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MANGIARE SECONDO NATURA

Il coenzima Q 10: alleato contro invecchiamento e malattie croniche

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20171019-mangiare-secondo-natura-coenzima-q1019 ottobre 2017

Il coenzima Q10 è un nutriente essenziale che dovremmo tutti  conoscere per il suo ruolo centrale nel corretto funzionamento delle cellule.

Fondamentale nella produzione di energia
Permette ai mitocondri, le nostre centralini energetiche, di trasformare i grassi e il glucosio in ATP; ovvero in energia. Svolge questo ruolo per una sua caratteristica fondamentale: la capacità di accettare e donare elettroni. A seconda del numero di elettroni si trova nelle cellule in diversi stati di ossidazione: la forma completamente ossidata si chiama ubiquinone o coenzima Q10, la forma completamente ridotta (che ha due elettroni, due protoni e due atomi di idrogeno in più) si chiama ubiquinolo. Questo movimento di elettroni avanti e indietro fra ubiquinone e ubiquinolo si verifica continuamente nei mitocondri e partecipa alla trasformazione del cibo in energia. Possiamo quindi intuire quanto sia importante avere adeguate concentrazioni di coenzima Q10 nei tessuti affinché le cellule possano funzionare al meglio, specialmente quelle ad alto consumo energetico come il cervello, il cuore, i muscoli e il fegato.

Un antiossidante molto particolare

Oltre a partecipare al funzionamento della nostra macchina metabolica il coenzima Q10 è il principale antiossidante liposolubile cellulare.

Possiede 3 proprietà caratteristiche:

– si inserisce profondamente all’interno delle membrane delle cellule e dei mitocondri – formate prevalentemente da grassi -, raggiungendo porzioni di membrana inaccessibili ad altri antiossidanti come la vitamina E. Il coenzima Q10, quindi, è il primo e il principale antiossidante che risponde allo stress ossidativo nelle membrane e nei mitocondri dove protegge i grassi, le proteine e il DNA dall’ossidazione. Ricordiamo che lo stress ossidativo è una delle principali cause di invecchiamento e che una grandissima parte di questo stress è generato a livello mitocondriale durante la trasformazione del cibo in energia. L’ubiquinolo protegge dallo stress ossidativo non solo i grassi presenti nelle membrane cellulari ma anche quelli che circolano nel sangue, il colesterolo in primis. Proteggendo il colesterolo dall’ossidazione, l’ubiquinolo riduce uno dei principali fattori noti di rischio cardiovascolare. In pazienti con aumentato rischio cardiovascolare – chi fuma o è affetto da infiammazione cronica, diabete, ipertensione o iperomocisteinemia -, le concentrazioni di coenzima Q10 risultano fortemente ridotte.

– è in grado di rigenerarsi: gli altri antiossidanti liposolubili, svolto il loro compito, si usurano, l’ubiquinolo invece, non solo non si logora ma anzi rigenera gli altri antiossidanti come la vitamina E. Alla rigenerazione dell’ubiquinolo partecipano alcuni enzimi presenti nelle membrane e nelle lipoproteine che trasformano l’ubiquinone ossidato nuovamente in ubiquinolo ridotto. La capacità dell’ubiquinolo di rigenerarsi, però, decresce con l’età e può essere ridotta in alcuni individui che hanno delle varianti di geni che codificano enzimi meno funzionanti.

– è l’unico antiossidante lipofilico prodotto nel corpo; non deve quindi essere necessariamente assunto con la dieta, anche se i suoi livelli decrescono con l’età e in presenza di malattia.

7 benefici del coenzima Q10

Sempre più lavori clinici documentano l’efficacia del coenzima Q10 in diverse malattie quali l’ipertensione, il diabete, l’insufficienza cardiaca, le distrofie muscolari, il morbo di Parkinson, la fibromialgia, le parodontiti.

1 – Sostiene i livelli di energia
La riduzione delle concentrazioni di ubiquinolo nei tessuti si associa a una ridotta produzione di energia a livello mitocondriale che può manifestarsi con una maggiore faticabilità, percepita soprattutto nei muscoli che lavorano più intensamente come il cuore e del cervello. Non a caso le statine, farmaci che sopprimono la biosintesi di colesterolo e la produzione di coenzima Q10, danno come effetti collaterali  stanchezza e dolori muscolari. Il coenzima Q10 è uno dei rimedi più in grado di alleviare i sintomi della fibromialgia e migliorare la contrazione muscolare nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca.

