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PleinAir | Viaggio

Rocchetta a Volturno Isernia - Molise, Italia

Ciclovia del Volturno, pedalando s’impara

Testo e foto di Giulio Ielardi | PleinAir 482 – Settembre 2012

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Buona parte del tracciato della Ciclovia del Volturno insiste sulla viabilità secondaria, consentendo a tutta la famiglia di pedalare in sicurezza.

1 settembre 2012

Inaugurata un anno fa, la Ciclovia del Volturno è il più lungo tracciato per dueruote dell’Italia meridionale. Dalle sorgenti del fiume fino a Capua, 144 chilometri di facili percorsi su cui pedalare in sicurezza attraverso inedite mete ambientali e culturali, sfruttando al meglio l’abbinata camper più bici.

 

La Ciclovia del Volturno è un nuovo, facile percorso per turisti a dueruote che si sviluppa su strade secondarie – non su una vera e propria pista ciclabile, tanto vale chiarirlo subito – dalle sorgenti del fiume in Molise alla città di Capua in Campania. In tutto sono quasi 150 chilometri, perlopiù in pianura e in leggera discesa, da percorrere in due o tre giornate pedalando senza fretta tra piccoli paesi e paesaggi agresti. Un Mezzogiorno lontano dai circuiti tradizionali, senza filtro, per trascorrere un finesettimana che dal sedile del camper si sposta sul sellino della bici misurandosi lentamente e intensamente da una curva all’altra, da una piazza a una fontanella, da una chiacchiera all’ombra di una pergola a un picnic improvvisato sul prato in riva al fiume.

Ciclovia del Volturno

Ciclovia del Volturno

Nata dall’idea di un appassionato di dueruote la ciclovia è diventata realtà grazie all’individuazione del percorso e alla posa di una specifica segnaletica direzionale composta da paline, tabelle, mappe d’insieme. Si tratta di una serie di cartelli che indicano al cicloturista la direzione, il luogo, la quota, la distanza percorsa dalla partenza, le emergenze storiche e ambientali presenti sul territorio. Noi che l’abbiamo sperimentata possiamo dire che tale segnaletica è affidabile e idonea; ma anche, va pur aggiunto, in alcuni casi già divelta dai vandali e via via ripristinata dai promotori. È consigliabile, per chi utilizza il GPS, scaricare la traccia dell’intero percorso dal sito ufficiale della Ciclovia (curato da Alfredo Salzillo).

Protagonista dell’itinerario è il fiume Volturno, con i suoi 175 chilometri uno dei principali del nostro Mezzogiorno. Dalle Mainarde al Tirreno, le sue acque solcano freschi paesaggi appenninici, campagne e insediamenti urbani fino alla piana costiera profondamente segnata da modificazioni territoriali poco o niente pianificate.

Fiume Volturno

Fiume Volturno

Inaugurata nel 2011, la ciclovia ha bisogno di amici sul territorio per svolgere appieno la funzione di volano del turismo locale. Lo stanno capendo i sindaci, lo stanno capendo le altre realtà associative, lo stanno capendo forse più in fretta alcuni privati. Quel che occorre prioritariamente è una rete di ospitalità che veda il coinvolgimento pieno delle comunità locali; al passaggio dei cicloturisti nei paesi la gente osserva curiosa e benevola, mentre meno disponibili sono gli automobilisti, che talvolta suonano il clacson per chiedere strada. Al momento, per chi possiede un v.r., l’opzione preferibile è fare base a Vairano e da qui raggiungere le sorgenti del Volturno con mezzi privati (vedi In pratica), quindi percorrere in bici la prima tappa, pernottare in camper e l’indomani passare alla seconda tappa fino a Capua, con ritorno in treno.

