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PleinAir | Viaggio

Tarvisio (UD) - Friuli-Venezia Giulia, Italia

Camminare senza confini

Testo e foto di Marco Sances | PleinAir 554

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Punto più elevato della nostra prima tappa, il Monte Santo di Lussari ospita, intorno a un piccolo borgo, la chiesa detta “dei tre popoli”, luogo di pellegrinaggio per i fedeli provenienti da Austria, Italia e Slovenia

7 settembre 2018

Quattro giorni a piedi sull’Alpe Adria Trail. Un invito alla scoperta di un lungo e variegato percorso attraverso le vette e le valli di Austria, Italia e Slovenia: dalle Alpi fino al mare.

A quanto pare il gusto del cammino sta prendendo piede. Sempre più persone – da sole, in coppia o in gruppo – decidono di trascorrere le vacanze con questa modalità di movimento dolce, zaino in spalla, alla lenta sco­perta dei colori, dei profumi, dei sapori e delle tradizioni più genuine che un territorio è in grado di offrire.

Pratica oltremodo diffusa fra gli stranieri – che è frequente incrociare sugli ambiti sentieri del Belpaese – ma che sta diffondendosi anche fra gli italiani, in un istintivo moto di ribellione contro il frenetico inquadramento consumistico che governa la vita di tutti i giorni e, a volte, anche la vacanza.

E i territori si adeguano a questa nuova domanda. Sor­gono così cammini religiosi, storici, culturali, naturalistici, enogastronomici, che ricamano insieme percorsi già esistenti, arricchiti di motivazioni, segnaletica, alloggi e ristori, capaci di rendere l’esperienza confortevole e sicura, ma altresì più consapevole e profonda.

È il caso anche dell’Alpe Adria Trail, un trekking di 750 chilometri attraverso Carinzia, Friuli Venezia Giulia e Slovenia. Suddiviso in quarantatré tappe, permette di at­traversare tre culture, tre lingue e tre nazioni: dai ghiacciai alle falde del Grossglockner, con i suoi 3.798 metri la più elevata vetta austriaca, a Muggia, vicino Trieste, sulle rive del Mare Adriatico.

Il percorso, molto apprezzato dagli stranieri, si caratterizza per un’ampia varietà di ambienti: vette alpine e ghiacciai, fiumi e torrenti, laghi e vigneti, fino ai vasti orizzonti marini. Senza dimenticare le dolorose memorie della Grande Guerra, con la Valle dell’Ison­zo, Kobarid (la nostra triste Caporetto) e il Museo all’aperto del Monte Kolovrat: la terza linea di difesa italiana.

Il progetto transnazionale ha integrato in un unico itinerario sentieri e percorsi già esistenti, con tappe, ottimamente segnate, di circa venti chilometri. I più ardimentosi lo compiono integralmente, ma nella sua varietà il cammino si presta a percorrenze parziali, che focalizzino l’attenzione su specifi­che attrattive territoriali: i ghiacciai e i panorami delle Alpi, i vigneti del Collio, l’aspro e affascinante altopiano del Carso, la costa adriatica, solo per citarne alcuni.

Al percorso principale si affianca il Giro delle 3 Nazioni: 123 chilometri in sette tappe giornaliere tra Carinzia, Slovenia e Italia che costituiscono la variante breve dell’Alpe Adria Trail. Per gli appassionati delle due ruote c’è invece la Ciclovia Alpe Adria (vedi PleinAir n. 543), che s’incontra anche durante il cammino: 415 chilometri in una settimana da Salisburgo a Grado. In territorio italiano il percorso si snoda in parte sul tracciato della vecchia linea ferroviaria Pontebbana, e da Tarvisio tocca Gemona, Udine, Aquileia e infine Grado, sulla costa adriatica.

Noi abbiamo assaggiato quattro tappe di questa mera­viglia escursionistica: due del Giro delle 3 Nazioni e due del percorso principale, scoprendo un tesoro di varietà e di bellezza che ben merita l’appellativo di Giardino dell’Eden con il quale viene promosso.

