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PleinAir | Viaggio

, Spagna

Giardini pensili


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20 dicembre 2003

Il Parc Nacional d’Aigüestortes i Estany de Sant Maurici si trova in territorio spagnolo, 24.000 ettari di foreste e guglie che sfidano il cielo, rocce granitiche e ardesie formatesi 200 milioni di anni fa. I grandi ghiacciai del Quaternario le modellarono in ampie e piccole valli e, quando si ritirarono, lasciarono numerosissime conche dove l’acqua tuttora si deposita. Il parco tradisce infatti, già nel nome, le sue caratteristiche, comprensibili anche a chi il catalano lo mastica poco. Aigües tortes evoca un insieme di tortuosi ruscelli saltellanti e gli estany, in quanto stagni, non hanno bisogno di presentazioni.
L’unico parco nazionale della Catalogna è quindi un parco fatto di acqua, con una concentrazione di laghi e laghetti (oltre 200) che ha dell’incredibile, dove la terra è intrisa di umidità tutto l’anno, ma in un substrato poroso che rende aride le pendici della montagna poche decine di metri intorno. Ecco così raccolte, in uno spazio minimo, le condizioni ideali per piante di ambienti anche molto diversi fra loro. La particolare esposizione climatica fa il resto, consentendo una varietà che sorprende l’escursionista. La ricchezza della flora e l’incredibile presenza di endemismi è stata infatti la molla che ha spinto alla protezione di quest’area, ancor più dei suoi pur notevoli panorami. L’itinerario all’interno del parco riassume in un’unica passeggiata praticamente tutta la flora pirenaica e finisce così per diventare la visita a una specie di giardino botanico spontaneo.
Il camper deve essere lasciato a Espot, dove la strada praticabile finisce e un comodo parcheggio sterrato, appena all’inizio del paese, permette di pernottare in zona strategica. Chi lo preferisce può optare per il campeggio che si trova esattamente dalla parte opposta del paese, ma è raggiungibile con qualche difficoltà dai mezzi ingombranti. A poche decine di metri dal parcheggio è situato il centro turistico del parco, riconoscibile dalle numerose jeep-taxi parcheggiate. Conviene afferrare l’occasione al volo. Il parco è un insieme aspro di guglie e rocce quasi verticali, i percorsi sono perciò limitati e si contano sulle dita di una mano. La passeggiata classica, la più bella sia dal punto di vista botanico che paesaggistico, è quella cosiddetta dei ‘sei laghi’ che porta alle Agulles d’Amitges, attraverso l’Estany de Sant Maurici. Si divide in due tronconi: uno lungo e monotono (circa 8 km) che unisce Espot all’Estany de Sant Maurici, splendido lago incastonato fra montagne che superano i 2700 metri, e uno interessante ma impervio (3-4 km) che dal lago stesso porta alle guglie. La combinazione migliore consiste nel fare in jeep (1.000 pesetas a persona, andata e ritorno) il primo tratto, fino all’Estany de Sant Maurici, e a piedi il secondo. Quella più pigra, invece, nell’effettuare tutto il percorso in jeep (2.000 pesetas, poco più di 20.000 lire a persona, andata e ritorno), arrivando fino alle Agulles d’Amitges, ma così si perde il meglio. La soluzione più astuta è di scegliere la seconda combinazione, fare in jeep tutta l’andata e a piedi solo il tratto fra le guglie e il lago. In discesa, si sa, tutti i santi aiutano e la praticabilità del sentiero, che poi è la strada percorsa dalle jeep 4×4, rende l’escursione alla portata anche di chi non ha le gambe particolarmente allenate. Prima di partire un’occhiata a Espot non guasta. Con le sue case in pietra e i tetti coperti di licheni rossi, il paese rappresenta un ottimo compromesso fra la necessità turistica dell’efficienza e il sapore antico della tradizione.
Le jeep cominciano le loro corse alle 9 del mattino ma, al contrario di molte situazioni similari, stavolta conviene prendersela comoda. L’itinerario consigliato occupa appena metà giornata e, portandosi panini e borraccia, c’è tutto il tempo per fare con calma. Oltretutto, il taxi 4×4 non parte se non ha un minimo di 4 persone per Sant Maurici e 6 persone per l’Agulles d’Amitges. Le comitive numerose non hanno problemi, ma i piccoli nuclei familiari rischiano di fare una levataccia e poi aspettare un’ora che arrivi qualche anima buona, desiderosa di fare il loro stesso percorso, per completare il mezzo e poter finalmente partire. Nonostante il nome altisonante di parco nazionale, infatti, la zona ha una presenza turistica abbastanza bassa, o comunque non paragonabile agli equivalenti parchi alpini, ai quali non avrebbe niente da invidiare. Il tragitto sul traballante mezzo a motore, fra salti e scossoni, sarà anche divertente ma fa venire il mal di schiena e non permette di godersi più di tanto il panorama. In compenso la salita è gagliarda e nessuno ha il coraggio di lamentarsi per non averla affrontata a piedi.