Dalle sorgenti a Vairano

L’abbazia di San Vincenzo al Volturno

L’abbazia di San Vincenzo al Volturno

La pista ha inizio in uno dei luoghi più intensi di questa parte d’Italia. “Il Molise è romantico, stregato… questa terra meridionale potrebbe essere lo sfondo d’una tragedia come il Macbeth”. Coniato da Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia, nonostante sessant’anni di profonde modificazioni territoriali e sociali questo commento non ha perso del tutto d’attualità. E nel comune di Rocchetta a Volturno, bandierina d’avvio della ciclopista, si trova una delle mete religiose ma soprattutto storico-artistiche più importanti della regione: l’abbazia di San Vincenzo al Volturno. Siamo ai piedi delle Mainarde e ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise. Su un colle a dominio del paese nuovo sorgono le affascinanti rovine di Rocchetta Alta o Vecchia, svuotata dall’emigrazione negli anni ‘50, oggi utilizzate in parte per il ricovero di capre, galline e pecore. Invece presso le sponde del fiume appena nato ecco l’abbazia, fondata nel 703 da tre nobili beneventani. Raggiunse il suo massimo splendore nella prima metà del IX secolo; la sua fama è dovuta senza dubbio alla cripta di San Lorenzo, unico ambiente degli edifici originari giunto integro ad oggi. Le pareti del vano, di modeste dimensioni, sono rivestite da affreschi di eccezionale qualità artistica, datati fra gli anni 826 e 843; in quel periodo spettò il governo all’abate Epifanio, ritratto con la veste rossa e il nimbo quadrato attorno al volto. Il Martirio di San Lorenzo è una delle scene affrescate ancora ben conservate, ma l’intero ciclo è una delle poche e più intense testimonianze della pittura italiana prima del Mille giunte ai giorni nostri. Negli immediati pressi della cripta sono state riportate alla luce le strutture del monastero altomedioevale e la pista scorre giusto accanto.

Cerro al Volturno è dominato da una poderosa fortezza quattrocentesca.

Cerro al Volturno è dominato da una poderosa fortezza quattrocentesca.

Ci si avvia dunque a pedalare per la piacevole stradina sterrata che accompagna il fiume lungo i primi 3 chilometri, fra i campi. Dopo un facile guado si procede su asfalto e attraversata la piccola frazione Cartiera si prosegue sulla strada proveniente da Pizzone raggiungendo il centro abitato di Cerro al Volturno. Uno spiazzo al lato della strada permette di rimirare dal basso il poderoso castello Pandone, eretto intorno al 1400. Proseguendo su strada si sale e si attraversano i graziosi villaggi di Petrara e Valloni.

Una stradina asfaltata di 6 chilometri – non in buone condizioni – scende e risale fino a un lavatoio nella frazione Casale; s’incontra quindi una discesa che immette nel centro abitato di Colli a Volturno.

In discesa verso l’abitato di Colli a Volturno

In discesa verso l’abitato di Colli a Volturno

Lasciata la strada per Fornelli, ecco l’interessante Ponte Rosso, in ferro: subito prima della struttura una stradina a sinistra scende al fiume, per una sosta refrigerante. Dopo il ponte si costeggia il Volturno e lo si attraversa sulla diga di Ripaspaccata nel comune di Montaquila, quindi si procede in una piana coltivata fino a Taverna di Roccaravindola. Attraversato il ponte dei Venticinque Archi e lasciata la strada, si percorre un saliscendi sterrato che dopo aver attraversato il grazioso villaggio di Campo della Fontana (frazione di Monteroduni) riprende la carreggiata per raggiungere il bacino Enel di Capriati a Volturno.

Costeggiando il fiume che appare e scompare alla vista si raggiunge Ponte del Re dove si dirama una variante sulla riva sinistra di 12 chilometri e mezzo (Ciorlano, Pratella, Ailano), che si ricongiunge al percorso principale della riva destra nel comune di Vairano Patenora dopo aver attraversato l’abitato di Mastrati nel comune di Pratella. In alternativa si prosegue sui tratti pianeggianti dei comuni di Venafro, Sesto Campano (attraversamento del centro abitato) e Presenzano, dove il centro visite della centrale Enel è a 500 metri dal percorso che costeggia per un tratto l’invaso inferiore. Si attraversa la SS85 Venafrana e si prosegue sulle stradine, tra i campi coltivati della bonifica nel comune di Vairano Patenora.

