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PleinAir | Viaggio

Arles, Francia

Le paludi dei fenicotteri

Testo e foto di Giulio Ielardi | PleinAir 535

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D’inverno i fenicotteri rosa si lasciano ammirare da vicino al parco ornitologico del Pont du Gau

28 gennaio 2018

La grande distesa di stagni e canneti del delta del Rodano è un paradiso per gli appassionati di natura e una meta ideale per una vacanza all’aria aperta fuori stagione. Ad accoglierci campagne a perdita d’occhio, cittadine ricche di arte e storia, una rete di aree di sosta. E naturalmente migliaia di fenicotteri rosa.

La luce della Camargue non si scorda più. Fendendo un’aria resa limpidissima dal soffio deciso del mistral si distribuisce tra i campi di girasole e i canneti squassati dal vento, anima i ciuffi di camomilla e i radi boschetti di salici e tamerici, accende l’argento delle pozze incrostate delle saline, dipinge i cieli di grigi e azzurri indescrivibili. Fa riverberare l’acqua negli stagni, nella rete di canali e nei prati inzuppati del marais.

Posto lungo la costa mediterranea della Francia, il delta del Rodano è un mondo a sé. Chi vi fa ingresso ha la sen­sazione di approdare quasi a un’isola; e Île de la Camargue viene appunto chiamato lo spicchio di Provenza compreso tra Grand e Petit-Rhône, un’estesissima piana alluvionale a forma di triangolo che si allarga a sud della città di Arles, circondata da ogni lato dalle acque. Il fertile suolo creato dagli apporti fluviali è sfrutato fin dal Medioevo; ancora oggi vi si producono in quantità grano, mais, ortaggi e frutta. E poi c’è il riso, coltivato in appezzamenti sommersi da aprile a settembre che nei primi anni Sessanta interessavano una superficie di ben trentamila ettari, attualmente ridotta di due terzi. Lo sforzo di guadagnare ulteriori spazi per l’agricoltura ha portato a sempre nuovi lavori di bonifica e prosciugamento, e il paesaggio che oggi accoglie il visitatore è ben diverso da quello che doveva essere qualche secolo fa. Scorci rimasti quasi immutati sono quelli delle saline, già note Greci e agli antichi Romani. Le enormi e candide colline di cristalli spiccano oggi come ieri ai lati delle vasche alle saline de Giraud e du Midi, rispettivamente agli angoli sud-est e sud-ovest dell’area.

Sono due gli animali legati alle attività umane che caratte­rizzano il paesaggio della Camargue. Il primo è il caratteristico cavallo il cui mantello, scuro alla nascita, diventa progressiva­mente bianco; di taglia ridotta e sovente incrociato con la razza berbera vive allo stato libero in branchi di qualche decina di capi, ma non di rado per il suo carattere docile viene addome­sticato per offrire passeggiate ai turisti. E poi ci sono gli scuri torelli, anch’essi allo stato brado, che si possono facilmente incontrare al pascolo nella pélouse, la prateria asciutta che si estende tra campi e stagni. Ma è altrove che bisogna andare per gli avvistamenti più interessanti.

Gli stagni – d’acqua dolce o salmastra – sono il vero cuore di quest’ambiente ed è a partire da essi che si diffonde in tutto il territorio circostante un ricchissimo patrimonio di vita animale. Il maggiore è il Vaccares, esteso per 6.500 ettari, profondo da 0,5 a 2 metri e incessantemente increspato dal mistral. Dai capanni d’osservazione dell’area attrezzata della Capelière nelle ore crepuscolari si avvistano senza difficoltà gli uccelli a pochi metri di distanza. Le acque degli stagni du Tampan e de la Dame sono perfette per i tuffi acrobatici delle sterne, come pure quelle di Galabert e Fangassier. Quest’ultimo è famoso per la presenza del fenicottero rosa, indiscussa star della Camargue che tra le sue sponde conta una numerosa colonia. Gines, Malagroy, Imperial sono al­cuni degli altri stagni che assieme formano una fitta trama di acque, tessuta sino alla diga a mare e alle sponde del Grand-Rhône. Qui, dove il braccio principale del fiume si getta nel Mediterraneo davanti al villaggio di Port-Saint-Louis, il Conservatoire du Littoral (una fondazione creata nel 1975 per estendere la tutela e la fruibilità delle aree costiere della Francia) ha acquistato il finis terrae della Palissade, un so­litario susseguirsi di dune, steppe salate e pozze salmastre.

L’azione di difesa di questo straordinario ambiente ebbe inizio nel 1927 con l’istituzione di una riserva nazionale este­sa 13.117 ettari, che include appunto lo stagno di Vaccares e le zone umide tra questo e il mare. Lo affiancano oggi la Réserve des Impériaux (2.770 ettari) e quella della Tour du Valat (2.500), dove sono in vigore le norme più restrittive, a iniziare dal divieto di caccia e di accesso se non per motivi di studio. Queste aree a protezione integrale sono il cuore del parco naturale regionale della Camargue, istituito nel 1970 a tutela di centomila ettari ripartiti tra i comuni di Arles, Saintes-Maries-de-la-Mer e Port-Saint-Louis.