Ve lo dico con i fiori
Già nel nome, alcune piante tradiscono la loro particolarità, come il Ranunculus pyrenaeus, che cresce in bianche distese, frammisto alle macchie rosa della Primula integrifolia. Interessanti anche i rametti fioritissimi della Daphne cneorum, dal bel colore rosato, che cresce a ridosso delle rocce per ripararsi dal vento. Intorno al gelido rifugio d’Amitges (2405 m), contorti esemplari di pino montano sembrano scheletri in attesa.
Dopo neanche mezz’ora di cammino, l’esposizione diretta ai caldi raggi solari e il terreno intriso d’acqua propongono un habitat completamente diverso. Qua e là la Pinguicola vulgaris, una pianta carnivora comune anche sulle Alpi, ostenta le sue micidiali foglie viscose agli insetti di passaggio. La splendida Saxifraga aquatica fa bella mostra di sé nel terreno fradicio. Questa pianta, endemica dei Pirenei, è una primizia rara. Le violette non sono così banali come sembrano; si tratta della Viola cornuta, che vive solo su questi monti’ tanto per cambiare.
Sulle pendici aride della discesa spiccano i bianchi gigli di montagna e, per quanto raro, perfino il Lilium pyrenaicum, variante gialla del nostro giglio martagone. Si prosegue fino agli Estany de les Obagues de Ratera, basse chiazze di acqua verde e trasparente che riflettono le aspre guglie d’Amitges, ormai lontane. Nel prato umido circostante un tappeto di orchidee rosse, le Dactylorhizae maculatae, tipiche dei suoli torbosi e palustri di media altitudine, forma una decorazione addirittura eccessiva.
Ma l’ambiente cambia ancora, perché il calore aumenta. Un bosco di larici e abeti si fa sempre più fitto ai lati del sentiero e compaiono le specie amanti dell’ombra. I nomi parlano chiaro: Horminum pyrenaicum, Geranium pyrenaicum, Petrocoptis pyrenaica e la spettacolare Ramonda myconi, forse l’endemismo più importante dei Pirenei.
Ancora poco e si arriva all’Estany de Sant Maurici, dove ci attende la jeep che ci riporterà a Espot e spicca vistoso il cosiddetto iris dei Pirenei (Iris xiphioides), ma ormai, dopo quanto abbiamo visto, non ci meravigliamo più di niente.

PleinAir 324/325 – luglio/agosto 1999

In pratica

COME ARRIVARE.
Per visitare il parco si deve raggiungere Espot. La via più breve, provenendo dall'Italia, è attraverso l'Andorra, piccolo paese ma grande mercato, dove il mito dell'affare resiste e almeno quando si fa il pieno trova una sua conferma. Dall'Andorra si devia a La Seu d'Urgell, e quindi a Soft. Il percorso in senso contrario parte dalla Francia, lasciando l'autostrada a Toulouse e, passando per St. Gaudens, raggiunge e attraversa il confine spagnolo. In ogni caso, l'accesso al parco è possibile anche dal versante occidentale, tramite la Vall de Bol, ma la differente conformazione del territorio rende il parco molto meno interessante su quel fronte.

QUANDO ANDARE.
Il periodo più adatto per la visita sarebbe a cavallo fra giugno e luglio. In agosto le piante ci sono ugualmente, ma tutte le fioriture si spostano verso l'alto, condensandosi nel primo tratto del percorso e rendendo meno interessante la parte bassa. La massiccia presenza di acqua, comunque, fa sì che anche questo periodo sia discreto.

COSA SERVE.
Prima di affrontare la visita, mettere nello zaino un giubbotto imbottito e un paio di pantaloncini corti (non dimenticare la crema solare): può sembrare un paradosso, ma di solito servono tutti e due. Utile anche il libro Flores del Pirineo, pubblicato da Editorial Pirineo solo in lingua spagnola ma il migliore in assoluto, che non ha equivalenti neanche sul versante francese. Lo si può trovare presso l'ufficio turistico del parco o nei negozi dove si vendono articoli per turisti. Da evitare, invece, un pieghevole sullo stesso soggetto che viene venduto su tutto il versante francese. Su una quarantina di piante, quantità già di per sé modesta, almeno sette-otto sono sbagliate in maniera clamorosa.

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