Abbonati alla rivista
Area utenti

PleinAir | Viaggio

Cogne (AO) - Valle D'Aosta, Italia

Il richiamo dello stambecco

Testo e foto di Giulio Ielardi | PleinAir 534

Galleria fotografica In pratica Vai alla mappa
Fotografi naturalisti in azione in Val di Rhêmes

19 febbraio 2018

Alla ricerca della fauna selvatica che popola il più antico parco italiano, ma anche delle atmosfere che solo la stagione invernale sa proporre. Viaggio in camper nel versante valdostano del Gran Paradiso.

Creste rocciose che si stagliano sul cielo arrossato dal tramonto. Un manto bianco che incappuccia la distesa di larici e abeti. Le grandi ali del gipeto e dell’aquila reale che sfiorano i crinali e si fanno portare dal vento. A chi vince remore e pigrizia e lascia il calduccio di casa per guidare il camper verso le montagne più protette d’Italia nei mesi freddi, il Parco Nazionale del Gran Paradiso regala emozioni a piene mani.

Da queste parti la protezione della natura è una cosa seria e si è trasformata anche in volano per l’economia. Sui sentieri della Valnontey il richiamo delle cascate di ghiaccio attira schiere di appassionati; la presenza del raro gipeto è segnalata e ricercata alla stregua delle grandi attrazioni di valle; ogni domenica mattina le vetture degli escursionisti riempiono i parcheggi anche se il termometro segna dieci gradi sottozero.

Non c’è da stupirsene. In nessun altro luogo delle Al­pi è altrettanto facile osservare animali selvatici nel loro ambiente naturale e respirare a pieni polmoni in un relax corroborante che solo una grande area realmente protetta sa offrire. Per chi viene in camper, una rete di aree attrezzate completa l’ospitalità offerta da rifugi e campeggi, togliendo ogni problema quando a fine giornata si rientra alla base dopo le lunghe ore passate all’aria aperta.

Visitare un parco alpino durante i mesi freddi è cosa ben diversa dal farlo in estate. Gli spostamenti lungo le strade da una vallata all’altra, le giornate corte, ma soprat­tutto le temperature rigide e il terreno ricoperto da neve e ghiaccio impongono una pianificazione attenta. Abbiamo perciò studiato e sperimentato per i lettori di PleinAir un soggiorno invernale nel versante valdostano che permettesse a tutti o quasi di godere le bellezze dell’area protetta. Alle indicazioni per la sosta abbiamo aggiunto tre escursioni a piedi per ciascuna delle grandi vallate protette – Val di Cogne, Valsavarenche e Val di Rhêmes – che consentiranno di apprezzare questo grande territorio montano e il suo prezioso patrimonio di biodiversità. Si tratta di percorsi che, nonostante l’innevamento, sono affrontabili senza particolari attrezzature invernali come ciaspole o ramponi. Ciò non toglie che per maggior sicurezza e comodità non convenga seguire qualche piccolo suggerimento tecnico (si veda l’In pratica).

La Valle di Cogne

La più conosciuta e turistica delle tre, se non altro per la presenza del principale centro abitato del parco nazionale, presenta ambienti di grande bellezza. Sarebbe un grave errore trascurarla: nonostante il relativo affollamento di Cogne e delle aree limitrofe basta allontanarsi di poco dalla strada asfaltata di fondovalle per ritrovarsi presto soli e immersi nel silenzio dei boschi.

Una comoda base è l’area attrezzata ai piedi del paese, che occupa in parte il grande parcheggio fra le case e il torrente. Chi viene in camper vi trova illuminazione, acqua, pozzetto e allacciamento alla corrente (a pagamento). Un’al­tra area attrezzata, dotata di acqua e pozzetto ma priva di elettricità, è presente alle porte della frazione Lillaz lungo la strada principale, anch’essa a pagamento.

Proprio a Lillaz vale la pena visitare le cascate, che si raggiungono con una breve passeggiata (superato il ponte d’ingresso al centro abitato, seguire le indicazioni tra le case). Dopo un piccolo parco pubblico, un sentierino raggiunge la base delle cascate e poi – inerpicandosi ripidamente – la loro sommità con successivi belvedere. Anche il torrente adiacente all’area camper con i suoi merli acquaioli in perenne viavai, nonché il parco alberato subito dopo il ponte offrono altrettanti spunti per sgranchirsi le gambe.

