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PleinAir | Viaggio

Licciana Nardi Massa-Carrara - Toscana, Italia

L’onore della casa


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18 ottobre 2007

La Lunigiana è quasi certamente la parte di territorio italiano a più alta concentrazione di castelli: ciò è dovuto alla posizione della Valle del Magra, il cui solco fu essenziale collegamento tra la Valpadana e il centro d’Italia per mercanti, viaggiatori ed eserciti, come pure di tanti pellegrini diretti nell’Urbe che dal passo di Monte Bardone seguivano la direttrice del fiume verso Luni. L’antica città romana, fondata agli inizi del II secolo a.C. in riva al Tirreno su quello che è oggi il confine tra Liguria e Toscana, era nata con il nome di Luna presso la foce del Magra per controllare le irrequiete popolazioni della zona; ricchezza e benessere giunsero quando salì al potere Ottaviano Augusto, l’imperatore che avrebbe detto di aver trovato Roma di mattoni e di lasciarla di marmo. Le navi che facevano la spola tra il portus Lunae e la foce del Tevere (ma anche con il resto del Mediterraneo), erano cariche appunto del marmo cavato nelle vicine Apuane.
Il declino di Luni dipese non solo dalle invasioni barbariche e dalle più tarde scorrerie saracene, ma soprattutto dal graduale interramento del porto e dall’impaludamento costiero a causa delle alluvioni e delle sabbie portate dal fiume. La popolazione si risolse così ad abbandonare la città per insediarsi lontano dal litorale, privilegiando il sito che è oggi Sarzana e dove, nel 1204, lo stesso vescovo conte di Luni scelse di spostare la propria sede. Un secolo più tardi, per guerre o per trattati, il clero dovette misurarsi con il casato dei Malaspina, che dal tempo di Dante in poi mise fine al potere temporale dei vescovi in quella che era ormai nota come Lunigiana.

