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PleinAir | Viaggio

Genzano di Roma Roma - Lazio, Italia

Castelli sul vulcano

PleinAir 428 - marzo 2008
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Il centro storico di Montecompatri

17 marzo 2009

Per grandi e bambini il mugnaio è una figura delle favole, un signore con i capelli imbiancati dalla farina, che compare nelle storie di Andersen e dei Fratelli Grimm. A Lariano, mezz’ora di marcia dal Grande Raccordo Anulare di Roma, il mugnaio è un personaggio in carne e ossa, si chiama Augusto Carosi e lavora a pochi metri dalla piazza del paese. La sua è una passione di famiglia: a inaugurare il mulino Carosi fu il bisnonno Francesco, nel 1868, e grazie alle macine di pietra importate a caro prezzo dalla Francia la sua fama si sparse rapidamente nei dintorni. «In quegli anni i contadini portavano il grano al mulino. Lo caricavano sui muli, venivano anche da Velletri» racconta Augusto con orgoglio. Alle nove del mattino e alle quattro del pomeriggio, tutti i giorni, mette in moto le sue macine che pesano 12 quintali ciascuna, inserisce il grano o il granoturco, segue la molitura con l’attenzione di un vero maestro artigiano. Una parte della farina viene venduta al pubblico, formato soprattutto dalle massaie, un’altra va ai forni e ai biscottifici di Roma, ma quasi tutta rimane a Lariano e contribuisce al profumo di uno dei pani più famosi del Lazio.
Non è un caso se sulla strada principale si allineano una ventina di panifici. «La ricetta è immutata da decenni» spiega Sauro Petroni, titolare di uno dei più importanti. «Centotrenta chili di farina si miscelano con ottanta litri d’acqua, due chili di sale e un po’ di lievito. Dopo un’ora e venti minuti nel forno a legna, con una temperatura di partenza di 350 gradi che poi cala, si ottengono centotrenta pagnotte da un chilo e 300 grammi».

Monte Cavo: resti di epoca romana della Via Sacra

Monte Cavo: resti di epoca romana della Via Sacra

A 20 chilometri dalla Capitale, ormai lambiti dalla periferia cittadina, i Colli Albani sfiorano i 1.000 metri di quota nell’Artemisio e nel Monte Cavo, offrendo straordinari panorami sul Lazio. Da Frascati, all’imbrunire, le luci di Roma sembrano a portata di mano, e dal Tuscolo, d’inverno, si vedono la neve dell’Appennino e il Tirreno. Secondo gli antichi l’Urbe era figlia di Albalonga, la città dei Latini patria di Romolo e Remo. E Roma antica ha costruito su questi colli i santuari di Giove a Monte Cavo e di Giunone a Lanuvio, mentre lungo la Via Appia sorgono a centinaia monumenti sepolcrali e ville. Poi vennero un Medioevo cruento, i palazzi delle nobili famiglie romane (i Chigi ad Ariccia, gli Aldobrandini a Frascati e i Colonna a Marino, dove la Sagra dell’Uva ricorda la vittoria di Marcantonio Colonna a Lepanto), la residenza papale a Castel Gandolfo, i viaggiatori del Grand Tour, i bombardamenti del 1944.

Ai Castelli Romani

Tusculum: resti di un teatro romano

Tusculum: resti di un teatro romano

Ai Castelli Romani i primi gitanti “di massa” sono arrivati nel 1856, quando Papa Pio IX inaugurò la ferrovia che collegava Roma a Frascati. Salutato all’epoca come il trionfo del progresso, quello sbuffante trenino era il primo passo di un processo perverso che, negli ultimi cinquant’anni, ha portato la metropoli a invadere le sue colline. Oggi sui Colli si inerpicano l’Autostrada del Sole, tre statali – l’Appia, la Via dei Laghi, la Tuscolana – e tre ferrovie, la popolazione è salita da 40.000 a 300.000 persone e in molti centri l’edilizia moderna assedia le architetture del passato.
Dal 1985 il Parco Regionale dei Castelli Romani cerca di porre un freno a questa situazione, di tenere puliti i boschi, di segnare sentieri: le orchidee selvatiche che fioriscono a primavera e il falco pellegrino che nidifica a pochi metri dalla Via dei Laghi dimostrano che la battaglia per la natura è importante. Quella per l’anima dei Castelli, invece, si gioca su tavoli diversi. «Fino agli anni ’80 a Frascati c’erano cinquanta o sessanta osterie» racconta Bruno Bronzini, titolare del ristorante Zarazà. «Molte erano le tradizionali fraschette dove i clienti portavano il cibo da casa, e che potevano vendere solo il vino di produzione propria. Aprivano a Natale e chiudevano a Pasqua. Poi qualcuno ha iniziato a cucinare, molti hanno chiuso, altri come noi si sono trasformati in ristoranti». «Oggi molte osterie si sono riconvertite in gelaterie o in pub» aggiunge Massimo Grossi della Cantina San Gaetano. «Restano una ventina di locali ancora relativamente autentici. Qualcuno vende solo vino, altri come noi hanno una licenza per buffet freddo. E c’è un’associazione, Le Antiche Osterie, che tenta di rilanciarli».

