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PleinAir | Viaggio

Monte Sant'Angelo Foggia - Puglia, Italia

I luoghi di San Michele, il principe degli angeli

Testo e foto di Stefano Ardito | PleinAir 513 – Aprile 2015

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Lettomanoppello, Grotta Sant'Angelo

12 aprile 2017

Simbolo dell’eterna lotta fra le forze del bene e quelle del male, l’arcangelo Michele è oggetto di un culto particolarmente diffuso tra i monti dell’Appennino centromeridionale. Vi proponiamo quindici siti racchiusi in un ideale filo conduttore tra Roma e Monte Sant’Angelo.

Il viottolo corre tra muri a secco e campi abbandonati da decenni, sfiora alcune capanne pastorali in pietra. Raggiunge l’orlo di un profondo vallone roccioso, vi entra a mezza costa toccando una cava abbandonata e un fontanile scavato in un blocco di calcare. Nell’ultimo tratto si cammina tra alti speroni di rocca giallastra. Tutt’intorno i boschi della Majella iniziano a tingersi del verde intenso della primavera. Una salita ai piedi delle rocce porta a una grande caverna, simile all’abside di una chiesa. Un semplice altare, una tomba scoperchiata, alcuni cartelli segnalano che l’interesse del luogo non è legato solo alla geologia e al paesaggio: una statua di pietra ancorata alla parete a otto metri da terra indica che qui da più di mille anni la gente di Lettomanoppello viene a pregare San Michele Arcangelo.

«All’imbocco della grotta, nel Medioevo, sorgeva una piccola chiesa» spiega Edoardo Micati, scrittore e maestro di sci abruzzese, che ha dedicato libri fotografici e guide agli eremi, alle capanne pastorali in pietra, agli stazzi e ad altre architetture tradizionali della sua regione. «La statua in pietra dell’Arcangelo risale agli ultimi anni del Duecento, prima era sistemata nella chiesa. Qualche anno fa c’è stato un tentativo di furto, oggi l’originale è esposto a Pescara, nel Museo delle Genti d’Abruzzo. Quella della grotta è una copia».

Una veduta sulla Cima del Redentore e su Ischia dal borgo di Maranola

Una veduta sulla Cima del Redentore e su Ischia dal borgo di Maranola

Le rocce della Majella, la montagna dell’Appennino abruzzese che più si affaccia verso l’Adriatico e l’oriente, accolgono da millenni decine di luoghi della fede. Alcune grotte del massiccio hanno ospitato santuari preistorici e italici, altre gli eremi di Pietro da Morrone, il religioso in cui vari storici hanno riconosciuto Celestino V, il papa del “gran rifiuto” di dantesca memoria. Francesco Petrarca ha definito il massiccio Domus Christi. Secondo Ignazio Silone, originario della Marsica, “la Majella è il Libano di noi abruzzesi”.

Il culto dell’Arcangelo non è praticato solo sulla Majella. Radicato a Monte Sant’Angelo, sul Gargano, dove uno straordinario santuario rupestre accoglie ogni anno decine di migliaia di pellegrini, è diffuso da oltre mille anni in gran parte dell’Appennino. «Nel mio ultimo lavoro La montagna e il sacro ho censito in Abruzzo circa trecentocinquanta luoghi di culto dedicati a San Michele» spiega Edoardo Micati. Una trentina sono all’interno di grotte, come quelle gigantesche e magnifiche di Ripe di Civitella e di Balsorano. Altri sono chiese costruite in cima a monti e a colline, come a Città Sant’Angelo, in vista dell’Adriatico. «L’Arcangelo, nell’Antico Testamento, accompagna le anime verso l’aldilà. Sui monti accompagna gli uomini verso il cielo. Nelle grotte aiuta a spingersi verso gli Inferi».

