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PleinAir | Viaggio

Reykjavík, Islanda

Lo spettacolo della natura

Testo e foto di Gian Carlo Bertuzzi e Nicoletta Perazzoli | PleinAir 532

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L’Önundarfjördur offre un esempio degli spettacolari e sconfinati paesaggi dei fiordi occidentali

11 dicembre 2017

Un’esperienza unica, che ha segnato profondamente ogni viaggiatore che l’ha compiuta. Andiamo in Islanda ad affacciarci sulle acque del Circolo Polare Artico e scopriamo la brulla ricchezza della natura con lo strumento principe del turismo libero e rispettoso del territorio: il camper.

Le emozioni che ci portavamo dentro erano troppo intense per non desiderare di tornare. A distanza di dieci anni dal primo viaggio in Islanda il suo richiamo si è fatto così insistente da spingerci nuovamente dove un territorio relativamente piccolo offre paesaggi grandiosi e incontaminati, a volte inospitali, in cui la presenza e l’attività dell’uomo hanno inciso pochissimo. L’Islanda è una terra giovane, in continua evoluzione, che terremoti, eruzioni, alluvioni glaciali e un clima molto variabile modificano fino a stravolgere. Qui si può vedere ancora oggi ciò che in altre parti del pianeta è avvenuto milioni di anni fa. Il suolo racconta le sue origini e la natura si manifesta con fenomeni che vanno ben oltre il controllo umano, come nel 2010, quando una nube di ceneri si alzò per chilometri dal cratere dell’Eyjafjallajökull bloccando per giorni il traffico aereo di buona parte dell’emisfero settentrionale.

La natura è dunque protagonista assoluta della scena, capace di eventi tanto belli ed eccezionali quanto violenti e devastanti. È questo che affascina di più chi visita l’Islanda. E per chi ama il turismo itinerante diventa imprescindibile vivere una simile esperienza in camper. Il percorso di avvicinamento è lento e offre occasioni di meditazione. Bisogna raggiungere il porto di Hirtshals in Danimarca e affidarsi alla gigantesca Norrona, l’unico traghetto che in circa quarantott’ore di navigazione collega l’Europa continentale all’isola. Sulla rotta, a rallentare il viaggio, concorrono anche le Isole Faroe: difficile rinunciare a una sosta di almeno tre giorni in questo remoto arcipelago. La lunga attesa coinvolge mente e corpo creando aspettative, dubbi, timori, insomma quell’ansia che all’arrivo alla meta dà un senso di liberazione.

Sulle strade d’Islanda

Primo contatto con l’Islanda è la cittadina di Seydisfjördur. Le scoscese pareti che delimitano il fiordo sono ancora chiazzate di neve a poche centinaia di metri dal mare. Lasciato il porto, sinuosi tornanti conducono al passo; a lato torrenti impetuosi scavano il loro corso in gole di roccia. Subito grandi spazi senza presenza umana e privi di vegetazione arborea, come in quasi tutta l’isola.

Da Egilsstadir la strada numero 1, detta Hringvegur, raggiunge il lago Myvatn. Abbiamo un primo assaggio dei magnifici paesaggi islandesi: prima verdeggianti, si trasformano poi in disabitate brughiere, quindi si fanno brulli e spettacolari nei pressi del fiume Jökulsá á Fjöllum, regalando una tavolozza di colori con tutte le sfumature di grigio, ocra e marrone.

Dettifoss si raggiunge da sud con una comoda strada asfaltata, la 862, che attraversa un’ampia pianura dove la crosta lavica si fa a tratti più ruvida o assume l’aspetto di onde solidificate. Siamo nel più grande parco nazionale d’Europa, istituito nel 2008 riunendo le aree protette che salvaguardano da nord a sud dell’Islanda la grande calotta glaciale del Vatnajökull e tutte le sue emanazioni. Dettifoss, lungo il corso dello Jökulsá á Fjöllum, è la cascata con maggior portata d’acqua del Vecchio Continente, impressionante e prorompente; poco più a monte, raggiungibile con una facile passeggiata, c’è la meno impetuosa ma altrettanto scenografica Selfoss. Il fiume che le forma percorre uno spettacolare canyon di trenta chilometri che spesso mette a nudo la struttura esagonale delle colonne basaltiche. Sulla sponda sinistra si snoda un panoramico sentiero escursionistico che da Dettifoss raggiunge a nord il centro visitatori di Ásbyrgi.

