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PleinAir | Viaggio

CHIAVENNA (SO) - Lombardia, Italia

La prima settimana bianca

Testo di Federica Botta • Foto di Alessandro De Rossi | PleinAir 535

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A breve distanza da Madesimo, la facile passeggiata con le racchette da neve sull’Altopiano degli Andossi offre ampie vedute sulle vette della Valle Spluga

4 marzo 2018

Percorsa fin dall’antichità da commercianti di tutta Europa e apprezzata fin dal XIX secolo come rigenerante stazione di villeggiatura, la Valle Spluga si spinge in un’area montana di straordinaria bellezza. Perciò, con le parole di Giosuè Carducci, possiamo dire che vi conduciamo dove “scintillan le nevate alpi in sembiante d’anime umane da l’amor percosse”.

Era il 1911 quando il Touring Club di Milano organizzò la “prima carovana italiana di turismo invernale allo Spluga”, cioè l’antenata della settimana bianca, abbinando alle dimostrazioni pratiche del neonato sci una serie di gare di sport allora agli albori, dal pattinaggio al trampolino. Nel Museo della Via Spluga e della Val San Giacomo di Campodolcino si possono sbirciare foto e pagine di giornale che raccontano l’evento memorabile, assieme ad attrezzature d’epoca e a mille curiosità sulla nascita della passione invernale per eccellenza, dall’abbigliamento delle signore alle bevande che andavano per la maggiore nei primi après-ski della storia.

Non fu un caso se il Touring Club scelse Madesimo e il Passo dello Spluga per il primo esperimento di turismo sulla neve. Già nel 1850, con l’apertura di due alberghi termali e di un casinò, la località dell’Alta Valchiavenna si era trasformata in una stazione di villeggiatura estiva che Giosuè Carducci amò tanto da dedicarle persino un’ode. Il passaggio di viandanti e l’ospitalità nelle locande avevano origini molto più antiche. Il Passo Spluga è uno storico collegamento tra la Pianura Padana e i territori d’Oltralpe: in un’interessante carrellata, al Museo si scopre che da qui passarono un’infinità di personaggi famo­si. Alla prima descrizione del poeta romano Claudiano, che racconta nel De Bello Gothico il viaggio del generale Stilicone verso la Rezia, si aggiunge Erasmo da Rotterdam che quassù ottenne l’ispirazione per l’Elogio della follia; nel Codice Atlan­tico Leonardo da Vinci descrive il passo – con la veduta di impressionanti montagne, cascate, boschi e animali selvatici, ma anche la presenza di locande e osterie – e Albert Einstein lo attraversò a piedi viaggiando da Milano all’università dove doveva tenere lezione in Svizzera per “unire al gradito dovere un bel piacere”. E ancora Friedrich Engels – che descrisse la sua emozione in una lettera appassionata – e Hans Christian Andersen, Michail Bakunin e Arthur Conan Doyle, che qui ambientò una delle storie di Sherlock Holmes. E poi tanti ar­tisti che rappresentarono il valico e le vette in decine di lavori talvolta riuniti in vere e proprie guide illustrate, quasi fossero moderni photo blog di viaggio.

Continuando a passeggiare nel museo scopriamo gli antichi mestieri della valle. I someggiatori noleggiavano animali per trasportare i pesi: la maggior parte disponeva di asini e muli, i più ricchi affittavano buoi e cavalli per il cambio dei carri, qualcuno si era specializzato nel tra­sporto lungo il fiume; i più poveri non potevano offrire altro che le loro spalle. In quasi tutte le famiglie c’era un grapat, un distillatore di vinaccia che recuperava le uve da Chiavenna e si occupava di distillare la grappa. E poi c’erano i cavatori: sin dall’epoca romana la Valchiavenna era nota per la pietra ollare.

Qualche chilometro a valle del museo facciamo visita a uno degli ultimi scalpellini rimasti a Prosto di Piuro. Il laboratorio è affollato di sculture, maschere, tegami, orci, stufe, monili, sedie, tavoli, lampade… tutto realizzato con la caratteristica pietra verde locale. La lavorazione di questa roccia iniziò sulle Alpi Retiche ben quattromila anni fa, come sembrerebbero dimostrare alcuni ritrovamenti sul Pian dei Cavalli di Madesimo. Intorno al primo millennio avanti Cristo si iniziò a sfruttarla per realizzare contenitori che si credevano capaci di assorbire il veleno, impedire la degradazione del cibo e purificare l’acqua, tanto che la polvere di questa pietra fu considerata disinfettante ancora all’inizio del secolo scorso. In epoca romana l’uso della pietra per realizzare suppellettili era talmente diffuso da riscriverne persino il nome: ollare, cioè che contiene l’olio. Grazie alla Via Spluga il commercio di vasellame raggiunse le più remote località dell’impero, e grazie al perfezionamento delle tecniche di lavorazione in pieno Medioevo erano attive più di quattrocento botteghe artigiane solo nella valle. Negli anni Cinquanta del secolo scorso la maggior parte delle cave fu chiusa, con il rischio di perdere l’esperienza di un mestiere millenario: una decina d’anni fa Roberto Lucchinetti si decise a recuperare la tradizione offrendo nel suo atelier-museo non solo il vasellame clas­sico, ma anche curiose sculture che rimandano al periodo preistorico e le sue eleganti “pigne”, particolari stufe di pietra che riscaldano per irraggiamento.

