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MANGIARE SECONDO NATURA

Contrordine: eliminare i grassi accorcia la vita

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20170906_mangiare-secondo-natura-grassi6 settembre 2017

Basta con la guerra ai grassi. I più sconsigliati per definizione, bollati per decenni come i nemici giurati della forma fisica e della salute in generale. Al punto che anche il consumatore più distratto non può negare di aver sentito parlare, almeno una volta nella vita, di grassi saturi, insaturi, polinsaturi e dei diversi rischi connessi al consumo degli uni o degli altri. Come spesso accade quando l’opinione pubblica è costretta a orientarsi in una giungla informativa di fonti, messaggi, pareri di esperti o presunti tali, la tendenza prevalente è di imboccare il sentiero più semplice e assimilare principi base quali: “i grassi fanno male, devo mangiarne meno”. A onor del vero, da tempo medici e nutrizionisti predicano l’importanza di una dieta varia e bilanciata, senza eccessi, né carenze, di tutti i macronutrienti essenziali. A partire proprio dai grassi, alleati di salute grazie alla protezione che garantiscono all’organismo: altro che nemici!

Una spinta a rinunce meno radicali per chi ha abolito carne, burro e formaggi arriva da un importantissimo studio presentato al congresso della Società dei cardiologi europea da poco concluso a Barcellona e pubblicato da The Lancet, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo. Le conclusioni non lasciano fraintendimenti: una dieta povera di grassi non fa solo male, ma ti accorcia la vita. Dallo studio emerge chiaramente che è un grave errore tenersi alla larga dai grassi naturali poiché nel mondo chi ne mangia di più vive significativamente più a lungo. Ciò vale anche per i tanto demonizzati grassi saturi che vantano, invece, la particolare abilità di ridurre il rischio d’infarto.

MANGIAMO PIÙ GRASSI

Tali conclusioni “rivoluzionarie” agli occhi di una società come la nostra ossessionata dai grassi a tavola, sono frutto dell’osservazione, durata sette anni, delle abitudini alimentari di 135mila persone, in 18 differenti paesi di cinque continenti, a reddito alto, medio e basso. Elaborando quest’immensa mole di dati i ricercatori hanno appurato che chi conduce una dieta a prevalenza di carboidrati muore prima di chi si garantisce un adeguato apporto di grassi grazie al consumo di burro, formaggi e carne. Inoltre, “i nostri dati suggeriscono che una dieta povera di grassi innalza il rischio di malattie cardiovascolari nella popolazione”, afferma il dr. Andrew Mente, uno degli autori dello studio.

Più nel dettaglio, nel lungo arco di tempo della ricerca, le persone del campione con una dieta povera di grassi saturi hanno corso un rischio di morte precoce il 13% più alto di coloro che ne mangiavano regolarmente. Prendendo in considerazione tutti i grassi, non solo quelli saturi, è invece risultato che alti livelli di consumo (il 35% delle calorie giornaliere) riducono del 23% la mortalità rispetto ai bassi livelli (10% delle calorie giornaliere).

… E MENO CARBOIDRATI

Se carne e formaggi escono pienamente “riabilitati” dallo studio pubblicato su Lancet (non a caso rappresentano la base della dieta dei francesi, tra le popolazioni meno affette da malattie cardiovascolari), non si può dire lo stesso per i carboidrati. Nel periodo di tempo considerato, infatti, i partecipanti con un’alimentazione a prevalenza di carboidrati (77% delle calorie giornaliere) – in particolare zuccheri raffinati e cibi molto processati – hanno corso un rischio di morire il 28% più alto di coloro nella cui dieta meno della metà delle calorie giornaliere (il 46%) era data dai carboidrati. Tutto ciò si è verificato in ogni paese a dimostrare che una dieta ricca di zuccheri e carboidrati raffinati penalizza chiunque, indipendentemente dalla parte del mondo in cui vive. In tale contesto “l’attuale focalizzarsi nella promozione di diete a basso apporto di grassi ignora il fatto che la dieta di tante popolazioni di paesi a medio e basso reddito è molto ricca in carboidrati raffinati e zuccheri, fattore che sembra collegato ad esiti negativi per la salute”, sottolinea Mahshid Dehghan, un’altra autrice della ricerca, aggiungendo che “le linee guida dell’alimentazione dovrebbero riorientare la loro attenzione sulla riduzione dell’apporto di carboidrati invece che di grassi”.

DETTAGLI “VITALI”

Quelle in merito a carne, formaggi e altri grassi animali non sono le uniche convinzioni errate che questo importantissimo studio ha messo in luce. La vasta quantità di dati raccolti è infatti in grado di far traballare qualche altra certezza diffusa in materia di sana alimentazione. Ad esempio, se tutti ci raccomandano l’importanza per la salute di mangiare tanta verdura, in pochi ci spiegano quanto sia più salubre consumarla cruda, invece che cotta. Questo aspetto è emerso chiaramente nei sette anni di analisi durante i quali l’assunzione di vegetali crudi si è dimostrata più connessa a un ridotto rischio di morte che quella di vegetali cotti. A fronte delle linee guida ufficiali che ci esortano a incrementare quanto più possibile le porzioni di frutta e verdura giornaliere, dalle evidenze della ricerca non sono emerse significative differenze in termini di salute tra i partecipanti che consumavano tre/quattro porzioni al giorno di frutta e verdura e quelli che si spingevano fino a otto e oltre. Particolarmente utile si è rivelata, invece, la scelta di includere nella quota vegetale giornaliera prodotti cosiddetti bioattivi, cioè capaci in natura di dare vita a nuove piante, quali frutta e semi. Se pensate che preferire una data cottura o una specifica tipologia di alimento non sia che un dettaglio provate a leggere il tutto da un’altra angolazione… Realizzando che preferire le verdure crude a quelle cotte riduce il rischio di mortalità, capirete la giusta importanza da riservare a certi dettagli “vitali”.

NUOVE LINEE GUIDA, VECCHI PRINCIPI

L’auspicio degli autori di questo studio è che, alla luce delle conclusioni raggiunte, siano riconsiderate le principali linee guida in materia alimentare in senso distensivo delle limitazioni al consumo di grassi e ristrettivo di quello di carboidrati, soprattutto se raffinati. Ciò non significa che d’ora in poi sia ammesso strafogarsi di bacon e salumi ogni giorno, abolendo totalmente pasta e pane. Qualunque sia la portata dei progressi scientifici, i principi base di un’alimentazione sana e corretta restano sempre gli stessi: buonsenso ed equilibrio a garantire che tutti i macronutrienti facciano squadra per il nostro bene.

Fonte

Associations of fats and carbohydrate intake with cardiovascular disease and mortality in 18 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study

The Lancet: August 29, 2017

 

 

 


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