Ma è la testata della valle ad offrire le possibilità migliori. E quindi occorre recarsi in camper alla frazione Valnontey, fino al parcheggio terminale (a pagamento solo in estate). Da qui ci s’incammina a piedi lungo la stradina di fondoval­le, in parte utilizzata come pista di sci da fondo e in parte riservata ai pedoni. Senza alcun dislivello apprezzabile si raggiunge nel bosco di abeti e larici la minuscola frazione di Vermiana (altrimenti detta Valmiana o Valmianaz), a 1.729 metri di quota (alla partenza erano 1.666). In questo tratto del cammino non è raro incontrare camosci che cercano qualcosa da brucare sotto la neve oppure la volpe, sempre interessata al cibo offerto (ma è vietatissimo) dagli escursio­nisti. Anche diversi uccelli come i picchi, la cincia dal ciuffo e il crociere si fanno vedere spesso, mentre è ai versanti più assolati ed esposti che bisogna guardare per riuscire a scorgere qualche stambecco solitario. Dopo le vecchie case di Vermiana il sentiero prosegue, alzandosi un po’ sempre sulla sponda destra per poi scendere al torrente oppure pro­seguire verso alcune cascate di ghiaccio assai ambite dagli alpinisti, in particolare francesi: è qui che possiamo girarci e tornare sui nostri passi, non prima di aver fatto una sosta per tentare l’osservazione forse più ambita. Stiamo parlando del gipeto, il grande avvoltoio (con circa tre metri di apertura alare è il più grande uccello dell’avifauna europea) estinto sulle Alpi nel 1913 e tornato a riprodursi al Gran Paradiso solo in anni recenti. L’alta Val di Cogne ospita uno dei siti di nidificazione – nei pressi delle cascate Monday Money, Gusto di Scozia, Flash estivo e Fiumana di Money – e con un po’ di pazienza e fortuna non è raro osservare il rapace sfilare maestoso lungo i versanti in cerca di cibo. Invece che contare su un improbabile silenzio riguardo alla preziosa nidificazione, l’ente parco ha al contrario deciso di puntare sulla comunicazione per sensibilizzare tanto i cascatisti che i normali escursionisti. Se anche quest’anno lo spettacolo si ripeterà non resta che avere gli occhi ben aperti, magari con l’ausilio di un buon binocolo. La schiusa dell’uovo avviene a marzo, ma l’attività al nido della coppia di gipeti si avvia tre mesi prima. Dopo aver toccato il torrente, a seconda delle condizioni di innevamento il sentiero proseguirebbe fino al ponte de l’Erfaulet (1.830 m): sin qui calcolare circa due ore di cammino, con il ritorno al camper per la stessa via e con lo stesso tempo di percorrenza.

La Valsavarenche

Vero e proprio cuore del parco, questa valle stretta e severa offre gli incontri più frequenti e ravvi­cinati con la fauna del Gran Paradiso. Una volta imboccata la strada presso Introd, dopo i tornanti iniziali si sale fino alla fine dell’asfalto quasi senza altra possibilità di sosta che la piccola conca di Degioz. Giunti a Pont, a quota 1.960, l’ampio spiazzo terminale è l’approdo e il campo base natu­rale per chi arriva fin quassù in camper. Non sono presenti servizi ma solo bagni pubblici sempre aperti nonché un hotel-ristorante attivo nell’intera stagione invernale.

Alle spalle del ristorante parte il sentiero segnalato per il Colle del Nivolet, che si può percorrere nel suo primo tratto tra larici e piccoli salti di roccia: spesso s’incontrano alcuni esemplari confidenti di volpe, attirati dalla frequente presenza di turisti nel piazzale e dalla disponibilità di cibo facile. Ma è un altro il percorso migliore da seguire.

Dal piazzale si torna indietro a piedi per un centinaio di metri lungo la strada fino al primo bivio a sinistra, dove sale una stradina asfaltata che dopo la prima curva (o anche prima) è spesso ricoperta di ghiaccio. Si tratta della famosa strada del Nivolet, che doveva mettere in collegamento Valle d’Aosta e Piemonte (Valle Orco, fino a Ceresole Reale) attra­versando uno dei luoghi più incantevoli di queste montagne, fermata negli anni Settanta non da un’accresciuta sensibilità ambientale ma più prosaicamente dalla sopraggiunta man­canza di fondi. Prima dell’arresto dei lavori si fece in tempo a realizzare i primi tre chilometri e mezzo comprese due gallerie, per poi fermarsi nel nulla a 2.100 metri di quota. Ovviamente la strada d’inverno non viene pulita dalla neve ed è per questo motivo che oggi rappresenta una notevole risorsa per gli appassionati di montagna. Percorrendola a piedi è facile incontrare lungo il cammino camosci e stambecchi, qui abbondanti per via dei ripidi fianchi della valle che creano le condizioni ambientali preferite da questi animali: di conseguenza, uno spettacolo ricorrente è anche il volo dell’aquila reale che perlustra con regolarità la zona in cerca di prede. La salita non è mai ripida, ma la presenza della neve la rende spesso faticosa e non di rado occorrono le ciaspole per non affondare.

