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PleinAir | Viaggio

Candelo Biella - Piemonte, Italia

Biella dentro, Biella fuori


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17 ottobre 2007

Due volte città
Già dirigendoci verso Biella scorgiamo lungo la strada e memorizziamo le deviazioni utili per le prossime escursioni. Ma ora occorre sistemare il veicolo in buona posizione per visitare prima il Piano, la città bassa di origine romana ma d’impronta prevalentemente ottocentesca e moderna, poi il Piazzo, il nucleo medioevale arroccato vissuto ormai come un romantico séparé. Servendosi dei mezzi pubblici, ben si presta l’area di sosta decentrata che il Portolano segnala accanto alla stazione ferroviaria di San Paolo. Per muoversi invece a piedi sono preferibili i parcheggi a pagamento (provvisti di parcometro) in Viale Lamarmora, raggiungibili con facilità provenendo come noi da Zubiena e Occhieppo; equidistanti dal centro storico inferiore e dalla stazione della funicolare che porta a quello superiore, sono a un passo dall’ufficio turistico di Piazza Vittorio Veneto, dove rifornirsi di materiale informativo. Altrimenti si può tentare di trovare posto proprio nel grande e strategico piazzale situato alla base della funicolare. Nei pressi si raggiungono tra l’altro la bella chiesa rinascimentale di San Sebastiano e due significativi musei: quello del Territorio e l’Ecomuseo del Biellese. Il primo espone collezioni di reperti archeologici e d’arte provenienti da tutta la provincia, il secondo è rappresentativo della natura, della cultura e delle tradizioni locali viste attraverso le trasformazioni dell’habitat: dall’economia rurale fino a quella industriale della lana, oggi ridimensionata ma ancora di gran lunga la più tipica (si possono osservare direttamente in città alcuni interessanti opifici dismessi, lungo il torrente Cervo che un tempo ne muoveva le macchine).
Le altre emergenze urbane fanno capo all’isola pedonale del Piano, innervata da Via Italia e dalle immediate traverse. Qui si incontrano a pochi metri l’uno dall’altro il Battistero dell’XI secolo, l’isolato campanile romanico di Santo Stefano, il duomo fondato nel 1402 e ristrutturato in forme neogotiche; ma anche nobili palazzi, eleganti negozi e le più rinomate pasticcerie di Biella (caratteristici i canestrelli al cioccolato).
Quanto alla visita del Piazzo, dove il traffico veicolare è regimentato e dove si può salire anche a piedi (una gradonata inizia proprio a lato della funicolare), sembra di passeggiare in una scena di teatro, complici il silenzio, il chiaroscuro dei portici, l’improvviso dilatarsi di piazzette e cortili, la presenza discreta di gallerie d’arte e localini di tendenza… Per non dire dei respiri panoramici e degli ordinati affacci sul verde di terrazze e giardini. Davvero un placido belvedere, ottimo per tirar tardi in compagnia e rimandare a dopo il tramonto il ritorno alla base.

