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MANGIARE SECONDO NATURA

Una dieta sana mantiene “grande” il cervello degli anziani

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20180725-mangiare-secondo-natura-dieta25 luglio 2018

Verdura, frutta, cereali integrali, frutta secca oleosa, latte e derivati e pesce. Chi conduce una dieta varia e sana, basata principalmente su questi alimenti, può limitare la perdita di volume del cervello che si verifica in età avanzata difendendosi, così, dal declino cognitivo. È quanto suggerisce uno studio condotto dall’università di Rotterdam, nei Paesi Bassi, e pubblicato su Neurology, la rivista medica dell’Accademia Usa di neurologia.

Poiché da studi precedenti era già emersa una correlazione tra maggiore volume del cervello e migliore capacità cognitiva, i ricercatori si sono chiesti se e come l’alimentazione potesse influire su questo parametro. Con tale obiettivo è stato dunque selezionato un campione di oltre 4000 olandesi (nello specifico 4213) anziani (66 anni l’età media), non affetti da demenza senile.

LO STUDIO OLANDESE: UN VOTO ALLO STILE ALIMENTARE
A tutti è stato chiesto di rispondere a un dettagliatissimo questionario, di oltre 400 domande, sul regime alimentare adottato nel mese precedente. In base alle risposte fornite i ricercatori hanno valutato se e quanto le persone si fossero attenute alle linee guida sulla corretta alimentazione misurando il consumo di diversi gruppi di cibi: verdura, frutta, cereali integrali, legumi, frutta secca oleosa, latticini, pesce, tè, grassi insaturi e saturi, carne rossa trasformata, bevande zuccherate, alcol e sale. Le abitudini di ogni partecipante sono state valutate con un punteggio tra zero e 14, il massimo, corrispondente a una dieta molto sana basata su frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca oleosa, latticini e pesce e su un limitato consumo di bevande zuccherate: la media di tutti i risultati ottenuti ha dato un punteggio pari a 7.

Oltre che al questionario, le persone facenti parte del campione sono state sottoposte a una risonanza magnetica per determinarne il volume cerebrale, il numero di lesioni e le piccole emorragie del cervello.

Tutti i dati raccolti sono stati incrociati e, infine, elaborati tenendo conto anche di altri fattori capaci di influire sul volume cerebrale come la pressione sanguigna alta, il fumo, l’attività fisica.

CHI MANGIA MEGLIO FRENA IL RIMPICCIOLIMENTO DEL CERVELLO
Quello che è emerso è che coloro che avevano ottenuto un punteggio più alto, e mantenuto quindi una dieta più sana, avevano un volume totale del cervello, della materia grigia, della materia bianca e dell’ippocampo (la regione coinvolta nell’apprendimento e nella memoria) più grande rispetto agli altri. Questi risultati suggeriscono quindi che l’effetto della nutrizione sul declino cognitivo può manifestarsi anche attraverso modifiche strutturali del cervello.

Ciò che è emerso, inoltre, è che le migliori performance dei partecipanti non fossero legate al consumo di un singolo gruppo di alimenti, ma a quello di più gruppi di alimenti sani come verdura, frutta, cereali integrali, frutta a guscio, latticini e pesce oltre che al basso consumo di bibite zuccherate. C’è molta confusione sul rapporto fra dieta e salute del cervello e questo studio aggiunge chiarezza. È ad esempio interessante notare come latte e derivati, spesso condannati da molte recenti mode salutistiche, siano invece assolti dalla ricerca scientifica che continua a dimostrare il loro ruolo protettivo nei riguardi di una longevità in salute.

LA DIETA AL CENTRO DI UNA VECCHIAIA DI QUALITÀ
Questo studio, pur non spiegando i meccanismi sottili attraverso i quali l’alimentazione può influire sulla salute del cervello, aggiunge un altro tassello all’importanza di migliorare la qualità della dieta senza limitare intere categorie di alimenti, come strategia vincente per mantenere la capacità cognitiva degli anziani. Assicurando loro una vecchiaia con un’alta qualità della vita, serena e in salute.

FONTE: Pauline H. Croll, Trudy Voortman, M. Arfan Ikram, Oscar H. Franco, Josje D. Schoufour, Daniel Bos, Meike W. Vernooij. Better diet quality relates to larger brain tissue volumes. Neurology, 2018;

http://n.neurology.org/content/90/24/e2166


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