Nelle giornate di sole o con temperature più miti esiste il pericolo rappresentato dal ghiaccio che si stacca dalle pareti per cadere sulla strada: per questo motivo, prima di mettersi in cammino, è bene informarsi presso gli uffici del parco a Degioz. Fino alla seconda galleria la passeggiata consente di superare gradualmente i 200 metri di dislivello, con continui avvistamenti di animali come i suddetti ungulati ma anche gracchi alpini, l’aquila e – se si è fortunati ed attenti – anche il velocissimo e piccolo ermellino. Tra salita e discesa, soste per riposarsi e godere del panorama conviene mettere in conto l’intera giornata.

La Val di Rhêmes

È l’ultima vallata del versante valdo­stano e quella più occidentale. Dallo stesso bivio di Introd dove avevamo imboccato la Savarenche si prende invece a seguire sulla destra la strada regionale 24 che sale a fianco della Dora di Rhêmes. L’ultima e più estesa delle frazioni abitate che s’incontrano è Rhêmes-Notre-Dame; qui, nei parcheggi a sinistra della strada (località Chanavey), trova posto un’area attrezzata per camper con illuminazione, acqua, pozzetto e allaccio alla corrente elettrica (a pagamento). Se alzate lo sguardo verso ovest sopra i tetti degli alberghi, verso le pareti solitarie della Becca di They e della Grande Rousse, potrà capitarvi di avvistare già dal camper il gipeto. Sfilare in volo su quei pendii è un percorso abituale per la coppia che nidifica in questa valle e le osservazioni sono ricorrenti, come sa bene l’addetto alla biglietteria degli impianti di risalita che dal suo chiosco gode di una vista privilegiata.

Lasciato il veicolo, si prende a seguire il sentiero che parte dall’albergo accanto alla seggiovia e che, lungo le bandierine verdi, segue il torrente. In ombra per la prima parte della mattina, il percorso raggiunge poi la frazione di Breil dove si trova una delle case del parco. Più avanti, oltre il ponte, sorpassando la deviazione che sale a sinistra per una rampa battuta si prosegue sempre bassi sul torrente (adesso le bandierine sono arancioni). In corrispondenza di un ponte si lascia la pista di fondo – l’abbiamo finora costeggiata facendo ben attenzione a non calpestarla – che sale a destra verso la strada e proseguiamo per il sentie­ro, ora solo pedonale. Con tre rampe accompagnate da staccionate eccoci alla frazione di Chaudanne; tra le case del delizioso paesino (c’è anche un mulino) seguiamo la freccia a destra che porta in breve al laghetto di Pellaud nel bosco. Presso l’omonimo rifugio-ristorante, chi non vuole più camminare potrà approfittare di un passaggio in motoslitta per proseguire. Altrimenti si continua a pie­di, ricongiungendosi alla strada, nella vallata che si apre con paesaggi via via più grandiosi fino a Thumel e al suo rifugio-ristorante, un belvedere d’eccezione sulla corona di monti alle sue spalle: dal Truc Blanc alla Granta Parei, alla Punta Basei e al Taou Blanc. Per chi ha voglia, un sentiero sale ancora verso il Rifugio Benevolo, altrimenti si torna indietro percorrendo sulla strada il tragitto fino a Pellaud e da qui fino a Chanavey, al camper. Calcolare un paio d’ore di salita ed una per la discesa.

Tra aquile e stambecchi

Quello del Gran Para­diso è il primo parco alpino ad essere istituito in Italia, nel 1922. La sua origine in realtà risale al 1856, quando Casa Savoia istituì una riserva di caccia destinata a salvare gli ultimi stambecchi delle Alpi. Nel 1919 Vittorio Emanuele III la donò allo stato italiano: sarebbe divenuta il fulcro del nuovo parco nazionale del Regno, sorto “allo scopo di conservare la fauna, la flora e di preservare le speciali formazioni geologiche nonché la bellezza del paesaggio”.

