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PleinAir | Viaggio

, Giordania

La prima Petra


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5 giugno 2009

Dai templi di Petra nascosti nelle pieghe della roccia ai castelli dei califfi Omayyadi, dalle rovine romane di Jerash al Monte Nebo che, secondo la tradizione, ospita la tomba di Mosè. Estesa poco meno di un terzo dell’Italia, la Giordania accoglie in sé le radici della cultura mediterranea, tracce degli Assiri, degli Egizi, dei Babilonesi, dei Greci, dei Romani, degli Arabi. Alle vestigia del passato si mescolano inaspettate oasi protette abitate da stambecchi, orici e reems, le gazzelle arabe, per non dire di quella meraviglia della natura che è il Mar Morto, con le sue acque curative sature di sali preziosi. Uno scenario antico e splendido, che costituisce un richiamo irresistibile per il viaggiatore autentico.

Verso la capitale
Poche decine di chilometri separano la frontiera con la Siria da Jerash o Gerasa, sulle colline settentrionali di Gilead. La scoperta del paese può iniziare proprio con la visita di questo sito archeologico, soprannominato la Pompei d’Oriente per l’abbondanza e la varietà di reperti archeologici. Divenuta grandiosa e prospera durante l’occupazione romana, Jerash fece parte della Decapolis, una potente confederazione di dieci città greco-romane legate da significativi interessi commerciali. Oltrepassato il poderoso Arco di Trionfo, eretto nell’anno 129 in onore dell’Imperatore Adriano, si scoprono i templi di Zeus e di Artemide, la piazza ovale, i lunghi colonnati e i due teatri dall’acustica eccezionale. Qui ogni estate, a cavallo tra luglio e agosto, si tiene il Jerash Festival: due settimane di concerti, danze, folklore e spettacoli con artisti provenienti da ogni parte del mondo.
I segni del dominio romano sono evidenti anche ad Amman, la capitale, che si trova una quarantina di chilometri più a sud. L’antica Filadelfia, un tempo estesa su sette colli come Roma, oggi ha quasi triplicato la sua superficie, come mostrano gli innumerevoli palazzi di pietra abitati da circa 3 milioni di persone. Oltre al teatro romano del II secolo, meritano una visita la cittadella (antica sede della biblica Rabath Ammon, capitale del regno degli Ammoniti nel 1200 a.C.), il tempio di Ercole e la recente moschea del re Abdullah, oltre al National Archaeological Museum di fronte al quale si trovano buone possibilità di parcheggio. Da notare che spostarsi con un veicolo privato all’interno della città non è semplice, soprattutto perché non sempre i nomi delle vie corrispondono a quelli usati abitualmente. Una passeggiata in centro permetterà di scoprire le botteghe delle spezie, i negozi di gioielli tradizionali, le fumerie e i bar dove gli uomini s’incontrano per bere il tè e per giocare a backgammon o a scacchi, ma non mancano vie dall’aspetto più moderno con alberghi eleganti, ristoranti raffinati e negozi alla moda.

Fortezze dell’est
Meritano a questo punto una lunga deviazione alcuni singolari castelli, perlopiù voluti dai califfi della prima dinastia omayyade tra il VII e l’VIII secolo. Per raggiungerli (a meno di non servirsi delle gite organizzate che durano una giornata, con partenza dalla città) bisogna uscire da Amman e imboccare la Highway 40 diretta ad oriente: dopo circa 60 chilometri, sulla destra, si giunge in vista del primo di essi, il Qasar al Harrana. Questa poderosa fortezza a base quadrata, che secondo alcuni non fu costruita a scopi militari bensì per fungere da caravanserraglio, si articola su due piani e comprende quattro torri angolari.
Continuando lungo la strada principale, dopo pochi chilometri s’incontra il castello di Amra, eretto nel 711 dal califfo Valid I. Dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, conserva preziosi affreschi raffiguranti scene di vita quotidiana, danzatori, donne, bambini e, tra le opere più interessanti, la volta celeste dipinta sul soffitto del calidarium.
Continuando verso est lungo la strada 40 si arriva ad Azraq, con l’omonimo castello di basalto e una preziosa area umida con paludi che sino a cinquant’anni fa si estendevano per circa 10 chilometri quadrati, oggi ridottisi drammaticamente a causa di prelievi eccessivi. Negli ultimi anni, fortunatamente, sono stati avviati dei progetti per tutelare e riportare in vita l’oasi naturalistica, che rappresenta un importante punto di transito per varie specie di uccelli migratori in viaggio tra il Medio Oriente e l’Africa.
Dodici chilometri a sud di Azraq vale una tappa anche la riserva naturale di Shaumari, istituita nel 1975 per reintrodurre nella regione animali a rischio di estinzione (come gli orici, sorta di antilopi di grandi dimensioni), e popolata da struzzi dal collo blu, gazzelle e onagri.

