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PleinAir | Viaggio

(PN) - Friuli-Venezia Giulia, Italia

Piccolo mondo nascosto

Testo e foto di Giulio Ielardi | PleinAir 543

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Suggestioni d’autunno in una faggeta nella Val d’Arzino

17 ottobre 2018

Fra le Prealpi Carniche pordenonesi c’è un pugno di paesini immersi tra le faggete e lambiti da un torrente che scorre limpido verso la pianura: la Val d’Arzino è un gioiello friulano tutto da scoprire. A piedi e in camper.

Esistono luoghi straordinari, iconici, di quelli “che valgono il viaggio”. Vanno difesi dal turismo selvaggio, soprattutto quello del cemento che ne cancella in modo irreversibile l’identità. Sulle pagine di PleinAir li raccontiamo spesso, premunendoci nel suggerire tempi e modalità di visita per esaltare – e non mortificare – l’esperienza. E poi esistono luoghi ugualmente rilevanti ma meno appariscenti, il cui interesse risiede nel registro più intimo di emozioni richiesto al turista. Non toccate e fughe, ma passi lenti. Non lo slalom tra la folla, ma il silenzio dei buongustai.
Se il Friuli-Venezia Giulia è, per così dire, tra le Italie meno note, la Val d’Arzino è un microcosmo davvero sconosciuto ai più. Un corridoio di paesaggi stretti e obliqui, chiuso ai due lati dalle Prealpi Carniche, punteggiato da paesi spopolati. Tante curve e pochi rettilinei lungo una strada provinciale dove affacciarsi ogni tanto su un torrente limpido e solitario: è quel che abbiamo fatto noi, rispettando i valori di un territorio da scoprire, perché no, proprio in autunno.

Santi e avvoltoi
Il nostro itinerario inizia dal casello di Gemona sulla A23 Palmanova-Tarvisio. Scendendo per un breve tratto verso sud con la statale 463 e svoltando a destra si raggiunge il ponte sul Tagliamento, uno dei fiumi più belli d’Italia grazie al grande alveo libero da briglie in cui si intrecciano i diversi rami del corso d’acqua. Seguendo le indicazioni per la Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino si raggiunge un parcheggio con un visibile cartello che reca l’indicazione Progetto Grifone, dove si lascia il camper. Da qui un breve tragitto pedonale conduce all’ingresso del ben realizzato centro visite; vi si trovano una piccola esposizione sulla natura dell’area protetta, libri, mappe e altro. Nel giardino retrostante sono ospitate alcune voliere con animali in difficoltà tra cui capovaccai, poiane e, naturalmente, grifoni. All’esterno del centro, sempre fruibili anche negli orari di chiusura, ci sono due possibilità. La prima è un facile percorso circolare che rasenta le sponde del piccolo Lago di Cornino, dalle acque di colore verde-azzurro, che ospita il sempre più raro gambero di fiume. La seconda è il piccolo belvedere alla fine del prato che si trova appena a sinistra dell’ingresso del centro visite: da qui è ottima la visuale sul vicino punto di alimentazione degli avvoltoi e sul sottostante recinto dei mammiferi, che in occasione della nostra visita ospitava un giovane cervo.
Il Progetto Grifone nacque negli anni Ottanta, quando diversi esemplari di questo avvoltoio – da tempo scomparso dalle Alpi – furono portati qui dalla Spagna, fatti ambientare e quindi liberati. La colonia attuale, che ha i nidi sulle vicine pareti rocciose, conta oggi circa centocinquanta uccelli che frequentano buona parte delle Alpi orientali. Proprio grazie alla facilità con cui si osservano i grifoni (ma anche molti altri uccelli come il corvo imperiale, la poiana, la rondine montana e talvolta, d’inverno, qualche giovane aquila reale) la riserva, situata al limite tra l’alta pianura friulana e l’area prealpina, si è guadagnata di diritto una posizione di primo piano tra birdwatcher e fotografi naturalisti. Per osservare i grifoni in volo, è utile specificarlo, sono preferibili le ore del mattino.
Ripreso il camper, da Cornino si sale a Vito d’Asio e quindi alla vicina Clauzetto. Alle porte di quest’ultima, subito dopo aver passato la chiesa, si lascia il camper nel piccolo parcheggio al bordo della strada, dove si trova l’indicazione per gli uffici comunali. Proprio di fronte ci s’incammina in salita per la pieve di San Martino: dopo alcune case si entra nel bosco e in pochi minuti di piacevole passeggiata si raggiunge la chiesetta. Al suo interno (informarsi sull’apertura telefonando al parroco, don Italico, allo 0427 80197) si ammira un bell’altare cinquecentesco, opera di Giovanni Antonio Pilacorte (1455-1531). Recenti restauri hanno inoltre fatto rinvenire sulla parete absidale un affresco raffigurante la crocifissione di Gesù. La pieve è inserita tra i luoghi del cuore del Fondo Ambiente Italiano, una campagna con la quale si chiede alle persone di segnalare i luoghi del patrimonio culturale e naturale da non dimenticare.

