Abbonati alla rivista
Area utenti

PleinAir | Viaggio

- Abruzzo, Italia

L’eremitica montagna madre

Testo e foto di Stefano Ardito | PleinAir 539

Galleria fotografica In pratica Vai alla mappa
Lo spartano Bivacco Fusco è raggiungibile con una camminata di circa due ore e mezzo dal Rifugio Pomilio: il panorama ripaga ampiamente la fatica dell’ultimo strappo

5 agosto 2018

Un rifugio naturale per camosci, lupi, orsi… e per camminatori: la Majella accoglie chi ne ama la selvaggia bellezza, forte di una ricchezza ambientale che grazie alle crescenti tutele può essere conservata, rafforzata e rincondotta a un’umanità che la sappia rispettare nel suo fragile equilibrio.

Per arrivare alla valle incantata occorrono due ore e mezzo di cammino, ma ne vale la pena. Dal Rifugio Pomilio, dove la strada della Majelletta finisce, si continua a piedi sull’asfalto davanti a uno straordinario panorama. Poi si aggirano i mughi del Blockhaus, e si continua a saliscendi sulla cresta. Dall’alto, i valloni di Selvaromana e dell’Orfen­to offrono scorci impressionanti. Una pausa accanto alla Tavola dei Briganti, con le sue firme di pastori e viandanti del passato, precede il tratto più faticoso. Un’ora di ripida salita sui pendii del Monte Focalone conduce a un crinale pianeggiante; oltre un ometto di sassi appare il Bivacco Fusco, piazzato quassù dalla sezione di Chieti del Club Alpino Italiano. Lo sguardo abbraccia la Cima delle Murelle, gli speroni del Monte Acquaviva, i ghiaioni che salgono il Focalone. Verso est s’intuisce l’Adriatico. Ma la vera sorpresa non è fatta di roccia o di orizzonti lontani. Nella conca tra le Murelle e il bivacco, dalla primavera all’autunno, si con­tano almeno duecento camosci. Maschi, femmine, cuccioli di pochi mesi. È uno spettacolo sorprendente.
In Val di Rose o sul Monte Amaro di Opi, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, questi eleganti animali compaiono in piccoli branchi, si lasciano fotografare a distanza, si allon­tanano quando un escursionista si avvicina. Chi conosce quelli delle Alpi (che possono essere cacciati!) sa che si dileguano al galoppo quando l’intruso a due zampe è ancora molto lontano; ai piedi delle Murelle, invece, la confidenza è assoluta. Mentre scendiamo nella conca ci guardano, quindi si rimettono tranquillamente a brucare. Più in basso si scansano per lasciarci passare, poi tornano al loro posto. Un’esperienza che non fa pensare all’Appennino, ma alle savane della Tanzania e del Kenya, con le loro antilopi e i loro gnu che restano impassibili al passaggio degli umani.
Qualche decennio fa, quello che alcuni documenti del WWF certificano come il camoscio più bello del mondo era a rischio di estinzione. L’istituzione del parco, nel 1922, lo aveva messo al sicuro dai fucili, e la riduzione delle greggi gli aveva offerto la disponibilità di pascoli prima occupati da pecore, pastori e cani. Contro il camoscio, però, c’erano altri elementi. La diffusione sempre maggiore del cervo gli aveva tolto spazio vitale. In secondo luogo, il fatto che tutti gli esemplari di questa sottospecie appenninica vivessero nello stesso territorio creava un serio pericolo di estinzione nel caso di un’epidemia. Un ulteriore passo fu fatto così nel 1991, quando alcuni esemplari furono trasferiti sulla Majella. L’anno dopo lo stesso avvenne al Gran Sasso, presso Farindola, dove duecento anni prima un cacciatore aveva abbattuto l’ultimo camoscio autoctono. In seguito gli elicotteri portarono altri animali sui due massicci, e poi sui Sibillini e sul Sirente; da quattrocento che erano in tutto negli anni Ottanta, oggi gli esemplari d’Abruzzo sono tremila. La popolazione più grande, oltre un migliaio di animali, vive proprio sulla Majella.
Negli ultimi decenni, dopo l’istituzione delle riserve naturali e del parco, altre specie si sono riprese. Caprioli e cervi, reintrodotti dal Corpo Forestale, si sono moltipli­cati; lo stesso – anche grazie all’abbondanza di prede – ha fatto il lupo, che secondo gli zoologi ha ormai “saturato” il territorio. L’aquila è presente con un numero importante di nidi. La lontra, considerata localmente estinta, è stata segnalata nelle acque dell’Orfento e dell’Orta. Le poiane della Parete dell’Orso si sono abituate alla presenza degli arrampicatori e li osservano nelle loro evoluzioni. L’orso marsicano, più volte segnalato negli scorsi decenni sulla Majella, sembra essere tornato stabilmente sul massiccio: nell’estate del 2016 una femmina accompagnata dai cuccioli è stata osservata più volte dai sentieri.

