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PleinAir | Viaggio

Bressanone Bolzano - Trentino Alto Adige, Italia

Le più belle del mondo

Testo e foto di Giulio Ielardi | PleinAir 531

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Dal Rifugio Auronzo, in provincia di Belluno, la vista spazia sui gruppi dolomitici fra il Veneto e l’Alto Adige

22 ottobre 2017

Panorami aerei e torrioni di roccia: tutti conoscono la versione estiva e quella invernale dei Monti Pallidi, vero e proprio simbolo del turismo ad alta quota nel Belpaese. E se vi dicessimo che non avete ancora visto il meglio? Che proprio in ottobre potreste vivere quassù la più straordinaria stagione dei colori della natura?

Quante “montagne più belle del mondo” esistono sul pianeta? Le guglie affilate del Fitz Roy e delle Torres del Paine in Patagonia, tra Argentina e Cile, e le incredibili colline di Guilin nel sud-est della Cina – solo per limitarsi a un paio di citazioni – di certo concorrono al titolo. Anzi, per un miliardo e mezzo di cinesi “le montagne e i fiumi in Guilin sono i migliori sotto il cielo”: e se la maggioranza vince…
Nella vecchia Europa più che le Alpi Occidentali, dove si concentrano le vette maggiori, o le grandi catene come i Pirenei o i Carpazi, sono alcuni gruppi minori a contendersi tale primato. Più che l’imponenza o la quota è soprattutto il profilo estetico a contare: citiamo per esempio le montagne delle isole Lofoten, in Norvegia, e ancora – e soprattutto – le Dolomiti.
Entrate nel 2009 a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco, almeno da noi non hanno certo bisogno di presentazioni. Appartenenti alle Alpi Orientali, disseminate fra Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia ma unite dalla natura geologica della roccia – appunto la dolomia, a base di carbonato doppio di calcio e magnesio, scoperta nel 1789 dal geologo francese Déodat de Dolomieu – i Monti Pallidi sono frequentatissimi d’estate e d’inverno per i paesaggi straordinari, la diffusa rete viaria e la capillare presenza di impianti di risalita. Successo e notorietà che, nell’era del turismo di massa, hanno comportato e comportano inevitabili conseguenze quali la cementificazione dei fondovalle, l’abbandono delle attività tradizionali e il rischio di snaturamento dell’identità locale. Inutile e improprio, qui, dilungarsi sul tema. Uno dei veri antidoti a tutto questo è contrastare la stagionalità delle presenze promuovendo visite al di fuori dei periodi di punta: è quel che abbiamo fatto noi scegliendo di muovere il camper verso quelle mete blasonate nella stagione autunnale, tra colori e atmosfere entusiasmanti e nella tranquilla dimensione del fuoristagione.
Ci siamo così tolti il lusso di sperimentare un Grand Tour delle Dolomiti d’altri tempi: millequattrocento chilometri salendo e scendendo da un passo, pernottando presso un’area di sosta oppure in quota davanti a scenari indimenticabili, tra percorsi panoramici in v.r. ed escursioni a piedi alla portata di tutti o quasi. La prima neve, come è capitato a noi, potrebbe condire il tutto di una magia in più, ma in ogni caso si tratta di un tour con pochi paragoni. Partire per credere.