Frascati: le scuderie Aldobrandini, ora centro clulturale ed espositivo

Frascati: le scuderie Aldobrandini, ora centro clulturale ed espositivo

Alla Cantina San Gaetano si mangiano formaggi e salumi, da Zarazà una cucina romanesca curata. Ma c’è un punto in comune: vent’anni fa Bruno Bronzini lavorava in banca, Massimo Grossi all’ospedale, e la loro scelta di dedicarsi ai locali è un indizio di passione e una speranza. Ha invece origini ciociare e ha lavorato a Roma Adriana Montellanico, titolare de La Briciola di Grottaferrata, che recupera e innova da anni le antiche ricette del Lazio e ha strappato all’inviata del New York Times una raffica di superb e delicious. «La zona di Velletri – spiega – è una miniera di ricette a base di verdure». E le zucchine alla velletrana, la vignarola con i carciofi freschi e le fave, la finocchiella selvatica utilizzata nelle zuppe sembrano darle ragione.

Velletri: monumento ad Augusto

Velletri: monumento ad Augusto

Velletri, dove l’estremità meridionale dei Colli si affaccia sull’Agro Pontino, è anche la patria dell’olio dei Castelli. «La quota sui 350 metri e il terreno vulcanico fanno del nostro extravergine uno dei migliori del Lazio» dice Costantino Giorgi, titolare del Frantoio Santa Chiara. Ma altri sapori attendono chi torna verso Roma sulla Via Appia, come a Nemi dove le arnie di Gino De Sanctis regalano un ottimo miele di castagno. A Genzano, il forno di Sergio Bocchini è un santuario dedicato al pane di Genzano, il primo del Lazio ad aver ottenuto il marchio di Indicazione Geografica Protetta. Ad Ariccia invece è Flavio Mancini, ciociaro di origine e castellano per scelta, a spiegarci i segreti della porchetta e del tronchetto, il maialino al forno privo di testa e zampe: per entrambi si utilizzano femmine intorno agli otto mesi di età e agli 80 chili di peso, che in quattro ore di forno si riducono a circa 35 chili per la porchetta e a una decina per il tronchetto. Nella sola Ariccia sono oggi attivi diciotto produttori.

Ariccia: chiesa di Santa Maria dell'Annunziata

Ariccia: chiesa di Santa Maria dell’Annunziata

Impossibile parlare dei Castelli, però, senza accennare al vino. “E’ mejo della sciampagna / er vino de ‘sti colli” recita un celebre stornello. Anche oggi, sui Colli Albani si producono sei delle diciotto DOC del Lazio. La richiesta del mercato romano, però, ha causato in passato un calo di qualità. «Per decenni nessuno si è preoccupato di migliorare il vino. Bastava mettere un cartello per vendere tutto» spiega Paola Di Mauro, titolare con il figlio Armando dell’azienda Colle Picchione di Marino. «La prima cosa che ho fatto è stata eliminare le vigne a tettoia dove si produce tanta uva a scapito della qualità» racconta Piero Costantini, proprietario della cantina Villa Simone e di una delle migliori enoteche romane. Poi si è badato alla pulizia dei tini durante la vendemmia e al controllo della temperatura durante la fermentazione, cose che in Toscana o in Piemonte si fanno da tempo, ma che qui sembravano da marziani. A indicare la strada sono stati produttori arrivati da fuori: Costantini viene da San Ginesio in provincia di Macerata, Di Mauro arriva da Roma e fino a vent’anni fa si occupava d’altro. Poi anche le grandi aziende locali, a iniziare dalla Fontana Candida, hanno migliorato i loro prodotti.
Per il futuro si parla di innovazioni fra i vitigni, aggiungendo magari il cabernet e il sauvignon ai tradizionali trebbiano e malvasia. E soprattutto si pensa ai rossi, che trovano un terreno ideale nell’assolato versante meridionale dei Castelli. «A Bordeaux hanno l’aria di mare e di fiume, noi abbiamo quella di mare e di lago» scherza Paola Di Mauro. Ed etichette come il Villa Simone dell’omonima azienda o il Vigna del Vassallo di Colle Picchioni dimostrano che anche le colline di Roma, rispetto a luoghi di produzione universalmente noti e celebrati come il Chianti o il Monferrato, possono reggere il confronto.

Marino: chiesa di San Barnaba

Marino: chiesa di San Barnaba

In pratica

SOSTE E CAMPEGGI

Visitare in camper i Castelli Romani non è esattamente semplice. Con qualche rara eccezione i centri abitati sono cittadine e non paesi, con problemi di traffico e posteggio analoghi a quelli della vicina Roma, e l'atteggiamento dei vigili urbani non è sempre cordiale nei confronti di chi pratica l'abitar viaggiando. Sull'altro piatto della bilancia, una volta trovata una sistemazione per il mezzo, stanno la facilità di spostamento tra l'una e l'altra località, collegate dagli stessi treni e pullman delle linee da e per Roma. Vari centri dispongono anche di taxi.

Nella zona come aree di sosta possiamo trovare tre strutture pubbliche e due gestite.