Settecento anni fa
Sarzana, da cui prendiamo le mosse per esplorare la valle, è una cittadina vivace di commerci alle soglie di una piana non distante dallo sbocco della valle del Magra. Il nostro consiglio è di salire a Piazza San Giorgio, da cui svoltare in Via Sobborgo Emiliano fino alla prima rotonda e qui prendere Via San Francesco fino alla chiesa, con adiacente posteggio, o al successivo parcheggio adiacente alla Misericordia, sede del servizio ambulanze (le ore più adatte a trovare posto sono quelle del tardo pomeriggio). Di qui si raggiungono a piedi in pochi minuti Piazza Matteotti e il centro storico pedonale percorrendo la discesina che sfiora il più notevole dei torrioni, un tempo scaglionati lungo tutto il giro delle mura. Dall’ampia piazza di forma irregolare, chiusa da un palazzo comunale di bell’aspetto rinascimentale, si dirama una griglia di stradine sparse di piccoli negozi, antiquari, librerie, trattorie, botteghe di artigianato, rivendite di prodotti locali. Viale Mazzini, tuttora asse principale, è null’altro che la Via Francigena degli antichi pellegrini. Passati i tavoli del Caffè Costituzionale, di fondazione ottocentesca, un’epigrafe sulla ex casa-torre a destra ci rivela l’origine sarzanese della famiglia dei Bonaparte, che qui ricoprirono importanti incarichi pubblici: inviato in Corsica nel 1529 come funzionario della Repubblica Genovese allora dominante a Sarzana, un Francesco Bonaparte dette inizio nell’isola francese a quel ramo che avrebbe fatto molto parlare di sé. Quasi di fronte, la chiesa di Sant’Andrea rammenta un’origine romanica con la quale contrasta, nel portale, un’insolita coppia di cariatidi seminude di altra provenienza. Danno tono alla strada anche nobili palazzi antichi dalle belle corti sui quali spicca l’impiego del ferro battuto. Superata Piazza Garibaldi, oasi di bar e gelaterie, nello slargo successivo la cattedrale dalla fine facciata marmorea leva al cielo uno svettante campanile duecentesco e conserva importanti reliquie e opere d’arte. La settecentesca Porta Romana chiude il rettilineo Viale Mazzini, dal quale occorrerà deviare per una visita all’interessante Museo Diocesano e per spingersi alla Cittadella, vasta fortezza che mantiene in buona parte le forme con le quali alla fine del ‘400 Lorenzo il Magnifico, impadronitosi della città, sostituì un preesistente fortilizio. Interessante nell’aspetto esterno, la Cittadella – altrimenti nota come Firmafede – è visitabile solo nel corso delle rassegne che ospita in vari periodi dell’anno (tra le altre una nota mostra dell’antiquariato che vi si tiene in agosto). Sempre visitabile con guida è invece un’altra fortezza, quella di Sarzanello, che vanta una panoramica posizione collinare: la bella struttura, con mastio e tre torrioni angolari, fu anch’essa un brillante progetto voluto dai fiorentini negli anni a cavallo fra il ‘400 e il ‘500, con forme atte a resistere ai tiri delle armi da fuoco da poco entrate in funzione; ma l’ingegno degli architetti non impedì che in breve Sarzana divenisse possedimento genovese. Dalla città si sale alla rocca in una ventina di minuti a piedi ma anche con il veicolo, raggiungendo l’ampio parcheggio dopo aver percorso a passo d’uomo un tratto del rude acciottolato.Il litorale di Marinella di Sarzana è per i camperisti una sosta apprezzabile grazie a un’ampia area attrezzata che offre accoglienza a tariffe del tutto ragionevoli. La bonifica delle paludi fu nella seconda metà dell’800 uno scopo di vita per il facoltoso commerciante di marmi Carlo Fabbricotti, che vi creò delle fattorie e si dedicò fruttuosamente agli scavi di Luna, situata entro la vasta tenuta; varie vicissitudini portarono più tardi alla chiusura dell’azienda e, nel 1934, all’acquisizione del comprensorio da parte del Monte dei Paschi di Siena (che sarebbe ora in procinto di realizzare nella zona una serie di impegnative opere edilizie tra cui un profondo arretramento strada litoranea, sostituita dal pettine viario a servizio del cemento costiero prossimo venturo). Nella piana è ben segnalato il bivio per l’area archeologica, preceduta da un grande parcheggio: il percorso di visita permette di riconoscere vari elementi tra cui il foro, teatro, il grande tempio, il capitolium curiosamente sovrastato dal museo. Nel complesso è presente anche una documentazione sul tema dell’estrazione del marmo in età romana. A qualche distanza sorge l’anfiteatro, che si visita solo in compagnia dei custodi con unico giro all’inizio di ogni turno di apertura. Per quanto riguarda il portus Lunae, si trovava al limite sud della città, ormai a quasi 2 chilometri dalla linea di costa.
Un ampio belvedere sulla piana è il suggestivo borghetto di Nicola, il cui aspetto medioevale è temperato dalle ristrutturazioni e dall’aspetto tardobarocco della chiesa: posta in cima al colle, si apre su una gradevole piazzetta allungata che le fa quasi da sagrato ed è fronteggiata da una piccola locanda.
Castelnuovo Magra si allunga sul crinale coincidente con la strada principale, Via Dante, segnata da case e portali di varie epoche, mentre in una traversa spicca la graziosa facciata rococò dell’Oratorio dei Bianchi. Specchio del passato di Castelnuovo è il possente mastio che, insieme a una torre minore, si erge nel punto più elevato: l’insieme è quanto rimane del Castello o Palazzo dei Vescovi Conti voluto nel 1273 dal prelato lunense Enrico da Fucecchio e dove sarebbe stato stipulato il trattato che diede una svolta alle vicende della Lunigiana, privando i vescovi di un potere temporale che avevano difeso anche con la forza delle armi. Se quel giorno da una parte del tavolo c’era Antonio Nuvolone de’ Camilla, vescovo conte di Lunigiana, dall’altra era seduto un certo Dante Alighieri, incaricato dai Malaspina di rappresentarli: era il 6 ottobre 1306.