Non c’è solamente l’Abruzzo. Sulle montagne del Lazio alcuni suggestivi santuari medioevali dedicati a San Michele sono ancora venerati tra le rocce del Monte Tancia e del Monte Navegna in Sabina, e sulla Cima del Redentore che si affaccia dall’alto su Formia. Quello di Sant’Angelo in Aspreno è tra le pareti calcaree di Caprile, in Ciociaria, nei pressi di Roccasecca e di Aquino.

Castel Sant'Angelo, statua di San Michele

Castel Sant’Angelo, statua di San Michele

Più a sud, in Campania, accolgono i fedeli la magnifica chiesa medioevale di Sant’Angelo in Formis alle porte di Caserta, il santuario del Monte Faito e le numerose grotte-santuario che si aprono ai piedi dei monti dell’alto Casertano e del Matese. La più bella tra queste cavità, frequentate da secoli a scopo di culto, si apre nei pressi di Olevano sul Tusciano, sui Monti Picentini, in vista di Salerno e della fertile piana attraversata dal Sele.

Nei santuari rupestri dell’Appennino l’effigie di San Michele Arcangelo rimanda a epoche lontane. «La sua figura con il braccio alzato e la spada ricorda quella di Ercole, la divinità tutelare dei pastori, che brandisce la clava» spiega Edoardo Micati. Non a caso il culto dell’Arcangelo, nei primi secoli dell’era cristiana, ha sostituito quello dell’eroe mitologico: i giorni in cui è venerato, l’8 maggio e il 29 settembre, corrispondono ai periodi in cui le greggi salgono in montagna a primavera inoltrata e ne discendono in autunno.

Il culto micaelico, profondamente radicato in Oriente, arriva in Italia nel IV secolo durante l’impero di Costantino. La prima basilica dedicata al santo nasce in Italia alle porte di Roma, al settimo miglio della Via Salaria, ed è meta di pellegrinaggi fino al Mille. Poi scompare, per essere rinvenuta dagli archeologi solo nel 1996.

Poco prima dell’XI secolo all’imbocco della Val di Susa, in Piemonte, nel luogo dove sorgeva una fortezza romana viene fondata la Sacra di San Michele, un’abbazia benedettina che è ancor oggi il più importante luogo di culto dedicato all’Arcangelo nell’Italia settentrionale. Sul Gargano, all’estremità opposta, secondo la tradizione il santuario di Monte Sant’Angelo viene fondato nel 492 dopo tre apparizioni dell’Arcangelo a Lorenzo Maiorano, vescovo della città di Siponto. “L’angelo del Signore, Michele, apparve al vescovo in visione e disse: non è compito vostro consacrare la basilica da me costruita. Io l’ho fondata, io stesso l’ho consacrata. Ma voi entrate e frequentate pure questo luogo, posto sotto la mia protezione” recita l’Apparitio, il testo che racconta l’evento. La stessa versione compare nella Legenda aurea, una raccolta di vite di santi scritta alla fine del Duecento da Jacopo da Varagine (o da Varazze), frate domenicano e vescovo di Genova. Oggi si ipotizza che l’episodio sia avvenuto un secolo e mezzo dopo, nel 663, durante la guerra tra Bizantini e Longobardi. È ancora Jacopo da Varagine a ricordare l’apparizione dell’Arcangelo a Gregorio I, papa dal 590 al 604, mentre rimette la spada nel fodero alla sommità del mausoleo di Adriano. Nella città infuria la peste e quel gesto è una promessa di guarigione e di pace: da allora il sepolcro dell’imperatore diventa Castel Sant’Angelo. Risale invece al 709 l’apparizione a Sant’Uberto, vescovo di Avranches, fondatore del santuario di Le Mont Saint-Michel, al confine tra Normandia e Bretagna.