Dal monte al mare
Dalla capitale il viaggio riprende brevemente verso sud lungo la statale 35 fino a Madaba. Abitata da almeno quattromilacinquecento anni, la città è famosa per i suoi mosaici il più celebre dei quali, nella chiesa ortodossa di San Giorgio, è datato intorno al 560 e raffigura una mappa bizantina di Gerusalemme e di altri luoghi biblici: un’opera grandiosa, originariamente composta da più di due milioni di tessere. Da non perdere inoltre la visita dell’Archaeological Park, con le chiese dedicate alla Vergine e al profeta Elia e la Sala d’Ippolito.
Dal Visitor Centre di Madaba si imbocca la Palestine Street e si seguono le indicazioni per Siyagha, il Monte Nebo, situato circa 10 chilometri ad ovest. Secondo la tradizione, in questo luogo morì e fu sepolto Mosè, e all’interno della chiesa dedicata al profeta si possono ammirare splendidi mosaici con scene di caccia, mentre dall’esterno lo sguardo si spinge fino al Mar Morto e a Gerusalemme.
Dal Monte Nebo una secondaria molto panoramica ma anche assai tortuosa raggiunge la strada 65, che scende verso il Mar Morto per costeggiarne la sponda orientale. Il grande lago salato, che colma una depressione a 400 metri sotto il livello del mare, è lungo più di 70 chilometri e largo 15. Oggi schiere di turisti si concedono un bagno rilassante e rigenerante nelle sue acque sature di sali minerali: il calcio pulisce la pelle dalle impurità, il bromo rilassa, il magnesio ha un effetto antiallergico, mentre i fanghi neri sono indicati per curare la psoriasi, l’acne e molte altre affezioni della pelle.
Imbocchiamo ora la statale 65 in direzione di Aqaba fino al Mujib Bridge, circa 30 chilometri a sud di Suwayma. Qui si incontrano le indicazioni per la riserva naturale di Mujib, che offre un approdo nel campeggio annesso. Queste brulle montagne sono ancora abitate dallo stambecco della Nubia, una specie di ungulato a rischio di estinzione che qui è protagonista di un progetto di tutela e ripopolamento. Accompagnati da guide locali si possono effettuare molte escursioni di varia lunghezza e difficoltà: la più famosa, che richiede diverse ore di cammino ed è riservata agli escursionisti allenati, s’insinua negli affascinanti meandri del Mujib Canyon.
Da consigliare agli amanti del trekking anche la riserva naturale di Dana che si raggiunge percorrendo la statale 65 fino a Potash City, deviando sulla 50 fino ad Al Karak e poi continuando verso sud lungo la 35. Dopo l’abitato di Tafila s’incontra sulla destra la deviazione per il Tower Centre e il Dana Camp (ma quest’ultimo accoglie esclusivamente ospiti in tenda e si raggiunge solo con un apposito bus navetta dal parcheggio). Punto di partenza per le escursioni è il villaggio di Dana, del XV secolo, con le sue case di pietra, i soffitti a volte e le terrazze da cui si offre una vista strepitosa. Qui sorgono anche il centro visitatori e la sede amministrativa dell’area protetta, che si estende per ben 300 chilometri quadrati e comprende aree con ambienti e caratteristiche climatiche completamente diverse, dal deserto alla macchia mediterranea. Nella riserva sono state censite circa duecento specie di uccelli e trentasette di mammiferi, tra i quali gazzelle di montagna, stambecchi, volpi e lupi. I percorsi praticabili a piedi si spingono sui monti del Rummana o sugli altopiani del Wadi Dana, tra gole profonde e rocce dai mille colori.

