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PleinAir | Viaggio

Ravenna (RA) - Emilia Romagna, Italia

La via del mosaico e altre storie

Testo e foto di Paolo Simoncelli | PleinAir 536

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Un particolare del mosaico dell’imperatrice
Teodora nella basilica di San Vitale, realizzato verso
il 540 dopo Cristo

11 marzo 2018

Capitale prima dell’Impero Romano d’Occidente e poi del regno ostrogoto, fin dal V secolo Ravenna si fregiò d’un prestigio mondiale espresso in somma pienezza nella realizzazione di edifici di culto arricchiti da straordinarie opere musive. Ma questi capolavori sono ben noti: e la città romagnola sa offrire molto di più a chi la visita curiosamente.

Il conte Lovatelli aveva una strana abitudine. Per dare il benvenuto alla primavera, il 21 marzo di ogni anno apriva il portone di casa in Via Mazzini 78 e andava a zonzo avvolto in un abito leggerissimo. Un anno capitò che ruggiva per le strade di Ravenna una bufera di neve. Chi si vedeva in giro batteva i denti, intabarrato nel cappotto. «Signor Conte – disse il maggiordomo – oggi nevica; vuole l’abito leggero?». «Certo – rispose lui – è il tempo che è pazzo, non io. Datemi l’abito leggero».
Il conte è volato in cielo da un pezzo, e raramente vedrete fiocchi di neve in questi giorni, piuttosto aria mite e frizzante; forse ci saranno i primi fiori viola sugli alberi accanto al mausoleo di Galla Placidia, le margherite intorno alla Rocca Brancaleone e ai mosaici contemporanei del Parco della Pace realizzati da Mimmo Paladino, Bruno Saetti, Margaret Coupe, Edda Mally. Oltre al conte Lovatelli, poeti, artisti, letterati e persino celebri psicoanalisti hanno calpestato il suolo di Ravenna, capitale dell’Impero Romano d’Occidente e culla del regno di Teodorico. Il re ostrogoto ne fece la propria roccaforte politico-culturale e una sorta di laboratorio architettonico, innalzando palazzi, basiliche, mausolei.
Sembra impossibile che tanto nobile passato abbia avuto origine da umili insediamenti su isolette lagunari approdate alla terraferma dopo imponenti lavori di bonifica. Si sviluppò così Ravenna, tassello dopo tassello, come i suoi mosaici bizantini arrivati intatti ai nostri giorni. Affollano ancora oggi antichi templi: otto siti iscritti nell’elenco dei patrimoni dell’Unesco in una città sola! E a un tiro di fionda l’uno dall’altro: a parte la basilica di Sant’Apollinare in Classe, infatti (non lontano dall’antico porto di Classe), con il mosaico nel catino absidale raffigurante il protovescovo che tra alberelli e pecore veglia sugli antichi sarcofagi, bastano brevi passeggiate nel centro storico per ammirare le meraviglie di questa città.