I due Spini
Per proseguire nella geografia dobbiamo fare un passo indietro nella storia, andando a rintracciare proprio le origini dei nuovi signori della valle. Nell’Alto Medioevo si era via via imposto in tutta la Lunigiana il grande casato degli Obertenghi, che nel XII secolo prese il nome di Malaspina: e poiché la tradizione della loro stirpe longobarda si basava sulla spartizione dei possedimenti tra i figli maschi, ne derivò la divisione del territorio in due marchesati in destra e sinistra del Magra, che presero rispettivamente il nome di Spino Secco e Spino Fiorito. L’ulteriore ramificazione delle discendenze condusse quindi per molto tempo alla frantumazione del potere e del territorio in un crescente numero di feudi autonomi, quasi sempre malaspiniani, bisognosi ciascuno di proprie strutture a protezione dei signori feudali e dei loro territori. Divenuti nel tempo grandi e comode residenze oppure ridotti a pochi ruderi, i castelli sarebbero stati oltre centocinquanta; e ciò spiega anche il motivo per cui, in tutta questa parte della valle, nessun centro si sia mai affermato come città capitale.Dalla Via Aurelia, qualche chilometro a est di Sarzana, la strada che sale tra colli ridenti dalle ampie vedute è la più amena di quelle che raggiungono il paese di Fosdinovo: fu dunque appropriata la scelta del marchese Gabriele Malaspina che nel ‘700 vi fece erigere una bella villa (visibile solo dalla strada essendo tuttora privata) nella località di Caniparola, così detta poiché in antico vi si coltivava la canapa. Fosdinovo è un lungo borgo di crinale, nato nel Medioevo e già feudo dei vescovi conti di Luni, dove i Malaspina vollero a partire dal 1340 un imponente castello divenuto col tempo una magnifica dimora. Giungendo in prossimità del paese, un’occasione di sosta è offerta da un parcheggio alberato da platani sulla destra, a meno di non voler continuare esternamente all’abitato fino al posteggio poco dopo il castello. Nella visita del borgo risalta l’elegante facciata marmorea dell’Oratorio dei Bianchi (omonimo di quello già visto a Castelnuovo Magra) che possiede un’Annunciata policroma in legno del ‘300. La rocca, tra le più belle e meglio mantenute della regione, è anche una delle più accoglienti verso i visitatori appartenendo all’affabile marchese Vieri Torrigiani Malaspina, la cui famiglia vi si sposta in estate dall’abituale residenza fiorentina; fuori stagione la visita (sempre guidata) può estendersi anche ad ambienti altrimenti esclusi, lungo un istruttivo percorso che culmina con l’alto camminamento da cui lo sguardo spazia fino al litorale lunense, alle isole dell’Arcipelago Toscano e, nei giorni limpidi, perfino alla Corsica.