La città nella roccia
Il viaggio riprende verso sud, lungo la statale 35 diretta a Petra. Un profondo e angusto canyon penetra nel cuore dei Monti Sharah, le pareti della gola sembrano toccarsi, il sole scompare dietro le quinte di roccia rosata e poi all’improvviso il siq si apre e mostra in tutta la sua maestosità la facciata di Al-Khazneh, il Tesoro del Faraone, un imponente monumento funerario scavato nella roccia che, leggenda vuole, ospiterebbe la refurtiva di un gruppo di pirati. Quando passa il sole i colori della terra e della roccia cambiano incessantemente offrendo le loro mille sfumature. Anche l’ombra, qui, è una forma di colore annota lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun. Petra, con i suoi monumenti che paiono come strappati all’arenaria, stupisce per l’imponenza delle costruzione, per la pietra che dal rosso sfuma al rosa e all’arancio, per il mistero che continua ad avvolgere questo territorio abitato da tempi immemorabili (a nord della città sono stati portati alla luce i resti di un villaggio neolitico).
Anch’essa dichiarata patrimonio Unesco, Petra fu fondata dai Nabatei, un popolo nomade proveniente dall’Arabia occidentale che visse nella Giordania meridionale più di due millenni fa. Pastori ma anche razziatori, una volta stabilitisi a Petra imposero alle carovane, in cambio di protezione, onerosi dazi sui loro carichi di pelli, spezie e incenso. Divenuti ricchi e potenti, scavarono nella roccia tombe, altari, magazzini, necropoli straordinarie, ma durante l’impero di Traiano, nell’anno 106, vennero invasi e sottomessi dai Romani. Successivamente l’alternarsi di diverse dominazioni ma anche cause naturali, fra cui vari terremoti, portarono alla sua decadenza, e in Occidente se ne perse la memoria finché, all’inizio dell’800, l’esploratore ed etnografo svizzero Johann Ludwig Burckhardt convinse una guida locale a condurlo alla città perduta . Il sito archeologico è veramente vasto e richiede almeno un giorno per una prima visita, pernottando nel parcheggio adiacente all’ingresso della zona archeologica.
Petra è il punto di svolta da cui riprenderemo la via del rientro. Lasciamo al nostro prossimo viaggio – perché ce ne sarà almeno un altro in questo piccolo, meraviglioso paese – le mete dell’estremo sud, Aqaba, il Mar Rosso e il Wadi Rum, il deserto che Lawrence d’Arabia definì “vasto, echeggiante e divino”, come le mille storie della Giordania.

PleinAir 431 – giugno 2008

In pratica

COME ARRIVARE
In estrema sintesi, il viaggio dall'Italia passa per la Grecia (sbarco in traghetto a Igoumenitsa, Salonicco, Alessandropoli), la Turchia (Istanbul, Izmir, Antalya) e la Siria (Aleppo, Damasco), coprendo circa 3.000 chilometri sino al confine con la Giordania.

QUANDO ANDARE
Il clima è sostanzialmente mite dall'autunno alla primavera, con temperature diurne intorno a 7°C d'inverno, mentre d'estate si possono raggiungere e superare i 45°C. I mesi più indicati sono quelli da marzo a maggio e da settembre a novembre.

