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MANGIARE SECONDO NATURA

Bicarbonato: un insperato alleato contro l’infiammazione

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20180516-bicarbonato-mangiare-secondo-natura16 maggio 2018

Avete presente quei fastidiosi dolori articolari che si acuiscono con un allenamento troppo intenso o dopo un pasto in cui abbiamo esagerato? Sono uno dei tanti esempi d’infiammazione immediata che il sistema immunitario innesca perché sollecitato da un attacco esterno. Il nostro corpo è, infatti, una macchina dinamica, sempre in movimento e sempre pronto a reagire: senza che ce ne accorgiamo, anche un semplice pasto, quindi il sopraggiungere di “elementi estranei”, determina una piccola risposta infiammatoria. L’infiammazione, l’abbiamo spiegato più volte, di per sé non è un male, anzi è un segnale di attività e funzionamento delle difese immunitarie. Diventa, però, un grave problema quando diventa cronica. Quando, cioè, sollecitato senza soluzione di continuo (ad esempio dallo stress cronico o da uno stile di vita scorretto) il sistema immunitario non è più in grado di comprendere se è arrivato il momento di deporre le armi e lascia quindi costantemente acceso il fuoco infiammatorio all’interno dell’organismo. Ecco che i processi d’invecchiamento si accelerano, inclusi quelli a carico del cuore, del cervello, di tutte le nostre cellule: uno stato infiammatorio cronico è associato all’aumentato rischio di contrarre malattie cardiovascolari come ictus e infarto; neurodegenerative come Alzheimer, arteriosclerosi e demenza senile; cancro. Perciò è fondamentale proteggersi da questi “incendi” interni e, come dimostra un recente studio statunitense, un aiuto insperato in tal senso possiamo trovarlo nella nostra dispensa: il bicarbonato di sodio.

UN CUCCHIAINO AL GIORNO IN UN BICCHIERE D’ACQUA
Appena pubblicata da Journal of Immunology questa elegante ricerca condotta dal Dipartimento di fisiologia dell’Augusta University (Georgia, USA) è pervenuta alla conclusione che assumere due grammi al giorno di bicarbonato (l’equivalente di un cucchiaino da caffè) disciolti in un bicchiere d’acqua è un presidio molto efficace per contenere l’infiammazione. In particolare, attraverso una sperimentazione condotta sia nei topini che nell’uomo, è stato visto come questa semplice ed economicissima terapia sia in grado di spegnere l’infiammazione per almeno quattro ore nell’uomo e tre giorni nei topini.

UN POMPIERE PER DOMARE L’INCENDIO
Ma in che modo il bicarbonato è un antinfiammatorio tanto efficace? Secondo i ricercatori perché agisce attraverso i macrofagi, cellule del sistema immunitario con un ruolo chiave sull’infiammazione, che il bicarbonato è in grado di riprogrammare da uno stato infiammatorio a uno silente. Contemporaneamente il bicarbonato, stimola altre cellule del sistema immunitario coinvolte nel controllo dei meccanismi difensivi, i linfociti Treg, preposti, invece, a disattivare infiammazione. Questo reclutamento combinato è di grande aiuto allo spegnimento del fuoco che rischia di bruciare non solo i nemici, ma anche gli amici del nostro organismo.

Perché il pompiere bicarbonato funzioni devono verificarsi, però due condizioni. La prima è la presenza della milza, l’organo in cui si concentrano i macrofagi: gli scienziati non sanno, infatti, se in assenza di milza scattino o meno dei meccanismi alternativi compensatori. La seconda è la produzione di ioni idrogeno (H+) a livello dello stomaco.

I FARMACI ANTIREFLUSSO: UNA CONSIDERAZIONE
Questa seconda circostanza è stata evidenziata dai ricercatori USA che hanno notato come gli effetti antinfiammatori del bicarbonato necessitino della produzione di ioni idrogeno a livello dello stomaco, e siano dunque inibiti nei pazienti che assumono in modo cronico i farmaci antireflusso della classe degli inibitori della pompa protonica (quelli, per capirci, il cui nome termina con il suffisso ‘prazolo’). Ciò spiegherebbe, almeno in parte, perché questi farmaci siano gravati da molti seri effetti collaterali quali un aumentato rischio d’insufficienza renale, osteoporosi, infezioni, malattie cardiovascolari, demenza senile e tumori. È in questo quadro rafforzato, se pur non definitivo, di evidenze che desta ancora più preoccupazione il dato che vede questi farmaci al primo, sesto e ottavo posto dei più prescritti in Italia, spesso anche al di fuori del loro ambito prescrittivo che è fondamentalmente l’ulcera recidivante e una seria malattia da reflusso gastroesofageo.

IL SENTIERO DELLA PREVENZIONE
Quanto descritto alla luce di questo nuovo studio impone dunque nuovi interrogativi circa il ripensamento dell’uso estensivo di farmaci aggressivi compensabile, almeno in parte, con rimedi meno invasivi e ben più abbordabili economicamente. Attenzione! Non stiamo sostenendo che malattie gravissime come quelle menzionate si curino con un cucchiaino di bicarbonato al giorno, senza il ricorso a terapie farmacologiche prescritte in ambito medico. La vera lezione che dobbiamo trarre dai piccoli grandi avanzamenti scientifici – se pur non ancora definitivi – rappresentati da una ricerca come quella protagonista oggi della nostra rubrica è sempre la stessa: mentre chi di dovere studia la cura, noi possiamo agire molto sul fronte della prevenzione e fare tesoro di questi progressi che fissano nuovi punti di orientamento nella mappa che ci guida lungo il districato sentiero da percorrere ogni giorno per vivere in salute.  Senza imboccare la via sbagliata della malattia.

Fonte: Oral NaHCO3 Activates a Splenic Anti-Inflammatory Pathway: Evidence That Cholinergic Signals Are Transmitted via Mesothelial Cells. Journal of Immunology (2018)


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