Percorsi delle gambe

La montagna madre della tra­dizione abruzzese è diversa dal resto dell’Appennino. Più che una catena, come il Velino o il Gran Sasso, è un massiccio continuo e allungato che separa gli altopiani maggiori d’Abruzzo dalle colline di Chieti che digradano al mare. Il Monte Amaro (2.793 m) si raggiunge con fati­cose sgambate, in ambiente magnifico, che iniziano dalla Majelletta, da Lama Bianca, da Passo San Leonardo, da Campo di Giove o da Fara San Martino. Sul punto più alto non sembra di essere su una cima, ma su un cocuzzolo che domina impressionanti altopiani.
Per arrivare quassù, è bene dirlo, non ci sono itinerari comodi. Il più battuto inizia dalla Majelletta e tocca il Blockhaus, il Bivacco Fusco e i Tre Portoni: richiede cin­que ore all’andata e quattro al ritorno. Ci vuole un tempo analogo per salire da Campo di Giove, per il sentiero che inizia da Fonte Romana, sale a Forchetta di Majella e prosegue nella Valle di Femmina Morta. I sentieri del versante orientale hanno dislivelli ancora maggiori, più da Himalaya che da Appennino. Da Fara San Martino, per salire di 2.300 metri, occorrono almeno sette ore in salita, quattro o cinque per discendere. Se si parte da Lama dei Peligni il tempo si riduce salendo in cabinovia alla Grotta del Cavallone o passando la notte nel rifugio di Fonte Tarì, restaurato e gestito dopo anni di abbandono.
Per escursionisti allenati il percorso più breve è quello della Rava del Ferro, un ripido canalone che sale dai boschi di Lama Bianca. In salita in quattro ore si è in cima; in di­scesa si può andare veloci sulle ghiaie. Sul versante rivolto all’Adriatico offre altri sentieri faticosi la Montagna d’Ugni, che conviene raggiungere per il selvaggio Fosso la Valle, e che ospita due rustici rifugi. Lunghe escursioni portano da Pennapiedimonte verso il Paretone delle Murelle, una bastionata verticale percorsa da vie di arrampicata estreme.
La Majella, però, non è adatta solo agli stacanovisti del trekking. Ai piedi delle cime più alte, a quote adatte anche alla primavera o all’autunno, sentieri piacevoli e più brevi portano a splendide mete di natura o di storia. La Grotta del Cavallone si apre sul fianco del Vallone di Taranta, a 1.600 metri d’altitudine. Gabriele D’Annunzio vi ambientò La figlia di Jorio. Si raggiunge con una breve passeggiata dall’arrivo della cabinovia: la visita, a pagamento, è di grande suggestione.
All’estremità meridionale del massiccio chi ama le vette e i panorami può salire al Monte Porrara (2.137 m) dal Quarto Santa Chiara e dalla stazione ferroviaria di Palena. Se si sfrutta la seggiovia di Campo di Giove il percorso diventa ancora più comodo. Offre altre belle escursioni il Morrone, che si affianca alla Majella da ovest, ed è uno straordinario belvedere sul massiccio più alto. Il percorso più suggestivo inizia da Roccacaramanico, un borgo di pietra recuperato solo in parte.
Ai piedi della Majella esistono sentieri dedicati all’ac­qua, preziosa nell’Appennino calcareo, come quelli che conducono da Bocca di Valle o dalla Piana delle Mele alla cascata di San Giovanni. Dalla chiesa romanica di San Tommaso di Salle un viottolo tra querce e rocce scende ai Luchi, le magnifiche vasche naturali che le acque dell’Orta hanno scavato nel calcare. Altri sentieri scendono verso il fiume da Bolognano.
Chi preferisce le bizzarrie della roccia può dirigersi dalla strada di Passo Lanciano alla Grotta dell’Eremita, o seguire da San Nicolao di Caramanico il sentiero della Valle dell’Orfento, dominato da gigantesche pareti e allietato da cascatelle. Raccontano il rapporto della gente con la roc-cia gli itinerari dedicati alle capanne di pietra che iniziano dalla Valle Giumentina o da Roccamorice.

