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MANGIARE SECONDO NATURA

Oltre le calorie: i pericoli che fanno la differenza

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can-1957735_12805 luglio 2018

Limitare l’apporto calorico è certamente importante per prevenire malattie cardiovascolari e obesità. Ma può rivelarsi insufficiente poiché non è solo importante la quantità di calorie assunta, ma anche la loro provenienza: alcune calorie sono, infatti, più pericolose di altre e aumentano il rischio cardio-metabolico anche in dosi moderate. Parliamo, nello specifico, delle calorie provenienti dalle bevande zuccherate, i cosiddetti soft drink (bibite zuccherate, energy drink, soda ecc.) che, rispetto alle altre, sono potenzialmente più dannose per la salute.

TUTTI D’ACCORDO
A tale conclusione sono arrivati – all’unanimità – 22 scienziati specializzati in nutrizione provenienti da diverse università Usa e chiamati a confrontarsi da una fondazione locale che promuove l’adozione di corretti stili di vita attraverso l’alimentazione e l’attività fisica. Se su altre questioni si sono trovati in disaccordo, circa l’impatto delle bevande zuccherate sulla salute non hanno avuto dubbi: aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica, diabete di tipo 2. E lo fanno indipendentemente dal numero di calorie ingerite come si sottolinea nello studio accademico pubblicato su Obesity Reviews e intitolato, non a caso, “Beyond the calories” (Oltre le calorie)

ESEMPLARI PARADOSSI
Per fare un esempio, il consumo di bibite zuccherate aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2 molto più dello stesso apporto, in termini calorici, di amido, sostanza “nemica” di chi soffre di questo tipo di problemi. Se è consigliatissimo ai diabetici tenersi alla larga dalle patate, tanto più dovranno farlo da queste bevande: 340 ml di un soft drink sono più dannosi di una patata di grandezza media, ricchissima in amido.

Così, ingerire un dato ammontare di calorie provenienti da bevande dolcificate con fruttosio o sciroppo di mais potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiovascolari laddove le stesse calorie assunte da yogurt o formaggi potrebbero, al contrario, ridurlo!

Lo stesso “paradosso” nello studio è evidenziato anche in relazione ai grassi. Mangiare alimenti ricchi di grassi polinsaturi – quelli “buoni” che troviamo nei semi e nella frutta secca oleosa, per intenderci – contribuisce a diminuire il rischio di malattie cardiovascolari. All’opposto, consumare la stessa quantità di grassi saturi – molto presenti nella carne rossa, ad esempio – potrebbe esporci maggiormente alla malattia.

QUELLO CHE NON È SCRITTO IN ETICHETTA
Studi come questi sono particolarmente significativi perché contribuiscono a smascherare alcuni “trucchetti” che le industrie e le grandi aziende utilizzano per depistare il consumatore. Nel grande universo dei soft drink, ad esempio, si ricorre spesso al principio del “bilanciamento energetico” al fine di rassicurare che tutte le calorie ingerite dalla lattina basterà, poi, bruciarle incrementando l’attività fisica. Trattandosi di calorie “cattive”, invece, non sarà sufficiente muoversi un po’ di più per azzerarne gli effetti negativi arrecati da tutto ciò che va “oltre” la quantità.

I ricercatori vogliono aprirci gli occhi spiegandoci che, per quanto lodevole, lo sforzo di bruciare tutte le calorie in eccesso non è garanzia di per sé di una dieta sana come, invece, vorrebbero farci credere. Anche se “smaltito”, lo zucchero ingerito, lascerà comunque una traccia negativa capace di aumentare il rischio di malattie cardio metaboliche. E questo non lo troveremo scritto in etichetta!

FONTE: Obesity Comorbidity/Etiology and PathophysiologyPathways and mechanisms linking dietary componentsto cardiometabolic disease: thinking beyond calories Obesity Reviews, 2018; https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/obr.12699

K. L. Stanhope, M. I. Goran, A. Bosy-Westphal, J. C. King, L. A. Schmidt, J.-M. Schwarz, E. Stice10, A. C. Sylvetsky, P. J. Turnbaugh, G. A. Bray, C. D. Gardner, P. J. Havel, V. Malik ,A. E. Mason, E. Ravussin, M. Rosenbaum, J. A. Welsh, C. Allister-Price, D. M. Sigala, M. R. C. Greenwood, A. Astrup and R. M. Krauss


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