 Specchi d’acqua e archistar

Per dare inizio al nostro viaggio scegliamo Bressanone, uno dei centri urbani più belli delle Alpi. In ammirevole equilibrio tra passato e modernità, attraversata dall’Isarco e dal tragitto della Ciclabile del Sole (vedi PleinAir n. 467), la città presenta un magnifico centro storico con vie porticate, musei e chiese tra cui il duecentesco duomo. A un tiro di schioppo sorge l’importante abbazia di Novacella, polo religioso e culturale dell’area fin dal Medioevo, circondata da meleti e vigneti. Rifatta in forme barocche nel Settecento, la chiesa conserva la torre campanaria in stile romanico, la quattrocentesca Torre dei Turchi, il chiostro, la biblioteca e numerosi altri ambienti e spazi ricchi d’interesse.
Per raggiungere la tappa successiva eccoci lungo la SS49 che s’infila in quella Pusteria che non sembra neppure valle, per quanto è ampia. Da Brunico si seguono le indicazioni per Plan de Corones fino al gigantesco piazzale di parcheggio e partenza dell’ovocabina dove è consentito lasciare il camper. Milleduecento metri più in alto, affacciata al belvedere più panoramico dell’Alto Adige, dall’estate 2015 è aperta una nuova e grande attrazione culturale. Si tratta del Messner Mountain Museum Corones, l’ultimo delle sei sedi espositive dedicate alla montagna dal celebre alpinista altoatesino. L’altipiano, situato a 2.275 metri di quota, è raggiungibile anche da altre località come San Vigilio di Marebbe, ma in ottobre la chiusura stagionale degli impianti di risalita rende possibile l’ascesa solo da Brunico e fino alla seconda domenica del mese. Già dall’esterno l’edificio non lascia indifferenti. Nel surreale panorama fuoristagione della stazione di arrivo delle funivie il museo è un piccolo rilievo sulla sommità del Plan de Corones e le sue terrazze panoramiche puntano come cannocchiali sulle vette circostanti. L’interno a più livelli ospita oggetti legati alla storia dell’alpinismo, filmati, citazioni incise alle pareti e quadri in tema; ma a catturare l’attenzione sono più che altro le eleganti forme in cemento progettate dall’architetto iracheno Zaha Hadid, scomparsa nel marzo di quest’anno.
Ripresi camper e statale, dopo Monguelfo e prima di Villabassa imbocchiamo il bivio per il Lago di Braies. Chi conosce lo spettacolare scenario estivo di questo specchio d’acqua, incastonato come un gioiello tra il Sasso del Signore, la Croda del Becco e la Cima dei Colli Alti, resterà ugualmente a bocca aperta davanti alla sua veste autunnale. Ingialliti dai primi freddi, gli aghi dei larici iniziano a indorare il verde del bosco che si estende ai piedi delle pareti di roccia. Frane permettendo (nell’autunno 2015 la sponda sinistra era inaccessibile per caduta sassi), lungo il facile sentierino perimetrale si percorre il giro del lago in circa un’ora. Riflessi sull’acqua, colori e nebbie di stagione sono un richiamo di prim’ordine per scattare fotografie e assaporare nel silenzio – la folla estiva è ormai lontana – la quiete di un luogo magico.

Le magnifiche Tre

Siamo nuovamente sulla statale di fondovalle, ma solo per pochi chilometri: all’altezza di Dobbiaco incrociamo l’apertura sud dell’incisione profonda della valle di Landro. La percorriamo tutta lungo la statale 51 Alemagna, ammirandone i versanti scoscesi e fermandoci per una breve sosta sulle sponde del piccolo lago di Landro. Al bivio a sinistra – entrando in territorio veneto – svoltiamo per il Lago di Misurina, che attira turisti in ogni stagione dell’anno per via del facile accesso nonostante la quota (qui siamo a 1.745 metri) e delle belle vedute sulle montagne circostanti. Lungo un chilometro e largo circa trecento, lo specchio d’acqua d’inverno è spesso interamente ghiacciato e diventa una gigantesca pista di pattinaggio: adesso, invece, nella calma del fuoristagione alberghi e sanatorio (sorge qui, infatti, un grande centro di cura per l’asma infantile) sembrano sospesi in un’atmosfera surreale.
Lasciamo il lago tornando sui nostri passi qualche chilometro. È nuovamente in direzione Dobbiaco che s’incontra sulla destra il bivio che conduce a uno dei simboli del paesaggio dolomitico, anzi la sua icona per eccellenza: le Tre Cime di Lavaredo. Aperta tra fine maggio e fine ottobre, la stradina si alza per sette chilometri fra prati e boschi fino a raggiungere, con una serie di stretti e ripidi tornanti finali, la panoramica postazione del Rifugio Auronzo (2.333 m). Per percorrerla in camper si deve pagare un pedaggio assai oneroso (si veda In Pratica a pagina 80), ma lo spettacolo riservato a chi pernotta al rifugio oppure a chi sale in camper ripaga ampiamente. Alle prime luci dell’alba e al tramonto, se il meteo non si mette di traverso, le vette intorno a voi daranno piena giustizia alla fama universale di queste montagne. I Cadini di Misurina, il Monte Paterno e il Cristallo, la Croda Rossa d’Ampezzo, le Dolomiti di Sesto, la Croda dei Toni, le Marmarole, l’Antelao, il Sorapiss: le loro silhouette si susseguono come nel più spettacolare dei plastici e nuvole e nebbie aggiungono atmosfere alla luce di questo scenario grandioso. Per avere la visione più classica delle Tre Cime – e per godere appieno di questo ambiente di quota – l’anello a piedi intorno al gruppo montuoso è un’escursione alla portata di tutti purché in buone condizioni fisiche e con un minimo di allenamento(si veda A piedi/1)..