Percorsi dello spirito

A spingere l’uomo verso la Majella, la domus Christi di Francesco Petrarca, è stata per millenni la fede. Dalla strada che sale da Lettomanoppello a Passo Lanciano un sentiero conduce alla Grotta di San Michele Arcangelo, dove si trovano un altare e una statua (una copia: dopo un tentativo di furto l’originale è stato trasferito a Pescara). Dall’altra parte del massiccio un altro sentierino porta alla quasi omonima Grotta Sant’Angelo, in territorio di Palombaro. L’abside della piccola chiesa, al centro di una cavità gigantesca, lascia a bocca aperta. Nei due siti, prima del Cristianesimo, si veneravano la Bona Dea ed Ercole, la divinità dei pastori.
Offre una gradita sorpresa Fara San Martino, il paese dei pastai. A un quarto d’ora di passeggiata dal posteggio, oltre una forra, compaiono i ruderi dell’abbazia di San Martino in Valle, da poco riportati alla luce dopo essere stati sepolti per secoli da una frana. Un’altra abbazia magni­fica, San Liberatore a Majella, si raggiunge alla guida da Serramonacesca oppure con piacevoli passeggiate. Infine San Clemente a Casauria, accanto all’A25, è una delle più eleganti d’Abruzzo: sorge in pianura sul confine tra i parchi del Gran Sasso-Laga e della Majella.
I sentieri della fede più noti della montagna madre d’A­bruzzo sono legati a Pietro da Morrone, l’eremita che nel XIII secolo visse e pregò a lungo in questi valloni selvaggi. La storia racconta che nell’estate del 1294, in un’epoca di grande instabilità politica, fu sorprendentemente eletto papa e scelse il nome di Celestino V; varie ragioni lo indussero pochi mesi più tardi a rinunciare al soglio pontificio (il “gran rifiuto” a cui farebbe riferimento un verso, peraltro particolarmente controverso, dell’Inferno di Dante Alighie­ri), atto a seguito del quale fu privato della libertà e morì prigioniero del suo successore Bonifacio VIII. Uno dei più accessibili tra i luoghi di culto a lui legati – fu canoniz­zato nel 1313 per volere di Clemente V – è l’abbazia di Santo Spirito a Majella, che si raggiunge per una stretta strada asfaltata, ed è stata restaurata e aperta al pubblico da qualche anno. Il più remoto, l’eremo di San Giovan­ni all’Orfento, si raggiunge con una lunga sgambata da Decontra; per entrare nell’eremo c’è un passaggio molto esposto, mentre la magnifica grotta ai suoi piedi si raggiunge senza particolari problemi.
L’imponente Badia Morronese, adibita per decenni a carcere, è stata restaurata, ospita la sede del parco e può es-sere visitata. L’eremo di San Bartolomeo in Legio, inca­stonato in una parete verticale, è il più fotografato dell’A­bruzzo: ci si arriva camminando senza troppa difficoltà da Roccamorice o dalla Valle Giumentina. Il secondo percorso offre una visione frontale della costruzione, nel primo lo si scopre passando per uno scavo nella roccia.
L’eremo più celebre di tutti, quello di Sant’Onofrio al Morrone, si affaccia sulla conca di Sulmona. Lo si raggiunge in un quarto d’ora dalla fine della strada che sale dalla Badia Morronese: una passeggiata che offre panorami grandiosi, mentre gli affreschi, le sculture e la cripta regalano grandi emozioni. Sotto all’eremo, però, all’interno dell’area protetta, c’è una pista per go-kart; quando è utilizzata, il rumore dei motori sale a disturbare l’armonia di Celestino. L’uomo di oggi, nella meravigliosa Majella, sembra continuare a non riporre attenzione dove forse dovrebbe.