Montagne remote
Lungo la strada detta in passato Spolverina, che congiunge Fosdinovo con Carrara, dopo un piccolo passo a quota 660 si incontra una deviazione sulla sinistra che attraversa e poi sfiora il territorio del Parco Regionale delle Alpi Apuane: passando per Marciaso, la si percorre fra monti saturi di verde fino a Monzone, punto di riferimento per andare alla ricerca di alcune delle mete più interessanti del circondario.
Equi Terme si stende in un’accogliente conca fra le cime, solcata da un torrentello, con la parte antica del borgo che nei giorni a cavallo del Natale si trasforma nello scenario di un presepe vivente di notevole richiamo. Il paese, già suddiviso tra due municipalità e da qualche tempo passato per referendum al Comune di Fivizzano, è ricco di acque termali che dall’inizio del secolo scorso alimentano uno stabilimento modernamente attrezzato e due piscine a ricambio continuo, accessibili indipendentemente dalle cure; di libero uso anche le pozze formate da un piccolo rio con acqua che sgorga a 26°C, mentre a pochi passi corre un altro ruscello gelido. A completare il tutto, la disponibilità di spazi adatti alla sosta libera dei camper.
Nelle adiacenze dell’abitato, sotto una grande volta di roccia, si trova l’accesso per le visite guidate a una profonda grotta naturale corredata dalla struttura didattica del Museo delle Grotte. Verso la montagna, invece, una strada incassata detta Solco di Equi sale a una cava di marmo situata alle pendici del Pizzo d’Uccello: per raggiungerlo conviene però tornare in camper verso Monzone e prendere nei paraggi la strada che tra fitti boschi sale agli 800 metri di Vinca, punto di partenza per l’escursione che in circa 2 ore e mezzo conquista i 1.791 metri del Pizzo.
Tornati a valle, raggiungeremo sempre da Monzone l’antico paese di Codiponte attraverso Gragnola e la statale 445 (evitando la variante che passa per Mezzana, poiché dopo questo paese la strada mette camper e conducente a durissima prova). L’abitato, adiacente al corso del torrente Aulella, mostra una vivace conformazione urbana a più livelli ed è sormontato dai ruderi di un castello dei Malaspina, ma il monumento più interessante è la bella pieve romanica rifatta nel ‘300 che si trova lungo la provinciale: sempre aperta al visitatore, mostra colonne sormontate da capitelli di rustica arcaicità. A Casola in Lunigiana, dove presso il Comune un cartello segnala un parcheggio per camper, il centro storico mantiene un interessante aspetto quattrocentesco; peccato aver trovato sprangato il portone del Museo del Territorio, che poi ci diranno essere purtroppo chiuso da lungo tempo. Poco più avanti, Pieve San Lorenzo appare circondata da bei profili montani e deve il nome appunto alla sua chiesa romanica.
Proseguendo verso Minucciano, si stacca verso destra la bella strada a mezza costa – asfaltata di recente – che porta a Ugliancaldo. Il toponimo deriva qui da un antico Fundus Aulianum, caldo per la soleggiatissima posizione di crinale sull’asse est-ovest, ben visibile anche da Equi Terme come un lungo trenino di case trainato dalla chiesa. Conviene lasciare il mezzo subito prima dell’abitato, vicino a una fresca fontana, e inoltrarsi per la viuzza che conduce al vicino sagrato della rinascimentale Sant’Andrea, una delle poche costruzioni che sopportarono senza gravi danni il terremoto che nel 1837 devastò il paese. I sussidi di Leopoldo II, granduca di Toscana, permisero la ricostruzione che diede all’abitato il suo peculiare aspetto. Una tranquillità non comune caratterizza l’insieme, a ricordarci che queste erano contrade remote e isolate dove la sopravvivenza era questione di autarchia familiare.
Per raggiungere la prossima meta, Fivizzano, il percorso più agevole consiste nel tornare sui propri passi attraverso Minucciano, Pieve San Lorenzo, Casola in Lunigiana e Codiponte, continuando sulla 445 in direzione di Gassano e qui svoltando a destra sulla statale 63. Chi invece ha ottima esperienza di guida del camper sulle piccole strade di montagna potrà scegliere una variante in più tratti ripida e stretta, che offre però stupendi scorci sui canaloni delle Alpi Apuane scendendo da Ugliancaldo verso Mezzana e di nuovo Monzone; di qui si prosegue per Gragnola e Gassano fino a destinazione.