DOCUMENTI E ASSISTENZA SANITARIA

Necessario il passaporto con almeno sei mesi residui di validità e due pagine libere per i timbri. Il visto per la Giordania si può richiedere all'ambasciata di Roma (Via Giuseppe Marchi 1/B, tel. 06 86205303), al consolato di Milano (Via Fieno 3, tel. 02 8692903) o direttamente al confine, fatta eccezione per la frontiera del King Hussein Bridge sul fiume Giordano. Il visto costa 31,50 euro, è valido per sei mesi e consente più ingressi; quello turistico rilasciato in frontiera e anche all'aeroporto di Amman è più economico, ma ha minor durata ed è valido soltanto per un'entrata e un'uscita. L'ambasciata italiana ad Amman si trova al 5/7 di Hafiz Ibrahim Street Jabal al-Weibdeh (tel. 00962/6/4638185). Per informazioni sul visto per la Siria rivolgersi al Consolato della Repubblica Araba di Siria a Roma (Piazza d'Aracoeli 1, tel. 06 6749801, aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14.30). Fondamentale ricordare che il visto siriano dev'essere valido per due ingressi nel paese - cioè dalla Turchia all'andata e dalla Giordania al ritorno - e il passaporto non deve contenere il visto di Israele. L'ingresso singolo è valido tre mesi e costa 17 euro, quello multiplo è valido sei mesi e consta 23 euro. Per l'ingresso in Giordania e in Siria, se si viaggia via terra, oltre al visto sono inoltre necessari il versamento di una tassa e la stipula di un'assicurazione temporanea per il veicolo e per il conducente, entrambe da fare in frontiera (il proprietario del veicolo deve guidare o essere all'interno dello stesso, altrimenti bisogna esibire una delega scritta). E' preferibile avere il libretto di circolazione internazionale e la patente internazionale. Altri esborsi, in Siria come in Giordania, consistono in una sovrattassa richiesta sia per i mezzi a benzina che per quelli diesel, quest'ultima molto più costosa. La frontiera siriana ha due punti aperti 24 ore su 24, Nasib-Jabir e Der'a Ramtha, quest'ultima di immediato accesso al nostro itinerario. Per l'assistenza sanitaria è opportuno sottoscrivere una polizza completa prima della partenza. Non è richiesta alcuna vaccinazione, ma è consigliata la profilassi contro l'epatite A.

LINGUA
La lingua ufficiale è l'arabo. Nelle località turistiche molti parlano inglese, pochissimi l'italiano.

VALUTA
Un dinaro giordano (JOD, comunemente chiamato gi-di) è diviso in 1.000 fil e vale circa 90 centesimi di euro (cambio al maggio 2008). Le carte di credito sono accettate nei principali alberghi, ristoranti e negozi.

FUSO ORARIO
Due ore in più rispetto all'Italia, una in più quando da noi è in vigore l'ora legale.

TELEFONO

Dall'Italia alla Giordania il prefisso internazionale è lo 00962, seguito dal prefisso locale (senza lo 0) e dal numero dell'utente. Dalla Giordania all'Italia il prefisso è lo 0039, seguito dal numero telefonico comprensivo di prefisso.

SICUREZZA
Secondo gli avvertimenti inseriti sul portale del nostro Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con l'ACI (www.viaggiaresicuri.mae.aci.it), lo stato di tensione nell'area mediorientale rende la Giordania un paese potenzialmente a rischio, ma lo stesso vale per molte altre nazioni. Nel nostro viaggio noi non abbiamo incontrato alcun problema osservando le cautele usuali.

DOVE SOSTARE
Molti camping giordani sono in realtà dei villaggi di tende in affitto (ciò capita ad esempio in varie riserve naturali) e non sempre sono aperti tutto l'anno. La lista ufficiale e aggiornata delle strutture si può richiedere all'ente del turismo. Per la sosta e il pernottamento, oltre agli spunti forniti nel testo, conviene appoggiarsi a parcheggi custoditi e, in caso di dubbio, rivolgersi alle forze dell'ordine che potranno indicare una sistemazione adeguata.

GUIDE E CARTE
Oltre alla guida Giordania della EDT-Lonely Planet, uscita nel 2006, da pochi mesi in libreria c'è Giordania. Amman, Petra, Jerash, la Strada dei Re, il Giordano, il Mar Morto del Touring Club Italiano. Interessante il volume fotografico Giordania, paese di deserti, castelli e profeti di Nino Gorio, edito da White Star. In scala 1:2.000.000 la mappa Asia Minore dello Studio FMB, ma in loco si possono trovare carte più dettagliate.

INDIRIZZI UTILI
Visit Jordan, Corso Marconi 33, 10125 Torino, Numero Verde 800-339198, http://it.visitjordan.com (in italiano).

L'IDEA IN PIU'
Altri itinerari in Medio Oriente e paesi limitrofi sono apparsi in vari numeri di PleinAir: l'Egitto nel 424, la Turchia nei nn. 394, 403 e 416. Per la Giordania e la Siria si deve risalire al n. 320, del marzo 1999.

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