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Vitozza Grosseto - Toscana, Italia

Il risveglio degli Etruschi


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20 dicembre 2003

Vulci e Montalto
La cosa migliore per cominciare la visita di Vulci è quella di pernottare nel parcheggio del castello dell’Abbadia, dove ci si può risvegliare in un’atmosfera idilliaca come poche. Qui si trovano un piccolo ma ben attrezzato museo e una pianta illustrata di tutta l’area, parco archeologico-naturalistico. Una volta visitati il castello e il museo, avviatevi lungo lo spettacolare ponte medioevale che supera il Fiora, mostrando deliziose spiaggette sabbiose tra le rocce che, come potrete constatare, sono facilmente raggiungibili. Superato il ponte di un centinaio di metri, il sentiero piega sulla sinistra disponendosi parallelamente al fiume. Si procede così lungo il ciglio della gola, le cui pareti basaltiche si mostrano sia nella classica forma colonnare che in forme più varie modellate suggestivamente dalle acque che scendono da tutti i lati.
Lungo il percorso troverete cartelli indicatori che mostrano la rete dei sentieri e il punto dove siete, e illustrano gli aspetti naturalistici come la flora e la fauna.
Troverete anche panchine, gazebo e aree da picnic. Nei punti più impervi sono stati attrezzati comodi camminamenti con scale, staccionate e passaggi agevolati. Si arriva così in circa mezz’ora al laghetto del Pellicone (raggiungibile ancora oggi in auto attraverso una carrareccia di cui è fortunatamente prevista la chiusura al traffico). Si tratta di uno stupendo specchio d’acqua incastonato tra ripide pareti di basalti colonnari e alimentato da una piccola cascata. Arrangiandosi un po’ si riesce a raggiungere il “piano superiore”, tra colonne basaltiche e piccole “marmitte dei giganti”, godendo viste magnifiche; ma, a chi piace, la cosa più bella è bagnarsi nelle acque (purtroppo non sempre del tutto limpide) del Fiora, utilizzando le deliziose spiaggette di sabbia fine che si sviluppano lungo il perimetro del laghetto.
Un bel sentiero attrezzato sale poi verso le rovine, dove però si giunge dopo un’altra mezz’ora di camminata cogliendo di tanto in tanto l’occasione per fermarsi, sia lungo il fiume, sia nelle aree attrezzate, sia lungo le deviazioni che conducono a Vulci entrando da “porte” diverse. Il panorama è sempre stupendo, vivacizzato dalla presenza di buoi e cavalli. Si giunge così all’estremità inferiore delle rovine, che si possono risalire fino a raggiungere l’ingresso. Anche qui la presentazione e l’attrezzatura dei camminamenti è all’altezza della situazione. A questo punto si può tornare alla base attraverso un percorso diverso da quello di andata, o anche sostare per il pranzo nella vicinissima e suggestiva “Osteria del Casale”, isolata in questo ambiente vasto e solitario.
La realizzazione completa del progetto prevede che si possa raggiungere a piedi l’altra riva del fiume per raggiungere la Tomba François, ma oggi questo è possibile solo prendendo un mezzo, e informandosi prima circa le modalità della visita. Se il tempo lo consente, potrete infine visitare la vicinissima oasi WWF, ricavata in un lago di sbarramento creato proprio all’imbocco delle gole, vicino al castello. A monte dello sbarramento il Fiora attraversa un’area disabitata e questo contribuisce al fascino del sito.
Vale la pena di visitare anche il borgo di Montalto, dai molti scorci pregevoli, e prendere visione delle attività che si sviluppano per valorizzare i reperti archeologici che vengono continuamente alla luce. Resta infine da parlare delle vicine foci del Fiora, a Montalto Marina. Purtroppo tutta la costa è inaccessibile ai camper per via delle solite sbarre, ma al centro del paese è stato ricavato un vasto parcheggio con acqua e scarico, per cui la sosta è possibile. Potrete così effettuare (sempre che disponiate di un’imbarcazione leggera) la suggestiva risalita del fiume, anche se questa non si presenta più selvaggia come una volta.

