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PleinAir | Viaggio

Torino - Piemonte, Italia

A piedi nella città dell’auto

PleinAir 400 - novembre 2005
In pratica Vai alla mappa


23 maggio 2014

Una via pedonale lunga più di un chilometro, una rete di portici che attraversa tutto il centro, un trekking urbano che trova pochi eguali in Europa. Si direbbe che Torino sia un luogo ideale per muoversi a piedi, ma il condizionale è d’obbligo. Infatti è ancora la città del motore, non solo perché ospita l’immenso (e in parte abbandonato) stabilimento di Mirafiori, ma soprattutto perché l’auto è padrona incontrastata delle strade. Il turista – un po’ a sorpresa – si trova a condividere quelle difficoltà che per i residenti sono pane quotidiano: un traffico arrogante che non ammette esitazioni, passaggi pedonali ignorati, semafori con tempi da centometristi, bici a rischio appena escono dalle piste riservate, scomode gimkane per raggiungere le pensiline dei bus (che spesso si fanno attendere a lungo, ma sono comunque la soluzione più agevole per muoversi su distanze impegnative).

Insomma, non è facile la vita per chi, cittadino o visitatore, sceglie di muoversi a Torino senza un veicolo. Va meglio però nel centro storico, dove proprio le isole pedonali e i lunghi portici permettono di camminare e pedalare in relativa tranquillità alla scoperta di musei e monumenti o semplicemente a caccia di impressioni. E soprattutto c’è l’eccezionale greenway urbana – ignorata da pieghevoli e guide turistiche – che consente di attraversare tutta la città: 15 chilometri di viali alberati, viottoli e argini sulle sponde del Po.

Passeggiando lungo il fiume

La cascina Le Vallere in cui ha sede il Parco Fluviale del Po

La cascina Le Vallere in cui ha sede il Parco Fluviale del Po

L’insolito trekking metropolitano parte dal Parco delle Vallere (nelle cui vicinanze si trovano, fra l’altro, due noti centri commerciali di veicoli abitativi): per raggiungerlo si utilizza il bus 45 o il 45/ sino alla fermata di Corso Trieste, poco prima della passerella pedonale. La si percorre e si entra nel parco, con la bella Cascina Vallere che ospita la sede del Parco Fluviale del Po; uno stradello ne costeggia il lato meridionale e tocca subito la sponda del fiume. Svoltando a sinistra si comincia a seguirne il corso, tra grandi salici e vasti prati. Giunti in vista degli impianti di depurazione della Smat si passa sotto una struttura in cemento e si arriva a un maneggio; il viottolo piega ancora a sinistra e attraversa il Sangone su un ponticello con corsia riservata a bici e pedoni. Al di là si continua sulla sponda sinistra di questo affluente del Po, mentre a lato si trovano gli impianti di trattamento delle acque in parte celati dagli alberi.

Il castello del Valentino

Il castello del Valentino

Quindi si passa accanto alla recinzione dell’area verde, tra cui sorgono piccoli edifici moderni: realizzati per l’esposizione Italia ’61, ora ospitano giovani provenienti da ogni parte del mondo del centro di formazione del BIT, il Bureau International du Travail.
Sfiorando la passerella pedonale sul Po si entra nel Parco Millefonti, una lunga striscia verde compresa tra il fiume e Corso Unità d’Italia. Presso il monumento agli Autieri d’Italia, di fronte al Museo dell’Automobile, la striscia si allarga con un sentiero vicino all’acqua e un viottolo ciclabile poco più in alto che si riuniscono in vista del Ponte Balbis. Si transita sotto un’arcata del ponte e si percorre il largo argine, con ampi scorci verso la collina. Sfiorando una sezione del sommergibile Provana, monumento ai Caduti del Mare, si passa sotto il Ponte Isabella e si entra nel Parco del Valentino, il più frequentato della città. Progettato nel 1864 dal paesaggista francese Barillet, si estende per oltre 50 ettari tra il fiume e Corso Massimo d’Azeglio e racchiude diversi edifici storici (molti di coloro che ci leggono ricorderanno inoltre che al margine dell’area si svolgeva, nella sede di Torino Esposizioni, il salone Caravan Europa che fino all’inizio degli anni ’90 è stato il più grande appuntamento fieristico italiano dedicato ai veicoli ricreazionali).Nel parco, per prima cosa, si passa accanto al Borgo Medioevale ideato nel 1884 dall’architetto Alfredo d’Andrade. Si continua in vista del fiume sul largo viale, asfaltato ma vietato alle auto, lasciando a sinistra il cosiddetto giardino roccioso e la Palazzina della Promotrice di Belle Arti, per poi costeggiare il seicentesco Castello del Valentino; di fronte agli alberi secolari del Giardino Botanico si gira a destra su Viale Cagni e si raggiunge un arco monumentale e il Ponte Umberto I.