Andar per santuari
Ripartiamo dal campeggio nuovamente in direzione di Biella e all’altezza di Occhieppo deviamo per il santuario di Graglia su una strada che sale subito con decisione e con qualche strettoia di troppo; davanti a un fontanile in curva troviamo uno scansatoio utile per rifornirci d’acqua di sorgente. Al termine, poi, sappiamo esserci anche un’area attrezzata, ma ci sfugge la segnaletica e ci ritroviamo sul parcheggio del santuario vietato a camper e caravan: poco male, un piazzale sterrato proprio lì sotto risolve il problema.
L’imponente complesso dedicato alla Madonna di Loreto domina la scena dall’alto di un poggio e ha molto da raccontare, a cominciare dall’ambizioso progetto di Don Nicolao Velotti, il parroco del paese che nei primi anni del ‘600 pensò di edificare sulle pendici del vicino colle di San Carlo, fino a ricongiungersi con la preesistente chiesetta dell’Addolorata, ben cento cappelle illustranti la vita di Cristo con statue a grandezza naturale. I lavori, iniziati nel 1616, non procedettero però come sperato e furono del tutto sospesi quando prese corpo l’idea alternativa di erigere al posto di un’altra chiesetta, già dedicata alla Madonna di Loreto, l’attuale grandioso tempio con annesso ospizio dei pellegrini. La fabbrica, impiantata su progetto dell’ingegnere sabaudo Pietro Arduzzi, si protrasse per un secolo e si compì intorno al 1770, ma su un nuovo disegno dell’architetto Bernardo Vittone: una croce greca di 42 metri per 32 con cupola ottagonale. Si ammirano all’interno la Cappella Lauretana, l’altare in marmo intagliato e il monumentale organo del 1839 ancora funzionante. All’esterno troviamo negozi, caffè-ristorante, un bel giardino con bournel (la tipica fontana in pietra presente in tutti i santuari biellesi) e intorno alle costruzioni una passeggiata ambientata nel parco. Ma ci attrae di più, sul colle dirimpettaio, quello che doveva essere il percorso devozionale del mancato Sacro Monte e che nel tempo è diventato un bel sentiero escursionistico (siglato B2), in parte panoramico e in parte tra gli alberi: lo si percorre facilmente in circa tre quarti d’ora, incrociando i resti di alcune cappelline fino a toccare la citata chiesetta ora cara agli Alpini. Si ritorna per la stessa via in tempo per qualche acquisto, per rifocillarsi e per spostarsi al santuario di Oropa, meno di 30 chilometri in tutto. Tutt’altra strada a misura di pullman ci conferma ancor prima di arrivare che il prossimo è un luogo di pellegrinaggio assai frequentato. Meglio perciò raggiungerlo in un giorno feriale: del resto, l’annunciata area di sosta per i v.r. non è ancora terminata, sono disponibili pochi parcheggi in piano e non è raro che ad accogliere il visitatore sia anzitutto un mare di automobili. Solo dietro, sullo sfondo imbiancato delle Alpi, si snoda tra i segni di un cantiere sempre aperto lo straripante e scenografico complesso architettonico cresciuto a 1.200 metri di quota intorno al più antico e amato luogo di culto del Piemonte. A fondarlo, secondo la tradizione popolare, fu Sant’Eusebio vescovo di Vercelli che nel IV secolo avrebbe portato fin quassù da Gerusalemme la statua lignea di Maria, la Madonna Nera. L’effigie è la stessa che viene custodita nel sacello dell’altare maggiore della cosiddetta Basilica Antica, la cui costruzione è documentata però solo a partire dal XIII secolo; gli edifici che ora la circondano sono invece di epoca rinascimentale e barocca, ampliati e riorganizzati soprattutto dopo il ‘600 per volere di casa Savoia e con l’intervento dei suoi maggiori progettisti, tra i quali ritroviamo l’Arduzzi citato a Graglia e compare anche il sommo Filippo Juvarra. Sotto i portici di due vasti cortili si aprono anche qui negozi, ristoranti e un’ottima libreria, mentre gli edifici contengono tra l’altro un ostello del pellegrino con 350 stanze, un Museo del Tesoro del Santuario, uno della Flora e Fauna della Valle Oropa, una galleria di ex voto… In alto, a concludere la prospettiva di scalinate e archivolti si alza la Basilica Nuova, neoclassica a pianta centrale, iniziata nel 1885 e terminata (ma non del tutto) nel 1960. Dedicate alla Madonna e alle storie della sua vita sono anche le 19 cappelle del vicino Sacro Monte, costruite nel XVII secolo.
Se il tempo e gli orari lo consentono si può chiudere la giornata in bellezza con una gita in funivia, più una passeggiata di 20 minuti, fino al Lago del Mucrone; chi non si accontenta può raggiungere, con un altro tronco di funivia, i 2.189 metri dell’Anticima Mucrone, e perdersi così nel panorama.