Tappa Giro T4
da Valbruna (810 m) a Tarvisio (752 m)
Dislivello 1.162 m in salita, 1.219 m in discesa Distanza 19 km Tempo di percorrenza 7 h

Paciosa notte nella riposta Valbruna, patria d’elezione di quell’alpinista e poeta della montagna che è stato Julius Kugy. Appetitosa colazione con miele e marmellate locali e di buon’ora siamo in marcia verso le vette delle Alpi Giulie che chiudono la Val Saisera.

La solitaria carrozzabile s’immerge subito nella grande Fo­resta di Tarvisio, fra larici dai magici sentori alpini dominati dal massiccio dello Jof Fuart. Il cammino diviene strada forestale che, dopo essersi insinuata pigramente nei boschi, prende a salire ripida in lunghe svolte che non lasciano il tempo di riprendere fiato. Pareti grigie e creste frastagliate si aprono a tratti fra gli alberi e la prima vista del Monte Santo di Lussari coincide con un sommesso scampanio che sorprende le valli silenziose e solitarie. Il santuario mariano delle tre nazioni (Italia, Austria e Slovenia) è ricco di turisti e camminatori che affollano il pittoresco borgo sommitale intorno alla chiesa.

Un panino, una radler ed è tempo di riprendere il cammino lungo un sentiero che serpeggia nel bosco, inseguito da tuoni e pioggia, fino all’abitato di Camporosso, giù in Val Canale. Ancora un’ora sulla Ciclovia Alpe Adria e siamo a Tarvisio, cittadina di montagna e di frontiera, crocevia di lingue e culture, dove all’ombra delle grandi dismesse caserme ancora si respira l’aria della Guerra Fredda di pochi anni fa.

Tappa Giro T5
da Tarvisio (752 m) al Rifugio Zacchi (1.380 m)
Dislivello 976 m in salita, 341 m in discesa Distanza 18,5 km Tempo di percorrenza 7 h

“Il Friuli è un piccolo compendio dell’universo, alpe­stre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì”. Le parole di Ippolito Nievo ben si adattano a questa tappa varia e interessante che in un’ampia incertezza meteorologica ha riservato foreste di faggi e di abeti, borghi remoti e prati fioriti, gemme di acque e di vette alpine.

Da Tarvisio il cammino sale ripido, se­guendo poi un boscoso sentiero a mezza costa, punteggiato di fiori multicolori e di grandi lumache. Dall’abitato di Coccau (noto ai più per i comunicati sul traffico di Onda Verde), ci precipitiamo nel bosco su uno scalettato sentiero artificiale, fino a una spettacolare passerella sospesa che oltrepassa le erose sponde del Torrente Slizza. In sereno e assolato cammino – nonostante un meteo che promette piogge intense – siamo sulla ciclabile della vecchia ferrovia, diretta in Slovenia e costellata di toponimi slavi che suonano esotici alle nostre orecchie, come la vicina Kranjska Gora.

Una strada forestale si arrampica ora verso il borgo di Aclete, in un paesaggio che la quota modesta e la presenza di faggi fa sembrare a tratti simile al nostro Appennino. Il suggestivo percorso nel bosco si spalanca improvvisamente sui due Laghi di Fusine, gemme glaciali di acqua smeraldina incastonate fra vette e foreste di abete rosso, al centro del grandioso anfiteatro creato dalla dorsale che dal Picco di Mezzodì va alla Ponza Grande passando per il Mangart.

Laghi dai mille toni e dalle altrettante sfumature che la pioggia battente non rende meno densi e affascinanti.

E poi la salita in un bosco stillante acqua verso i 1.380 metri del Rifugio Zacchi, sotto la parete ovest della Ponza Grande. Sereno e tranquillo, nel miglior stile di queste montagne, è ottimamente gestito da Gianni e Rosa, appas­sionati conoscitori del Nepal che hanno riempito la baita di ricordi di quella terra luminosa.