Il fiume ai Murazzi

Il fiume ai Murazzi

Attraversato Corso Vittorio Emanuele II, subito dopo si ridiscende al fiume per seguire i Murazzi, il largo argine realizzato tra il 1830 e il 1875 da Carlo Mosca, con scenografiche scalinate e grandi arcate che ospitarono in passato artigiani e imbarcazioni, oggi circoli e locali notturni. Qui c’è l’imbarco dei battelli che d’estate solcano il Po e si gode un ottimo scorcio sul Monte dei Cappuccini.
Con una rampa si sale ora su Piazza Vittorio Veneto: volendo si può continuare sull’argine sinistro, ma l’itinerario si fa più interessante sulla sponda opposta dove Viale Michelotti corre per 3 chilometri lungo il fiume, ombreggiato da grandi platani piantati nel 1850. Si passa su Ponte Vittorio Emanuele I e di fronte alla Gran Madre di Dio si scende su Viale Michelotti riservato ai pedoni; qui si può ancora percorrere l’argine del Po (bella vista sull’ultima scalinata dei Murazzi) fino al moderno Ponte Regina Margherita, e passando sotto la grande arcata si confluisce su Viale Michelotti. Due o tre file di grandiosi platani ombreggiano il sentiero e lo stradello, e percorrendo questo splendido parco lineare si sfiorano il monumento a Fausto Coppi e la barocca chiesa della Madonna del Pilone. Transitando sotto un’arcata del Ponte di Sassi, con uno scorcio sulla confluenza della Dora Riparia, si giunge a una radura e alla bocciofila “La familiare”. Qui terminano il viale di platani e il tracciato lungo il fiume, essendo la riserva naturale del Bosco del Meisino di proprietà militare.

Il monumento a Fausto Coppi nei pressi di Viale Michelotti

Il monumento a Fausto Coppi nei pressi di Viale Michelotti

Facendo dietrofront si torna al Ponte di Sassi, dove si presentano tre possibilità: raggiungere la stazione di Sassi della funicolare che sale a Superga (ottimi panorami), tornare per Viale Michelotti al Ponte Regina Margherita da cui si sale al campeggio Villa Rey oppure attraversare il fiume per continuare il trekking sulla sponda sinistra, dove la confluenza della Dora obbliga a una breve deviazione. Oltre il Ponte di Sassi un viottolo costeggia il Po, poi piega a sinistra lungo la Dora fino alla passerella pedonale che la attraversa; svoltando a destra si costeggia l’altra riva sino alla confluenza con il grande fiume. Senza più interruzioni, il viottolo corre di nuovo accanto al Po nel Parco Colletta, una delle più ampie zone verdi di Torino. Si percorre l’elevato argine che domina il fiume e i vasti prati del parco e si giunge alla confluenza con la Stura di Lanzo, dove il Po si allarga nel vasto bacino formato dalla diga del Pascolo. L’ambiente lacustre e l’inaccessibile Bosco del Meisino sull’altra sponda sono ideali per l’avifauna, e fanno del parco un sito assai indicato per il birdwatching. Piegando a sinistra il viottolo costeggia l’ultimo tratto della Stura e giunge al Ponte Amedeo VIII, dove termina l’itinerario. Si può tornare indietro a piedi oppure raggiungere il centro con i bus 27, 57, 49 o con il tram 18.

Nel cuore del barocco

Sosta diurna in centro

Sosta diurna in centro

A cominciare dalla prima metà del XVII secolo, con Carlo e Amedeo di Castellamonte, i Savoia affidano ai migliori architetti una completa trasformazione della piccola capitale che si protrae per quasi due secoli; nel 1666 giunge in città Guarino Guarini, nel secolo successivo si continua con l’opera di Filippo Juvarra e poi con Benedetto Alfieri e Bernardo Vittone. E’ un barocco luminoso e al tempo stesso quasi severo, che riesce ad appassionare anche turisti poco inclini al fascino dell’architettura: ma per non limitarsi alle emergenze più note è d’obbligo muoversi a piedi, con l’aiuto di una mappa che riporti le chiese del centro. La visita richiederà pazienza poiché molti edifici sono chiusi, e per ammirare alcune cupole è meglio scegliere – compatibilmente con le funzioni religiose – l’ora del Vespro o la domenica mattina. Lungo il cammino si incontreranno altri motivi d’interesse quali i musei (anch’essi in gran parte ospitati in edifici barocchi) ma pure antichi negozi e rinomate pasticcerie dove fermarsi a sorseggiare un bicerin, la calda bevanda con caffè e cioccolato che aiuta ad affrontare le giornate più rigide.

