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MANGIARE SECONDO NATURA

Il Tè nero aiuta a perdere peso

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20180124-te-nero-mangiare-secondo-natura24 gennaio 2018

Bevanda amatissima, dalla storia millenaria, il tè non finisce mai di stupirci quanto al suo potere benefico per il fisico e per lo stato d’animo. Abbiamo, in particolare, imparato a identificare nel tè verde un grande alleato di benessere grazie alle proprietà diuretiche, detossificanti e antiossidanti che gli sono unanimemente riconosciute. Al punto, negli ultimi anni, da aver messo un po’ in ombra il tè nero che, lo ricordiamo, deriva dalla stessa pianta, la Camelia sinensis, e si differenzia dagli altri tipi di tè solo per la lavorazione. Arriva, però, un recente studio condotto presso l’Università della California, Los Angeles (Ucla) e pubblicato sullo European Journal of Nutrition che, per la prima volta, ha dimostrato come il tè nero favorisca la perdita di peso grazie all’influenza che esercita sulla flora intestinale: similmente al tè verde, infatti, esso è in grado di far aumentare i batteri che inducono al dimagrimento e diminuire quelli associati all’obesità.

I POLIFENOLI E I BATTERI BUONI
Era già stato visto come i polifenoli contenuti nel tè verde incidano sul metabolismo dei cibi in energia da parte del fegato. Questa nuova indagine mostra, invece, che i polifenoli del tè nero – troppo grandi per essere assorbiti dall’intestino tenue – stimolano la crescita dei buoni batteri intestinali e la formazione di acidi grassi a catena corta capaci, anch’essi, di influire sul metabolismo di glucosio e grassi esercitato dal fegato.

“Era risaputo che i polifenoli del tè verde fossero più efficaci e benefici di quelli del tè nero poiché assorbiti direttamente dal sangue e dai tessuti”, ha spiegato Susanne Henning, a capo degli autori dello studio del Centro per la nutrizione umana dell’Ucla. “Ma i nostri nuovi risultati – prosegue – suggeriscono che anche i polifenoli del tè nero, attraverso un particolare meccanismo che si attiva nel microbioma (il patrimonio genetico della popolazione di miliardi batteri che vive nell’intestino), possono contribuire a un buono stato di salute e alla perdita di peso. Sia il tè verde, sia il tè nero sono, infatti, alimenti prebiotici che nutrono i batteri ‘buoni’ contribuendo al benessere generale”, conclude la ricercatrice.

I DETTAGLI DELLO STUDIO
Lo studio è stato condotto su topini divisi in quattro gruppi sottoposti a quattro differenti regimi alimentari: 1) ipocalorico; 2) ipercalorico; 3) ipercalorico + tè verde; 4) ipercalorico + tè nero.

Dopo quattro settimane il peso dei topini che avevano assunto molte calorie associate a tè verde o nero era diminuito al pari di quello dei topini che erano stati tenuti a dieta. Dai campioni prelevati d’intestino (necessari a misurare la presenza di batteri) e da quelli di fegato (necessari a misurare i depositi di grasso) è risultata – in tutti i topini che avevano assunto tè, sia verde, sia nero – maggiore presenza dei batteri associati al dimagrimento e minore di quelli associati all’obesità. Solo nei topini alimentati a tè nero, però, si è registrato un incremento di un particolare batterio, lo Pseudobutyrivibrio, che potrebbe aiutare a spiegare la differenza tra come il tè nero e quello verde agiscono sul metabolismo.

A OGNUNO IL TÈ CHE PREFERISCE
Insomma questo nuovo studio può rassicurare gli amanti del tè nella sua versione più “tradizionale” che faticavano a convertirsi al tè verde o altre varianti (matcha, bianco ecc.). Ricordiamo che per la preparazione di un’ottima tazza di tè i consigli sono gli stessi, pochi e semplici: 1) preferire un prodotto biologico; 2) non portare l’acqua a ebollizione, ma fermarsi ai 70-80 gradi; 3) lasciare in infusione non meno di 3-4 minuti; 4) consumare la bevanda preferibilmente non zuccherata.

 

Fonte:

Susanne M. Henning, Jieping Yang, Mark Hsu, Ru-Po Lee, Emma M. Grojean, Austin Ly, Chi-Hong Tseng, David Heber, Zhaoping Li. Decaffeinated green and black tea polyphenols decrease weight gain and alter microbiome populations and function in diet-induced obese mice. European Journal of Nutrition, 2017;


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