La città del tufo
Non più di una cinquantina di chilometri separano Vulci dal famoso “triangolo etrusco” di Pitigliano – Sorano – Sovana. Il paesaggio di questa zona è tipicamente etrusco: la roccia tufacea, morbida e fertile, scolpita dalle acque abbondanti, dà origine ad un sistema spettacolare di gole profonde e lussureggianti, le cui pareti sono scavate da un’infinità di fori in parte naturali e in parte creati dall’uomo per viverci o seppellire i morti. Muoversi in questo ambiente vuol dire essere costretti a scavalcare continuamente e con difficoltà le gole, il che ha indotto gli abitanti a scavare da sempre le scenografiche vie cave (o “tagliate”), una sorta di gole artificiali destinate a rettificare i percorsi.
Tutto ciò è molto bello a vedersi, ma fruirne è un’altra cosa: immergersi e procedere lungo il fondo delle gole e nella boscaglia spesso inestricabile non è mai facile; le grotte, se non curate, sono quasi sempre ostruite o inavvicinabili, né allo stato naturale costituiscono più che una semplice curiosità, e lo stesso dicasi per la gran parte delle tombe. Ma se si attrezza un sentiero che serpeggia entro le gole, permette di ammirare i panorami e la natura sotto tutti i punti di vista, inanella decine di grotte dalla forma e dalle dimensioni più diverse, passa accanto alle rovine di chiese e castelli, mostra i segreti delle tombe dei re, attraversa le vie cave e fissa delle mete riconoscibili, la cosa cambia aspetto. Ancor più se tutti questi sentieri – alcuni più spiccatamente naturalistici, altri più tipicamente archeologici – sono presentati da un’estesa e organica cartellonistica nella veste unitaria giustamente definita “città del tufo”.Pitigliano è il centro di maggior interesse, da molti ritenuto il paese più pittoresco d’Italia. Ben ristrutturato, presenta una bella piazza principale dominata dal palazzo – fortezza degli Orsini. All’interno è anche stato allestito un museo archeologico.
Ma Pitigliano si fa notare anche per le sue botteghe artigiane e per le sue cantine, che vendono un vino locale DOC di nobiltà recente, ma già degno del suo rango.
Le valli profonde e incassate del Lente, del Fiora e dei loro affluenti separano Pitigliano da Sovana. Questo fa sì che tra i due centri si sviluppi una fitta rete di sentieri che in parte seguono il corso dei fiumi e in parte lo tagliano mediante numerose “vie cave”. Un sagace sistema di percorsi ben segnalati permette così di raggiungere Sovana anche a piedi o in bicicletta tramite queste antiche strade o la viabilità escursionistica che attraversa tutta la provincia di Grosseto.
Sovana è il centro più etrusco della zona, anche se deve la sua fama al fatto di essere la patria del grande papa Gregorio VII (Ildebrando di Soana) in nome del quale fu battezzata come Ildebranda la più grandiosa tomba della zona. Quest’ultima rappresenta la principale attrazione ed è, assieme alla vicina Tomba Pola un classico esempio di finta tomba rupestre: una sorta di tempio inciso nella roccia faceva infatti da falso ingresso mentre la tomba si trovava in realtà diversi metri al di sotto. Un modesto biglietto permette di visitare tutti i sentieri della zona, articolati secondo due percorsi principali: uno che inanella tutte le tombe più spettacolari e alcune belle vie cave, ed un altro molto vicino, meno ricco archeologicamente ma più selvaggio dal punto di vista naturale. Alla base del sentiero principale è stato ricavato un comodo parcheggio dotato di wc, con un’area per picnic sulle rive di un corso d’acqua.
Ottimo per la sosta in camper, anche perché nelle prime ore della notte la Tomba Ildebranda è illuminata e ha un aspetto quanto mai suggestivo. Anche il borgo di Sovana, per quanto molto piccolo, ha le sue attrazioni nei tipici palazzi e nelle due chiese dai pregevoli interni, oltre che nelle antiche fortificazioni.
Sorano (di cui Sovana è una frazione) è invece il centro dove si concentrano i maggiori pregi naturalistici, ma non solo quelli. Il paese infatti si sviluppa in maniera quanto mai spettacolare sulle pendici di una gola scavata dal Lente; di fronte, sul ciglio opposto del burrone, si erge il belvedere naturale dei “Pianetti”, che contiene la suggestiva necropoli di San Rocco. E’ stata ripristinata la “via cava di San Rocco”, certamente la più spettacolare e originale di tutta la zona: si tratta di una strada incisa sul fianco della gola, che la discende con ripidi tornanti, affiancata da una notevole opera idraulica che serviva a controllare il deflusso delle acque.
La suggestione della passeggiata è notevolissima. La strada univa Sorano ai “Pianetti”: oggi è tornata a questa sua funzione storica ad uso degli escursionisti che in un’ora e mezza circa possono discendere sul fondo della gola, traversare il fiume e, navigando a vista (è molto facile perdersi nell’intrico di gole, ma per fortuna l’abitato si vede sempre), risalire al paese sul lato più antico e diroccato. Peccato che per tornare occorra risalire faticosamente per lo stesso percorso di andata o, in alternativa, seguire la strada carrozzabile che però è sensibilmente più lunga (oltre 3 km). Ma se siete in due il problema si risolve facilmente lasciando i due mezzi alle estremità opposte del percorso. Anche a Sorano ci sono due comodi parcheggi, appena fuori dal paese: uno sul lato di San Rocco e uno sul lato opposto, adiacente al castello.
Sorano è un paesone molto esteso e pittoresco, che offre al visitatore scorci originalissimi: i più belli si possono gustare, oltre che da San Rocco, dalla fortezza (anch’essa sede di un museo archeologico e di una visita guidata ai sotterranei) e dal Sasso Leopoldino, una rocca dalla forma strana con un bel terrazzo panoramico dominato dalla torre dell’orologio. Oltre tutto vi si mangia bene (e a poco prezzo).
San Quirico, a pochissimi chilometri da Sorano, è l’ultima tappa del circuito della “città del tufo”. Qui troverete i cartelli che indicano Vitozza. La località si trova a circa un chilometro dall’abitato, al termine di una stradina stretta e sprovvista di parcheggio, per cui conviene munirsi di biciclette e recarsi qui da San Quirico o addirittura da Sorano. Vitozza è un sito costituito da una bella gola, le cui pareti sono scavate da una quantità impressionante di grotte che hanno ospitato un vero e proprio insediamento rupestre, in parte utilizzato anche ai giorni nostri. Poi il sentiero segue le pendici della gola boscosa e si immerge nella natura. Si incontrano le rovine di un castello immerse nella boscaglia, poi quelle di una chiesa in mezzo a una radura, e infine quelle di un secondo castello. Una lunga deviazione permette inoltre di raggiungere, in fondo a una gola parallela, le sorgenti del fiume Lente.

PleinAir 321 – aprile 1999

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