Giusto a fianco della pittoresca bottega, il profumo ci guida verso un’altra specialità della valle: il biscotto di Prosto. Da almeno un secolo in un mulino seicentesco si tutela la ricetta del frollino prodotto con burro d’alpeggio e senza aggiunta di uova. È solo una delle molte specialità di questa valle – famosa per il galletto della pubblicità – che alla bresaola e ai pizzoccheri, tipici del territorio, aggiunge a Chiavenna una curiosa specialità: è il violino di capra, uno dei più antichi presidi Slow Food d’Italia, che Aldo ed Enrico Del Curto, tra i fondatori del movimento del man­giare bene, realizzano ancora rigorosamente a mano nella loro macelleria. Anche solo vederli affettare un assaggio del pregiato prosciutto è uno spettacolo per gli occhi e per il cuore; come violinisti, appoggiano il cosciotto sotto il mento e sfilano una fetta sottile dal sapore sublime. Come una sonata di Paganini, non si può ripetere altrove.

Il paese è rinomato per i crotti, grotte naturali utiliz­zate in passato per la produzione e la conservazione di salumi, formaggi e vino. Oggi le sale d’ingresso alle cavità sono state trasformate in locande e botteghe; per visitare le caverne vere e proprie bisogna rivolgersi ai proprietari. L’antica Clavenna, importante snodo commerciale, crebbe prima in età imperiale e poi durante il Medioevo grazie al commercio di vino e altri prodotti della pianura, tanto che il territorio si arricchì di importanti architetture nobiliari. La più famosa è il Palazzo Vertemate Franchi, posto fuori dal centro verso Piusto, dotato di pregevoli interni dipinti e soffitti a cassettoni intarsiati, purtroppo chiuso alle visite nel periodo invernale.

Sempre a Chiavenna e anch’esso chiuso nella stagione fredda, meriterebbe una visita il bel museo interattivo del Molino Moro, mentre è invece aperta e accessibile l’im­pressionante chiesa collegiata dove si ammirano l’ampio portico, la fonte battesimale – a cui si accede dal chiostro – e l’annesso Museo del Tesoro.

La Valle Spluga

L’antica Valle di San Giacomo, oggi nota come Valle Spluga, inizia a Chiavenna, al termine dell’omonima valle. Salendo sulla strada statale 36 del Passo dello Spluga si raggiunge Campodolcino, dove è aperto tutto l’anno il museo dedicato alla Via Spluga di cui abbiamo scritto in apertura del servizio. È allestito all’interno del palazz, l’antica dimora signorile del 1600 donata dall’abate Foppoli nel 1786 alla comunità per uso civico; ospitò anche la scuola delle piccole arti di San Luigi Guanella, che nacque ed operò proprio in questa valle.

Già da Campodolcino, a nord del paese, parte un impianto di risalita che consente il collegamento con il bell’altopiano assolato di Motta, su cui si erge una grande statua della Madonna.

Ancora qualche tornante verso il Passo e s’incontra il bivio per Madesimo, frazione ideale per il pernottamento in camper, con i suoi quattro impianti di risalita. Da novembre a marzo la strada per il passo è interrotta poco dopo il bivio per Isola, non tanto per l’accumulo di neve sul tracciato quanto per il rischio di slavine presente specialmente nei pressi di alcuni tornanti. In condizioni ottimali, quando la possibilità che si creino valanghe è di bassa rilevanza, può essere un’ottima camminata anche senza ciaspole. Risulta invece particolarmente affascinante nei giorni di grande freddo la cosiddetta passeggiata delle cascate, che parte qualche tornante prima di arrivare a Madesimo (giusto pri­ma della galleria), e segue la strada asfaltata che si affaccia sul lago, coperta con il gelo di pinnacoli e torri ghiacciate.

