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PleinAir | Viaggio

Modica Ragusa - Sicilia, Italia

Il triangolo d’oro/4 – Sudest e altipiano ibleo


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20 dicembre 2003

E’ questa la regione più singolare della Sicilia. In epoche antichissime non ne faceva neppure parte e solo dopo vari sconvolgimenti si è unita al resto dell’isola: lo testimoniano la struttura geomorfologica e la compresenza di essenze tipiche di ecosistemi molto diversi. Il paesaggio è dominato dalle cave, l’archeologia dagli splendori della Magna Grecia e l’urbanistica dalla ricostruzione barocca dopo il disastroso terremoto del 1693. La costa infine presenta in molti tratti valori paesistici e di fruibilità di primissimo piano ma anche emblematici esempi di degrado.
Il nostro itinerario parte dal punto più noto e raggiungibile: la città di Siracusa.

La costa siracusana
Siracusa. Ciò che maggiormente si nota è la buona manutenzione e l’atmosfera piacevole e tranquilla. Esaurite le visite d’obbligo al complesso archeologico (teatro greco, latomie, anfiteatro romano) si può parcheggiare nel punto in cui l’isola di Ortigia si unisce alla terraferma, procedendo poi ad esplorare a piedi il centro storico della città. Il bel lungomare pedonale e la celebre fonte Aretusa hanno un aspetto molto invitante, come le pittoresche viuzze e i reperti di epoca classica.
Molto suggestivo l’interno del duomo, con le navate che ricalcano quelle di un tempio pagano (di cui conservano il colonnato, incastrato e ben visibile nella nuova struttura).
Ognina. Non sappiamo come questa località si presenti in piena stagione: avendola visitata in un fine settimana di metà giugno, ne conserviamo un’impressione straordinaria. La costa rocciosa, bellissima per il mare cristallino ornato da calette, isolotti e archi rocciosi, si sviluppa attorno a un pittoresco porticciolo naturale dove è facile trovare posto per il camper. E difatti nei giorni festivi molti sono gli equipaggi che invadono lo splendido tavoliere, con villette costruite rispettosamente a debita distanza. La nostra sosta proprio sopra un arco roccioso e il mare, accessibile in ogni punto e allegramente popolato da una discreta e festosa presenza di bagnanti, sono di quelli che non si dimenticano.
La Cava Grande del Cassibile. Un giorno Dio si svegliò di buon umore e disegnò di sua mano questo spettacoloso canyon. Poi, non contento, provvide anche ai particolari, creando sul fondo delle piscine naturali di una bellezza ovviamente divina.
Ma impose all’uomo di superare una prova per godere di questo paradiso: quella di riuscire a trovare il punto più bello, accuratamente nascosto nell’abisso più profondo, e di accettare la fatica di non facili discese e risalite. Questa genesi ci appare molto realistica mentre scendiamo sul fondo della cava lungo il sentiero che parte dal parcheggio belvedere di Avola Vecchia. La Cava Grande, ben indicata per chi viene sia da Siracusa (via Avola) che da Palazzolo, è un’area protetta e ben gestita. Al termine della discesa (400 metri di dislivello) si trova il fiume e un susseguirsi di piccole rapide, cascatelle, laghetti, circondati da una fitta vegetazione riparia dominata dagli oleandri. Si arriva così a due grandi piscine naturali, ricche di acqua in ogni stagione e incastonate come smeraldi tra le grandiose pareti della gola. Volendo si possono poi percorrere i camminamenti che seguono la gola per circa 13 chilometri.