La visita dell’area protetta, considerata la natura antropiz­zata del territorio, va organizzata come un viaggio a tappe ciascuna con la sua specificità. Le indichiamo di seguito, con un occhio di riguardo alle esigenze di chi come noi utilizza il camper. Buona Camargue a tutti!

Un esercito rosa

La grande biodiversità della Camargue si compone di un ricchissimo mosaico di piante e animali. Basti citare il migliaio di invertebrati (una trentina di specie le sole libellule, una quarantina le temute zanzare), i tanti anfibi, i mammiferi che contano tra gli altri la volpe e il castoro, il tasso e lo scoiattolo. Ma è l’avifauna, con circa quattrocento specie, la protagonista indi­scussa degli ambienti naturali. Anatre, aironi, cicogne e mignattai, gabbiani e pernici di mare, avocette e fraticelli, falchi di palude e albanelle sono fra le tante specie osservabili durante l’anno. Quanto ai bellissimi fenicotteri, vero simbolo del parco, gli ultimi censimenti parlano di oltre tredicimila coppie nidificanti tra aprile e giugno e oltre duemila pulcini nati ogni anno. Un esercito rosa che genera bellezza, godimento degli occhi per birdwatcher, fotografi e appas­sionati di tutte le età ma anche un consistente flusso economico di cui beneficia la comunità locale.

 

Musée de la Camargue

Conviene iniziare la visita da qui per documentarsi sull’area e le sue peculiarità. L’allestimento di questo piccolo museo, all’interno di un vecchio edificio rurale ristrutturato, è dedicato alle attività tradizionali del passato quali allevamento, agricoltura, caccia e pesca, viticoltura, risicoltura, produzione di sale, opere idrauliche. Il Mas du Pont de Rousty, sede del museo, si trova nel settore nord del parco non lontano da Arles.

Réserve du Scamandre

Piccola e assai interessante riserva a nord di Saintes-Maries. La visita è lungo un facile percorso circolare, su sentiero o passerella in legno, tra specchi d’acqua e boschetti di tamerici, con fenicotteri, aironi, cormorani, martin pesca­tori, anatre. Molto belli gli scorci della palude. In aprile è di grande bellezza la fioritura dei numerosissimi gigli d’acqua.

Arles

Grande e animata, è una bella cittadina assai frequen­tata dai turisti e ricca di attrazioni. Non mancate di visitare l’anfiteatro romano, la cattedrale di Saint-Trophime, altri monumenti d’età romana, alcuni musei nonché – in posizione periferica – il Pont de Langlois (segnalazioni per il Pont Van Gogh) reso celebre dal ritratto che ne fece Vincent Van Gogh.
L’area camper è in posizione defilata lungo il Rodano, nel settore urbano settentrionale. Bisogna prendere il viale principale e subito dopo il centro girare a sinistra, seguendo le indicazioni per il parcheggio dei pullman. Si giunge a una piazza rotonda, Place Lamartine; da qui proseguendo verso il fiume si trovano prima l’area servizi segnalata, dotata di acqua e pozzetto, e poi gli ampi spazi di sosta.

Saint-Maries-de-la-Mer

Piccolo centro balneare eretto in riva al mare, è co­nosciuto soprattutto per il grande raduno di gitani d’ogni parte d’Europa che si tiene a maggio. Due le aree per camper. La prima, all’ingresso del paese, dispone di acqua, pozzetto e toilette al costo di 12 euro al giorno da pagare al mattino a un addetto in loco. La seconda area, con le stesse dotazioni, è situata all’estremità op­posta, presso la spiaggia orientale (poco distante c’è un campeggio). L’ideale è lasciare il camper in una delle due aree e usare la bici per ogni spostamento. Camminando o pedalando lungomare si percorre la diga a mare, volendo fino al faro della Gacholle. Spostandosi invece in camper verso nord lungo la D85a, da un parcheggio segnalato si può proseguire a piedi o in bici lungo la Draille des 5 Gorges: 20 chilometri di percorso tra stagni e paludi al fianco del Vaccares fino al Domaine de Mejanes.

Aigues- Mortes

Bellissima la cinta muraria, cui l’illuminazione notturna dona particolare suggestione. Vita dura per chi viene in camper: si può parcheggiare solo nell’area di sosta sotto le mura (P4), molto cara però visto che dalla sera alla mattina si pagano ben 20 euro l’ora. Peccato: sarebbe assai piacevole la passeggiata serale sotto le mura illuminate.