I portici di Piazza Statuto

I portici di Piazza Statuto

Partenza quasi obbligata da Piazza San Carlo, disegnata nel 1640 da Amedeo di Castellamonte e impreziosita da due chiese: a destra San Carlo, a sinistra Santa Cristina con la facciata dello Juvarra. Pochi passi in Via Maria Vittoria portano a San Filippo, la parrocchiale più vasta: non a caso nel suo immenso spazio a pianta centrale si tengono alcuni concerti della manifestazione Settembre Musica. Accanto si innalza l’austero palazzo dell’Accademia delle Scienze, opera di Guarino Guarini, che ospita il Museo Egizio e la Galleria Sabauda. Ma il capolavoro dell’artista si trova poco più avanti: è la sinuosa facciata in mattoni di cotto di Palazzo Carignano, che vide le prime riunioni del Parlamento italiano e oggi è sede del Museo del Risorgimento. Alle spalle c’è la bianca facciata della Scuderia dei Principi di Carignano, che cela le moderne strutture della Biblioteca Nazionale.

In bicicletta nell'area pedonale di Piazza Castello

In bicicletta nell’area pedonale di Piazza Castello

Prima di raggiungere la vicina Piazza Castello conviene tornare su Via Maria Vittoria per ammirare sulla destra i cortili dei palazzi Carpano (privato) e Cisterna, ora sede della Provincia (accessibile con registrazione all’ingresso). Un poco più avanti ecco la bella Piazza Carlo Emanuele II, detta Piazza Carlina, con la chiesa di Santa Croce e il Palazzo d’Ormea entrambi progettati dallo Juvarra. Attraversata Via Po si risale il tratto più suggestivo dei portici rimasto intatto dall’epoca di Amedeo di Castellamonte, ideatore dell’ampliamento della città verso il grande fiume; qui si affacciano la chiesa di San Francesco di Paola e, sul lato opposto, il palazzo dell’Università con una bella corte a loggiati.

Scorcio barocco e una torre quattrocentesca di Palazzo Madama

Scorcio barocco e una torre quattrocentesca di Palazzo Madama

Quindi ecco le torri quattrocentesche di Palazzo Madama, che si innalza nel centro di Piazza Castello e racchiude in un unico edificio quasi due millenni di storia. Il nucleo originario (solo in parte conservato) era infatti la Porta Decumana costruita dai Romani; ad essa fu affiancata una casa-forte via via ingrandita fino a realizzare le due grandi torri; infine, all’inizio del Settecento vennero disegnati dallo Juvarra lo splendido Scalone delle Forbici e la facciata barocca. Intorno a Palazzo Madama si innalzano gli altri nobili edifici che costituiscono la piazza, quasi interamente porticata e per metà pedonale: il Teatro Regio del XX secolo, il lungo edificio ottocentesco dell’Armeria Reale, la deliziosa Piazza Reale e la chiesa di San Lorenzo quasi mimetizzata tra i palazzi, con una delle più belle cupole disegnate dal Guarini. Quest’ultima dà accesso non solo a Palazzo Reale e ai suoi magnifici giardini, ma anche – per un buio passaggio – alla scalinata del Duomo. L’edificio rinascimentale cela al suo interno un altro capolavoro del Guarini: la Cappella della Sindone, coperta da un’ardita guglia (chiusa per restauri dopo l’incendio del 1997).
Poco distante dal Duomo si trovano anche le principali vestigia di epoca romana, gli scavi del teatro e le rosse Torri Palatine. Ma è sufficiente seguire verso sud la stretta Via Porta Palatina per ritrovare il barocco: letteralmente incastrate l’una nell’altra, ecco le chiese dello Spirito Santo e del Corpus Domini. Ora si aggira il Palazzo di Città toccando la chiesa di San Domenico (unico edificio gotico di Torino), e per Via Santa Chiara l’omonima chiesa disegnata dal Vittone, fino alla Piazzetta della Consolata. Edificio di antiche origini, come testimonia il possente campanile romanico dell’XI secolo, venne trasformato dal Guarini con un fantastico gioco di cupole, mentre l’altare maggiore è dello Juvarra. Ritroviamo la mano dell’artista anche nella vicina chiesa del Carmine e, già su Corso Valdocco, nelle severe linee dei Quartieri Militari (sede del Museo della Resistenza).

