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PleinAir | Viaggio

Borzonasca (GE) - Liguria, Italia

Pleinair allo stato brado

Testo e foto di Natalino Russo | PleinAir 531

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I boschi del Monte Penna: ci troviamo nel Parco Naturale Regionale dell’Aveto, al confine nordorientale tra le province di Genova e Parma

8 ottobre 2017

Alle spalle delle località marittime che rendono il Levante ligure famoso in tutto il mondo, un itinerario montano vi porterà a esplorare un’area di grande bellezza e ricca d’inaspettate attrattive culturali e naturalistiche, tra cui un branco di cavalli che vivono in piena libertà.

Partiamo da uno dei tratti di costa più noti del Levante ligure, il Tigullio. Da qui saliremo verso un entroterra meno turistico ma ricco di sorprese. Proprio allo sbocco di una di queste vallate, alla foce del torrente Entella, si fronteggiano le cittadine di Chiavari e Lavagna, che devono la loro fortuna alla ricchezza del territorio fondata sulle miniere di ardesia, usata nell’edilizia nonché per fabbricare, appunto, le lavagne scolastiche.

Nel centro di Lavagna si riconosce l’eredità lasciata dalla nobile famiglia dei Fieschi, che a partire dal XII secolo si arricchì grazie alla celebre pietra nera. Una volta estratta, l’ardesia veniva imbarcata sui leudi – le tradizionali imbarcazioni di cabotaggio – alla volta di Genova. Nel nucleo storico si può visitare Casa Carbone, una dimora ottocentesca tutelata dal Fondo Ambiente Italiano, che nelle stanze riccamente decorate offre il ritratto della vita di una famiglia borghese.

Sulla sponda opposta del torrente Entella si trova Chiavari, con la sua quinta di case affacciate sul mare e con i caruggi, le tipiche viuzze liguri. Il luogo più animato della città è Piazza Mazzini, sede di un mercato ortofrutticolo aperto da lunedì a sabato. Qui ci perdiamo tra profumi e colori dei banchetti, e facciamo scorta di squisiti prodotti del territorio. Sulla piazza affaccia il neogotico Palazzo di Giustizia, eretto alla fine del XIX secolo, e si scorge un angolo del seicentesco Palazzo Torriglia, dai bei balconi di marmo. Passeggiamo fino alla vicina cattedrale, annunciata da un imponente pronao che nasconde l’origine seicentesca dell’edificio, quindi andiamo a rilassarci nel piccolo giardino botanico di Villa Rocca, tra vialetti e aiuole fiorite e ricche di essenze tropicali. Il palazzo a cui fa capo la villa ospita un bel museo archeologico con reperti preistorici del Tigullio.

Uscendo dal paese seguiamo la strada che risale la Val Fontanabuona. Pochi minuti e siamo, nei pressi di San Salvatore di Cogorno, alla basilica dei Fieschi. Costruita nel XIII secolo quasi completamente in ardesia, la chiesa è realizzata in uno stile che unisce elementi di Romanico e Gotico: un elegante portale e un grande rosone centrale dominano una facciata sobria in cui l’ardesia, nella parte superiore, è alternata a fasce orizzontali di marmo bianco.

Verso l’interno

Dalla Val Fontanabuona proseguiamo per la Valgraveglia, anch’essa di lunga tradizione mineraria. Solo in tempi recenti l’area ha cominciato ad attrarre turisti. La maggior parte delle miniere ipogee e delle cave a cielo aperto si trova nel comune di Ne, composto di minuscoli borghi che in qualche caso hanno conservato l’aspetto medioevale.

Dopo Conscenti, centro principale e sede del municipio, la strada prosegue nella valle verdeggiante e offre di tanto in tanto scorci montani. Una diramazione sulla destra conduce in netta salita a Nascio e da qui a Cassagna, delizioso gruppetto di case immerso nel bosco. Si tratta di due borghi minerari, tra i meglio conservati dell’intera valle, collegati da un sentiero che si percorre in una ventina di minuti passando su un bel ponticello a schiena d’asino costruito alla fine del Settecento per scavalcare la profonda valle del torrente Novelli.

Sul versante opposto, procedendo per minuscole stradine che s’inerpicano tra orti e vigneti, raggiungiamo il piccolo gruppo di case di Gosita. Da qui in qualche minuto a piedi siamo alla Roverella di Gosita, una quercia secolare dichiarata albero monumentale: la sua chioma è larga quasi quaranta metri.