Cultura ambulante
Fivizzano acquistò importanza per il fatto di trovarsi sulla principale direttrice commerciale che collegava all’Emilia la valle del Magra. Il castello della Verrucola, affiancato da un piccolo borgo, sorge a qualche chilometro verso il valico del Cerreto: attualmente di proprietà di un noto scultore, appare molto ben mantenuto. Nel 1418 fu teatro di un complotto ordito da un Malaspina signore di Castel dell’Aquila (nei pressi di Gragnola, oggi fresco di restauro) tramite due suoi figli illegittimi i quali soppressero tutta la famiglia, tranne una giovinetta da far sposare a uno dei loro, e prima di uccidere l’anziano marchese lo obbligarono a firmare un testamento che garantiva la successione. Tanta fellonia motivò l’intervento di una milizia dei fiorentini che più tardi fecero di Fivizzano un loro possedimento: ne restarono padroni per più di tre secoli, dando al paese un’impronta che si percepisce ancora oggi nella cinta muraria e nella fontana della Piazza Medicea, circondata da edifici rinascimentali. Adatto punto di sosta è il parcheggio che si trova lungo il viale alberato alle soglie del paese, mentre l’antico convento agostiniano è stato adibito ad ostello.
Una strada secondaria, non larga e con qualche pendenza nell’ultimo tratto ma con belle vedute, ci porta a sfociare sulla 665 sfiorando piccoli abitati come Licciana Nardi, dove si conserva un altro palazzo del casato Malaspina, e le deviazioni per altri castelli come quello di Bastia, quello di Monti praticamente ricostruito dopo un terremoto negli anni ’20 del secolo scorso, e ancora un palazzo-fortezza del ‘600 a Ponte Bosio. Altre stradine conducono a Castiglione del Terziere, il cui maniero è sede di un centro di studi umanistici e di una cospicua biblioteca sulla Lunigiana, e a Bagnone, in gradevole posizione sul torrente con il suo abitato ai piedi della rocca ricostruita in stile rinascimentale. Più in basso varrà una visita anche il turrito castello di Malgrate, restaurato in tempi recenti, con il silenzioso borgo dalle notevoli qualità ambientali. Giungiamo così al fondovalle del Magra sulla statale 62, che segue da presso il fiume correndo parallela all’autostrada. Filattiera, ben prima che sede malaspiniana, fu uno dei capisaldi predisposti dai bizantini lungo la valle nella vana speranza di arginare tra il VI e il VII secolo la discesa dei Longobardi in Toscana e verso l’Italia peninsulare (il nome del paese, dal greco, significa infatti protezione). Più avanti, nella bella e isolata Pieve di Sorano dell’XI secolo provvista di spazioso parcheggio, si osservano l’elegante paramento absidale e all’interno una delle stele caratteristiche della Lunigiana preistorica.Mancano pochi chilometri a Pontremoli, estremità settentrionale del nostro itinerario. Rimasto autonomo dopo il possesso estense, a causa del suo ruolo di chiave e porta della valle fu preda di differenti signorie rimanendo comunque estraneo all’espansione dei Malaspina. L’antico Pons Tremulus, alla confluenza del Magra e del Verde, fu transito obbligato per i pellegrini della Francigena come per il vescovo Sigerico, che intraprese il suo viaggio da Canterbury a Roma nell’anno 990. Per gli itineranti di oggi i punti più adatti alla sosta sono due ampi parcheggi sulla destra del Verde (sorprende però la mancanza di una vera e propria area attrezzata in un comune che scopriremo assai prodigo di motivi di interesse). Ripassato il fiume si potrà attraversare la parte più antica del centro storico che sale al restaurato Castello del Piagnaro, una meta essenziale per il suo museo dedicato alle più antiche culture del territorio. Le singolari stele qui esposte, ritrovate in molti punti della Lunigiana (ma non fuori di essa), si dividono in più gruppi che dalla seconda metà del quarto millennio alla metà del primo a.C. scandiscono l’evolversi della rappresentazione della figura umana presso le popolazioni dell’area: dapprima senza collo, poi con una testa che ricorda un cappello a tricorno, infine in silhouette che si avvicinano all’aspetto di una statua. Salendo sul mastio dell’edificio si gode di una bella veduta sulla parte storica del lungo abitato, anch’esso ricco di storia e di storie. Quando il signore di Lucca Castruccio Castracani nei primi decenni del ‘300 divenne padrone di Pontremoli, dovendo fronteggiare i conflitti locali tra guelfi e ghibellini pensò bene di separare i rispettivi quartieri per mezzo di tre torri unite da cortine murarie: l’antica sutura è oggi identificabile dal fatto che le due maggiori piazze, del Duomo e della Repubblica, sono divise solo dalla Torre dell’Orologio, in sostanza l’antica Torre Cacciaguerra voluta da Castruccio. Se chiese e palazzi della cittadina, spesso appartenenti al ‘600 o al ‘700, meritano un percorso puntuale di scoperta, proprio le due piazze sono il sito privilegiato di ristoranti e locali; una curiosità è la drogheria d’epoca Aichta o Caffè degli Svizzeri (ce n’è uno con stesso nome anche a Fivizzano) che appartiene tuttora agli eredi di una famiglia engadinese di esperti pasticcieri scesi in Toscana nella prima metà dell’800 per cercarvi fortuna.
Per uno dei ponti che a sud di Pontremoli attraversano il Magra, passiamo alla sponda destra per visitare Mulazzo. Sorto sul fianco di un colle, fu capoluogo del ramo malaspiniano dello Spino Secco il cui marchese Franceschino aveva dato all’Alighieri la procura per la stipula della pace con i vescovi conti di Luni. Qui Dante, ricordato in un monumento, fu probabilmente ospite del feudatario: certo è che al casato fu assai riconoscente, menzionandolo nel Canto VIII del Purgatorio (“La fama che la vostra casa onora/grida i segnori e grida la contrada,/sì che ne sa chi non vi fu ancora”). Un museo presenta invece testimonianze inerenti a quell’Alessandro Malaspina che nel ‘700 fu navigatore al servizio della Marina spagnola, per la quale compì in cinque anni un viaggio di ricerca intorno al mondo.
Seguiamo la sponda destra fino a Lusuolo, dove un castello in quota controlla una strettoia con guado del fiume. Il piccolo abitato è un classico borgo di crinale, con un piccolo parcheggio dove un camper può trovare posto per la visita dell’edificio che fu sede di un feudo autonomo e si presenta oggi nelle vesti di un rifacimento seicentesco. Il maniero è sede di un interessante Museo dell’Emigrazione, spesso verso le Americhe, ma le fotografie e altre memorie raccontano anche degli ambulanti del libro che diffondevano cultura in Italia e in tutta Europa (una tradizione tutta lunigianese onorata dal Premio Bancarella che si tiene ogni anno a Pontremoli).
Risalendo brevemente verso nord e passando al di là del Magra, a Villafranca in Lunigiana vale invece la visita il Museo Etnografico, le cui tredici sezioni coprono un’estesa gamma di argomenti. Poco distante, il borgo di Filetto ha un’insolita struttura quadrangolare legata al particolare sviluppo storico che verso il VII secolo lo vide nascere come caposaldo del limes bizantino: oggi serba l’aspetto di piccolo e pittoresco borgo murato, diviso in due dall’unica strada, che in agosto è scenario di una frequentata rievocazione medioevale. Ripassando per Villafranca, all’uscita del paese verso sud vedremo i ruderi del castello Malnido, che fu dello Spino Secco; apparteneva invece allo Spino Fiorito quel marchese Fabrizio che verso la fine del ‘500 fece costruire il palazzo di Terrarossa, nel quale installò anche un allevamento di bachi da seta. E con queste ultime due vestigia della famiglia dei Malaspina concludiamo la nostra esplorazione, tornando a riprendere l’autostrada ad Aulla.