In Italia la devozione all’Arcangelo si sviluppa sotto i Longobardi, che attraversano le Alpi nel 568, regnano su gran parte della Penisola fino all’800, e dopo essersi convertiti al Cristianesimo trasferiscono a San Michele il culto prima tributato al dio guerriero Odino. Tra il VII e l’VIII secolo migliaia di fedeli, provenienti da ogni parte d’Europa, si dirigono in pellegrinaggio verso il Gargano.

All’inizio del Novecento, alcuni luoghi dedicati a San Michele Arcangelo vengono abbandonati. I pastori e i contadini dell’Abruzzo e delle regioni vicine lasciano i loro monti per emigrare verso le regioni del Settentrione o all’estero, e molte grotte sacre vengono dimenticate.

Negli ultimi anni, però, molti di questi siti vengono riscoperti e restaurati da studiosi e devoti. L’8 maggio e il 29 settembre, le due date in cui la Chiesa festeggia l’Arcangelo, migliaia di pellegrini raggiungono il santuario sul Gargano, e decine di processioni, piccole o grandi, si dirigono verso altrettanti santuari rupestri.

L’8 maggio a Tufo, un paese dell’Irpinia celebre per il Greco, un profumato vino bianco, la processione che scende dal borgo alla Grotta di San Michele è seguita da una colorata rappresentazione della cacciata di Lucifero dal Paradiso impersonata dagli abitanti del luogo, bambini inclusi.

Le rocce, le sorgenti, l’atmosfera misteriosa e suggestiva attirano verso i luoghi di preghiera dedicati all’Arcangelo anche i laici. Si rivolge a escursionisti credenti e non il Cammino dell’Arcangelo, l’antico percorso – riscoperto e segnato dal CAI – che in nove giorni collega Benevento e Pietrelcina al Gargano toccando Troia, Lucera, San Severo e San Giovanni Rotondo. Si arriva a piedi con dei percorsi più brevi alle grotte-santuario di Lettomanoppello, delle Gole del Salinello, di Balsorano, di Olevano sul Tusciano e del Monte Tancia. Altre, come quelli di Gravina di Puglia, di Gioia Sannitica e Pescocostanzo, si aprono a poca distanza dalla strada o addirittura nel centro dei rispettivi paesi. L’inizio e la fine del nostro percorso sono rappresentati da due monumenti famosi come Castel Sant’Angelo a Roma e il santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano: due colonne simboliche di un viaggio ideale che si svolge per la maggior parte fra le rocce e i boschi dell’Appennino. Una terra antica, che non manca mai di stupire per la sua bellezza.

I luoghi di San Michele

Castel Sant'Angelo

Castel Sant’Angelo

1 Castel Sant’Angelo

Affacciato sul Tevere e collegato al Vaticano dal Passetto di Borgo, un camminamento fortificato lungo ottocento metri, Castel Sant’Angelo è uno dei monumenti più caratteristici di Roma. Il percorso di visita include i sotterranei e le celle (in una fu recluso Benvenuto Cellini), i fastosi appartamenti papali voluti da Alessandro VI (Rodrigo Borgia) e da Paolo III (Alessandro Farnese), e opere d’arte come il San Girolamo di Lorenzo Lotto e il Cristo benedicente e Sant’Onofrio di Carlo Crivelli. Le terrazze offrono magnifici panorami su Roma. Ricordano che il monumento è dedicato all’Arcangelo la statua di San Michele di Raffaello da Montelupo, esposta nel Cortile dell’Angelo, e la statua in bronzo che corona l’edificio, realizzata nel 1752 dal fiammingo Peter Anton von Verschaffelt, alta cinque metri e mezzo e restaurata nel 1986.

2 Monte Tancia

Un’antica e suggestiva grotta-santuario raggiungibile con una breve camminata si apre tra i boschi di leccio dei Monti Sabini. Si parte da un ponte sul Fosso di Galatina, che si raggiunge da Poggio Catino o da Monte San Giovanni in Sabina oppure da Rieti toccando l’Osteria del Tancia. Si segue un viottolo accanto al torrente, si sale a un prato e si lascia a destra un sentiero per il Monte Pizzuto. Al secondo bivio si va a destra proseguendo in salita fino ai piedi di una parete rocciosa; una scalinata conduce alla grotta, al cui interno si possono ammirare un altare e alcuni affreschi. Tra andata e ritorno si cammina per poco più di mezz’ora.