Non lontano si trova la miniera di Gambatesa, la più grande cava di manganese d’Europa, attiva dalla fine dell’Ottocento al 2011 quando la concessione fu restituita alla regione. Per alcuni anni il giacimento fu visitabile sul convoglio originale e contemporaneamente alle operazioni di estrazione; attualmente sono in corso i necessari lavori di messa in sicurezza e sistemazione per poter aprire le strutture al pubblico in un futuro che si spera davvero prossimo.

La strada di fondovalle continua in salita fino ad Arzeno, ottimo punto di partenza per escursioni in montagna. Da qui (o in alternativa dal Passo del Biscia) si può raggiungere la panoramica cima del Monte Chiappozzo e affacciarsi così sulla Val di Vara.

Nella Valle Sturla

Ripercorriamo a ritroso la Valgraveglia e ci apprestiamo a esplorare la Valle Sturla, che si estende verso nord fino ai piedi di alcune tra le cime più alte dell’Appennino Ligure. Nel centro di Borzonasca facciamo tappa negli uffici del Parco Naturale Regionale dell’Aveto, dove raccogliamo informazioni sulle mete da visitare nei dintorni. Veniamo indirizzati dapprima all’abbazia di Borzone, che si annuncia da lontano con due monumentali cipressi tra cui quello di sinistra ha un’età stimata di circa seicento anni. L’architettura dell’edificio principale è molto particolare, con una struttura di mattoni e pietra, ma la sua origine è incerta: l’abbazia fu certamente costruita sui ruderi di una fortezza bizantina del VI secolo, e in un controverso documento del 774 Carlo Magno cita Borzone dando così spessore all’ipotesi  che la vuole edificata all’inizio dell’VIII secolo per volere di un re longobardo. Il monastero conobbe grande splendore dal 1180, con l’arrivo dei Benedettini che vi rimasero fino al 1540. Oggi c’è un solo monaco, l’abate Attilio, tornato a ripopolare la struttura una decina d’anni fa. Davanti a un caffè ci racconta di essere impegnato in un progetto con cooperative locali per recuperare otto ettari di boschi, uliveti e orti. Dall’abbazia partono sentieri ben segnalati per esplorare la rigogliosa natura dei dintorni.

Su in montagna

Un primo assaggio di montagna vera si ha salendo fino ai laghi di Giacopiane, due bacini artificiali a mille metri d’altitudine realizzati negli anni Venti. Per arrivarci c’è un sentiero che parte da Bertigaro, frazione di Borzonasca, oppure una strada a pagamento che però è interdetta ai camper. In riva allo specchio d’acqua principale scopriamo la possibilità di fare wild horse watching. Possiamo cioè avvistare i cavalli selvaggi dell’Aveto, un branco unico in Italia: si tratta di una sessantina di esemplari, nati da animali inselvatichiti a seguito della scomparsa del proprietario, che si sono perfettamente adattati a un’esistenza senza alcun rapporto con l’uomo. Una risorsa naturalistica che attrae turisti e studiosi di tutto il mondo.

Proseguendo poi lungo la Valle Sturla entriamo nell’autentica Val d’Aveto e raggiungiamo per l’appunto Santo Stefano d’Aveto, paesino di mille abitanti la cui fama come luogo di villeggiatura risale al periodo tra le due guerre, quando fu costruito un albergo che attirò una certa clientela borghese in cerca di riposo e aria pulita. Il paese si trova in magnifica posizione, sotto i verdi prati del Monte Maggiorasca.

Nel centro abitato spicca la rocca dei Malaspina, risalente al XII secolo e passata di mano in mano ai Fieschi e ai Doria, che ospita eventi culturali e spettacoli. La chiesa del paese è dedicata alla Madonna di Guadalupe, raffigurata in una tela che secondo la leggenda avrebbe viaggiato su un’imbarcazione che prese parte alla battaglia di Lepanto, che nel 1571 vide la Lega Santa scontrarsi contro la flotta dell’Impero Ottomano.

Il paese è un ottimo punto di partenza per magnifiche escursioni sulle vette circostanti, tra cui spicca il Monte Penna. Percorrendo una strada panoramica saliamo fino al Rifugio Casermette del Penna, e qui, anche senza arrampicarci fino alla cima più alta, trascorriamo una bella giornata al fresco di grandi abetaie e faggete e rifocillandoci con l’ottima cucina locale. Poi arriva il momento di tornare verso valle, dove ci aspetta il colore del mare.

Tesori di pietra

In queste valli si viaggia nel tempo geologico. In Valgraveglia si trovano rocce risalenti a circa centocinquanta milioni di anni fa: serpentiniti, gabbri, basalti, diaspri. Le miniere vi hanno estratto manganese, rame e altri materiali utilizzati a lungo nell’industria siderurgica genovese. La Val Fontanabuona è uno dei luoghi più ricchi al mondo di ardesia, un argilloscisto scuro e compatto formatosi in milioni di anni per compressione di depositi limosi molto fini. Per secoli, gli uomini hanno lavorato in miniera e le donne hanno trasportato pesanti blocchi fino ai porti sulla costa. La “pietra nera” viene estratta ancora oggi in alcune cave, essendo impiegata soprattutto per realizzare decorazioni e tavoli da biliardo.