Una strada di campagna nei pressi di Vairano Patenora (sullo sfondo)

Una strada di campagna nei pressi di Vairano Patenora (sullo sfondo)

Situato quasi a metà percorso (65 km dalla partenza), Vairano è la base logistica per organizzare il viaggio sulla ciclovia: oltre a trovarsi in corrispondenza dell’uscita Caianello dell’A1, il paese dispone di una stazione ferroviaria e una fermata di autobus ben collegate a Roma, Napoli e Pescara. Inoltre, da Vairano si raggiungono per un’erta stradina (nell’ultimo tratto di salita si spingono le bici a piedi) i resti della badia di Ferrara, agli inizi del ‘200 importante presidio cistercense che estendeva i possedimenti su tutta la zona. Tra le mura che ospitarono per due volte l’imperatore Federico II e frate Pietro da Morrone – poi divenuto papa con il nome di Celestino V – si scorgono archi e tracce di antichi affreschi.

Da Vairano a Capua

Veduta del Volturno dal ponte romano che lo attraversa

Veduta del Volturno dal ponte romano che lo attraversa

Si prosegue lungo un bel tratto per Pietravairano, quindi si costeggia su sterrato un canale di irrigazione del Consorzio di Bonifica, attraversando il territorio dei comuni di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife. Importante località dalla ricchissima storia, Alife conserva un centro cittadino circondato da un’antica cinta muraria ed è senz’altro meritevole di una deviazione (dista 2 chilometri dal percorso della ciclovia). Da non perdere la cripta della cattedrale del XII secolo, il Museo Archeologico dell’Antica Alifae, numerosi resti romani tra cui mausolei, criptoportici e l’anfiteatro. Non lontano dal paese, in contrada Vernelle, l’omonima azienda offre ospitalità ai cicloturisti nonché ai camper di passaggio: oltre ad affacciarsi su un tratto ombroso del fiume, il country resort dispone di cavalli per escursioni nei dintorni.

Dopo Alife si fa ingresso nel comune di Gioia Sannitica e presto arrivano i saliscendi di Ruviano che sovrastano il fiume con belle vedute panoramiche. Da questo punto in poi accanto alla ciclovia è facile incontrare allevamenti di bufale, segnalati anche dal tipico e penetrante odore. Si prosegue per Castel Campagnano e la caratteristica frazione di Squille e, con saliscendi un po’ faticosi, si susseguono i territori dei comuni di Caiazzo, Piana di Monteverna (attraversamento del centro abitato), Castel di Sasso, Pontelatone e Bellona.

L’interno della millenaria chiesa abbaziale di Sant’Angelo in Formis, dedicata a San Michele Arcangelo

L’interno della millenaria chiesa abbaziale di Sant’Angelo in Formis, dedicata a San Michele Arcangelo

Dopo il superamento del fiume sul Ponte Annibale una deviazione a sinistra, lasciando la ciclovia, conduce in breve a quella che è possibile definire – per il rilievo che assume nella storia della pittura – l’Assisi della Campania, sconosciuta ai più. Stiamo parlando di Sant’Angelo in Formis, dove si trova l’abbazia benedettina di San Michele Arcangelo. Varcato un arco dietro le case del piccolo abitato, ecco la sorpresa: a destra la chiesa e dall’altro lato uno spiazzo che affaccia su un agrumeto e un panorama che ridà fiato. La basilica, sorta sui resti di un tempio romano, prese le forme attuali attorno all’anno Mille. L’interno, scandito da quattordici colonne in due file, presenta pareti quasi interamente affrescate. E quel ciclo pittorico, dove ignoti artisti raffigurarono tra il 1072 e il 1087 scene del Vecchio e del Nuovo Testamento ancora di incredibile e commovente espressività, è considerato dagli studiosi tra i più importanti del nostro Medioevo.