3 Gole del Salinello

La forra del Salinello separa la Montagna di Campli dalla Montagna dei Fiori, tra Ascoli Piceno e Teramo, e ospita numerosi eremi. L’imponente Grotta Sant’Angelo è stata utilizzata come ricovero nella preistoria, l’altare dell’Arcangelo risale al 1236. Dalla statale 81, tra i due bivi per Civitella del Tronto, si sale a Ripe di Civitella e si prosegue per una strada sterrata che porta a un grande posteggio. Un viottolo scende fino alla base della scalinata che dà accesso alla grotta. Tra andata e ritorno si cammina per meno di mezz’ora, continuando sul sentiero si arriva sul fondo delle gole. La grotta è normalmente aperta nei weekend e in estate, ma è bene verificare presso il Comune di Civitella del Tronto (tel. 0861 918321) o la Pro Loco di Ripe.

L’interno della Collegiata di Città Sant’Angelo

L’interno della Collegiata di Città Sant’Angelo

4 Città Sant’Angelo

Situata pochi chilometri a nord di Pescara, questa cittadina di origine romana è stata ricostruita nella posizione attuale dai Longobardi. Alla sommità del colle sorge la Collegiata di San Michele Arcangelo, costruita prima del Mille, rifatta nelle forme attuali nel Trecento e più volte rimaneggiata in seguito. Accanto alla chiesa svetta un campanile di 48 metri, lateralmente c’è un elegante portico quattrocentesco. Il portale, decorato con un ciclo di figure simboliche, risale al 1326. Nell’interno si trovano sono i resti di un pulpito medioevale in pietra, un elegante coro barocco e la tomba quattrocentesca di Amico Bonamicizia, vescovo di Atri e Penne; l’imponente statua lignea di San Michele Arcangelo risale invece al Trecento. Il soffitto a cassettoni lignei della navata, realizzato nel 1911, nasconde quello a capriate decorato da affreschi trecenteschi.

5 Balsorano

Una spettacolare grotta-santuario affacciata sulla Val Roveto si apre nel territorio di Balsorano e si raggiunge a piedi per un ripido viottolo. Al suo interno ci sono due grandi altari. L’8 maggio solo gli uomini del paese vi si raccolgono in preghiera, mentre il 29 settembre la festa è aperta anche alle donne e alle comitive di fedeli che arrivano a piedi da altri paesi della zona. Da Balsorano una strada asfaltata conduce al monumento agli Alpini e al posteggio situato all’imbocco del Vallone di Sant’Angelo. Un’ora di cammino per una ripida stradina che sale a tornanti tra i lecci porta alla base delle rocce e all’ingresso della grotta. La salita richiede un’ora o poco più, la discesa è più breve. La grotta è sempre aperta, per visitarla è bene avere una pila.

Balsorano, festa di San Michele Arcangelo

Balsorano, festa di San Michele Arcangelo

6 Lettomanoppello

I valloni del versante nord-occidentale della Majella sono ricchi di eremi e santuari. Da Lettomanoppello si segue per qualche chilometro la strada che sale verso Passo Lanciano. Accanto a un cartello del Parco della Majella si imbocca il sentiero segnato che traversa a mezza costa, tocca alcuni capanni di pietra e successivamente scende nel vallone di Sant’Angelo. Lo si percorre per un tratto sul fondo, poi si sale verso sinistra alla grotta, ampia e spettacolare, che ospita una tomba, un altare e sulla parete la statua dell’Arcangelo. Poco oltre una sorgente offre l’occasione adatta per fermarsi e fare una piacevole sosta. Tra andata e ritorno si cammina per un’ora.