La grande bellezza

Da Misurina a Cortina il passo è breve. Superato il Passo Tre Croci, dove la strada sfila tra i monti Faloria e Pomagagnon, la statale Alemagna raggiunge velocemente gli alberghi e i semafori della regina delle Dolomiti. Per risalire sul versante opposto, ai piedi della Croda da Lago, guadagniamo il solitario Passo Giau (2.236 m) salendo tra boschi di larice che in questa stagione sfoggiano i colori più belli. Ma vale assolutamente la pena raggiungere anche il vicino e più alto Passo Falzarego, che offre sin dalla strada visioni lunari sui mondi di roccia delle Tofane, delle Alpi di Fanes e dello stesso Pomagagnon che domina Cortina. A Selva di Cadore svoltiamo per Alleghe, preceduta dal suo lago e con il Civetta che incombe sopra le nuvole, quindi per la Valle Agordina e Falcade eccoci al gran bosco di Paneveggio, in Trentino. Lungo la statale 50 sostiamo per ammirare lo spettacolo dei cervi al pascolo nei grandi prati che si estendono tra gli abeti secolari. Ma è ancor prima che vogliamo fermarci per rivedere tra i colori autunnali una meta tra le più belle e remunerative del paesaggio dolomitico (si veda A piedi/2).
Ridiscesi a Paneveggio, ecco via via sfilare località ben note come Predazzo, Moena e Vigo di Fassa. Superato il Passo di Costalunga raggiungiamo il celebre Lago di Carezza, dove mancavamo da tempo. Lo troviamo incantevole come sempre: un piccolo occhio di smeraldo in cui si specchiano i picchi del Latemar, sebbene il sistema di parcheggi a pagamento non lasci certo indenne l’aura del luogo. Situato tra Canazei e Selva, il Passo Sella è l’aereo transito dalla Val di Fassa alla Val Gardena: siamo in una delle aree a maggior flusso turistico delle Dolomiti e, pur senza gli affanni dell’alta stagione, la densità degli insediamenti si fa sentire. Ad Ortisei, in cerca di angoli più genuini, puntiamo verso l’Alpe di Siusi. Con il camper bisogna salire presto, visto che tra le 9 e le 17 la strada è riservata ai residenti. Avevamo in programma la passeggiata verso Tires, tra cocuzzoli erbosi e fienili: grazie a regole ferree e tradizioni tenaci, l’Alpe conserva paesaggi tra i più suggestivi delle Dolomiti. Ma la prima neve scombussola la circolazione locale e la nostra agenda: in attesa di riguadagnare l’autostrada al vicino casello di Chiusa ci accontentiamo degli scorci fiabeschi verso lo Sciliar, fra gli abeti incappucciati di bianco. La prima luce del giorno filtra tra i rami e accende l’orizzonte di queste montagne uniche, antiche duecento milioni di anni. L’inverno sta arrivando.