Tappa T27
dal Rifugio Solarie (956 m) a Tribil di sopra (642 m)
Dislivello 324 m in salita, 638 m in discesa Distanza 9,68 km Tempo di percorrenza 3,30 h

Tappa ricca di memorie della Grande Guerra: Kobarid (Caporetto), la Valle dell’Isonzo e anche il Museo all’aperto del Monte Kolovrat sul confine fra Slovenia e Italia, luogo di aspri combattimenti fra le truppe italiane e quelle austro-un­gariche, traforato di trincee, fortini e camminamenti con una vista mozzafiato sulle Alpi Giulie e sull’ancora lontana linea dell’Adriatico. E subito dopo un abbandonato posto di frontiera incontriamo il monumento a Riccardo Giusto, primo caduto italiano della Grande Guerra.

Su un sentiero che reca evidenti tracce di fortificazioni e dell’opera dell’uomo si sgranano Clabuzzaro, Rucchin e altre minute contrade: oltrepassiamo boschi di castagni lungo sentieri di fragole che rendono lieto e gustoso il passo. Il crinale ci porta ora in ripida salita ai 912 metri del Monte Cum, dove nel bosco spuntano trincee e fortificazioni, vestigia di quella linea difensiva e degli errori che poi condussero alla disfatta di Caporetto.

Eccoci infine nel borgo silenzioso e solitario di Tribil di sopra, simile a tanti altri abitati montani del nostro paese. Dove la montagna è stata fonte di vita, di dura sussistenza, poi con lo spopolamento hanno assunto tutti la medesima atmosfera: seconde case, imposte chiuse, qualche raro passante, una campana che rintocca disperata.

Ma siamo confortevolmente alloggiati nella Casa Ce­bajova, un tassello dell’albergo diffuso che cerca di donare nuova vita a queste splendide contrade.

Tappa T28
da Tribil di sopra (642 m) a Cividale del Friuli (130 m)
Dislivello 616 m in salita, 1.121 m in discesa Distanza 23,4 km Tempo di percorrenza 7,30 h

Silenziosa notte di sonno nell’isolato borgo e alle sette siamo in cammino, su e giù per i colli boscosi verso i dolci rilievi delle Valli del Natisone. Ampie radure fiorite si alter­nano a fitte foreste, la luce all’oscurità, seguendo un’ideale linea di cresta parallela al vicino confine sloveno.

I 702 metri del Monte San Giovanni regalano l’ultima visione delle Alpi Giulie prima di inanellare saliscendi per vecchi pascoli e boschi di castagni. L’isolata chiesetta di San Nicolò, uno sconnesso sentiero torrentizio e saliamo al borgo fortificato del santuario mariano di Castelmonte, dagli ombrosi vicoli alti sulla pianura, luogo ideale per una preghiera e una birra. Da qui ormai è tutta discesa: fra biondi campi di grano e gialli girasoli che costeggiano il Fiume Natisone fino a Cividale del Friuli, la città che dà il nome alla regione: fondata da Giulio Cesare si chiamava infatti Forum Julii, da cui Friuli.

Pochi passi ancora attraverso i preziosi vicoli ricchi di storia di questa città Patrimonio Mondiale dell’Unesco e termina questo cammino, attraverso una piccola porzione di una terra splendida e multiforme, cui si attaglia perfettamente la descrizione che ne fece Guido Piovene: “È fantasia dei friulani che la loro terra, con le montagne della Carnia, le colline dell’Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà”

 

Il poeta delle Alpi Giulie
“Per quanti monti io abbia mai visti niente eguaglia le Giulie”. Non si possono calcare questi sentieri senza imbattersi nelle memorie di Julius Kugy (1858-1944), eclettico alpinista giuliano, considerato il cantore di questo settore montano e padre dell’alpinismo moderno. Kugy esplorò infatti gran parte delle Alpi, ma ebbe una predilezione particolare per le Giulie e fra il 1885 e il 1910 scelse proprio Valbruna come punto di partenza per le sue ascensioni, aprendo su queste vette circa cinquanta nuove vie. Oltre che grande appassionato di monta­gna – interpretata con spirito romantico e rispettoso (non volle mai piantare chiodi in parete) – fu anche botanico, musicologo e scrittore, lasciando descrizioni poetiche ed elegiache nella sua raccolta di memorie Dalla vita di un alpinista, ancora oggi lettura imprescindibile per chiunque si avvicini a queste montagne.

