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PleinAir | Viaggio

Viareggio - Toscana, Italia

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20 dicembre 2003

E’ nato il 25 febbraio 1873 alle ore 14 con una sfilata di carrozze organizzata da un gruppo di esuberanti giovani del Regio Casino il Carnevale di Viareggio, i cui carri sono leggendari, frutto di esperienza, tecnica, mesi di lavoro. Nessuno meglio del costruttore che ha il progetto nella mente può intuire come sarà il carro al termine dei lavori. La prova generale rimane il giorno del primo corso, quando sfilando per la città questi si renderà conto se ha indovinato tutto oppure no. Noi invece siamo andati a curiosare quando i lavori erano in pieno fermento. Era il momento di transizione tra lo smontaggio del vecchio carro e le prime armature in ferro di quello nuovo.
Venire a dare un’occhiata è un’esperienza da non perdere. Respirare le atmosfere che precedono la creazione di una maschera di cartapesta è qualcosa che fa bene al cuore, soprattutto se si avverte nell’aria la mediazione quotidiana tra le tecniche di lavoro e le risorse individuali dei costruttori. Fellini ci veniva spesso a Viareggio, soprattutto nell’hangar del vecchio Arnaldo Galli, una volta con l’intento di farsi fare un carro per il film Casanova. Erano i giorni in cui cercava disperatamente una polena, la prua a forma di sirena delle navi antiche che sporgeva sul bompresso e che nessuno gli costruiva. Restava ore e ore a guardare, in questo piccolo antro delle meraviglie dove tutto si crea e si distrugge, come nei vulcani.
Tornando alle complicate fasi di lavorazione, raggiunta la modellatura che si desidera, la creta viene sezionata con lamine in ferro per creare la scomposizione della figura, poi schizzata con sapone e gesso scagliola, quello che usano anche le fonderie. La tela di iuta si fonde col gesso schizzato compattandosi in una camicia contenitrice armata poi col ferro e successivamente aggiustata con la creta che si rapprenderà sull’armatura stessa. Quando vengono tolte le lamine si creano i vuoti d’aria e si ottiene così il negativo dal positivo in creta. Il negativo servirà per calcare la carta con colla di farina. Come dice Gionata Francesconi, carrista di prima categoria e amico carissimo del leggendario defunto costruttore Giovanni Morescalchi, “la cartapesta si fa con la sincerità della farina e le bugie dei giornali”.
Morescalchi, morto nel 1987, abile scultore e carrista per necessità e poi per amore, se fosse vivo festeggerebbe il Carnevale con uno dei suoi famosi carri, agghindato coi mascheroni simili a quelli esposti a Detroit (dove c’è addirittura un piccolo museo a lui dedicato) che affascinarono persino Walt Disney.
Il tema dei carri è da sempre il più disparato ma la satira politica è il cavallo di Troia che apre varchi universali consentendo al Carnevale un più ampio respiro, facilmente interpretabile da tutti. Uno dei primi a tirarla fuori fu Silvano Avanzini, da poco scomparso, con un famoso carro di molti anni fa nel quale campeggiavano i grandi della storia, De Gaulle, Kruscev, Kennedy, che gli fece guadagnare addirittura le pagine del New York Times. Prima di allora i temi erano legati al mondo fantastico delle illusioni e delle meraviglie.
Tra i costruttori viareggini c’è anche una donna, Federica Lucchesi, dinamica scultrice che ha fatto l’Accademia e l’Istituto d’Arte a Lucca: qualche anno fa il suo carro “Abradacadra”, con Ciampi che faceva un sortilegio sulla situazione politica, ha vinto il primo premio.
Ogni costruttore ha il proprio gruppo di lavoro, esperti artigiani arruolati da settembre a febbraio come soldati di ventura. E’ proprio il gruppo, affidato e compatto, l’arma segreta del costruttore. Lo dice Renato Verlanti, vincitore in sei anni, roba da non credere, addirittura di cinque edizioni.
Il costruttore dei carri di Viareggio è in realtà di per sé una magica scatola cinese che racchiude, come nelle favole, tutti i mestieri del mondo. E’ un capomastro e un padre spirituale che fa l’ingegnere e l’architetto, lo scultore e lo scenografo, il coreografo e l’elettricista, che dipinge, smonta e assembla, che prende decisioni estreme, se la spassa e a volte bestemmia come solo un costruttore viareggino sa fare in attesa del Carnevale.
Alla fine dei giochi ovviamente ci sarà un vincitore. Poi scatterà il mese rovente delle polemiche, cose viareggine troppo complicate da spiegare, in attesa che la primavera riporti la calma in riviera.

PleinAir 342 – gennaio 2001

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Nel quartiere Darsena di Viareggio dal venerdì al Martedì Grasso, dalla sera all'alba di un nuovo giorno, si scatena il famoso Baccanale Viareggino a base di stand gastronomici, vino, maschere e allegria: succede di tutto.

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