Andare, camminare, pedalare

In Alta Valgraveglia si può seguire il cosiddetto anello geoturistico del Monte Chiappozzo (sentiero A11 del Parco, segnavia cerchio rosso vuoto) che si compie in circa cinque ore, ma una guida locale è in grado di suggerire varianti o scorciatoie. Si parcheggia ad Arzeno, davanti all’agriturismo Chiara, si esce dall’abitato e attraverso un castagneto si raggiungono la depressione carsica di Pian d’Oneto e il Passo del Biscia, dove si ammira il Monumento ai Partigiani realizzato dallo scultore Balàzs Berzsenyi (anche parcheggio, eventuale partenza alternativa del sentiero). Per pietraie si sale fino ai pascoli che preludono alla cresta, con un bel panorama sulla Val di Vara, il Monte Gottero e il Passo di Cento Croci. Alla fine del crinale (Passo del Gatto) si scende per una sterrata che passa per i Casoni di Chiappozzo, gruppetto di case di pietra. Il sentiero tocca poi la strada asfaltata e torna ad Arzeno.

Una stradina presso il Passo del Biscia conduce ai borghi di Statale e Cassagna (sei chilometri, percorso parzialmente sterrato, ideale per mountain bike).

I laghi di Giacopiane si prestano all’escursionismo sia per passeggiate intorno allo specchio d’acqua superiore sia per raggiungerli: si parte da Bertigaro, frazione di Borzonasca, seguendo una mulattiera di cinque chilometri (un’ora circa) che si stacca da un tornante in località Villa Jensy.

Tra le tante escursioni possibili in Val d’Aveto suggeriamo quella per la vetta del Monte Penna (1.735 m). Si parte dal Rifugio Casermette, si prosegue per il Passo dell’Incisa e si giunge in vetta in circa un’ora di cammino. Chi ama pedalare può divertirsi sulla sterrata con cui si gira intorno al monte (dodici chilometri, dislivelli limitati), passando per i rifugi Casermette e Faggio dei Tre Comuni, gestito dal Club Alpino Italiano di Parma: l’itinerario è ideale anche per gite a cavallo, e d’inverno si trasforma in pista da sci di fondo e sleddog. Nella Val Fontanabuona si può pedalare da Lavagna a Tribogna sui quaranta chilometri della Ciclovia dell’Ardesia. Per questi e altri itinerari è consigliabile rivolgersi a una guida esperta (tel. 347 3819395).

Sapori delle valli

Famosissimi sono i testaieu (testaroli), per la cui preparazione la pastella di farina viene colata sui tradizionali testi di terracotta arroventati sulla fiamma del camino. Più grandi e dotati di coperchio erano i testi usati una volta per cucinare la baciocca, un tortino farcito con un soffritto di cipolla, patate a fette, latte, uova e formaggio grana (la tradizione vorrebbe anche il lardo, ma oggi si usa meno). Altro tortino squisito è il remesciùn, fatto con la pasta sfoglia a farina bianca o gialla e farcito con patate, salsiccia, grana e latte. La farinata, diffusa in tutta la Liguria, viene preparata usando farina di ceci alla stregua della cecina toscana. Ovviamente è diffusa la focaccia, che può essere semplice o al formaggio come quella di Recco. A proposito di prodotti caseari sono da provare il sarazzu, il morbidezza e il San Ste. Tra i dolci, da non perdere le ruette (rotelle), ciambelline tradizionali di Borzonasca. Infine la rinomata cipolla rossa di Zerli.

A tavola con gusto

A Chiavari suggeriamo di provare la cucina tradizionale di alcuni piccoli ristoranti del centro storico, tra cui le osterie Da Vittorio (Via Bighetti 33, tel. 0185 305093) e Luchin (Via Bighetti 53, tel. 0185 301063, www.luchin.it) nonché la Cantina Reggiana (Via Raggio 27, tel. 0185 308338, www.cantinareggiana.it). Ottimi i prodotti locali del mercatino in Piazza Mazzini.

A Conscenti si mangia molto bene alla Trattoria dei Mosto (Piazza dei Mosto 15, tel. 0185 337502 o 347 5168756); i testaieu si assaggiano nel borgo di Cassagna all’agriturismo A Ca’ da Nonna (tel. 340 6455034, agriturismoacadanonna.it) mentre ad Arzeno, all’attacco del sentiero per il Monte Chiappozzo, è da provare la cucina dell’agriturismo Chiara (tel. 0185 338884, www.agriturismochiara.com).