7 Pescocostanzo

L’altopiano erboso del Quarto Grande, nei pressi di Pescocostanzo, è utilizzato dal bestiame al pascolo e affiancato da masserie. Sul lato settentrionale, ai piedi di un modesto affioramento roccioso, il santuario rupestre di San Michele Arcangelo mostra ancora una bella facciata e un’iscrizione restaurata sul portale; l’altare e la balaustra in pietra che sbarra l’accesso alla grotta sono semplici ma eleganti. Per arrivarci basta camminare per un centinaio di metri dal posteggio. L’8 maggio e il 29 settembre la grotta è visitata dai fedeli della zona. In passato, nella prima ricorrenza, si teneva qui una fiera del bestiame. 5

Maranola, la Grotta di San Michele

Maranola, la Grotta di San Michele

8 Maranola

Anche i Monti Aurunci, a picco sul mare di Formia e Gaeta, ospitano una grotta dedicata all’Arcangelo. Si raggiunge dalla medioevale Maranola, seguendo la stretta e tortuosa strada che sale al rifugio di Pornito. Da qui si va a piedi lungo un panoramico viottolo a mezza costa (la “Strada della Statua”) che sale alla grotta-santuario a 1.134 metri di quota, normalmente chiusa a chiave. Vale la pena proseguire fino alla Cima del Redentore, dove dal 1900 sorge una grande statua in ghisa. Nel panorama spiccano Ischia, Ponza, Ventotene, il Circeo, il Vesuvio e i massicci dell’Appennino al confine tra la Ciociaria e l’Abruzzo.

9 Caprile

Da Caprile, tra Roccasecca e Pontecorvo, una passeggiata conduce alla chiesa rupestre di Sant’Angelo in Aspreno, decorata da affreschi, e alle vicine pareti frequentate dagli arrampicatori. Sul crinale sovrastante (che si raggiunge con fatica da qui, o con un percorso molto più comodo da Roccasecca) si trovano le rovine del castello dei Conti d’Aquino e la chiesa di San Tommaso, del XIV secolo. Si sale alla chiesa di Santa Maria, si va oltre per una gradinata, si esce dal paese e si prosegue per un viottolo tra ulivi e fichi d’India. Dalla base delle rocce si continua in salita a destra fino a Sant’Angelo in Aspreno. Tra andata e ritorno si cammina per mezz’ora. Prima di salire alla chiesa bisogna chiedere in paese le chiavi al custode.

10 I profeti

Una delle più suggestive grotte-santuario della Campania si apre ai piedi del Monte Maggiore, è decorata da stalattiti e concrezioni e ospita due altari molto antichi. Accanto ad alcune stalattiti a forma di mammella, le donne incinte dei paesi vicini invocano un parto senza problemi e latte abbondante. L’8 maggio e il 29 settembre colorate processioni salgono alla grotta. Dal paese di Liberi si raggiunge la frazione de I Profeti, al tornante successivo si va a sinistra per una strada sterrata (indicata da un cartello). Dallo slargo dove si posteggia un sentiero, segnalato all’inizio da una croce, si alza su un crinale e continua a mezza costa nel bosco fino ai due ingressi della grotta. Tra andata e ritorno si cammina per oltre mezz’ora. È necessaria una pila.

Caprile, cartello all'inizio del sentiero

Caprile, cartello all’inizio del sentiero

11 Sant’Angelo in Formis

Affacciata sul Volturno e su Capua, la basilica di Sant’Angelo in Formis, tra le più belle chiese romaniche della Campania, ha preso le forme attuali nel 1073, sotto l’abate Desiderio; nel portale un bell’affresco raffigura San Michele. Altre straordinarie pitture sono ospitate nell’interno, diviso in tre navate da colonne con capitelli corinzi, che conserva il pavimento del santuario antico di Diana Tifatina. Sull’interno della facciata è dipinto il Giudizio Universale, nell’abside centrale sono raffigurati il Cristo in trono, gli arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele e San Benedetto. Resta poco del monastero, che è stato tra i più potenti della regione; un cimitero accoglie i circa cinquecento garibaldini caduti nella battaglia del Volturno. Si arriva alla basilica dal casello di Santa Maria Capua Vetere della A1.

