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MANGIARE SECONDO NATURA

Digiunare, un aiuto per chi non mangia sano

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digiuno_ff215 novembre 2018

Mangiare poco, mangiare spesso, mangiare sano… In materia di alimentazione i consigli ricorrono numerosi, apparentemente contraddittori, più o meno tendenti al sacrificio e alla rinuncia. In realtà non esiste il precetto giusto o sbagliato in assoluto: ognuno di noi dovrebbe saper distinguere e scegliere quale sia il regime alimentare più appropriato per se stesso. Chi, ad esempio, proprio non riesce a privarsi di cibi non proprio “salutari” e convertirsi in via esclusiva al cibo virtuoso, fresco, poco trasformato, povero di grassi e zuccheri e ricco di fibre e nutrienti, ha un importante freccia al suo arco: può infatti compensare un’alimentazione non proprio “ad hoc” aumentando il numero di ore di digiuno fra un pasto uno dall’altro e assicurarsi, comunque, i benefici per la salute. È quanto suggerisce un nuovo studio sul ruolo del digiuno per un invecchiamento sano condotto negli Stati Uniti e di recente pubblicato sulla rivista “Cell Metabolism”.

 

LA VITA SI ALLUNGA COMUNQUE
Se negli ultimi anni sono state raccolte molte prove in favore del digiuno e della restrizione calorica come pratiche rigeneranti per l’organismo, la novità che emerge da questo studio è che non occorre digiunare o ridurre le calorie consumate nell’arco della giornata; basta infatti far trascorrere un lungo arco di tempo tra un pasto e un altro per allungare la vita indipendentemente dalla qualità e dalla quantità delle calorie ingerite.

Lo studio è stato condotto su un modello animale e tutti i topini che avevano consumato un normale apporto calorico ma in un unico pasto al giorno hanno mostrato, rispetto a quelli che consumavano le stesse calorie ma distribuite nell’arco della giornata, risultati migliori in termini di aspettativa di vita e di minori disturbi legati all’invecchiamento.

 

UN ESPERIMENTO CON I TOPINI
Cerchiamo di comprendere meglio in che modo gli scienziati siano arrivati a queste conclusioni. Sono partiti da un campione di 292 topini che hanno inizialmente suddiviso in due macro gruppi: il primo alimentato con una dieta più sana composta da un contenuto più basso in zuccheri e grassi e più alto in proteine e fibre rispetto al secondo che ha mangiato una tipica dieta occidentale, ricca in zuccheri e grassi e povera di fibre. Entrambi i macro gruppi sono stati, a loro volta, suddivisi in tre sotto gruppi: il primo aveva accesso al cibo tutto il giorno; il secondo anche, ma avendo a disposizione il 30% in meno di calorie; il terzo, infine, poteva consumare un solo pasto al giorno, ma facendo il pieno di calorie, complessivamente pari a quelle che il primo gruppo assumeva nell’arco delle 24 ore. Sia i topini alimentati con una dieta “one a day” ovvero “un unico pasto al giorno”, sia quelli tenuti in restrizione calorica, hanno imparato a consumare il cibo più velocemente quando disponibile invece che conservarlo, sottoponendosi, pertanto, a periodi più lunghi di digiuno tra un pasto e un altro.

 

PIU’ DI “COSA” E “QUANTO” CONTA “QUANDO”
Gli scienziati hanno monitorato lo stato di salute metabolica dei topini fino alla loro morte naturale: tutti quelli sottoposti a restrizione calorica o dieta “one a day” avevano mostrato migliori livelli di glucosio e insulina rispetto a coloro con continuo accesso al cibo, a prescindere dalla qualità del cibo che hanno mangiato. Se un tale esito avremmo potuto anche aspettarcelo, l’aspetto di novità e interesse è come il tipo di dieta, più o meno sana, non abbia influito significativamente sui risultati.

In altri termini, sull’aspettativa di vita dei topini cosa e quanto hanno mangiato ha inciso molto meno rispetto a quando lo hanno mangiato: prolungare il periodo di digiuno si è rivelato un beneficio indipendentemente dalla restrizione calorica o dalla qualità del cibo assunto.

 

UNA CENA DA POVERI
Via libera, dunque, ad abbuffate di cibi e bevande ricchi di zuccheri e grassi “cattivi” tanto, poi, basta “stare a stecchetto” per qualche (bèh..molte) ore? Non direi…Però diverso è sapere che anche una dieta normale, non particolarmente curata nella qualità, magari a causa di poco tempo o denaro, può essere compensata a livello di salute se gestita bene nella tempistica.

Del resto il digiuno è sin dall’antichità il momento della purificazione per eccellenza proprio perché il corpo, libero dallo stress dei processi digestivi, si detossifica e autorigenera. Non è un caso che uno dei precetti più solidi della scienza della nutrizione sia scolpito nel detto popolare “colazione da re, pranzo da principe, cena da povero”. Cenare presto tenendosi leggeri è, infatti, il modo più semplice e in linea con i nostri ritmi circadiani per assicurarsi ogni giorno un adeguato periodo di digiuno e ripristino delle funzioni vitali che ci assicureranno di invecchiare a lungo e in salute. Insomma, se la sera non riusciamo proprio a rinunciare a quel dolcetto in più o durante la giornata non abbiamo modo di sostituire il panino o la pizza con una più sana insalata, dovremmo almeno avere cura di cenare presto per lasciare al nostro corpo tutto il tempo di riparare i piccoli grandi errori – alimentari e non solo – di ogni giorno.

 

FONTE: Sarah J. Mitchell, Michel Bernier, Julie A. Mattison, Miguel A. Aon, Tamzin A. Kaiser, R. Michael Anson, Yuji Ikeno, Rozalyn M. Anderson, Donald K. Ingram, Rafael de Cabo. Daily Fasting Improves Health and Survival in Male Mice Independent of Diet Composition and Calories. Cell Metabolism, 2018


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