Un Parco e un Ricetto
Terzo giorno e nuova sortita dal campeggio verso due mete di particolare fascino, dove l’opera dell’uomo dà una mano alla natura e viceversa: in mattinata visiteremo la Riserva Naturale Parco della Burcina e nel pomeriggio Candelo con il medioevale Ricetto (letteralmente ricovero, un borgo fortificato destinato a proteggere la popolazione in tempo di guerra e le masserizie in tempo di pace).
Per cominciare ci ritroviamo sulla strada di Oropa, ma ben presto deviamo verso Pollone. La riserva naturale alle porte del paese, aperta tutto l’anno, ad accesso gratuito e servita da un bel parcheggio alberato a pagamento, è nata propriamente per tutelare un giardino botanico che ricopre il crinale meridionale di una montagnola. La piantumazione fu iniziata intorno al 1850 dall’imprenditore Giovanni Piacenza ma portata all’attuale splendore dal figlio Felice, noto industriale del cashmere, che acquisì sempre nuovi terreni fino ad assommare gli attuali 54 ettari. Sono incluse nell’area le fattorie dei precedenti proprietari, alcune mantenute in attività, altre trasformate per servizi, compresi un bar-trattoria e gli uffici del parco dotati di un’aula didattica multimediale. La visita si svolge percorrendo a piedi o con navette autorizzate i circa 3 chilometri della strada sterrata che risale senza eccessiva fatica tutto il pendio fino ai resti di un’antica torre. Ed è vera musica per gli occhi, che muta e che replica al variare delle stagioni e della luce. Particolarmente spettacolari sono le fioriture: crocus, camelie, narcisi e ciliegi a marzo, forsizie e magnolie ad aprile, azalee, rododendri e albero dei fazzoletti a maggio; cisti, rose e liriodendri a giugno, ortensie a luglio e agosto… Ma promettono meraviglie anche le coloriture autunnali di aceri, faggi e castagni, né meno emozionanti sono gli incontri (facilitati da cartelli esplicativi) con rare specie arboree quali la sequoia gigante, o le vedute panoramiche che spezzano il percorso… Insomma, un’esperienza da non perdere, che appaga anima e corpo.
Riposato quest’ultimo, ripartiamo. Si deve ridiscendere a Biella, oltrepassarla in direzione di Vercelli e raggiungere Candelo e il suo Ricetto in meno di 6 chilometri. Rapido slalom tra le vie del paese ed ecco indicati i parcheggi che servono: a destra e a sinistra della chiesa di Santa Maria Maggiore. Il primo, asfaltato accanto alla strada e a un giardino pubblico, è più adatto ai pullman e alle auto, mentre il secondo, sterrato e defilato al termine di una breve discesa, guarda proprio le mura e si presta anche al pernottamento libero. Buono a sapersi, ma pensiamo alla visita. Se sono passate le tre del pomeriggio, nel municipio neoclassico che affianca la torre di accesso all’antico borgo si trova aperto l’ufficio turistico prodigo di informazioni e di opuscoli, tra cui la preziosa guida illustrata Candelo città della cultura. Ricetto e Baraggia. Per il resto ci aspetta una promenade metafisica, appena concretizzata dal fruscio delle scarpe da ginnastica sul selciato. Varcare la Porta Castello è come girare una pagina di storia: tutto congiura a ricacciarti indietro di secoli. Questo, a unanime giudizio, è l’esempio più completo dei 193 ricetti censiti in Piemonte (undici dei quali nel Biellese) e un unicum del genere, giunto a noi in un sorprendente stato di conservazione perché gli abitanti di Candelo lo hanno utilizzato come sempre fino a tempi recenti quale cantina sociale e deposito di derrate. Oggi è soprattutto un magnifico contenitore di memorie: ad animarlo qua e là ci pensano le attività di alcuni volenterosi pionieri, la bottega di uno scultore, quella di un costruttore di strumenti antichi, un negozio di souvenir, un ristorante… Finché di tanto in tanto la sveglia degli eventi ufficiali (infiorata, feste in costume, concerti e così via) fa risuonare le rue di voci e di rumori come nel passato ed espone al pubblico il torchio monumentale citato da tutte le guide ma abitualmente tenuto sotto chiave.
Intanto, mentre si stanno allestendo tra le antiche pietre un Ecomuseo della Vitivinicoltura e un Centro di Documentazione dei Ricetti in Europa, a noi non resta che zigzagare in cerca di suggestioni, percorrere un tratto della via di ronda appena recuperata, affacciarsi dagli spalti e poi compiere il giro delle mura anche dall’esterno. All’abitato e ai negozi di Candelo spetta la chiusura della giornata, e alla felice situazione del parcheggio l’eventuale voglia di prorogare la sosta di un altro giorno. Chi resta – galeotta la guida illustrata – l’indomani potrà bearsi del Percorso Verde che dal Ricetto si spinge in aperta campagna fino a lambire la Riserva Naturale della Baraggia, un circuito attrezzato di circa due ore a piedi, percorribile anche in mountain bike. E chi invece come noi è in partenza avrà un movente in più per ritornare.