Grotte e castelli
Da Clauzetto si prosegue per la vicina frazione di Pradis. La nostra meta sono le omonime grotte, la cui denominazione in realtà non rende giustizia alla varietà e all’interesse che offrono: quel che si visita è infatti un complesso di manifestazioni carsiche lungo la profonda forra scavata dal torrente Cosa. Si lascia il camper in uno spiazzo tra i faggi, di fronte all’ingresso. Senza più segnaletica, c’è anche un’area attrezzata con diverse piazzole, acqua e pozzetto; per trovarla bisogna entrare nel bosco subito prima del suddetto spiazzo, in corrispondenza di due grandi cartelli informativi. Dall’ingresso alle grotte, a pagamento, si comincia con l’accedere alla cosiddetta grotta della Madonna: il primo a valorizzarla fu ormai un secolo addietro il parroco di Pradis di Sotto, don Giacomo Bianchini. Una scalinata consente di scendere sul fondo della forra, dove il percorso s’infila tra i massi fino a una cascata e, dalla parte opposta, a una serie di cavità. Infine, risaliti alla biglietteria, un tracciato circolare di più recente realizzazione consente in circa quindici minuti di cammino di ammirare l’orrido dall’alto, attraversando il bosco.
Ripreso il camper, la strada porta all’abitato dove si trova il Museo della Grotta. Fino al 1976 l’edificio ospitava la scuola del paese, ma dopo il terremoto fu destinato a ospitare resti paleontologici e archeologici rinvenuti nel territorio.
Seguiamo quindi le indicazioni per il Castello Ceconi. Superato il cimitero di guerra di Pradis di Sopra, la stretta e solitaria strada con magnifiche vedute verso il Monte Taiet addobbato dai colori autunnali scende a raggiungere Pielungo. Fatta inversione nella piazzetta principale si può imboccare la stretta discesa a gomito per il castello fino a un comodo parcheggio. In bella posizione panoramica, il castello è di proprietà privata e non visitabile. Ugualmente vale la pena ammirarne dall’esterno la bizzarra architettura, il cui progetto fu seguito dallo stesso conte Giacomo Ceconi (1833-1910), eclettico imprenditore e impresario che si occupò in particolare di ferrovie. Dal parcheggio parte una pista forestale, percorribile a piedi, che s’inoltra in una magnifica faggeta – la foresta Ceconi – costituita a seguito di varie acquisizioni del conte e oggi di proprietà demaniale.

Le forme dell’acqua
Dopo Pielungo una discesa porta in breve alla strada provinciale 1, che seguiamo verso nord svoltando a sinistra. In fondo alla stretta valle c’è l’Arzino, che qui è un torrente di mezza montagna. Noi proseguiamo a salire raggiungendo la frazione di Valentins, dove alcune aree picnic lungo il fiume invitano alla sosta. La valle a questo punto si allarga; alla successiva San Francesco un’area attrezzata segnalata offre di nuovo acqua, pozzetto e tranquillità.
Dopo un paio di tornanti e di gallerie giungiamo a Pozzis, base di partenza per scoprire una delle più belle attrazioni della valle e cioè le cascate dell’Arzino. Si parcheggia nello slargo al lato della strada in corrispondenza del cartello che indica la discesa per il borgo, che imbocchiamo invece a piedi. In due minuti ci si trova in un microcosmo tra i monti. Dopo le prime case, all’ultima svolta prima di un divieto di accesso si prende a seguire una traccia verso destra che, appena visibile, ci consente di raggiungere il torrente. Grazie alle rocce si guada senza difficoltà e sull’altra sponda si raggiunge una pista forestale comoda e larga. Nella faggeta camminiamo per mezz’ora abbondante fino a raggiungere, preceduto dal suo rumore, il sorprendente salto d’acqua della cascata principale. Risalendo lungo il viottolo si aprono altri scorci fino a un ponte sull’orrido e quindi, ormai in vista della strada sovrastante, a una radura con rudimentali panche di legno. Alle loro spalle conviene dedicare un altro po’ di tempo a esplorare la sponda per ammirare le numerose cascatelle che forma il torrente.
Raggiunto poi l’asfalto si prende a seguire verso destra la stradina che nella direzione opposta, stretta e tortuosa, porterebbe nella Val Preone, con un ristorante e l’attacco di un sentiero geologico-paleontologico piuttosto impegnativo. Noi invece scendiamo, sbuchiamo in breve sulla provinciale e da qui torniamo al camper per chiudere l’anello: in tutto si possono calcolare tre ore di cammino.
Ripresa la salita sulla provinciale si raggiunge in breve la Sella Chianzutan, ai cui piedi sorge l’Arzino. A fondovalle ci sono Tolmezzo, poi subito l’autostrada, e il mondo del silenzio a svanire impiega davvero solo un attimo