Le montagne del gruppo del Gran Paradiso sono state incise e modellate da grandi ghiacciai e dai torrenti che hanno creato le attuali vallate. Quelle principali sono la Valle di Cogne, la Valsavarenche e la Valle di Rhêmes sul versante valdostano, e la Valle Orco e la Val Soana su quello piemontese. Le colture e gli insediamenti umani coprono una superficie trascurabile, più o meno il 4% del parco; villaggi e alpeggi, spesso interamente in pietra, raccontano la lunga storia della civiltà dei pastori. Tutto il resto sono rocce, pascoli, morene e ghiacciai: di questi ultimi, tra grandi e piccoli, ne sono stati censiti oltre sessanta. La vetta più alta, il Gran Paradiso, misura 4.061 metri e il massiccio a cui appartiene è l’unico “quattromila” interamente in territorio italiano. Sono presenti numerosi laghi alpini, soprattutto nella zona del colle del Nivolet, e alcuni bacini artificiali sul versante piemontese. Tra boschi, pascoli di quota e vette trova rifugio una fauna ricchissima, autentico vanto dell’area protetta, a cominciare dallo stambecco, sim­bolo stesso del parco: oggi si contano circa 2.600 esemplari. I maschi adulti si distinguono per le corna più pronunciate rispetto a quelle delle femmine, provviste di anelli regolari. Alle quote elevate, dove non si spinge nemmeno il camoscio, sfruttano la proverbiale abilità per spostarsi agilmente sulle rocce e cercare le erbe e i licheni di cui si nutrono. Sono presenti anche il camoscio, il cinghiale, la lepre bianca, la marmotta, l’ermellino e un’altra decina di piccoli mammiferi. Quanto all’avifauna – per non dire di anfibi, rettili, pesci e la nutritissima pat­tuglia degli invertebrati – tra i rapaci nidificano nel parco una trentina di coppie di aquila reale ma anche astori e sparvieri, gufi reali e civette capogrosso, nonché l’avvoltoio gipeto presente dal 2012.

In pratica

COME ARRIVARE

Il versante valdostano del parco si raggiunge dai caselli di Aosta ovest (per la Val di Cogne) e di Aymavilles (per le valli Savarenche e Rhêmes via Introd) della A5.

SOSTE E CAMPEGGI

Cogne Camper Cogne, Rue Revettaz; tel. 328 9036422, www.comune.cogne.ao.it, gp88s3@hotmail.it. Acqua, pozzetto, elettricità, servizi igienici.
Ranocchio 2 euro di sconto sulla terza notte consecutiva eccetto i periodi di AS
In località Lillaz area di sosta segnalata sulla riva destra del torrente Urtier, dotata di acqua e pozzetto.

Rhêmes-Notre-Dame Area attrezzata in località Chanavey, presso la partenza della seggiovia; illuminazione, acqua, pozzetto e allaccio alla corrente elettrica (al costo di 50 cente­simi all’ora con pagamento minimo di 6 euro). Sono numerose le strutture ricettive all’aria presenti nel settore valdostano del parco, ma una sola è aperta anche d’inverno: si tratta del camping Al Sole di Lillaz (tel. 0165 74237, www.campingalsole.com).

UFFICI DEL PARCO NAZIONALE

I centri visita di Cogne, Valsavarenche e Rhêmes-Notre-Dame sono aperti in gennaio dall’1 al 6 tutti i giorni dalle 14 alle 18. È anche possibile contattare il Servizio di Sorveglianza del parco tutti i venerdì dalle ore 14 alle ore 17 presso le seguenti sedi di valle: Valle di Cogne, Rue Mines de Cogne n. 20, Cogne, tel. 0165 74025; Val Savarenche, Località Degioz, tel. 0165 905808; Valle di Rhêmes, Rhêmes- Notre-Dame, Località Bruil 27, tel. 0165 936116. Si consiglia, in ogni caso, di prendere preventivamente un appuntamento. Assai completo il sito Internet www.pngp.it, dove è possibile anche tenere d’occhio le condizioni d’innevamento in tempo reale da ben 15 webcam.

INDIRIZZI UTILI

Ufficio del Turismo della Regione Valle d’Ao­sta, Piazza Porta Prætoria 3, Aosta, tel. 0165 236627, www.lovevda.it, aosta@turismo.vda.it). Per il bollettino meteorologico e infor­mazioni sulla situazione della neve e il pericolo di valanghe si può contattare lo 0165 776300; le guide alpine rispondono al 345 2106893, quelle del parco allo 011 8606211.

Galleria fotografica

Mappa


Altre Mete e Itinerari

Leggi tutte le Mete e gli Itinerari
Punto Direttore
iltropicodelcamper
app PleinAirClub
POI Garmin
Scarica