PleinAir 411 – ottobre 2006

In pratica

COME ARRIVARE
Alla Lunigiana si accede dalla A12 Genova-Roma o dalla parallela Via Aurelia, uscendo a Sarzana (come proponiamo nel nostro itinerario), e dalla A15 Parma-La Spezia o dalla parallela statale 62, uscendo a Pontremoli.

SOSTE E CAMPEGGI
La Lunigiana risulta tuttora priva di strutture pubbliche specificamente attrezzate per la sosta dei v.r., ma non mancano le opportunità di parcheggio come segnalato nel testo. Più vivace il panorama dell'iniziativa privata, con alcuni approdi ben collocati soprattutto per la visita della fascia orientale della valle: a Minucciano si trova l'agriturismo Da Pasquino (Località Perdetola, tel. e fax 0583 610295, sosta a pagamento su piazzole in terra battuta e cemento, gratuita se si consumano i pasti in azienda, preavvertire almeno tre giorni prima). A Fivizzano - dove è in progetto l'allestimento di un'area attrezzata comunale - ci si può servire del parcheggio del ristorante Al Vecchio Tino (Località Germalla 1, Monte dei Bianchi, tel. 0585 97733, www.alvecchiotino.com, al_vecchiotino@virgilio.it, annuale), mentre il camping Alboino (Località Cormezzano, S.S. 63 Km 10, tel. 0585 99300) è aperto solo da metà giugno a metà settembre. A Soliera Apuana, poco distante da Gassano, si sosta presso l'agriturismo Il Bardellino (Località Bardellino 1, tel. 0585 93304, www.ilbardellino.it, info@ilbardellino.it, annuale). A Tavernelle c'è il camping omonimo (Via Val d'Enza 43, tel. 0187 425050, info@campingtavernelle.it) e a Villafranca in Lunigiana il Castagneto (Via Nazionale, tel. 0187 493492), ma anche questi sono ad apertura stagionale da Pasqua a settembre.