Mettendo insieme le tessere

Potete iniziare dalla basilica di San Vitale, innalzata nel VI secolo a pianta ottagonale, sede di stupendi mosaici tra cui quello famosissimi che raffigura l’imperatrice bizantina Teodora e lo sposo Giustiniano I. Esternamente sobrio, invece, l’adiacente mausoleo di Galla Placidia (V secolo) non fa presagire lo splendore delle decorazioni interne, una meraviglia di tessere colorate senza un centimetro di spazio libero: figure vegetali, colombe, cervi, apostoli e il cielo blu d’Oriente. Non dovete fare molta strada da qui per arrivare alla cappella paleocristiana di Sant’Andrea, innalzata alla fine del quinto secolo come risposta dell’episcopato cattolico al dominio dell’episcopato ariano. Vi sono conservati mosaici raffiguranti uccelli, santi, arcangeli e il grande Cristo guerriero che schiaccia la serpe e il leone, i simboli dell’eresia.
Una volta usciti, basta svoltare l’angolo per ritrovarsi al cospetto del Battistero Neoniano, tempietto del V secolo in cui al centro della cupola è illustrato il battesimo di Cristo, e nella corona esterna i dodici apostoli. È lo stesso tema che ritroverete nel Battistero degli Ariani, costruito pochi decenni più tardi: si trova nel quartiere che Teodorico aveva riservato al suo popolo, i Goti. Ne sono passati di secoli, eppure quel tempo sopravvive perfino nella toponomastica: Circonvallazione Rotonda dei Goti, per esempio, o Via Amalasunta.
Altro scrigno di inestimabili opere musive, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo è un tempio scandito da colonnati: gli episodi della vita di Gesù, e le vicende di martiri e profeti sembrano fluttuare a mezz’aria tra gli archi e il soffitto. Non siete molto lontani, qui, dalla chiesa di San Giovanni Evangelista, innalzata come ex voto da Galla Placidia nel V secolo e ampiamente rimaneggiata in seguito fino alla ricostruzione novecentesca seguita al bombardamento aereo che nel 1944 mandò in polvere i mosaici absidali e gli affreschi medioevali; si ammirano comunque frammenti del pavimento duecentesco e l’intatto portale romanico-gotico. Adiacente a Sant’Apollinare Nuovo si trova il cosiddetto Palazzo di Teodorico; più avanti la chiesa di Santa Maria in Porto, eretta fra il XVI e il XVIII secolo, dov’è venerata la scultura marmorea della Madonna Greca.
Nel contiguo chiostro abbaziale la cosiddetta Loggetta Lombardesca introduce al Museo d’Arte della città di Ravenna. La pinacoteca al piano superiore custodisce centinaia di opere a partire dal Trecento, mentre il pianterreno è consacrato a un’originale collezione di mosaici contemporanei: non mancano firme celebri come Marc Chagall e Renato Guttuso. Un’opera più di ogni altra attira però la nostra attenzione: la statua funebre di Guidarello Guidarelli, il condottiero ravennate morto nel 1501 e raffigurato pochi anni dopo da Tullio Lombardo sul cuscino di morte, con le mani incrociate sulla spada e un volto sofferente racchiuso nell’elmo.

Mosaici d’oggi, fantasmi di ieri

La storia del mosaico ravennate continua dunque anche ai nostri giorni. L’eredità è raccolta dai giovani che frequentano l’Accademia di Belle Arti, il Liceo Artistico Nervi Severini o laboratori artistici come quello di Marco Santi. Una bibliografia sterminata racconta la storia delle opere musive; pletore di studiosi hanno rivelato la magia dei piccoli tasselli colorati. Vederli dal vivo, però, lascia uno strano spaesamento. Tanto che, colpiti da una sorta di sindrome di Stendhal ravennate, potreste correre il rischio di individuare santi e imperatori d’Oriente nei cittadini del terzo millennio che leggono il giornale seduti al bar in Piazza del Popolo, dove una volta si teneva il mercato delle oche, o passeggiando lungo Via Cairoli con i suoi vecchi negozi. Proprio a Piazza del Popolo, di fronte al Comune che qui tutti chiamano “palazzo merlato”, svettano le due quattrocentesche colonne veneziane sormontate da Sant’Apollinare e San Vitale, i patroni di Ravenna. Date un’occhiata ai loro basamenti a gradoni: vi sono scolpite costellazioni, decorazioni floreali e araldiche.
Nella lista dell’Unesco che riguarda Ravenna c’è un solo monumento privo di mosaici: il Mausoleo di Teodorico, tempio in pietra d’Istria voluto nel 520 dallo stesso re perché ospitasse le sue spoglie mortali. Si tratta di una figura geometrica formata da una base decagonale su cui è inserita una struttura circolare a sua volta sovrastata da un monolito alto tre metri e con un diametro di dieci: secondo gli studiosi potrebbe pesare all’incirca 250 tonnellate! Al piano superiore l’ambiente funerario è spoglio e austero: mostra solo la possente vasca di porfido scarlatto dove, dopo essere stato colpito da una saetta divina mentre faceva il bagno, sarebbe stato sepolto Teodorico. Quanto al fantasma del re ostrogoto, pare che s’aggiri ancora in città. Lo si vede ogni tanto camminare a grandi passi lungo le navate delle basiliche. Scrisse Tommaso Nadiani nel 1921: “tutte le notti, quando corso Garibaldi è deserto, il fragore di un carro rimbomba sull’acciottolato e fa tremare le vetrate. È re Teodorico che rientra per Porta Serrata in Ravenna”.

