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PleinAir | Viaggio

Bagni di Lucca Lucca - Toscana, Italia

Burroni d’Italia/3 – La cantina del diavolo


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20 dicembre 2003

Si esce dall’autostrada a Lucca, seguendo i cartelli per Castelnuovo di Garfagnana, risalendo il fiume Serchio. Poco dopo il Ponte del Diavolo a Mozzano ci si deve preparare a uscire dalla strada principale, al bivio per Tereglio, che si raggiunge dopo pochi chilometri. Il paese merita una visita, avendo però l’accortezza di lasciare il mezzo nel parcheggio esterno. L’Orrido di Botri è poco più avanti, segnalato da un cartello sulla destra. Per raggiungerlo, una strada stretta e dal fondo sconnesso, lunga circa un chilometro, scende con una buona pendenza, con rami bassi a formare una galleria (via sconsigliata ai mansardati, ai quali conviene parcheggiare prima).
Al termine della strada c’è un largo spiazzo, e qui comincia la visita, risalendo il fiume lungo un comodo sentiero. Ma dopo poche centinaia di metri le pareti si stringono e si ha davanti solo una striscia di acqua, ampia poco più di un metro, stretta fra altissime pareti verticali. Non resta che immergersi fino a metà coscia, tenendosi sulla parte sinistra, meno profonda, e reprimendo il dolore muscolare causato dal freddo. L’Orrido di Botri è una nicchia glaciale, completamente isolata dal caldo mondo circostante, e l’acqua gelida ne è la prova; di farci il bagno, neanche parlarne. Poco più avanti, le pareti si separano di pochi metri appena, ma il cielo si allontana centinaia di metri sopra di noi.
Sulle pareti dell’orrido fiorisce l’aquilegia, un fiore di altitudine, completamente fuori luogo a una quota così bassa: e questo la dice lunga sulla temperatura del luogo, che determina un microclima a sé stante. Proseguendo si arriva ad una cascata che una corda permette di superare sulla destra. Fin qui il percorso è stato accessibile a tutti (freddolosi a parte), ma adesso viene il difficile. Poco più sopra, una serie di cascatelle offrono spettacoli di grande suggestione, scavate come sono nella roccia, fra pareti di muschi verde smeraldo. Risalirle presenta dei pericoli ma, anche se non si è rocciatori, è fattibile e si può andare avanti ancora per un certo tratto. Poi una parete verticale ci convincerà che non è consigliabile proseguire senza una guida esperta del CAI.

PleinAir 315 – ottobre 1998

In pratica

QUANDO ANDARE
Nell'Orrido di Botri vive una coppia di aquile reali: è quindi vietata la visita dal 1° marzo al 15 luglio, durante la nidificazione. Non è tuttavia un problema perché, per risalirlo, è necessario che l'acqua sia bassa e non faccia freddo. Il periodo migliore, quindi, va dal 15 luglio fino a metà settembre, facendo attenzione che non sia piovuto da poco: in tal caso alcuni passaggi risulteranno impraticabili.
La visita occupa alcune ore, per cui è opportuno portarsi dei viveri. È preferibile non partire troppo presto, perché nell'orrido la temperatura è bassa al mattino, anche in piena estate, e l'acqua gelata peggiora la situazione. Nello zainetto un asciugamano e un completo di ricambio torneranno utili in caso di scivolata in acqua.
Importante: è necessaria una corda di almeno dieci metri per superare i punti difficili (ce n'è una sul posto, ma non è detto che basti o che non sia rotta).

DOVE SOSTARE
Si può pernottare nei parcheggi di Barga o di Castelnuovo Garfagnana. La più vicina area attrezzata è a Lucca. A Coreglia Antelminelli c'è anche un delizioso campeggio.

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