INDIRIZZI UTILI
Sarzana
Ufficio Informazioni Turistiche, tel. 0187 614225.
Fortezza di Sarzanello, Via della Fortezza, tel. 0187 622080 o 339 4130037, www.fortezzadisarzanello.com, info@earth-ambiente.it (aperta tutto l'anno sabato, domenica e festivi ore 14/17.30 d'inverno, 15.30/19.30 d'estate, agosto anche dal martedì al venerdì 15.30/18; ingresso 2,50 euro, con guida 3,50 euro, ridotto con guida 3 euro, gratuito bambini fino a 6 anni).
Museo Diocesano, Piazza Firmafede, tel. 0187 603102, museosarzana@diocesilaspezia.it (aperto dall'inizio di settembre alla fine di giugno sabato ore 10/12 e 16/19, domenica 16/19, in luglio e agosto dal mercoledì al sabato ore 18/23).
Luni Tel. 0187 66811 (aperto dal martedì alla domenica ore 8.30/19.30; ingresso 2 euro).
Castelnuovo Magra Comune, Via Vittorio Veneto 2, tel. 0187 693801, comune@castelnuovomagra.com.
Fosdinovo Comune, tel. 0187 680711, www.fosdinovoinlunigiana.it.
Castello Torrigiani-Malaspina, tel. 0187 68891 (aperto tutti i giorni eccetto il martedì, visite guidate ore 9/11 e 15/17 con ora solare, 10/12 e 16/18 con ora legale; ingresso 5 euro).
Equi Terme Parco Culturale delle Grotte, tel. 0585 971046 o 0585 949300 (aperto tutto l'anno con orari e modalità variabili, ingresso agli impianti euro 5, bambini da 4 a 10 anni euro 2,50).
Gragnola Castello dell'Aquila, tel. e fax 0585 99157, www.castellodellaquila.it, info@castellodellaquila.it (visitabile su prenotazione in vari giorni e orari).
Fivizzano Ufficio Informazioni Turistiche, Piazza Garibaldi 10, tel. 0585 948269.
Castello della Verrucola, tel. 0585 92466 o 0585 92444 (visitabile su prenotazione il venerdì ore 13/17).
Museo della Stampa, Palazzo Fantoni Bononi, Via Labindo 6, tel. 0585 92075 o 0575 927032, www.museodellastampa.com, omnia.vanitas@tiscalinet.it (visitabile su prenotazione presso l'Ufficio Informazioni Turistiche).
Licciana Nardi Comune, Piazza del Municipio 1, tel. 0187 474911, www.comunelicciananardi.ms.it.
Castello di Bastia, tel. 0187 474199 o 339 7289282 (visitabile su prenotazione).
Bagnone Comune, Piazza Marconi 7, tel. 0187 42781, www.comune.bagnone.ms.it.
Castello di Castiglione del Terziere, tel. 0187 429100 (visitabile su prenotazione).
Pontremoli Comune, Piazza del Municipio, tel. 0187 460111, www.comune.pontremoli.ms.it.
Pro Loco, Piazzetta della Pace, tel. 0187 831180.
Castello del Piagnaro e Museo delle Statue Stele Lunigianesi, tel. 0187-831439 (aperto tutti i giorni eccetto il lunedì, dal 1° ottobre al 31 marzo ore 9/12 e 17/17, dal 1° aprile al 30 settembre ore 9/12 e 15/18; ingresso 3 euro, ridotto 2 euro).
Mulazzo Comune, Località Arpiola, tel. 0187 4390111, www.comunemulazzo.ms.it.
Centro Documentazione Alessandro Malaspina, Piazza Malaspina, tel. e fax 0187 439712, csmalaspiniani@interfree.it (aperto mercoledì e venerdì ore 16/19, altri giorni e orari su appuntamento).
Castello di Lusuolo e Museo dell'Emigrazione, tel. 0187 850559, museoemigrazione@libero.it (aperto dal 1° ottobre al 30 aprile sabato e domenica ore 9/12, dal 1° maggio al 30 settembre ore 9.30/12.30; ingresso gratuito).
Villafranca in Lunigiana Comune, Piazza Aeronautica, tel. 0187 49881 o 0187 49882, www.comunevillafrancainlunigiana.it, info@comunevillafrancainlunigiana.it.
Museo Etnografico della Lunigiana, Via dei Mulini 71, tel. 0187 493417 (aperto tutti i giorni eccetto il lunedì, inverno ore 9/12 e 15/18, estate ore 9/12 e 16/19; ingresso 2,50 euro, ridotto 1,50 euro).
Castello di Malgrate, tel. 0187 494400.

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