Una rinomata pasticceria nella piazzetta della Consolata

Una rinomata pasticceria nella piazzetta della Consolata

Sulla via del ritorno si passeggia per le viuzze intorno a Piazza Savoia per scoprire palazzi dagli imponenti ingressi, in parte in abbandono oppure oggetto di restauri (e chiusi al pubblico). Al di là di Via Garibaldi non si può perdere la chiesetta di Santa Maria di Piazza, con un gioco di cupole ellissoidali disegnate da Bernardo Vittone. Infine sarà la pedonale Via Garibaldi – con altre belle facciate barocche – a riportare verso Piazza Castello, con una sosta al civico 25 per la cappella della Congregazione dei Banchieri e dei Mercanti.

L'industria dell'arte

La facciata curvilinea del Museo dell'Automobile

La facciata curvilinea del Museo dell’Automobile

T1, la prima Triennale d’Arte Contemporanea, si svolge a Torino da questo mese a marzo del prossimo anno: un progetto di largo respiro, che nasce da un interesse ormai profondamente radicato in città. Non è un caso se negli ultimi anni sono sorti alcuni spazi espositivi anche in Borgo San Paolo, uno degli storici quartieri operai di Torino. Così, in ogni mese dell’anno è possibile visitare mostre di notevole interesse, permanenti o temporanee, e tra alcune delle sedi ci si può muovere a piedi o in bici oppure con i bus 58 e 64.

Le forme rigorose della Galleria Nazionale d'Arte Moderna

Le forme rigorose della Galleria Nazionale d’Arte Moderna

La Galleria d’Arte Moderna è situata al margine del centro storico, quasi all’angolo tra i corsi Galileo Ferraris e Vittorio Emanuele II. Progettata nel 1952, è una delle poche belle architetture del recente passato offerte dalla città: i suoi volumi bianchi, che sembrano sospesi su un piccolo giardino, ospitano una vasta collezione che va dall’Ottocento fin quasi ai giorni nostri a cui si affiancano interessanti mostre temporanee. Ma gli spazi sono ormai troppo limitati, e nei prossimi anni è previsto il trasferimento di una parte delle collezioni nel vastissimo complesso delle Officine Grandi Riparazioni Ferroviarie. L’imponente edificio industriale si trova poco lontano sul nuovo asse di Corso Castelfidardo, appena costruito sopra la ferrovia ma non bello da percorrere a piedi (preferite Corso Duca degli Abruzzi): pochi alberi, aree verdi fiancheggiate da otto corsie per le auto e da ciclopici piloni in ferro per l’illuminazione. Unica magra consolazione, all’incrocio con Corso Ferrucci un giardino ospita i vialetti disegnati da Giuseppe Penone, con la vegetazione che forma strette gallerie. Poco più avanti ecco un grande igloo, opera di Mario Merz, circondato da uno specchio d’acqua: è racchiuso da quattro corsie stradali, ma proprio l’impossibilità di avvicinarsi a piedi ha favorito l’insediamento nel laghetto di una colonia di germani, del tutto indifferenti al traffico automobilistico.

A due passi dall’igloo, per Via Millio si costeggia il moderno parallelepipedo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a cui si accede da un giardino. Inaugurata nel 2002, è subito diventata il luogo migliore per osservare le tendenze più innovative dell’arte, con mostre temporanee ospitate nei suoi ambienti essenziali e bianchissimi. Unico neo, avrebbe forse potuto avere sede in una delle tante fabbriche abbandonate o appena abbattute dei dintorni.