La regione del Myvatn è sicuramente la più ricca di motivi d’attrazione nel nord-est dell’Islanda. Le eruzioni vulcaniche, anche subglaciali, hanno modellato il bacino del lago e i dintorni lasciando crateri, formazioni laviche, bocche fumanti e pozze ribollenti a caratterizzare il territorio. Nel raggio di pochi chilometri si possono ammirare straordinari fenomeni diversi tra loro ma dalle comuni origini.

La Grjótagjá è una dorsale lavica di diverse centinaia di metri, spaccata alla sommità, che lascia aperta nella roccia un’irregolare ferita di profondità variabile, impressionante per la sua lunghezza. Alla base del rilievo si aprono stretti passaggi che permettono di entrare in suggestive grotte dove le pozze d’acqua calda assumono riflessi smeraldini se colpite dal sole del mattino. Poco lontano il grigio profilo di tefrite del cratere Hverfell caratterizza la sponda orientale del lago. Alla sommità si può percorrere il sentiero ad anello che regala ampie vedute in ogni direzione. Gli pseudocrateri sono formazioni troncoconiche generatesi quando la colata lavica incontrava laghi o terreni umidi. L’acqua, rimasta sotto la superficie incandescente della lava, raggiungeva lo stato di ebollizione e il vapore provocava l’esplosione della crosta e la conseguente formazione di coni di scorie. Si trovano lungo la riva meridionale del lago e si visitano con una piacevole passeggiata che permette anche di osservare gli uccelli acquatici che vivono lungo le sponde. A breve distanza si trova una delle due apprezzabili smokeries dove è possibile acquistare direttamente ottimi prodotti affumicati. Non a caso, il vicino Laxa è uno dei fiumi di maggior richiamo per la costosa pesca del salmone selvaggio.

Il paesaggio surreale e affascinante di Hverir si presenta come un girone dantesco: è un percorso su un terreno variamente colorato tra pozze di fango ribollenti, soffioni fumanti e bocche di fumarole sulfuree, il tutto accompagnato dai miasmi di zolfo. Le persone si muovono in questo ambiente, avvolte dai vapori, nel vagare incredulo di chi non si capacita di ciò che lo circonda. Altri simili fenomeni si verificano più a nord, nella zona di Krafla, dove è stata costruita una centrale elettrica che sfrutta la potenzialità geotermica del sottosuolo: un’opera che conferma come questo paese sia all’avanguardia nell’utilizzo di energie alternative.

Alla fine di un’intensa giornata si può godere di un’indimenticabile occasione di relax nelle turchesi acque calde dei bagni termali del Myvatn, che grazie a una posizione privilegiata danno modo di apprezzare una magnifica veduta dei dintorni.

Con soli trecento abitanti, Reykjahlid è il più significativo centro abitato sul lago e offre accoglienza presso tre campeggi situati a poca distanza l’uno dall’altro. Da qui si può partire per una sorprendente gita di una giornata all’immensa caldera dell’Askja. Pulmini fuoristrada percorrono una pista che attraversa un desolato ma emozionante susseguirsi di campi di lava. L’eruzione del 1875 diede origine al cratere Viti e provocò con le sue ceneri la morte di buona parte del bestiame locale, fatto che comportò un’ondata migratoria verso l’America.

Dritti verso i fiordi

Sulla spettacolare penisola di Tröllaskagi la cittadina di Siglufjördur visse un periodo di particolare floridezza dal 1903 al 1968 grazie alla pesca delle aringhe, che offriva lavoro a migliaia di addetti a terra e su centinaia di barche. Il trattamento di salatura del pesce consentiva la conservazione e la commercializzazione in barili. Dalle aringhe si estraevano anche olio per illuminazione e combustione e farine utilizzate come mangime; gli scarti erano venduti come fertilizzanti. Lungo la costa occidentale della penisola si susseguono bellissime vedute, isole e una laguna con spettacolari giochi di luce sull’acqua. Il villaggio di Hofsós è una buona scelta per il pernottamento: ci sono un campeggio, un discreto ristorante e una stupenda piscina calda a sfioro con vista sul fiordo.