2 – Riduce lo stress ossidativo
Il danno ossidativo alle strutture cellulari svolge un ruolo importante nel declino funzionale che accompagna l’invecchiamento e in molte malattie quali quelle cardiovascolari, il diabete, i tumori ecc. Come antiossidante liposolubile, il coenzima Q10 inibisce la perossidazione dei lipidi che si verifica quando le membrane cellulari e le lipoproteine che trasportano il colesterolo nel sangue sono esposte a condizioni ossidanti come ad esempio l’infiammazione o una disfunzione mitocondriale (tipica, ad esempio, dell’insulino-resistenza e del diabete). Ridurre il danno ossidativo alle membrane è una strategia utile nella prevenzione dell’invecchiamento, soprattutto del cuore, dei vasi e del cervello oltre che nelle malattie che coinvolgono questi organi e apparati.

3 – Migliora la salute del cuore
Il cuore è il muscolo con il maggior numero e dimensioni dei mitocondri e con le più elevate concentrazioni di coenzima Q10. Da qui il potenziale di questo nutriente nella prevenzione e terapia delle malattie del cuore, in particolare nella cardiopatia ischemica e nell’insufficienza cardiaca. Il coenzima Q10, infatti, migliora la bioenergetica cellulare, agisce come antiossidante e aumenta la capacità di eliminare i radicali liberi. Livelli elevati di proteina C reattiva (PCR) e di NT-proBNP, due indicatori di rischio cardiovascolare e di insufficienza cardiaca, si associano a bassi livelli di coenzima Q10. Numerose evidenze scientifiche dimostrano che l’assunzione di coenzima Q10 risulta in un significativo miglioramento della contrazione del cuore e dei sintomi di insufficienza cardiaca.

4 – Abbassa la pressione arteriosa
Diversi studi randomizzati controllati con placebo hanno rilevato che l’integrazione con coenzima Q10 determina una diminuzione dei livelli di pressione sanguigna negli individui ipertesi. L’aggiunta di coenzima Q10 alla terapia medica convenzionale per otto settimane in pazienti con ipertensione e malattia coronarica ha diminuito la pressione arteriosa sistolica di una media di 12 mmHg e la pressione arteriosa diastolica di una media di 6 mmHg, rispetto a un placebo contenente vitamine del complesso B. Nei pazienti con ipertensione sistolica isolata, la supplementazione con coenzima Q10 e vitamina E per 12 settimane ha determinato una riduzione media della pressione sanguigna sistolica di 17 mmHg rispetto alla sola vitamina E. Una meta-analisi di 12 studi clinici, pubblicata nel 2007, ha concluso che la supplementazione con coenzima Q10 riduce la pressione sistolica di 11-17 mm Hg e la pressione diastolica di 8-10 mm Hg.

5 – Protegge dagli effetti collaterali delle statine
Le statine, prescritte per abbassare il colesterolo, agiscono inibendo un enzima presente nel fegato che partecipa non solo alla sintesi di colesterolo ma anche a quella di coenzima Q 10. Si comprende, quindi, come fra gli effetti collaterali delle statine vi sia uno spettro di sintomi che dipendono dalla carenza di coenzima Q10, in particolare dolori muscolari, danno epatico, stanchezza e perdita della memoria. Con la supplementazione si possono ripristinare livelli tissutali adeguati di coenzima Q10 e ridurre così il rischio di eventi avversi.

6 – Rallenta l’invecchiamento
I livelli di coenzima Q10 diminuiscono con l’età, e si crede possano contribuire alla diminuzione della produzione di energia all’interno delle cellule e all’invecchiamento di organi quali fegato, cuore, altri muscoli e cervello. L’assunzione di coenzima Q10 può frenare il danno ossidativo che contribuisce all’invecchiamento e proteggere così i nostri organi nobili.