Alle spalle dei riflettori

Oltre ai monumenti alla luce del sole, esiste nelle pieghe della città anche la Ravenna nascosta raccontata in un libro scritto più di trent’anni fa da Tino Dalla Valle e illustrato dalle fotografie di Franco Torre. Si riconoscono bene questi arcani luoghi perché trasudano una vaga energia vitale; certo è che andare a caccia di misteri di storia locale in una città ancora a misura d’uomo rasserena il corpo e lo spirito. Ci si sente a proprio agio nelle stradine interdette al traffico, grandi salotti frequentati da gente tranquilla. Pare che non fosse così in epoca rinascimentale, quando le vie assomigliavano a paludi: c’era fango ovunque e persino un cavallo faticava a passare. La città era tanto malridotta che il podestà della Repubblica di Venezia esentava dalle tasse chi decideva di venire a vivere a Ravenna. All’inizio del Seicento la situazione non era migliorata: “questa non è una città” scrisse il poeta Giovan Battista Marino. “Aria pestifera. Penuria di vitto. Vini pessimi. Acque infami. Gente poca e selvatica”. Qualche secolo dopo, invece, qualcosa doveva essere cambiato tanto che Sigmund Freud, arrivato nel 1896, scrisse che aveva trovato una città “ricca di piaceri”.
Sono tanti i segreti che conserva la Ravenna nascosta. Osservate i quattro pannelli con figure danzanti tra le finestre al secondo piano di casa Belelli in Via Corrado Ricci 14, i lunghi camini da fattucchiera di palazzo Corradini in Via Mariani, l’originale insegna ottocentesca della pasticceria Minzoni in Via Cairoli 27 e poi, in Piazza Kennedy, il seicentesco Palazzo Rasponi con le teste scolpite sulla facciata. Passate da casa Melandri, accanto all’antica torre comunale, con le tre arcate originali ornate da ghiere in terracotta; e poi il leone vampiro (una volta aveva lunghe zanne) sul portale dello stesso palazzo Lovatelli in Via Mazzini 78. Questo splendido stradone è stato trasformato in una sorta di via letteraria arricchita da pannelli che recano gli appunti di viaggio dei più illustri visitatori della città.
Nelle viscere di un palazzo in Via di Roma 67, non visitabile, c’è un antico cimitero di animali; nell’anonima casa di Via Salara 18, invece, il Leopardi fu ospite del marchese Antonio Cavalli nell’agosto 1826. Mandato “in missione” dal padre Monaldo, Giacomo cercò invano sotto il solleone d’agosto una ravennate da dare in sposa al fratello Carlo. Unico requisito: una robusta dote. Gira e rigira, il poeta trovò solo la contessa Pasolini che però portava solo diecimila scudi, e così non se ne fece nulla.

Poeti d’ogni epoca

A Ravenna c’è la anche tomba di Dante, che arrivò in città fra il 1318 e il 1319 e vi compose gli ultimi canti del Paradiso. È proprio qui accanto che svetta la millenaria basilica di San Francesco dove nel 1321 furono celebrate le esequie del Vate. Dell’antico luogo di culto resta la splendida cripta sommersa dove oltre a qualche pesciolino sembrano nuotare antichi mosaici subacquei.
Siete a pochi passi dalla Biblioteca Classense che oltre alla seicentesca libreria camaldolese conserva alcuni cimeli di George Gordon Byron. Il poeta inglese consumò a Ravenna una storia d’amore con Teresa Gamba, sposa dell’anziano conte Alessandro Guiccioli. Abitò insieme a lei in un palazzo di Via Cavour, nonostante s’aggirasse per i saloni il vegliardo marito, talmente intorpidito dalla pace dei sensi da sopportare il tradimento con dignitosa rassegnazione.