A Stadarskáli lasciamo la strada 1 per la 68, dove s’incontrano alcuni tratti di sterrato: si entra nella regione dei fiordi occidentali, un territorio poco frequentato, dai grandi spazi incontaminati. Il litorale frastagliato è segnato dalle insenature e da aspre montagne. I villaggi sono più piccoli e le fattorie sempre più isolate. Lunghe e impegnative salite portano ad affacciarsi su scenari spettacolari, come lungo la costa della selvaggia regione di Strandir. È una zona autentica anche perché non attrezzata per un afflusso turistico consistente; tuttavia ogni centro abitato dispone di semplici strutture d’accoglienza.

A Hólmavík assistiamo al rientro dei piccoli battelli da pesca che scaricano sul molo cassoni pieni di enormi merluzzi; a Drangsnes uno spartano campeggio offre un’incantevole veduta sull’isola di Grímsey e sono liberamente accessibili le vasche geotermali nascoste a lato della via principale.

Il tratto di strada 61 che in circa quaranta chilometri collega i fiordi Steingrímsfjördur e Ísafjardardjúp è da lasciare a bocca aperta: prima una costante salita lungo la vallata con la neve nei canaloni più profondi, quindi un altopiano costellato da piccoli laghi in un ambiente brullo e aspro. A nord, la calotta del ghiacciaio Drangajökull è protetta dalla riserva naturale di Hornstrandir, che costituisce la parte più remota e difficilmente accessibile dei fiordi occidentali. Una regione quasi disabitata, protetta da rigide norme di conservazione e tutela, che si può raggiungere solo con traghetti stagionali. Il richiamo di una zona tanto selvaggia si fa comunque sentire per escursionisti esperti e attrezzati. L’Ísafjardardjúp è il fiordo più ampio e la sua parte meridionale è costituita da una serie d’insenature minori lungo le quali la strada segue il profilo della costa. Tanti uccelli popolano le sponde mentre poco più al largo, a distanza di sicurezza su bassi scogli, si scorgono le sagome argentate delle foche; case colorate e chiesette obbligano a nuove soste fotografiche. Su una lingua di terra che forma una penisola all’interno del fiordo, la cittadina di Ísafjördur è il centro più importante della regione e pur contando meno di tremila abitanti fornisce tutti i servizi di cui i viaggiatori necessitano, campeggio incluso, riportando per un momento alla “civiltà”. Da qui partono le gite giornaliere all’isola di Vigur, che ai pochissimi abitanti somma un numero incredibile di pulcinella di mare, edredoni e sterne.

Riprendendo il viaggio, all’interno della galleria percorsa dalla strada 60 si trova lo svincolo per Sudureyri, un piccolo porto tra le montagne, mentre più avanti la vallata scende verso Önundarfjördur dove le acque basse lasciano scoperte lingue di sabbia che contrastano con le rive verdeggianti; intorno, ripidi pendii incoronano il fiordo. Si riconosce un caratteristico impianto in tralicci di legno usato per l’essiccazione dei merluzzi; ora sono appese solo carcasse e teste utilizzate per la produzione di zuppe di pesce.

Con un altro passo e il successivo periplo del Dyrafjördur si raggiunge Thingeyri, minuscolo insediamento oltre il quale la strada diventa sterrata. I fiordi occidentali sono serviti in alcuni tratti solo da piste non asfaltate che restano chiuse durante l’inverno: da ciò la necessità di viaggiare a bassa velocità per ammirare in sicurezza lo sconfinato paesaggio circostante. Una lunga salita porta a circa 500 metri di quota su uno spettacolare passo; si scende quindi verso l’Arnarfjördur e la fattoria dove nacque Jón Sigurdsson, promotore nel 1855 della legge sul libero commercio che segnò il primo passo verso l’indipendenza dell’Islanda dalla Danimarca. L’insenatura è circondata da alte e piatte stratificazioni basaltiche che disgregandosi hanno creato pendii ghiaiosi alla loro base. Queste scure formazioni sono completamente prive di vegetazione, che invece cresce in corrispondenza della testa del fiordo dove accumuli di sedimenti più fini depositati dai torrenti hanno creato verdi radure e acquitrini: luoghi ideali per la nidificazione di tanti uccelli migratori, attirati dall’abbondanza di cibo e dalla tranquillità dovuta alla scarsa antropizzazione.