12 Monte Faito

Su uno sperone roccioso del Monte Faito, di fronte a un vastissimo panorama, questo santuario moderno si raggiunge da Vico Equense (è la strada più comoda) o da Castellammare di Stabia. Il culto di San Michele Arcangelo è arrivato in quest’angolo della Campania nel VI secolo grazie ai santi Catello e Antonino. L’antica chiesa, oggi completamente scomparsa, sorgeva sui 1.443 metri del Molare, la cima più alta di Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi e dell’intera catena dei Monti Lattari. La statua di San Michele Arcangelo, un tempo sulla vetta della montagna, è oggi nella cattedrale di Castellammare di Stabia. Il santuario è aperto da Pasqua a fine ottobre. La salita a piedi al Molare richiede due ore tra andata e ritorno, non presenta difficoltà ma si svolge su terreno ripido e a tratti roccioso.

13 Tufo

La Grotta dell’Angelo, profonda una cinquantina di metri, si apre ai piedi del paese ed è sfiorata dalla strada. Ospita un altare, una semplice statua dell’Arcangelo e dei resti di affreschi; all’ingresso c’è una chiesetta con un campanile a vela, consacrata – come ricorda una lapide – nel 1708. Un cunicolo dà accesso a un’altra cavità, antica sede di culti pagani. Il pomeriggio dell’8 maggio, un’affollata processione scende dalla piazza del paese alla grotta e risale per la stessa via. Da non perdere la sacra rappresentazione che segue, nella quale uomini e bambini del paese mettono in scena la cacciata dal Paradiso di Lucifero e degli altri angeli ribelli. Lo spettacolo si conclude all’imbrunire.

Monte Sant'Angelo, Santuario di notte

Monte Sant’Angelo, Santuario di notte

14 Olevano sul Tusciano

Ai piedi dei Monti Picentini, a pochi chilometri da Battipaglia e da Eboli, la più imponente grotta-santuario della Campania conserva al suo interno i resti di cinque chiese. Sulle pareti e sull’abside della più grande spiccano dei magnifici affreschi realizzati a partire dal IX secolo. Tra i più eleganti il Cristo dell’abside a sinistra, la Madonna Odigitria di quella centrale e il Battesimo della parete a destra. La scomoda strada sterrata che percorre la valle del Tusciano è percorribile dai fuoristrada fino a un posteggio da cui si sale in 15 minuti all’imbocco; l’accesso a piedi dal paese richiede da un’ora e mezzo a due ore. Bellissima la processione che raggiunge la Grotta dell’Angelo l’8 maggio, visitabile in altri momenti contattando in anticipo il Comune (tel. 0828 621622) o la Pro Loco (tel. 0828 612957).

15 Monte Sant’Angelo

Il più celebre santuario dedicato a San Michele Arcangelo sorge al centro di Monte Sant’Angelo, nel cuore del Gargano. Il campanile a pianta ottagonale, ben visibile da lontano, risale alla fine del Duecento. Dall’atrio superiore si scende per una scalinata, si supera la Porta del Toro, si raggiunge un atrio. Superate le porte bronzee del 1076, si entra in un’elegante navata in stile gotico, voluta da re Carlo I d’Angiò. L’atmosfera cambia di colpo quando si passa nella grotta, sempre immersa nella penombra. La statua di San Michele, in marmo di Carrara, è stata scolpita nel 1507 dal Sansovino. Da vedere anche gli altari di San Francesco e San Pietro, il museo devozionale e le cripte.

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