L’area del barocco
La complicata morfologia e la tortuosa rete stradale suggeriscono a questo punto di cambiare registro e dirigerci verso la regione delle più famose città barocche.
Noto. E’ la prima che si incontra e indiscutibilmente la più illustre, ma le recenti ferite (come il crollo della cattedrale) sono ancora aperte. E’ comunque possibile gustare appieno i particolari, come le decorazioni di porte, finestre e terrazzi, e le strutture di sostegno trasformate in altrettanti capolavori di arte plastica.
Cava d’Ispica. Da Noto ci si sposta rapidamente verso Modica, ma prima di arrivare è d’obbligo una visita alla Cava d’Ispica, che si trova proprio sulla strada.
Il percorso attrezzato ci mostra prima una singolare necropoli rupestre e successivamente le tracce del corrispondente abitato. A fronte di ciò che si trova nelle cave maggiori è poca cosa, ma volendo si possono percorrere anche qui molti chilometri, uscendo però dai percorsi attrezzati. Presso la casa del vecchio custode che ospita una collezione di oggetti del folklore siciliano, è possibile sostare in un bel boschetto con acqua abbondante.
Modica. La visita a questa cittadina è forse la più significativa. L’abitato infatti è molto esteso e ben conservato, e mostra come nessun altro un aspetto saliente dell’architettura barocca: le tipiche chiese dalle facciate fastose poste in cima a trionfanti scalee, di cui si hanno almeno due esempi di rara bellezza. Conviene prendersi il tempo giusto, sia per l’estensione del centro storico, sia perché la città si sviluppa su di uno scosceso pendio.
Scicli. E’ meno ricca ed estesa di Modica ma forse meglio fruibile, considerando che tante volte l’abbondanza delle cose da vedere ostacola la comprensione.
E qui di fatto si trova una sorta di efficace riassunto di quanto visto nelle due città precedenti. Le riserve naturali sul mare
Da Scicli al mare il passo è breve. E soprattutto ci porta direttamente nel solo punto in cui la costa sudorientale non è stata massacrata dagli agglomerati di casupole o, come nel caso dei macconi, dall’industria delle serre che l’ha letteralmente seppellita sotto una coltre di tendoni e di viuzze polverose.
Foci dell’Irminio. Questa piccola riserva rappresenta un vero gioiello miracolosamente conservato. Per raggiungere il mare si attraversa un fitto canneto e si giunge alla foce tra belle dune e acque limpide. Buona la disposizione dei camminamenti e dei cartelli che illustrano la zona; l’ingresso è gratuito. Per la sosta notturna è consigliabile spostarsi alla periferia orientale di Marina di Ragusa, forse la sola che si salva in tutta la zona.
Capo Passero e Marzamemi. Come si è detto conviene saltare a piè pari la costa che segue fino all’isola di Capo Passero, dove la costituzione di una riserva ha attutito le conseguenze del notevole sviluppo edilizio degli ultimi anni. Anche la presenza della vicina riserva di Vendicari ha contribuito a salvare il litorale che si estende da qui al lido di Noto. Alla periferia settentrionale di Porto Palo si trova una bella area occupata da casette di pescatori, con buoni spazi dove lasciare il mezzo per visitare l’isola e i suoi magnifici fondali. Per una sosta più prolungata numerose calette solitarie si trovano lungo tutta la costa fino a Marzamemi, che presenta anch’essa buone possibilità per il parcheggio nel grazioso porticciolo (dove si possono trovare rare prelibatezze ittiche).
Vendicari ed Eloro. La riserva di Vendicari è formalmente destinata ai soli uccelli, per i quali costituisce un prezioso rifugio. Ma rappresenta anche un esteso comprensorio di alto valore turistico, dove però non è consentito pernottare, men che meno in un camper; peraltro negli immediati dintorni si trovano spazi a volontà assai meno vulnerabili. Una giornata intera in questa zona è ideale anche dal punto di vista educativo. Si può comprendere qui più che altrove la gioia di vagare in punta di piedi nella macchia, tra gli stagni, le rovine di una tonnara e i resti di un’antica pescheria, lungo spiagge solitarie e intatte. Superando i confini della riserva si arriva poi alle rovine di Eloro, che non sono gran cosa ma si trovano al centro di un ambiente immenso e incontaminato che arriva fino a Noto Marina. Un sistema di sentieri permette di arrivare a piedi dovunque, mentre alcuni sterrati facilitano l’avvicinamento in camper, consentendo l’accesso a una vastissima spiaggia deserta.

La valle dell’Anapo
Il fiume Anapo nasce sul monte Lauro, a quasi mille metri di altezza e a poca distanza da Palazzolo Acreide. Come il Cassibile scava una stupenda, lunghissima cava in gran parte protetta e ottimamente fruibile.
Palazzolo Acreide e Akrai. Il paese di Palazzolo vale già di per sé una visita, ma gli interessi maggiori sono concentrati nella vicina area archeologica che si segnala per la splendida posizione, ottima anche per la sosta, sebbene molto solitaria.
Il teatro greco, alcune latomie, una vicina necropoli e i resti di antiche mura formano un tutt’uno con la natura, e lasciano presagire ciò che di ancora più bello troveremo discendendo la valle.
Valle dell’Anapo e Pantalica. Le carte e le guide traggono in inganno a proposito di questi luoghi. Innanzi tutto perché lasciano credere che la strada che da Ferla porta alla necropoli prosegua fino a Sortino: in realtà la piccola interruzione appena visibile sulle mappe corrisponde a un abisso insuperabile, che comporta molta fatica anche per chi lo volesse valicare a piedi. In secondo luogo perché presentano la visita di Pantalica come questione di un’ora o due, mentre impegna tranquillamente un paio di giorni. La cosiddetta necropoli è in effetti anche un abitato rupestre di enormi dimensioni, la cui storia risale ad un altro popolo antico e misterioso: quello dei Sicani. Il complesso sorge sulla confluenza dell’Anapo con il Calcinara, che crea una cava quasi inaccessibile: per questo la base di partenza per la visita è necessariamente la valle dell’Anapo, in passato sede di una ferrovia.
L’antico tracciato è stato trasformato in un comodo sterrato, lungo una dozzina di chilometri, che ha le sue estremità nei punti in cui l’Anapo incrocia la strada Floridia – Cassaro – Ferla e quella Floridia – Sortino (con breve deviazione). Questa strada è percorsa continuamente da navette (gratuite) che aiutano i visitatori meno sportivi, mentre è stranamente proibito condurvi le bici. Dal punto di vista del parcheggio è preferibile l’ingresso vicino a Cassaro, mentre le cose più interessanti si trovano nei 5 chilometri che dall’altro ingresso (dove parcheggiare è molto difficoltoso) conducono alla vecchia stazione ferroviaria, attraverso tre gallerie. Per la sosta un sito ideale è rappresentato dallo spiazzo di un ristorante (cibi ottimi e pura ospitalità siciliana) situato lungo la strada a fondo cieco che da Sortino conduce sul ciglio del burrone.
L’escursione lungo la valle dell’Anapo è facile e bellissima, e le limpide e fresche acque del fiume sono raggiungibili tramite una rete di sentieri che si staccano dal percorso principale. Una seconda giornata può invece essere dedicata all’immensa necropoli, con possibili deviazioni per esplorare la parte più inviolabile della cava sottostante. La visita va effettuata tramite i percorsi che salgono dalla valle dell’Anapo, piuttosto che dalla strada superiore: ques’ultima risparmia la salita ma richiede un lungo e noioso avvicinamento in auto.
A Sortino, agli ingressi e presso il ristorante si trovano mappe e guide esaurienti.
Dopo di che si torna rapidamente a Siracusa.

PleinAir 322 – maggio 1999

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