7 – Protegge dal declino cognitivo
Lo stress ossidativo contribuisce all’invecchiamento del cervello, un organo costituito prevalentemente da grassi e dunque particolarmente vulnerabile al deficit di coenzima Q10. Gli studi dimostrano che le persone con disturbi cognitivi tendono ad avere livelli ridotti di CoQ10 nel sangue. Nel morbo di Parkinson l’aumentato stress ossidativo in una parte del cervello chiamata substantia nigra contribuisce ai sintomi della malattia. Uno studio trial randomizzato, controllato con placebo, ha valutato l’efficacia di 300, 600 o 1.200 milligrammi al giorno di coenzima Q10 somministrato a 80 persone affette da malattia di Parkinson precoce: il coenzima Q10, rispetto al placebo, ha rallentato il deterioramento delle funzioni cognitive. In altri studi clinici la supplementazione a dosaggi di 360 milligrammi al giorno per quattro settimane ha migliorato i sintomi in pazienti affetti da Parkinson.

Fonti di coenzima Q10

Sebbene il coenzima Q10 sia prodotto nel corpo, la dieta contribuisce al suo fabbisogno per un 25 percento. Si trova concentrato soprattutto negli alimenti di origine animale, in particolare nelle sardine, trote e sgombri, nelle carni provenienti da animali allevati a brado e nelle uova da galline che razzolano; importanti fonti vegetali sono soprattutto i pistacchi, i semi di sesamo, le noccioline americane, gli oli vegetali, i broccoli, il cavolfiore, le arance, le fragole e il germe di grano.

Essendo un nutriente liposolubile andrebbe sempre assunto insieme a fonti di grassi o di oli vegetali. 

Quando assumerlo

Il corpo dovrebbe produrre quantità di coenzima Q10 sufficienti a prevenirne la carenza in persone sane –dopo i 30 anni, tuttavia, le concentrazioni tissutali iniziano a declinare soprattutto in chi soffre di malattie croniche (disturbi cardiovascolari, diabete, tumori, malattie neurodegenerative…) e in chi assume statine. La supplementazione di coenzima Q10 o, ancor meglio, di ubiquinolo (la sua forma ridotta) è dunque raccomandata per chi soffre di:

– Malattie cardiovascolari (ostruzione delle arterie, angina, infarto e insufficienza cardiaca)

– Pressione alta

– Diabete

– Colesterolo alto in trattamento con statine

– Fibromialgia

– Parodontite e gengivite

– Malattie neurodenegerative

Dosaggio raccomandato

Il dosaggio raccomandato è di 100-200 mg al giorno, diviso in due dosi da assumere ai pasti in presenza di grassi che ne facilitino l’assorbimento.

Precauzioni

Sebbene considerato generalmente molto sicuro e ben tollerato il coenzima Q10 potrebbe raramente ridurre l’efficacia di farmaci anticoagulanti. In alcuni individui l’aumentata produzione di energia intracellulare può risultare in insonnia o irritabilità. Il miglioramento del metabolismo del glucosio può ridurre il fabbisogno di insulina o farmaci orali nei pazienti in trattamento per diabete.

Coenzima Q10 o ubiquinolo?

L’ubiquinolo è molto più facilmente assorbibile rispetto all’ubiquinone o coenzimaQ10. Una volta assorbito il coenzima Q10 viene trasformato in ubiquinolo e trasportato attraverso il sangue alle cellule e nei mitocondri. L’età o una particolare predisposizione genetica possono rendere tale conversione meno efficiente e in alcuni casi potrebbe essere più indicata l’assunzione di ubiquinolo rispetto al coenzima Q10. Purtroppo in Italia gli integratori a base di ubiquinolo sono difficilmente reperibili.

Uno studio ha recentemente dimostrato che la rigenerazione dell’ubiquinolo può avvenire in chi consuma abbondanti verdure contenenti clorofilla e si espone alla luce solare. La clorofilla nelle piante ha il ruolo di captare gli elettroni dei raggi del sole e renderli disponibili per la costruzione di una molecola di glucosio attraverso la fotosintesi clorofilliana. Quando consumiamo vegetali la clorofilla assorbita entra nel circolo sanguigno ed è in grado di captare i fotoni (ovvero elettroni) provenienti dal sole che penetrano attraverso la pelle e gli occhi. Sarà la clorofilla a cedere gli elettroni al coenzima Q10 trasformandolo così in ubiquinolo. Una ragione in più per mangiare verdure.


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