A Borzonasca consigliamo la cucina della Casa del Bosco (tel. 340 7284206, www.agriturismocasadelbosco.it). A Santo Stefano d’Aveto sono da non perdere i dolci della pasticceria Chiesa (tel. 0185 88056); ottime farine di grano e di mais si acquistano presso l’antico mulino ad acqua dell’azienda agricola Fontana (località Gramizza 23, tel. 0185 899236). Chi è ghiotto di formaggio e yogurt si diriga a Rezzoaglio, al Caseificio Val d’Aveto (Via Rezzoaglio Inferiore 35, tel. 0185 870390, www.caseificiovaldaveto.com); per un miele di qualità c’è l’azienda agricola Geo Viva di Moconesi, nella Val Fontanabuona (tel. 348 5124249, www.aziendageoviva.wordpress.com).

In pratica

QUANDO ANDARE

Le località visitate nell’itinerario proposto in queste pagine sono ideali per passeggiate estive e di mezza stagione, quando i colori dell’autunno e le fioriture primaverili accendono il verde dei boschi.

STRADE E CIRCOLAZIONE

Le strade principali delle valli sono ben tenute e dotate di segnaletica efficiente. Alcune località minori (ad esempio Nescio, Cassagna e Gosita) sono servite da vie molto strette e perciò non adatte ai camper. La Valgraveglia si visita più comodamente nei giorni festivi, quando le cave sono chiuse e non s’incrociano camion. La strada per i laghi di Giacopiane (il bivio si trova otto chilometri dopo Borzonasca) è interdetta ai veicoli ingombranti; per le automobili è necessario acquistare un permesso presso i bar del paese (5 euro, tel. 0185 340003).

DOVE SOSTARE

Nella bella stagione la riviera annovera diversi campeggi dove far base per esplorare l’entroterra, che non dispone di strutture attrezzate per ospitare i camper; nella stagione invernale molti sono chiusi e altrettanti sono al completo con turisti stanziali.
A Chiavari risulta essere aperto tutto l’anno il Camping al Mare (Via Preli 30, tel. 0185 304633, www.campingalmare.it, info@campingalmare. it), mentre la struttura ideale per spostarsi lungo l’itinerario descritto è il Parco Vacanze Paradiso di Carasco, che però è aperto solo da Pasqua a settembre (Località Menini 1/A,  tel. 0185 350457, www.parcovacanzeparadiso.it).
Il Rifugio Casermette, alle pendici del Monte Penna, si sta dotando di piazzole per camper (l’apertura è prevista per la primavera 2017, ulteriori informazioni sono reperibili presso l’ente parco dell’Aveto).
A una decina di chilometri da Lavagna si può fare riferimento al Camping Tigullio di Sestri Levante, aperto tutto l’anno (Via Sara 111/A, tel. 0185 485495, www.tigullio.com). sconto 20% sulla piazzola eccetto AS
In alternativa, nelle tre valli del Parco dell’Aveto è possibile fruire di ospitalità diffusa contattando il consorzio locale (tel. 334 6117354, www.unamontagnadiaccoglienza.it).

COSA VISITARE

Borzonasca Abbazia di Borzone, tel. 0185 340056, www.abbaziaborzone.it.
Chiavari Museo archeologico, Via Costaguta 4, tel. 0185 320829, www.archeoliguria.beniculturali.it. Aperto da martedì a domenica dalle 9 alle 14.
Lavagna Casa Carbone, Via Riboli 14, tel. 0185 393920, www.visitfai.it, faicarbone@fondoambiente.it. Aperta da marzo al primo finesettimana di novembre sabato e festivi dalle 10 alle 18, luglio e agosto dalle 10 alle 12.30 e dalle 19 alle 22.30.
San Salvatore di Cogorno Basilica dei Fieschi, tel. 0185 380245.

ESCURSIONI

Parco Naturale Regionale dell’Aveto, Via Marré 75/A, Borzonasca, tel. 0185 340311, www.parcoaveto.it. Punto informazioni aperto da lunedì a sabato dalle 8.30 alle 12.30. Informazioni sui cavalli selvaggi della Val d’Aveto sono reperibili sul sito www.icavalliselvaggidellaveto.com oppure contattando la guida Evelina Isola (tel. 347 3819395, evelina.isola@fastwebnet.it).

INFORMAZIONI UTILI

Notizie ed eventi sono reperibili sul portale web dell’APT regionale, www.turismoinliguria.it.

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