Cammini virtuali
Se decidete di intraprendere, tutto o in parte, questo affascinante percorso, non dimenticare di chiedere aiuto a diversi ausili online. Il sito ufficiale alpe-adria-trail.com, innanzitutto, ricco di informazioni, con la descrizione delle singole tappe, la cartografia, le possibilità di trasporto e di alloggio e le tracce gps scaricabili. Mentre si è in cammino non si può fare a meno invece dell’app Alpe Adria Trail (Android e iOS) per aver a portata di smartphone la cartografia e le informazioni più utili. Un occhio di riguardo anche al social: è possibile condividere immagini, pensieri ed emozioni di cam­mino sulla fanpage www.facebook. com/AlpeAdriaTrail o su Instagram e Twitter, specificando come hashtag #AATrail.

 

 

 

In pratica

QUANDO ANDARE
Il periodo migliore per godere dei colori della natura e della facilità di cammino va dalla tarda primavera al primo autunno. È bene comunque informarsi sempre della pratica­bilità dei sentieri e dell’eventuale presenza di residui nevosi.

COME ARRIVARE
Lungo il percorso diverse stazioni ferroviarie consentono facilmente di prendere o di lascia­re il sentiero. Alcune di queste sono Mallnitz, Villach, Velden, Cormòns, Gradisca d’Isonzo e Trieste. Il centro di prenotazione Alpe- Adria-Trail offre inoltre un servizio navetta per raggiungere un alloggio prenotato e comin­ciare l’escursione.

IL PERCORSO
L’Alpe Adria Trail si svolge in gran parte in bas­sa e media montagna, con dislivelli contenuti e senza difficoltà tecniche. Può essere seguito in entrambe le direzioni anche se quella privile­giata è dalle montagne verso il mare.
Ogni tappa è lunga mediamente venti chi­lometri che vengono coperti in circa sei ore. Il percorso si snoda su una combinazione di sentieri, tratturi, carrarecce e limitati tratti asfaltati ed è sempre indicato da cartelli segna­via e segnali con il logo. All’inizio di ogni tappa una tabella riporta la lunghezza, il tempo di percorrenza, il dislivello e il grado di difficoltà.
Lungo il cammino si trova almeno un punto di ristoro e nelle località di arrivo è sempre possibile pernottare.

COSA PORTARE CON SÉ
La presenza di diverse possibilità di rifocillarsi e di alloggio permette di camminare con uno zaino leggero sulle spalle. Indispensabili un paio di scarponi robusti e ben rodati e un paio di calzature leggere per riposare i piedi a fine giornata. Da non dimenticare inoltre pile, giacca a vento e poncho impermeabile. Durante il cammino indispensabili i bastoncini da trekking, la borraccia e un cappello per il sole. Per la notte può essere utile avere il pro­prio saccolenzuolo. È comunque disponibile un servizio di trasporto bagagli che permette di portare in spalla solo l’occorrente per la giornata.

DOVE DORMIRE
Come dicevamo lungo il percorso ci sono molte possibilità di pernottamento: rifugi, hotel, alberghi diffusi, bed&breakfast. In alta stagione è preferibile prenotare o accertarsi con una telefonata della disponibilità. Per informazioni specifiche consultate la sezione alloggi del sito alpe-adria-trail.com.
Noi ci siamo avvalsi del Valbruna Inn (Via Alpi Giulie 2, Valbruna, tel. 0428 660554, www.valbrunainn.com), del Rifugio Zacchi (Località Conca delle Ponze, Tarvisio, tel. 0428 786064, www.rifugiozacchi.it) e dell’Albergo Diffuso Valli del Natisone (Via Clodig 11, Grimacco, tel. 338 2025905, www.slow-valley.com).

INDIRIZZI UTILI
Consorzio di Promozione Turistica del Tarvi­siano, di Sella Nevea e del Passo Pramollo, Via Roma 14, tel. 0428 2392, www.tarvisiano.org, consorzio@tarvisiano.org.
TurismoFVG, www.turismofvg.it.

 

Galleria fotografica

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