Uno degli igloo di Mario Merz e una colonia di germani  nell'adiacente laghetto

Uno degli igloo di Mario Merz e una colonia di germani nell’adiacente laghetto

Ma per trovare un edificio industriale trasformato in sala espositiva è sufficiente attraversare a piedi Borgo San Paolo: per Via Millio, Piazza Robilant e Via Lancia si raggiunge in pochi minuti Piazza Chiribiri, con l’ex centrale termica della Lancia che dal maggio di quest’anno ospita la Fondazione Mario Merz. Anche chi non è appassionato d’arte moderna potrà apprezzare questi luminosi spazi realizzati nel 1932, in cui gli igloo e gli animali fantastici disegnati da Merz trovano una collocazione ideale.
Qui termina l’itinerario pedonale, ma non certo l’arte moderna a Torino. Con una breve gita fuori porta si può raggiungere il Castello di Rivoli, ciclopico edificio a cui lavorarono il Castellamonte e lo Juvarra ma che non venne mai terminato. Dopo un lungo abbandono è stato recuperato e restaurato, e dal 1984 ospita grandi mostre temporanee e un’eccezionale raccolta di opere d’arte contemporanea, molte delle quali realizzate espressamente per questa collezione: così, tra queste affascinanti sale è stata vinta la scommessa di coniugare l’arte di oggi con l’architettura barocca.
Tornando nel capoluogo, va ricordato che dal 1998 molte vie e piazze del centro storico e di alcune zone periferiche vengono addobbate nei mesi invernali con le Luci d’Artista, vere opere d’arte che hanno egregiamente sostituito le abituali illuminazioni natalizie. Sempre nel centro città i palazzi Bricherasio e Cavour ospitano interessanti mostre temporanee; ad essi si affianca una fitta rete di gallerie d’arte.

Infine non si può dimenticare che Torino è stata per un secolo la capitale dell’auto: proprio al mito del XX secolo è dedicato il Museo Nazionale dell’Automobile, uno dei più interessanti della città. Ha sede in un bell’edificio moderno, disegnato nel 1958: una lunga struttura bianca leggermente curvilinea che si affaccia su Corso Unità d’Italia e sul Po. Tra le centocinquanta vetture d’epoca compaiono veri capolavori del design e dell’arte, come la mitica Cisitalia, le prime Lancia a struttura portante, le Traction Avant Citroën, le Fiat e Alfa Romeo da corsa.

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli sul tetto del Lingotto, con la pista di prova delle vetture

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli sul tetto del Lingotto, con la pista di prova delle vetture

Non lontano dal museo si innalza un vero capolavoro dell’architettura novecentesca: la ciclopica fabbrica del Lingotto, disegnata nel 1916 da Mattè Trucco. Attiva fino al 1982, fu progressivamente trasformata in area espositiva e commerciale (ogni novembre ospita la rassegna Artissima e sempre qui ritroviamo le tracce ormai storiche del salone Caravan Europa, le cui ultime edizioni hanno avuto luogo in questa sede). All’estremità nord si può percorrere un tratto della rampa elicoidale che serviva i diversi piani delle officine e saliva fino alla pista di prova delle auto, costruita sul tetto. Per accedere alla pista con le sue curve paraboliche si deve visitare la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, allestita nel moderno “scrigno” sul tetto del Lingotto; tra le venticinque opere conserva capolavori di Matisse, Picasso, Modigliani e Balla, per concludere in bellezza questa passeggiata nella nuova Torino dei nostri tempi.

In pratica

SOSTE E CAMPEGGI
Il riferimento più confortevole per una sosta di qualche giorno è il camping Villa Rey (Strada Val San Martino Superiore 27, tel. 011 8190117 o 011 8190128, www.actitorino.it). In posizione panoramica, si raggiunge salendo dal Ponte Regina Margherita o da Corso Casale su Corso Gabetti; in Piazza Hermada si va a sinistra su Strada Val San Martino e ancora a sinistra sui tornanti della Strada Superiore. A piedi si scende rapidamente a Piazza Hermada, con bus 56 e capolinea del tram 3.
Il prossimo evento olimpico (vedi servizio nelle pagine seguenti) non ha visto la realizzazione di nuove aree di sosta per i v.r. in città. La migliore si trova nel Parco Ruffini, alla fine di Corso Brunelleschi, prima dell'incrocio con l'asse di Corso Trapani e Corso Siracusa: servita da bus (56 e 66) e pista ciclabile, è vicina alle fondazioni d'arte di Borgo San Paolo. L'area di Piazza d'Armi, nel controviale di Corso Ferraris di fronte a Via De Cristoforis, è poco visibile e talvolta fangosa in caso di maltempo. Entrambe le strutture risultano comunque inutilizzabili nei periodi in cui ospitano le giostre. In Viale Agudio, presso la stazione della tramvia Sassi-Superga, si trovano un pozzetto e qualche parcheggio.
Un'altra opportunità da segnalare è l'area di Collegno in Corso Pastrengo, sul lato est del Parco Dalla Chiesa. Per raggiungerla, dalla tangenziale uscire per Corso Regina Margherita, girare a destra su Corso Marche e al primo semaforo a destra seguire l'indicazione per la Strada Antica di Collegno, che presto si allarga e conduce rapidamente in Corso Pastrengo. L'ambientazione esteticamente modesta si fa perdonare con l'efficienza logistica: la struttura (presso un autolavaggio sempre aperto e di fronte a un distributore Total dotato di camper service) è servita dal bus 33 sul corso stesso e prossimamente dalla fermata della nuova metropolitana sulla vicina Via De Amicis, mentre la stazione ferroviaria si trova sul lato opposto del parco.
Per la visita del Castello di Rivoli c'è il parcheggio degli impianti sportivi: uscendo da Rivoli per Corso Susa si imbocca il bivio a destra per Via Alpi Graie e da qui ancora a destra in Via Isonzo (attenzione a non entrare in autostrada).