PleinAir 411 – ottobre 2006

In pratica

COME ARRIVARE
Biella si raggiunge facilmente dalla A4 per chi proviene da Torino (uscita Santhià, poi S.S. 143) o da Milano (uscita Carisio, poi S.S. 230 che proviene da Vercelli). Questi sono i percorsi più agevoli poiché si svolgono nel primo tratto fra la pianura e la bassa Valsesia, mentre la statale 338 da Ivrea e ancor più le strade che risalgono le Prealpi si rivelano impegnative alla guida di un v.r., stanti anche i limiti e le strettoie dovuti all'attraversamento di numerosi centri abitati.

SOSTE E CAMPEGGI
In posizione congruente con l'itinerario descritto nel servizio il Portolano riporta l'esistenza di aree attrezzate presso il santuario di Graglia, a Donato Biellese, a Portula e nella stessa Biella. Gli equipaggi in tenda o in caravan e quanti gradiscono una maggiore disponibilità di servizi possono invece far capo ai campeggi annuali La Madonnina di Sala Biellese e Lace a Donato Biellese (tel. 015 641960).

INDIRIZZI UTILI
L'Agenzia Turistica Locale del Biellese, Piazza Vittorio Veneto 3, Biella, tel. 015 351128, fax 015 34612, www.atl.biella.it, info@atl.biella.it.
Ecomuseo del Biellese, Via Quintino Sella 12, Biella Piano, tel. 015 8480724, fax 015 8480740, cultura@provincia.biella.it.
Parco della Burcina, tel. 015 2563007, www.parcoburcina.piemonte.it.
Santuario di Graglia, per visite rivolgersi alla Pro Loco, tel. 015 442206.
Santuario di Oropa, tel. 015 25551201.
Ricetto di Candelo, tel. 015 2536728, fax 015 3538957, www.prolococandelo.it, prolococandelo@tin.it.

L'IDEA IN PIU' Volendo abbinare a questo itinerario una visita a Torino, si può leggere il servizio apparso nel n. 400 di PleinAir. Sul percorso di avvicinamento a Biella, le sponde del lago di Viverone ospitano un attrezzatissimo Centro Canoa in cui adulti e bambini possono provare i diversi modelli di natanti leggeri ed effettuare escursioni guidate: di grande suggestione quelle invernali, con il paesaggio circondato dalle vette innevate (aperto la domenica solo su prenotazione da ottobre a febbraio, tutte le domeniche da marzo a settembre, per informazioni tel. 335 6140964).

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