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MANGIARE SECONDO NATURA

Cibi in scatola, attenti alle confezioni

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20180418-cibo-in-scatola18 aprile 2018

Preferire cibi freschi, poco trasformati industrialmente, è uno dei precetti base per una sana alimentazione. Non si tratta di evitare solo calorie “vuote”, conservanti, coloranti e altri additivi insalubri, ma anche packaging e confezioni realizzati in materiali certamente idonei a garantire massima igiene e conservazione, ma che spesso nascondono insidie per la salute. Proprio su questo aspetto si sono concentrati i ricercatori della Binghamton University di New York mettendo in luce come le confezioni dei cibi in scatola possano influire negativamente sull’assorbimento dei nutrienti da parte del corpo.

ZINCO 100 VOLTE OLTRE LA NORMA
Gli studiosi si sono focalizzati sull’ossido di zinco (ZnO) un composto chimico comunemente utilizzato nei rivestimenti dei barattoli dei cibi in scatola date le sue proprietà antimicrobiche e la sua capacità di prevenire la colorazione verdognola dovuta allo zolfo che alcuni cibi possono assumere. Dagli esami condotti in laboratorio è stato visto che nanoparticelle di ossido di zinco sono presenti in dosi rilevanti nella quantità di cibo quotidiana che si mangia normalmente e che sono in grado di modificare il modo in cui l’intestino assorbe i nutrienti. In particolare, cibi in scatola di utilizzo diffuso quali mais, tonno, pollo, asparagi sono stati analizzati attraverso la spettrometria di massa – una tecnica utilizzata per identificare sostanze sconosciute o rilevare tracce di sostanze – al fine di stimare quante particelle si trasferissero negli alimenti. È risultata una presenza di ossido di zinco 100 volte superiore al limite giornaliero del possibile apporto alimentare.

GLI EFFETTI SULL’INTESTINO
Prima di questo studio ci si era concentrati sugli effetti delle nanoparticelle sulle cellule intestinali prendendo in considerazione dosaggi molto alti non raggiungibili con la comune alimentazione che si sono rivelati tossici per le cellule. I ricercatori della Binghamton, invece, hanno studiato la funzione cellulare, dagli effetti molto più sottili, considerando dosi di nanoparticelle più compatibili con la reale esposizione a cui s’incorre nella vita di tutti i giorni. È stato quindi visto che questi dosaggi tendono a depositarsi nelle cellule più superficiali del tratto gastrointestinale rimodellandole o causandone la perdita dei microvilli, i componenti deputati all’assorbimento dei nutrienti. Tale perdita si traduce, appunto, in un minore assorbimento di nutrienti.

Oltre a quanto descritto è stato osservato che un eccessivo deposito di nanoparticelle può scatenare reazioni infiammatorie a livello intestinale aumentando la permeabilità dell’intestino stesso. E da un intestino più permeabile potrebbero accedere nel sangue sostanze nocive o frammenti batteri intestinali in grado di innescare reazioni immuno-infiammatorie.

UN ALTRO TASSELLO PER LA PROTEZIONE DEI CONSUMATORI
Trattandosi del primo studio condotto al fine di analizzare gli effetti di nanoparticelle di ZhO sul corpo umano “è difficile affermare quali potrebbero essere gli effetti di lungo termine dell’ingestione, soprattutto basandosi su test di laboratorio condotti su modelli di colture cellulari”, precisa Gretchen Mahler, docente di bioingegneria e membro del team di ricercatori. “Ciò che possiamo sostenere – afferma – è che il nostro modello mostra che le nanoparticelle  producono un effetto in vitro e comprendere in che modo esse incidano sulle funzioni intestinali rappresenta un’importante area di studio nell’ambito della protezione dei consumatori”.

TEMPO ALLA SCIENZA, INTANTO PRUDENZA
Pertanto, come già abbiamo avuto modo di raccomandare in questa rubrica, mentre consentiamo alla scienza di fare il suo corso facciamo tesoro dei suoi piccoli grandi progressi per sforzarci di assumere comportamenti di buon senso orientati alla protezione della nostra salute. Teniamo a mente che i cibi in scatola non dovrebbero rappresentare la regola bensì l’eccezione in una dieta sana, genuina e ricca di nutrienti essenziali.

FONTE: Fabiola Moreno-Olivas, Elad Tako, Gretchen J. Mahler. ZnO nanoparticles affect intestinal function in an in vitro model. Food & Function, 2018.


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