GUIDE E CARTE
Fra i numerosi titoli dedicati al capoluogo sabaudo, utile l'agile guidina Weekend a Torino edita dalla Giunti. Molto approfonditi i 26 itinerari di architettura a Torino della Società Ingegneri e Architetti. Interessante il volume I bambini alla scoperta di Torino di Willy Beck e Guido Quarzo, edito da Palombi. Descrizioni approfondite del trekking lungo il fiume nelle guide Sentieri del Po di Ippolito Ostellino, edita da CDA&Vivalda, e Greenways in Italia della De Agostini. La mappa dei trasporti pubblici GTT è in distribuzione gratuita nell'atrio della stazione Porta Nuova.

INDIRIZZI UTILI
Turismo Torino, Piazza Solferino, Padiglione Atrium Nord, tel. 011 535181, www.turismotorino.org, contact@turismotorino.org.
Tramvia Sassi-Superga, Piazza Modena, tel. 011 5764733 (informazioni), Numero Verde 800-019152 (prenotazioni), fax 011 5764750 (orario da lunedì a venerdì 10/18, sabato e festivi 9/20, chiusura il martedì).
Basilica di Superga, tel. 011 8997456, fax 011 8903833, prenotazioni@basilicadisuperga.com&nbsp.
Galleria d'Arte Moderna, Via Magenta 31, tel. 011 4429518, fax 011 4429550, www.gamtorino.it, gam@fondazionetorinomusei.it (da martedì a domenica orario 10/18; ingresso 10 euro, ridotto 8 euro, gratuito il primo martedì del mese).
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, tel. 011 3797600, www.fondsrr.org (da venerdì a domenica orario 12/19, gratuito giovedì 20/23 ; ingresso 5 euro, ridotto 3 euro, gratuito minori di 12 anni e il giovedì dalle 20 alle 23).
Fondazione Mario Merz, Via Limone 24, tel. 011 19719437, fax 011 19719805, www.fondazionemerz.org, info@fondazionemerz.org (da martedì a domenica orario 11/19; ingresso 5 euro, ridotto 3,50 euro).
Museo Nazionale dell'Automobile, Corso Unità d'Italia 40, tel. 011 677666, fax 011 6647148, www.museoauto.it, museoauto.centrodoc@tin.it (lunedì 10/14, martedì 14/19 ,mercoledì giovedì e domenica 10/19 ,venerdì e sabato 10/21; ingresso 8 euro, ridotto 6 euro).
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Via Nizza 230, tel. 011 0062008, o 011 0062713, www.pinacoteca-agnelli.it, segreteria@pinacoteca-agnelli.it (ingresso 8 euro, ridotto 5 euro).
Borgo e Rocca Medioevale, tel. 011 4431701, fax 011 4431719, www.borgomedioevaletorino.it, borgomedioevale@fondazionetorinomusei.it ( ingresso gratuito al borgo dal lunedì a domenica 9/19, rocca 6 euro, ridotto 5 euro, martedì gratuito per il primo del mese a domenica 10/18).
Castello di Rivoli, Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli, tel. 011 9565222, fax 011 9565230, www.castellodirivoli.it, info@castellodirivoli.org (da martedì a venerdì orario 10/17, da sabato a domenica 10/19; ingresso 6,50 euro,  ridotto 4,50). Per le mostre temporanee e i musei si può anche consultare la cronaca cittadina de La Stampa. La Triennale d'Arte Contemporanea è in rete all'indirizzo www.torinotriennale.it.

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