A piedi/1

Lasciato il camper al Rifugio Auronzo si seguono le indicazioni sulla destra per il Rifugio Locatelli. Il sentiero è ben evidente, pianeggiante e straordinariamente panoramico, segnato con i numeri 101 e 104 e ai piedi delle impressionanti pareti meridionali della Cima Ovest e della Cima Grande. Dopo una cappella si scende a raggiungere il Rifugio Lavaredo (2.344 m), per poi risalire lungo un’evidente traccia che taglia il pendio breccioso sino alla forcella Lavaredo (2.454 m, 45 minuti dalla partenza). Da qui le Cime, sul solitario versante nord, offrono lo scorcio più celebre. Proseguendo a camminare, due diverse tracce raggiungono indifferentemente il vicino Rifugio Locatelli (2.405 m), altro belvedere di prim’ordine. Dopo la meritata pausa, il cammino riprende seguendo le indicazioni per la forcella del Col de Mezo. Una discesa e poi una ripida ma breve salita introducono all’altopiano ondulato ai piedi del versante settentrionale delle Cime. In continuo saliscendi si passa accanto ad un piccolo laghetto e poi a un rifugio, quindi ecco la forcella (circa un’ora e mezzo dal Rifugio Locatelli) dove si riapre il panoramico versante di Misurina. Da qui, piegando a sinistra sempre su traccia evidente e comoda, camminando per un’altra mezz’ora si è nuovamente al Rifugio Auronzo e al camper.

A piedi/2

Da Paneveggio ripresa la strada verso il Passo di Valles sistemiamo il camper nel parcheggio segnalato di Pian dei Casoni per percorrere a piedi la splendida Val Venegia. Facile, con un dislivello di cinquecento metri senza strappi particolarmente faticosi, ai piedi della grandiosa parete delle Pale di San Martino, l’escursione resta una delle più belle delle Dolomiti e nella stagione autunnale – una volta di più – è fattibile senza la folla di camminatori e biker dell’estate. Si cammina comodamente sulla stradina forestale che prima segue a lungo il torrente, tra i larici dorati e toccando le malghe Venegia e Venegiotta, e quindi sale a tornanti alla baita Segantini a quota 2.200 (in tutto occorre mettere in conto quattro ore di cammino soste comprese). Il ritorno è per la via dell’andata.

In pratica

DOVE SOSTARE

Lungo l’itinerario descritto nel servizio la nostra guida Il Portolano indica la presenza di aree di sosta a San Candido, Misurina, Santo Stefano di Cadore, Forno di Moena, Predazzo. Ampia e articolata l’offerta di campeggi.

Fra le tante strutture segnaliamo:
Camping Olympia di Dobbiaco (www.camping-olympia.com). sconto 10% dal 15/1 al 30/5 e dal 15/9 all’1/2
Fiemme Village
di Predazzo (www.fiemmevillage.it). sconto 10%

La strada per il Rifugio Auronzo prevede il pagamento di pedaggio pari a ben 40 euro per i camper (25 euro per le autovetture), mentre per ogni giorno aggiuntivo di sosta la tariffa prevista è di 15 euro (7 per le autovetture); info al tel. 0435 39109). Per saperne di più: Strade Tre Cime Comune di Auronzo, Localita’ Piani Di Lavaredo 1, Misurina-BL, tel. 0435 39109, www.auronzomisurina.it/tre-cime.

COSA VISITARE

Messner Mountain Museum Corones (Plan de Corones, tel. 0471 631264); aperto tutti i giorni dalle 10 alle 16, ultimo ingresso alle 15.30. Per informazioni su questa struttura e sull’intero circuito museale ideato dall’alpinista Reinhold Messner: www.messner-mountain-museum.it.
Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Unica grande area protetta statale del territorio dolomitico, si estende per trentaduemila ettari nella provincia di Belluno (Piazzale Zancanaro 1, Feltre, tel. 0439 3328, www.dolomitipark.it).

 INDIRIZZI UTILI

Trentino Marketing, www.visittrentino.it.
Alto Adige Informazioni, www.suedtirol.info/it
Provincia di Belluno Dolomiti, www.infodolomiti.it.
Dolomiti Patrimonio dell’Umanità Unesco, www.dolomitiunesco.info.

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