La strada corre intorno al golfo e già da lontano si scorge il bianco ventaglio formato dalla cascata Dynjandi. Dal comodo parcheggio, adatto anche alla sosta notturna, si risale una serie di salti d’acqua fino ai piedi della cascata vera e propria che scorre su una parete verticale sollevando nuvole di goccioline finissime. Si riparte in salita e le vedute da cartolina si susseguono, ampliandosi fino all’arrivo su un sorprendente altopiano: lo sterrato assume una strana colorazione rosata e attraversa una pietraia dall’aspetto lunare.

La magia continua lungo la strada 63, che scende a livello del mare e passa per il Reykjarfjördur dove una sorgente calda alimenta una pozza invitante per un gradevole bagno. Il percorso lungocosta ritrova l’asfalto e porta a Bíldudalur, situata in una baia riparata e circondata da alte montagne. C’è un bel campeggio vicino alla piscina al centro del paese. Scavalcata un’altra dorsale che divide due fiordi si scende al Tálknafjördur e più avanti al Patreksfjördur.

La strada 612 conduce alle scogliere di Látrabjarg, il punto più occidentale dell’Islanda. Solo un breve tratto è su asfalto, poi inizia lo sterrato: i primi nove chilometri, fino al piccolo aeroporto, sono pessimi e costringono a procedere lentamente. Intorno alla stupenda cornice del fiordo la pista si snoda, prima bassa e poi più alta, sovrastata da incombenti pietraie con alcuni passaggi a strapiombo, senza protezioni ma sempre sufficientemente larga. Dopo la laguna e la valle di Örlygshöfn un’erta diagonale sale ai quasi 400 metri di un esteso pianoro ricoperto da cuscini di muschi e licheni grigio-verdi. Una spettacolare discesa in forte pendenza ci porta all’ampia baia di Breidavík, con una lunga spiaggia dorata e la possibilità di alloggiare; a Brunnar, ormai a breve distanza dalla meta, c’è un prato adatto alla sosta in posizione idilliaca. La pista si stringe e scavalca un ultimo dislivello per giungere finalmente, dopo 46 chilometri, al parcheggio della scogliera di Látrabjarg. Perché tutta questa fatica? Per avere la risposta basta salire il pendio erboso: sul bordo della scogliera avvistiamo un pulcinella di mare che atterra su una macchia di margherite che costituisce il balcone del suo nido sotterraneo. Poco più avanti, altri esemplari stanno tranquilli su posatoi a margine del precipizio. Sdraiati verso di loro, ci avviciniamo a poche decine di centimetri: sono commoventi nella curiosità che li spinge a guardarsi continuamente attorno. L’unica apparente manifestazione di disagio è una specie di gorgoglio che emettono ogni tanto. Non ci si stanca di ammirarli, soprattutto quando il vento li disturba in fase di atterraggio costringendoli a goffe evoluzioni. È uno spettacolo magnifico a cui si può assistere dalla metà di aprile all’inizio di agosto, quando migliaia di esemplari tornano a terra per nidificare. A sud, nelle giornate più serene, lo sguardo arriva a posarsi sulla calotta glaciale del vulcano Snæfellsjökull, che Jules Verne immagina come porta d’accesso del suo Viaggio al centro della Terra. Difficile decidere di lasciare le scogliere e intraprendere il percorso a ritroso. Ripassiamo per il relitto del peschereccio Gardar, arenato poco lontano dal bivio dove riprendiamo la 62 che scollinando ci porta verso il golfo di Bardastrand, con una spiaggia lunga chilometri e la vista sulla penisola di Snaefellsnes. Da Brjánslækur due volte al giorno il traghetto Baldur raggiunge Stykkishólmur facendo scalo sulla tranquilla isola di Flatey. In alternativa si può proseguire e imboccare a Flókalundur la strada 60 che permette di visitare gli ultimi fiordi.

