concordare prenotando al tel. 345 4291300).
Passo della Futa Cimitero Militare Germanico, Via San Jacopo a Castro 59a, tel. 055 819941.
Bivigliano Santuario di Monte Senario, tel. 055 406441, www.montesenariosacroeremo.eu.
Sant’Agata Mugello Museo della vita artigiana e contadina di un tempo, Via Mostaccianico 85, tel. 055 8406850.
San Piero a Sieve Castello Il Trebbio, tel. 339 3029697, www.castelloiltrebbio.it.

GUIDE E CARTE
Utili possono risultare due guide escursionistiche entrambe intitolate La Via degli Dei (una di Angelo Soravia e Sergio Gardini, Tamari Edizioni, 15,50 euro, dotata anche di cartografia; e l’altra di Stefano Fazzioli, Edizioni dei Cammini, 15 euro) che raccontano storia e curiosità del tracciato. L’omonima carta escusionistica (scala 1:25.000, 10 euro) è edita da Comune Sasso Marconi e da InfoSasso. Dal sito www.flaminiamilitare.it è possibile scaricare la guida La Strada Bologna-Fiesole del II sec. a.C. firmata da Cesare Agostini e Franco Santi, protagonisti del ritrovamento della strada romana. Consigliamo inoltre la lettura del romanzo Il sentiero degli Dei (di WuMing2, Ediciclo, 10 euro).

INDIRIZZI UTILI
Sasso Marconi Ufficio Turistico InfoSasso, Via Porrettana 312, Sasso Marconi, tel. 051 6758409, info@infosasso.it.
Loiano Appennino Slow, Via del Poggio 30, tel. 339 8283383, www.appenninoslow.it, info@appenninoslow.it. Agenzia di viaggio che propone eventi, escursioni e itinerari a piedi e in bicicletta; un riferimento utile per chi desidera percorrere la Via degli Dei in compagnia di una guida.

 

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