In pratica

SOSTE E CAMPEGGI
La vasta area interessata dal servizio consente di scegliere fra strutture ricettive di vario tipo. Per le aree attrezzate e le soste rurali consiglia­mo di sfogliare il Portolano&AgriPleinAir: una ricerca per località si può fare direttamente dal sito www.pleinair.it. Di seguito indichiamo le soste segnalate dall’autore del servizio.

Campo di Giove (AQ) Camping Orsa Mino­re, località Pinete del Pizzalto, tel. 0864 40261 o 334 3976435, www.orsaminore.net.
Caramanico Terme (PE) Agricampeggio da Rondinella, Contrada San Nicolao, tel. 085 922251, www.darondinella.it.
Agriturismo Pietrantica, località Decontra, tel. 085 922188 o 338 4045008, www.agripietrantica.com.
Lama dei Peligni (CH) Centro turistico Le Piscine, Via del Calvario 53, tel. 347 3836908, 329 3830466 o 328 4836288, www.centroturisticolepiscine.it.
Pescocostanzo (AQ) Agriturismo La Giuliana, Contrada Pedicagna, 0864.641127, 333. 2111225, www.aziendaagricolagiuliana.it.
Roccamorice (PE) Agriturismo Tholos, locali­tà Collarso, tel. 085 8572590 o 335 8272210, agriparktholos.com.
Sant’Eufemia a Majella (PE) Agricampeg­gio Colle dei Lupi, Contrada San Giacomo, tel. 085 920370 o 333 9655454, www.colledeilupi.it.
Taranta Peligna (CH) Area attrezzata in località Santissima Trinità, tel. 0872 910118 (Comune).

COSA VISITARE
Lama dei Peligni (CH) Grotte del Cavallone, SS84 fra Lama dei Peligni e Palena, tel. 0872 910203 o 340 6807479, www.grottedelcavallone.it. Aperta nel mese di giugno e dal 15 al 30 settembre sabato e domenica dalle 9 alle 16, da luglio al 15 settembre tutti i giorni con lo stesso orario. Il biglietto, al costo di 20 euro, include la cabinovia.
Roccamorice (PE) Abbazia di Santo Spirito a Majella, tel. 366 4249866, www.eremidellamajella.it. Aperta nel mese di giugno e dal 16 settembre sabato e domenica dalle 9 alle 18, da luglio al 15 settembre da martedì a domenica con lo stesso orario.
Sant’Eufemia a Majella (PE) Giardino Bo­tanico Daniela Brescia, SS487 Km 26, tel. 085 920013 o 329 2363228. Aperto dal 15 aprile al 15 giugno e dal 15 settembre al 15 ottobre sabato e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, dal 15 giugno al 15 settembre tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20.

INFORMAZIONI UTILI
Il Parco Nazionale della Majella (tel. 0864 25701, www.parcomajella.it), il cui portale web è ricchissimo di notizie utili e ben aggiornate, dispone di un centro informazioni a Sant’Eufe­mia a Majella (Via Roma 99, tel. 349 6648985).
Sul sito www.majellando.it sono riportate le iniziative che si tengono nel parco.
Sul sito www.santospiritoalmorrone.beniculturali.it sono disponibili varie informazioni utili, an­che di carattere storico, sugli eremi di Celestino V.

Galleria fotografica

Mappa


Altre Mete e Itinerari

Leggi tutte le Mete e gli Itinerari
Punto Direttore
iltropicodelcamper
app PleinAirClub
POI Garmin
Scarica