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MANGIARE SECONDO NATURA

Testa e pancia si parlano

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20170307-mangiare-secondo-natura-prebiotici26 ottobre 2017

Testa e pancia si parlano. Interagiscono, concorrono a determinare il nostro stato di benessere psico-fisico e dovremmo, per questo, imparare a prendercene cura in modo organico senza mai dimenticare che la salute del nostro cervello è direttamente connessa a quella del nostro intestino.

Il microbiota, cioè la popolazione di “batteri buoni” che vive nel colon, partecipa a moltissime funzioni biologiche, inclusa l’immunità, la detossificazione, l’infiammazione, la produzione di vitamine e neurotrasmettitori, l’assorbimento di nutrienti, la sensazione di fame e sazietà, l’utilizzo di grassi e carboidrati. Fattori che entrano in gioco nella prevenzione e nell’insorgenza di malattie quali asma, allergie, diabete di tipo 2, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, tumori, malattie cardiovascolari, demenze. Il microbiota influisce sullo stato d’animo, l’umore, la percezione più o meno positiva del mondo che ci circonda, la chiarezza del pensiero, la capacità di concentrarsi. Fra tutti gli organi il cervello è infatti il più sensibile ai cambiamenti nella composizione della flora batterica dell’intestino. Chiamato, non a caso, il secondo cervello.

IL NERVO “VAGABONDO” CHE COLLEGA CERVELLO E INTESTINO

È piuttosto comune che uno stato d’ansia si manifesti attraverso un mal di stomaco o di pancia. Questo si verifica perché cervello e intestino dialogano continuamente e reciprocamente e lo fanno grazie al nervo vago, il più lungo, ramificato e importante dei 12 nervi craniali. Dal latino “vagabondo”, il nervo vago collega milioni di neuroni del sistema nervoso intestinale (o enterico) e del sistema nervoso centrale. Allo stesso tempo, i batteri intestinali comunicano con il cervello attraverso il nervo vago. Nell’intestino avviene una fondamentale regolazione dell’attività del sistema immunitario (localizzato per il 70% a livello delle mucose) e degli ormoni, non a caso è proprio a livello intestinale che è prodotto fino all’80-90% di serotonina -uno dei neurotrasmettitori che ci permette di mantenere il buonumore e di contrastare l’infiammazione. Ecco perché cambiare la dieta può essere più efficace nella terapia della depressione che assumere un farmaco.

Così, anche il GABA – un neurotrasmettitore inibitore dal quale dipendono la calma e l’autocontrollo – è in gran parte sintetizzato nell’intestino. Lo stesso vale per il glutammato, amminoacido stimolante legato alla capacità di apprendimento e alla memoria. Al contrario, una carenza di questi neurotrasmettitori che trovano principalmente origine nell’intestino può determinare problematiche neurologiche quali ansia, disturbi del comportamento, depressione, disturbi dello spettro autistico e persino Alzheimer.

IL CERVELLO NON È UN FORTINO INESPUGNABILE. E HA MOLTI NEMICI

Dopo anni in cui il cervello è stato ritenuto un fortino impenetrabile rispetto al resto dell’organismo si è poi capito quanto sia, invece, vulnerabile agli “attacchi esterni” capaci di determinarne malattie anche gravi. Per capire come, dobbiamo tornare all’intestino. Un intestino divenuto permeabile a causa di fattori ambientali come infezioni batteriche, farmaci, tossine, stress, pesticidi, additivi ecc., ha perso la capacità di offrire uno “scudo” alla penetrazione di particelle di cibo incompletamente digerito e di prodotti di derivazione batterica. L’aumentata permeabilità intestinale causa iperreattività del sistema immunitario e infiammazione, a loro volta alla base di malattie quali artriti, allergie, fibromialgia e malattie cardiovascolari. Recentemente si è scoperto che un’alterata permeabilità dell’intestino coincide anche con un’aumentata permeabilità della barriera che protegge il cervello (detta emato-encefalica) che non è più in grado di offrire protezione contro proteine, virus e batteri. L’infiammazione dall’intestino passa così al cervello, dove si manifesta con disturbi della memoria, dell’apprendimento, alterazioni del tono dell’umore e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. La portata delle problematiche legate alla cattiva salute dell’intestino si moltiplica se consideriamo il filo diretto che lo collega al cervello. Insomma, la scienza è oggi concordante nel far coincidere i nemici dell’intestino con quelli del cervello stesso: ecco perché è fondamentale assicurarci un intestino in salute per avere un cervello in salute.

NUTRIRE I BATTERI, NUTRIRE LA MENTE

Che il cibo sia un fattore essenziale di salute non dovrebbe rappresentare una novità. Ma è importante sottolineare come, attraverso l’intestino, l’alimentazione sia in grado di regolare anche l’attività cerebrale, inclusi lo stato d’animo, la depressione, l’ansia, la concentrazione, la memoria. Su questo dialogo continuo tra testa e pancia si basano nuove consapevolezze della scienza della nutrizione che aprono a un’ampia sfera di possibili terapie non farmacologiche, nell’ottica di un benessere complessivo, sia fisico sia mentale.

Per tutte queste ragioni non ci stancheremo mai di ricordare quale sia il nutrimento ideale per la salute dell’intestino. Parliamo, in particolare, dei prebiotici, sostanze presenti in numerosi alimenti e delle quali sono ghiotti i nostri “batteri buoni”. Ne sono particolarmente ricchi legumi, cereali integrali e soprattutto avena, banane, bacche, topinambur, asparagi, tarassaco, aglio, porro e cipolla. Ci sono, poi, i probiotici, in questo caso veri e propri organismi vivi che, una volta ingeriti, vanno a rafforzare le truppe della flora intestinale: li troviamo in yogurt con fermenti lattici vivi, kefir, alcuni formaggi e altri alimenti fermentati. Una delle più ricche fonti di probiotici in natura è il kimchi, verdure di origine coreana fermentate e speziate. Ancora, sono da evitare le fonti d’infiammazione quali cibi molto processati, zuccheri, oli raffinati, additivi chimici e pesticidi.

Fare di queste scelte un’abitudine quotidiana può rappresentare la svolta necessaria per tutelare la salute del nostro intestino e del cervello che gli è intimamente connesso.


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