In pratica

VIABILITÀ
Le strade della Val d’Arzino, sovente strette e tortuose suggeriscono naturalmente di adottare una guida prudente, ma è anche bene munirsi di una mappa in scala non superiore a 1:200.000.

DOVE SOSTARE
Clauzetto Area di sosta attrezzata, Località Pradis, GPS 46°13’47.330’’N 12°55’2.860’’E.
Vito d’Asio Area di sosta attrezzata in Via Gialinars, Frazione San Francesco, GPS 46°18’44.34’’N 12°56’3.59’’E.
Maniago Area di sosta attrezzata, Via Colvera, GPS 46°10’35”N 12°42’38”E.
Spilimbergo Area di sosta attrezzata, Via Udine 3, tel. 0427 40195, GPS 46°6’31.200’’N 12°54’17.620’’E.
Vivaro Fattoria Gelindo dei Magredi (Via Roma 16, tel. 0427 97037 o 335 7170806, www.gelindo.it, GPS 46°8’50.280’’N 12° 47’17.880’’E). Aperta tutto l’anno, questa azienda agrituristica del circuito AgriPleinAir può ospitare fino a 18 equipaggi e offre numerosi servizi tra cui ristorazione, degustazioni e maneggio.  una confezione di prodotti in omaggio per chi sosta in azienda; 5% su ristorazione e acquisto di prodotti

COSA VISITARE
Clauzetto Grotte di Pradis, Via Pradis di Sotto, tel. 0427 80323 (Comune di Clauzetto), grottedipradis.it; aperte da aprile a ottobre.
Maniago Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis (Via Maestri del Lavoro 1, tel. 0427 764425, www.ecomuseolisaganis.it, info@ ecomuseolisaganis.it). Coordina e promuove le realtà legate alla storia, alle tradizioni e agli antichi mestieri del territorio.

DOVE MANGIARE
Clauzetto Ai Mulinars (Via della Val Cosa 83, tel. 0427 80684, rene.moruzzi@gmail.com). Situato in un caratteristico edificio in riva al torrente Cosa propone piatti del territorio tra cui pitina di camoscio e selvaggina di cervo e cinghiale.
Vito d’Asio Agriturismo Agrifungo ( Loc. San Francesco, Via Gjalinars 7, tel. 0427 80249 o 333 5737109, www.agrifungo.jimdo.com, agrifungo.altavaldarzino@gmail.com). Offre su prenotazione piatti a base di prodotti tipici e di funghi di produzione locale. Nel punto vendita sono disponibili funghi biologici freschi e precotti in confezioni sottovuoto e sottolio.

PRODOTTI TIPICI

Forgaria nel Friuli Salumificio Coletti, Via Pinzano al Tagliamento 16, tel. 0427 808188, www.salumificiocoletti.it.
Maniago Macelleria Salumificio Tolesel, Via Umberto I, tel. 0427 71470, www.pitina.it. Fra le sue specialità c’è la pitina, tradizionale insaccato a base di carni ovine e caprine.
Pinzano al Tagliamento Capramica, Via Roma 26, tel 338 5463400, www.capramica.it, web@capramica.it; azienda agricola specializzata nella produzione di formaggi caprini.
Spilimbergo Formaggeria Tosoni, Via Barbeano 9/F, tel. 0427 2800; da non perdere l’Asìno, un formaggio vaccino di pasta semidura della Val d’Arzino.

INDIRIZZI UTILI
Riserva naturale Lago di Cornino, Via Sompcornino 81, tel. 0427 808526, www.riservacornino.it, info@riservacornino.it.
Turismo FVG, tel. 0434 520381, www.turismofvg.it, info.pordenone@promoturismo.fvg.it
Informazioni sul territorio sono disponibili sul sito www.valdarzino.info.

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