Tra le prime sono l'area di Piazza Guerrucci ad Albano Laziale, presso le Poste e il campo sportivo, con acqua, pozzetto e illuminazione (www.pleinair.it/scheda/albano-laziale), e l'area di Via Fontana Vecchia a Castel Gandolfo (www.pleinair.it/scheda/castel-gandolfo); vari lettori, però, hanno segnalato che quest'ultima ha un accesso in pendenza e viene normalmente usata come posteggio dai camperisti della zona. Completa l'elenco l'area di Viale dei Volsci a Velletri, all'inizio della statale 7 Appia Nuova in direzione Napoli, di fronte al concessionario BMW (www.pleinair.it/scheda/velletri).

Più comode sono le due aree di sosta gestite. Quella di Castel Gandolfo, sulla riva del Lago Albano, è annessa al ristorante I Quadri 2000 (Via dei Pescatori 21, tel. 06 9361400), costa 15 euro 24h, 10 euro solo diurno e dispone di acqua, pozzetto, illuminazione ed elettricità. La spiaggia è a due passi ed è facile salire a piedi a Castel Gandolfo per poi proseguire in treno verso Albano, Marino e Roma.
L'altra area gestita, presso l'azienda agrituristica Iacchelli, è in territorio di Velletri ma è molto più vicina a Nemi e a Rocca Priora. (Via Colle dell'Acero, Località Pratoni, tel. 06 9633256, www.iacchelli.com, agriturismoiacchelli@tiscali.it)

Tra le aree di sosta gestite di Roma, la più vicina ai Castelli è il Parking Le Terrazze in Via di Fioranello 170, accanto all'uscita 24 del GRA, in zona Divino Amore (tel. 06 71355876 o 335 205537, www.parkingleterrazze.it). Il costo è di 15 euro a notte, i servizi includono acqua, pozzetto, elettricità, area picnic, barbecue, parco giochi, lavaggio e officina. Non ci sono però mezzi pubblici che consentano di spostarsi senza il proprio veicolo in direzione dei Castelli.
Quanto alla sosta libera, la posizione suburbana suggerisce molta cautela nel pernottare in parcheggi non custoditi e all'esterno dei paesi. Nella zona del Tuscolo risultano utili il piazzale all'ingresso dell'area archeologica e quello del convento di San Silvestro, che si raggiunge da Montecompatri e dal quale un sentiero porta ai ruderi dello stesso Tuscolo. Sulle rive del Lago di Nemi si può invece sostare nei pressi del Museo delle Navi Romane, salendo a piedi in poco più di mezz'ora a Genzano o a Nemi lungo il suggestivo sentiero segnato che passa accanto ai ruderi del Tempio di Diana. Da evitare assolutamente la salita all'abitato di Nemi con il camper: al termine della stretta strada si scoprirà che non c'è la benché minima possibilità di parcheggio e che anche le manovre di inversione potrebbero risultare difficili. Chi viaggia in caravan può appoggiarsi ai campeggi della Capitale, raggiungendo i Castelli con l'auto (troppo lunghi e complessi gli spostamenti con i mezzi pubblici). Aperto tutto l'anno e in strategica posizione è il camping Roma, nella zona ovest, a poche centinaia di metri dal Grande Raccordo Anulare (Via Aurelia 831, tel. 06 6623018, www.ecvacanze.it, campingroma@ecvacanze.it).
Nel quadrante di nord-est, anche questi in buona posizione perché poco distanti dal GRA, ci sono i camping Happy (Via Prato della Corte 1915, tel. 06 33626401, www.happycamping.net, info@happycamping.net, chiuso dal 7 gennaio alla fine di febbraio), Flaminio (Via Flaminia Nuova 821, tel. 06 3332604, www.villageflaminio.com, info@villageflaminio.com, annuale), Seven Hills (Via Cassia 1216, tel. 06 30362751, www.sevenhills.it, info@sevenhills.it, aperto dal 15 marzo al 31 ottobre) e Tiber (Via Tiberina Km 1+400, tel. 06 33610733, www.campingtiber.com, info@campingtiber.com, aperto dal 15 marzo al 31 ottobre).

INDIRIZZI UTILI
Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Roma, Via XX Settembre 26, 00187 Roma; tel. 06 421381, fax 06 42138211)
Parco Regionale dei Castelli Romani, Villa Barattolo - Via Cesare Battisti 5, 00040 Rocca di Papa (RM); tel. 06 9479931 o 06 9495253, fax 06 9495254, Numero Verde 800-000015, www.parcocastelliromani.it.
IAT Frascati, tel. 06 9420331.
IAT Albano, tel. 06 9324081.

L'IDEA IN PIU'
Per altri itinerari intorno a Roma nella collezione di PleinAir si vedano

www.pleinair.it/meta/enrico-camminatore/,

www.pleinair.it/meta/la-via-delle-erbe/,

www.pleinair.it/meta/razionale-dir-poco/

www.pleinair.it/meta/il-rifugio-delle-muse/.

Sulla Città del Vaticano

www.pleinair.it/meta/urbi-et-orbi/

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