Parco ornitologico Pont de Gau

Si tratta di una struttura privata di notevole estensione ed enorme (e meritato) successo di pubblico, subito a nord di Saint-Maries. Per parcheggiare il camper conviene utilizzare il secondo parcheggio (quello verso Saint-Maries-de-la-Mer) anziché il primo, troppo appartato. All’interno consigliamo di effettuare il percorso indicato come breve, che consente comunque di effettuare gli avvistamenti migliori. Assicuratevi di avere con voi una macchina fotografica, una scheda di memoria capiente e batterie cariche: s’incontrano tantissimi uccelli. Dietro quest’abbondanza vi sono l’abitudine alla massa di visitatori e il divieto di caccia, ma anche un trucco. Infatti qui, a partire dagli anni Novanta, si è iniziato a distribuire cibo agli uccelli per aumentarne la presenza. Il riso spezzato, economico e ben gradito alle anatre, è in realtà servito ad attirare anche altre specie come gli aironi, che abitualmente si cibano di pesce ma si sentono più al sicuro circondati da altri uccelli (quali ad esempio mignattai, cigni, volpoche, falchi di palude e molti altri). Ma il fatto interessante è che ben presto hanno iniziato ad apprezzare il riso anche i fenicotteri, che normalmente si cibano di mi­nuscoli gamberetti che filtrano dall’acqua col curioso becco ricurvo. Tra febbraio e marzo ne incontrerete qualcosa come circa duemila esemplari mentre ad aprile, più attratti dalla riproduzione in altri stagni, si saranno ridotti della metà.

Salin de Giraud

Situata nel settore sud-orientale del parco, la località dispone di un’area di sosta gratuita segnalata in un parcheggio appartato, con acqua e pozzetto di scarico. Da qui procedendo verso il mare si raggiunge la riserva de La Palissade, con il Rodano sulla sinistra, che offre viste sconfinate sulle distese di salicornia e possibilità di osservare fenicotteri, aironi, anatre. Alcuni percorsi segnati (da uno a otto chilometri a piedi) portano ad affacciarsi sugli stagni di Baisse Claire e Sableuse (vi sono anche due osservatori). Proseguendo in camper su asfalto, invece, si raggiunge l’ampia e lunghissima spiaggia di Piemanson.
Ancora da Salin, seguendo le indicazioni verso ovest si raggiunge in breve lo stagno di Fangassier. Il fondo stradale è disseminato di buche e peggiora man mano che si proce­de. Se persistete, o meglio se proseguite in bici o a piedi, arriverete a un parcheggio chiuso da una sbarra: andando a sinistra, da qui in mezz’ora a piedi si arriva in spiaggia, mentre se proseguite diritti in un quarto d’ora sarete al faro de la Gacholle (all’interno piccola mostra sulla Camargue).

La Capelière e Salin de Badon

La prima è una riserva naturale situata a nord di Salin de Giraud. La visita si effettua lungo un piccolo sen­tiero circolare, con alcuni capanni e un’altana sul grande stagno del Vaccares. Interessante il bosco allagato con la fioritura di giglio di palude. Presso la biglietteria il piccolo negozio vende spillette, t-shirt, libri e cartoline.

In pratica

QUANDO ANDARE

Il periodo migliore per la fotografare i paesaggi e gli animali della Camargue va da febbraio a maggio. Alla fine dell’inverno si possono ammirare le maggiori concentrazioni di fenicotteri, mentre nei mesi primaverili splendide fioriture ammantano di colore gli stagni.

COME ARRIVARE

Da Ventimiglia si percorre l’autostrada A8 fino ad Aix-en-Provence, quindi l’A7 fino a Salon- de-Provence e poi la N113 fino ad Arles. Dal confine sono circa 280 chilometri.

DOVE SOSTARE

Come in tutta la Francia, anche nel territorio della Camargue non mancano le possibilità di soggiorno per i veicoli ricreazionali. Le aree di sosta camper utilizzate dall’autore sono elencate e descritte nel servizio.

COSA VISITARE

Museo della Camargue, Mas du Pont de Rousty, Arles, aperto dal 1° febbraio al 31 marzo e dal 1° ottobre al 31 dicembre ore 10/12.30 e 13/17, dal 1° aprile al 30 settembre ore 9/12.30 e 13/18; ingresso 5 euro.
Parco ornitologico Pont de Gau, Stes Maries de la Mer, aperto dal 1° ottobre al 31 marzo ore 10/18, resto dell’anno ore 9/17, www.parcornithologique.com, ingresso 7,50 euro.
La Capèliere e Salin de Badon, www.reserve-camargue.org, ingresso rispettivamente 3 euro (ridotto 1,50 euro bambini e ragazzi da 2 a 18 anni) e 4,50 euro.
Riserva de Scamandre, Route des Iscles Gallician, Vauvert, www.camarguegardoise.com, ingresso gratuito dalle 9 alle 18.

INDIRIZZI UTILI

Il parco regionale ha sede al Mas du Pont de Rousty, subito a sud di Arles.
Il sito internet è www.parc-camargue.fr.
Uffici del turismo Arles, Boulevard des Lices, www.arlestourisme.com.
Point-Saint-Louis, Quai Bonnardel, www.portsaintlouis-tourisme.fr
Saintes-Maries-de-la-Mer, 5 Avenue Van Gogh, www.saintesmaries.com.
Per informazioni generali sulla regione, www.camargue-turismo.it.
Itinerari e risorse sul territorio sono disponibili anche sul sito ufficiale dell’ente Nazionale Francese per il Turismo, it.france.fr.

 

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