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MANGIARE SECONDO NATURA

Vitamina D: un toccasana anche per le arterie

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20180117-mangiare-secondo-natura-vitamina-D17 gennaio 2018

La vitamina D è nota per la sua funzione protettiva delle ossa e preventiva dell’osteoporosi. Ma nuove evidenze ne attestano l’efficacia anche nella riduzione della rigidità delle arterie, condizione che – anche in soggetti ancora sani – anticipa problemi cardiovascolari di varia natura, inclusi ictus e infarto. È in questa chiave, dunque, che un recentissimo studio condotto dall’Università Augusta (Georgia, Usa) si è concentrato sulla relazione tra carenza di vitamina D e rigidità delle pareti arteriose giungendo a conclusioni incoraggianti per una nuova modalità di prevenzione.

LA PELLE SCURA PRODUCE MENO VITAMINA D

Per la loro indagine pubblicata a inizio anno sulla rivista Plos One i ricercatori statunitensi hanno selezionato 70 persone afro-americane in sovrappeso, di età compresa tra i 13 e i 45 anni, tutte con sintomi di rigidità delle pareti arteriose, ma non ancora affette da malattie cardiovascolari conclamate. La scelta è ricaduta su individui dalla pelle scura perché questa è meno capace di produrre vitamina D la cui fonte principale per l’uomo è proprio l’esposizione al sole: non a caso, in base alle statistiche statunitensi, coloro che hanno la pelle scura risultano affetti di più e prima da malattie cardiovascolari. L’altra caratteristica del campione, cioè di essere in sovrappeso, si motiva nel fatto che il grasso tende a “sequestrare” vitamina D seppur senza un apparente scopo specifico. Insomma, gli scienziati si sono focalizzati su uno scenario particolarmente critico quanto a carenza di vitamina D.

DOSAGGI ELEVATI

Nei quattro mesi di durata dello studio i partecipanti sono stati divisi in 4 gruppi a seconda del diverso dosaggio loro somministrato di vitamina D senza che nessuno (ricercatori inclusi) fosse al corrente di quale gruppo facesse parte fino al completamento dell’indagine. Un primo gruppo ha assunto un dosaggio molto elevato di vitamina D: 4000 unità internazionali (IU), oltre sei volte le 600 IU giornaliere raccomandate dalle autorità mediche. Ad altri due gruppi sono state date, rispettivamente, 2000 IU e 600 IU al giorno. Infine, il quarto gruppo, è stato trattato con un placebo.

ARTERIE MENO RIGIDE IN SOLI QUATTRO MESI

I risultati sono stati particolarmente interessanti considerando che il primo gruppo, quello trattato con dosaggio elevatissimo di vitamina D, trascorsi i quattro mesi ha presentato una riduzione della rigidità arteriosa del 10,4% quindi “significativa e rapida” si sottolinea nello studio. Anche il gruppo che ha assunto la metà del dosaggio massimo, cioè 2000 IU, ha registrato una migliore vascolarizzazione, ma solo del 2%. In coloro, invece, che avevano preso le 600 IU di vitamina D normalmente consigliate, la rigidità arteriosa è persino aumentata leggermente, dello 0,1%. Parametro che è salito ancora, al 2,3%, in quanti trattati con il placebo.

Per rilevare questi dati i ricercatori hanno calcolato la velocità delle onde che emette il cuore a ogni battito avvalendosi di un metodo non invasivo che, sebbene in una versione più evoluta, possiamo assimilare al classico conteggio delle pulsazioni del polso con orologio alla mano. Quando la vascolarizzazione è buona la velocità delle onde sanguigne è minore; più le arterie sono rigide, più la velocità aumenta e, con essa, il rischio di contrarre in futuro malattie cardiovascolari. Non è ancora chiaro agli scienziati in che modo la vitamina D difenda le arterie dall’irrigidimento, ma sembra che riesca da una parte a inibire la proliferazione delle cellule muscolari lisce e la formazione di calcificazioni, dall’altra a potenziare l’attività dei macrofagi, cellule che rimuovono le scorie. La vitamina D riduce anche l’infiammazione, un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

UN BENEFICIO ANCHE ORMONALE

Oltre ai risultati appena descritti, nei pazienti che avevano assunto la dose più alta di vitamina D dopo solo otto settimane di trattamento è stato rilevato anche un migliore equilibrio ormonale, in particolare della secrezione dell’ormone parotideo coinvolto nel metabolismo del calcio e nella conseguente salute delle ossa.

LA GIUSTA DOSE DI SOLE

Anche alla luce di questo studio ricordiamo che la carenza di vitamina D è particolarmente diffusa in modelli sociali come il nostro caratterizzati da lavori d’ufficio e, in generale, da poche ore trascorse all’aperto. Se, dunque, il ricorso a integratori può rappresentare un valido aiuto, specialmente in inverno, non dimentichiamo che basterebbe esporsi di più al sole nelle ore calde, tra le 10.00 e le 14.00 senza creme solari e senza indurre eccessivo arrossamento della pelle per non danneggiarla, per assicurarci una dose accettabile di vitamina D.

Se il sole ne resta la principale fonte, ne sono particolarmente ricchi anche alcuni alimenti quali formaggi e yogurt provenienti da animali allevati all’aperto e pesci grassi come salmone, sgombri e sardine, anche se l’apporto dai cibi resta comunque insufficiente in assenza di buone scorte fatte in estate prendendo in modo intelligente il sole.

 

Fonte: High doses of vitamin D rapidly reduce arterial stiffness in overweight/obese, vitamin-deficient African-Americans, PLOS ONE, 2017


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