Tante sarebbero le parole da spendere per continuare a raccontare l’Islanda: tutte esperienze uniche e indimenticabili, come questo formidabile paese. I dubbi che avevamo prima di affrontare questo impegnativo viaggio da soli sono svaniti giorno per giorno, fugati dalla tranquillità dei luoghi, dalla facilità di sosta e dalla libertà di movimento a cui anelano i viaggiatori itineranti. Quest’isola lontana è una meta unica e vale assolutamente il viaggio, soprattutto se si è alla ricerca di un contatto davvero coinvolgente con una natura spettacolare.

In pratica

COME ARRIVARE

Per raggiungere l’Islanda via nave con il proprio mezzo al seguito è necessario prenotare con largo anticipo presso la compagnia Smyril Line (www.smyrilline.com) e raggiungere il porto d’imbarco di Hirtshals in Danimarca. Tra giugno e settembre la motonave Norröna parte martedì alle 11.30 e arriva alle 8.30 di giovedì al porto islandese di Seydisfjördur, sulla costa orientale dell’isola. Se si decide per la sosta alle Faroe è consigliabile la partenza da Hirtshals sabato alle 15.30 con arrivo a Tórshavn alle 22.30 di domenica: si hanno così tre giorni a disposizione per visitare l’arcipelago prima di ripartire alle 18 di mercoledì facendo rotta per l’Islanda.
D’estate Reykjavík è raggiungibile con voli diretti da Milano (Icelandair, www.icelandair.it; Wow Air, www.wowair.is); negli altri periodi è necessario fare scalo a Londra, Copenaghen, Parigi o Berlino.

QUANDO ANDARE

Una vacanza itinerante in Islanda permette di sfruttare le tante ore di luce che raggiungono il loro massimo tra giugno e luglio: in questo periodo il sole si abbassa verso l’orizzonte e poco dopo risale, aumentando notevolmente la disponibilità di tempo per attività all’aperto e rendendo necessario imporsi il giusto numero di ore di sosta e riposo.
Il clima, mitigato sulle coste occidentali e meridionali dalla Corrente del Golfo, è assai variabile con grandi sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte. I mesi più caldi hanno temperature che si avvicinano alle nostre più fredde primavere; quando la pioggia e il vento si fanno insistenti diventa indispensabile disporre di un abbigliamento adeguato con giacche pesanti, maglioni di lana e calzature impermeabili. Utile e attendibile il sito meteorologico www.vedur.is.

DOCUMENTI E ASSISTENZA SANITARIA

È sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio, purché non rinnovata con timbro. Per ricevere cure mediche gratuite è necessario avere con sé la tessera sanitaria.

IN VIAGGIO

A bordo del traghetto non è possibile collegare il frigorifero del camper all’energia elettrica, dunque le derrate deperibili devono essere limitate alle necessità del trasferimento in Danimarca. Inoltre, l’importazione in Islanda di generi alimentari e di bevande alcoliche prevede severe limitazioni: per approfondimenti in merito si veda il sito della direzione doganale, www.tollur.is/english.
Dopo lo sbarco si possono fare acquisti a Egilsstadir, dove si transita provenendo dal porto. I due principale supermercati, il Netto e il Bonus, soddisfano tutte le necessità inclusi i generi a noi più cari come olio, pasta e caffè. Le buone birre locali e gli alcolici sono in vendita solo nei bar e ristoranti forniti di licenza e nei Vínbúdin, negozi autorizzati con orari di apertura ridotti.

NOLEGGIO DI CAMPER

Se non si vuole affrontare la lunga trasferta o mettere a repentaglio il proprio camper, le possibilità di noleggio coprono tutte le tipologie di mezzi, dai piccoli furgoni allestiti con letto e cucinino ai più accessoriati camper fino ai pick-up fuoristrada con cellula abitativa. In base alla categoria del veicolo noleggiato è importante verificare quali sono i limiti della copertura assicurativa: ai mezzi a due ruote motrici è vietato percorrere le piste segnate con la lettera F e su tali percorsi l’assicurazione non risponde dei danni causati. Per farsi un’idea delle varie possibilità si vedano i siti www.happycamper.is, www.campericeland.is, www.kukucampers.is, www.gocampers.is, www.rent.is e www.campeasy.is. 

FUSO ORARIO

Un’ora in meno rispetto all’Italia, due quando da noi vige l’ora legale.

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