Con le ciaspole verso il Monte Spluga

La partenza del percorso è proprio in paese, seguendo le indicazioni per la passeggiata dell’Altopiano degli Andossi che si può com­piere anche senza racchette da neve (segnaletica marrone turistica). Arrivati piuttosto avanti lungo il corso d’acqua, si incontrano poi alcune paline – bastoncini – verdi che non seguono né la strada né la pista delle motoslitte, ma salgono ripide verso alcune case: è un tratto da percorrere su neve fresca, talvolta battuta dal passaggio di altri camminatori ma non dal gatto delle nevi. Alle prime case si può scegliere di abbandonare il percorso palinato per ciaspole, che discende presto verso valle, per salire ancora verso le abitazioni più elevate e il Rifugio Maitardi, all’apice dell’altopiano. Ad alcune decine di metri di dislivello si raggiunge la prima croce di legno, innalzata nel 1997; da qui si prosegue ancora fuori dalla pista battuta sino alle ultime case a destra, oltre il rifugio.

Quando il paesaggio si apre sullo splendido panorama del Monte Spluga si deve purtroppo utilizzare come orien­tamento la pista delle motoslitte; un circo da cui si rimane lontani, ma che crea ugualmente un disturbo acustico non indifferente in particolare nei giorni di massima affluenza. Si rimane in quota sull’altopiano sino a una torretta elettrica da cui si sale molto ripidi fino alla sella. In alternativa, per una salita più dolce, si può seguire la pista di moto-sci fino al punto più elevato e una volta trovati in prossimità di un grosso masso svoltare a sinistra per guadagnare an­cora quota. La cima del Monte Spluga è ancora oltre, non chiaramente riconoscibile tra le varie collinette di fronte; ma il panorama è assicurato su tutti i lati.

In pratica

COME ARRIVARE
Chiavenna dista 130 chilometri da Milano: è indispensabile considerare il traffico sulla stra­da a scorrimento veloce del Lago di Como, che in particolare nei giorni di punta può arri­vare a bloccare la circolazione. È possibile ar­rivare anche da Sondrio e dalla Valtellina, via Morbegno, con sessanta chilometri di strada di montagna, che richiedono circa un'ora.

DOVE SOSTARE
Campodolcino Campodolcino Camping, Via per Starleggia 2, tel. 0343 50097, www.campodolcinocamping.it. Becampeggio a 1.000 metri d'altitudine, con offerte di sosta cam­per più tre persone tutto compreso a partire da 25 euro (eccetto i periodi festivi).
Chiavenna Area attrezzata con camper ser­vice e acqua in Piazzale Leonardo da Vinci. Tranquilla sistemazione gratuita appena fuori al centro, vicino ai supermercati, al campo sportivo e al parco giochi.
Madesimo Punto sosta – posteggio auto­rizzato non attrezzato, gratuito – nell’ultimo parcheggio della salita, su Via Emet, silenzio­so e tranquillo. È vietato l'utilizzo di genera­tori non silenziati.
Piuro Camping Acquafraggia, Via Sant'Ab­bondio 1/b, tel. 0343 36755, www.campingacquafraggia.com. Campeggio immerso nel verde, vicino alle cascate, gestito dalla guida alpina Guido Lisignoli. Aperto dal 1° febbraio al 15 novembre.

COSA VISITARE
Campodolcino Mu.Vi.S., Museo della Via Spluga e della Val San Giacomo, Palazz - Fra­zione Corti, tel. 0343 50628, www.museoviaspluga.it. Aperto dalle 9.30 alle 12.30, sabato anche dalle 16 alle 18.
Chiavenna Museo del Tesoro della collegia­ta di San Lorenzo, tel. 0343 37152. Aperto fino al 28 febbraio da martedì a venerdì dal­le 14 alle 16, sabato dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16, domenica dalle 14 alle 17; dal 1° marzo da martedì a domenica dalle 15 alle 18, sabato anche dalle 10 alle 12.

BOTTEGHE TIPICHE
Chiavenna Macelleria De Curto (violino di capra e bresaola), Via Francesco Dolzino 129, tel. 0343 32313. Aperta dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19; chiusa domenica e lunedì pomeriggio.
Prosto di Piuro Atelier-museo di Roberto Lucchinetti, Via della Chiesa 5, tel. 0343 35905, www.pietraollare.com. Aperto dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19, ma tele­fonare per conferma nel periodo invernale.
Biscottificio e pasticceria Del Curto Simonetta, Via della Chiesa 3, Prosto di Piuro, tel. 0343 32733, www.biscottinidiprosto.it. Aperto dal­le 8.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17; chiuso domenica pomeriggio e lunedì pomeriggio.

NOLEGGIO ATTREZZATURA
Madesimo Deghi Sport, Via Emet 2, vici­no al Campo Scuola Arlecchino, tel. 0343 53372, www.deghisport.it. Aperto dalle 8.10 alle 19.30.

INDIRIZZI UTILI
Chiavenna Consorzio Turistico Valchiaven­na, Piazza Caduti per la Libertà, tel. 0343 37485, www.valchiavenna.com.
Madesimo Ufficio Turistico di Madesimo, Via delle Scuole 12, tel. 0343 53015, www.madesimo.eu.

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