E ancora, fuori città

Prima di lasciare Ravenna visitate anche due istituzioni davvero poetiche: il Piccolo Museo di Bambole e altri Balocchi e La casa delle Marionette. Poi dirigetevi verso la vicina Sant’Alberto e prendete il traghettino azionato da un Caronte del terzo millennio che va tutto il giorno avanti e indietro per collegare le due sponde del Reno. Un viaggio fluviale di quaranta secondi vi proietterà in un universo popolato d’uccelli e di quiete, una miniatura di paesaggi immobili dove spuntano qualche diruta costruzione sul pelo dell’acqua, un minuscolo cimitero che ospita le spoglie di tre partigiani e una vecchia batana, la tipica costruzione locale che una volta dava rifugio ai barconi: il ritratto, forse, di come dove essere Ravenna all’inizio della sua storia.
Proseguendo lungo la stradina sull’argine, tra bagliori d’acqua e voli d’uccelli, arriverete all’area camper dell’agriturismo Prato Pozzo, al limite delle Valli di Comacchio. Facendo base in questo incontaminato angolo di mondo, potreste trascorrere le giornate esplorando la natura del territorio ravennate: l’oasi di Punta Alberete, il capanno Garibaldi, la foce del Bevano, l’antica pineta di San Vitale dove cavalcava lord Byron e quella di Classe. Fu sotto questi altissimi alberi che nel 1902 Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio, arrivati in città per una rappresentazione al Teatro Alighieri, trascorsero giorni di beato abbandono. Molti occhi li videro piroettare nudi sotto i pini marittimi; poi alla sera, accolti da applausi e ovazioni, s’agghindavano a festa per andare a teatro.

In pratica

DOVE SOSTARE

A Ravenna si può parcheggiare nell’area per camper illuminata e con carico e scarico d’acqua di Piazza Resistenza (dieci minuti a piedi dal centro, 2,55 euro al giorno) e in quelle di Piazza Fratelli Minardi (accanto al mausoleo di Teodorico) e di Via Teodorico, entrambe gratuite.
Area attrezzata Il Chioschetto, Viale Europa 85, tel. 335 8434266, cinque piazzole con elettricità, carico e scarico, illuminazione, recinzione e videosorveglianza. Camper più equipaggio 15 euro al giorno, se disponibile navetta gratuita per il centro (2,5 chilometri).
Area attrezzata Ancora Blu, Via Giuseppe Guizzetti, località Porto Corsini, tel. 0544 446398 o 338 4712961, www.portocorsini.info. Aperta da marzo a ottobre. sconto 10%
Agriturismo Prato Pozzo, Via Martinella Rotta 34, Anita di Argenta (FE), tel. 0532 801058, www.pratopozzo.com. A 1,5 km dal traghetto di Sant’Alberto, agricampeggio con piazzole erbose dotate di camper service ed elettricità: sosta 5 euro (gratuita per chi consuma un pasto al ristorante), adulti 5 euro, bambini 3 euro.
Agricampeggio Bio Camping, Via Montebello 12, tel. 333 2248499, www.bio-camping.com. Aperto dal 15 marzo al 5 novembre. sconto 10% sulla sosta eccetto agosto

COSA VISITARE

Tutte le informazioni per la visita dei monumenti storici sono disponibili sul sito di Ravenna Turismo e Cultura (www.turismo.ra.it), dove è possibile scaricare gratuitamente dettagliate mappe della città e della provincia nonché numerosi opuscoli informativi sui siti Unesco, sui musei, sulle curiosità, gli itinerari ciclabili urbani ed extraurbani e tutti gli eventi in programma.
Dal 1° marzo al 15 giugno, biglietto unico per le basiliche di Sant’Apollinare Nuovo e San Vitale, Battistero Neoniano e Museo Arcivescovile (cappella di Sant’Andrea) 9,50 euro con validità sette giorni (www.ravennamosaici.it). Il MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna si trova all’interno del complesso monumentale della Loggetta Lombardesca, il monastero cinquecentesco dell’adiacente abbazia di Santa Maria in Porto. Si segnala che fino al 31 marzo la Collezione Antica della Pinacoteca non sarà visitabile per riallestimento (Via di Roma 13, tel. 0544 482477 o 0544 482356, www.mar.ra.it).
Il Parco Archeologico di Classe riaprirà 1° aprile, tutti i giorni dalle 10 alle 18.30 (Via Marabina 7, Ravenna, tel. 0544 478100, www.parcoarcheologicodiclasse.it, www.ravennantica.it).
Nel mese di ottobre avrà luogo l’importante manifestazione biennale Ravenna Mosaico (www.ravennamosaico.it).

 INDIRIZZI UTILI

 I.A.T. Ravenna, Piazza San Francesco 7, tel. 0544 35755. Aperto da lunedì a sabato dalle 8.30 alle 18, festivi dalle 10 alle 16.
I.A.T. Teodorico, Via delle Industrie 14, tel. 0544 451539. Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 15.30.
Info Point Classe, Via Romea Sud 226, tel. 0544 473661. Aperto nei finesettimana e nei giorni festivi dalle 9.30 alle 12.30.

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