Tornati sulla statale si raggiunge facilmente Capua – attenzione al traffico automobilistico – dove, all’imbocco del ponte romano sul Volturno, termina il percorso della ciclovia. Anticamente attrezzata con un porto fluviale che la metteva in comunicazione con il Tirreno e le altre città della costa, Capua ha una storia illustre che la pone tra i principali centri urbani dell’Italia antica. Qui si visitano almeno il duomo e il Museo Campano, dal bellissimo e particolare portale d’ingresso, tra i più felici esempi di arte catalana nel nostro Meridione.

L’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

L’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

A poca distanza, nel territorio di Santa Maria Capua Vetere, si trova il sito archeologico dell’antichissima città di Capua, distrutta nel IX secolo dai Saraceni. Il suo anfiteatro romano (detto campano), secondo per dimensioni solo al Colosseo, è l’immagine più celebre di un patrimonio d’inestimabile ricchezza. Il simbolo di un tesoro di storia, arte, tradizioni, identità, ancora alla ricerca di un’autentica e piena valorizzazione. Lungo l’eterno nastro d’acqua del Volturno, anche una ciclovia può aiutare.

In pratica

CicloviaVolturno12

COME ARRIVARE

Rocchetta a Volturno si raggiunge con l’A1 uscendo a San Vittore o a Caianello (ideale per chi intende lasciare il v.r. a Vairano Patenora) e seguendo le indicazioni per Isernia; passata Venafro, un bivio sulla sinistra immette sulla SS158 che consente di arrivare alle sorgenti del Volturno. Dalla A25 si esce a Pratola Peligna e si percorre la SS17; Isernia è raggiungibile dalla A14 con la SS650 e dalla SS17, su cui sbocca la SS88 (utile per chi arriva da Benevento e dall’A16).

QUANDO ANDARE

La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori per affrontare la ciclovia in bicicletta, controllando però le previsioni del tempo: le precipitazioni, specie alle altitudini maggiori, possono essere di una certa frequenza e intensità.

STRADE E CIRCOLAZIONE

L’itinerario si svolge perlopiù su strade secondarie; è bene tuttavia prestare attenzione ai veicoli di passaggio.

SOSTE E CAMPEGGI

Oltre al punto sosta in località Vairano Scalo, base dell’itinerario, è possibile fare riferimento alle aree attrezzate di Monteroduni (Oasi di San Nazzaro, tel. 0865 493051, www.oasisanazzaro.com), Dragoni (area di servizio Ewa, SS372 Km 180, segnalazioni in loco) e Santa Maria Capua Vetere (vicino all’anfiteatro). Altre opportunità di sosta situate nei dintorni si possono rintracciare sul Portolano e sulla guida AgriPleinAir.

GUIDE E CARTE

Dal sito Internet ufficiale della Ciclovia del Volturno (www.cicloviadelvolturno.it) è possibile scaricare il tracciato GPS del percorso.

INDIRIZZI UTILI Per ottenere maggiori informazioni è possibile contattare l’EPT Regione Molise (Piazza della Vittoria 14, Campobasso, tel. 0874 415662, www.discovermolise.com) o l’Ente Provinciale per il Turismo di Caserta (Palazzo Reale, tel. 0823 321137, www.eptcaserta.it, enturismo.caserta@pec.it).

Galleria fotografica

Buona parte del tracciato della Ciclovia del Volturno insiste sulla viabilità secondaria, consentendo a tutta la famiglia di pedalare in sicurezza. Fiume Volturno L’abbazia di San Vincenzo al Volturno Ciclovia del Volturno Affreschi medioevali che ornano l’abbazia benedettina di Sant’Angelo in Formis Una strada di campagna nei pressi di Vairano Patenora (sullo sfondo) Veduta del Volturno dal ponte romano che lo attraversa L’interno della millenaria chiesa abbaziale di Sant’Angelo in Formis, dedicata a San Michele Arcangelo L’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere In discesa verso l’abitato di Colli a Volturno Cerro al Volturno è dominato da una poderosa fortezza quattrocentesca.

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