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MANGIARE SECONDO NATURA

Acido abscissico, l’antidiabetico naturale

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avocado_ff2 novembre 2017

Il diabete e l’insulino-resistenza sono vere e proprie pandemie moderne che affliggono tanto le popolazioni sviluppate quanto i paesi emergenti a causa di un’alimentazione sempre più fondata su zuccheri e farine raffinate e tendenzialmente carente di frutta e verdura: un mix letale per l’innalzamento del livello di zucchero del sangue (la glicemia) tenuto sotto controllo dall’insulina. L’insulina è, infatti, l’ormone che ha il compito di indirizzare il glucosio (lo zucchero di cui è composto l’amido delle farine oltre che costituente del saccarosio, il comune zucchero da tavola) nelle cellule le quali, a loro volta, lo trasformeranno nell’energia necessaria alla sopravvivenza. Quando, però, la presenza di glucosio è tale da oltrepassare il fabbisogno energetico, le cellule si oppongono al segnale dell’insulina che, invece, intima loro di far entrare altro glucosio: è così che le cellule sviluppano la tanto temuta, insulino-resistenza, la sindrome metabolica, il diabete e altre gravi patologie che ne conseguono come le malattie cardiovascolari, le neurodegenerative e i tumori. Più le cellule resistono all’insulina più il pancreas invia a quest’ultima i rinforzi, cioè altra insulina. Il livello dello scontro s’innalza e questa “guerra civile interna” si traduce in uno squilibrio metabolico molto dannoso per la salute. La soluzione più efficace è sempre l’eliminazione della causa originale dello scontro: ridurre l’apporto di farine raffinate e zuccheri ove in eccesso.

ACIDO ABSCISSICO: UN ORMONE VEGETALE PRODOTTO ANCHE DALL’UOMO

In ogni caso negli ultimi anni la scienza ha compreso che l’insulina non è sola nell’arduo compito di mantenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue convogliandoli nelle cellule. Sono, infatti, numerosi gli studi che hanno messo in luce il ruolo di un suo valido aiutante: l’acido abscissico (ABA), autoprodotto in quantità contenute dall’uomo e del quale sono, invece, ricchissimi i vegetali. Per le piante si tratta di un ormone fondamentale poiché determina la loro capacità di sopportare i cambiamenti ambientali esterni ai quali sono esposte: variazioni di temperatura, carenza o sovrabbondanza d’acqua, eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti ecc. In particolare, l’ABA è molto efficace nell’aiutare le piante e resistere alla siccità.

UN FARMACO NATURALE CHE PROTEGGE IL PANCREAS IN SITUAZIONI DI RISCHIO

Insomma l’ABA è bravo a reagire a uno shock esterno e nell’uomo interpreta come tale un eccessivo apporto di glucosio nel sangue. Non a caso, se scatta l’allarme per l’alta glicemia, le cellule del sistema immunitario, del tessuto adiposo e connettivale e del pancreas producono ABA per riportare un po’ d’ordine facilitando l’utilizzo di glucosio da parte delle cellule attraverso meccanismi in parte indipendenti dall’insulina. Nella missione di abbassare la glicemia, insomma, l’ABA è al comando dell’insulina e svolge quello che potremmo definire il “lavoro sporco” intimando alle cellule di obbedire attraverso tutta una serie di complesse reazioni chimiche. Migliorando l’utilizzo di glucosio l’ABA riduce le concentrazioni di insulina. Nei pazienti affetti di diabete di tipo 2 si ha una ridotta produzione di ABA in risposta all’aumento della glicemia e un corrispondente aumento dell’insulina, un’alterazione che può essere corretta dall’assunzione di ABA attraverso gli alimenti o, in un futuro prossimo, un’integrazione. Questo ormone svolge quindi un ruolo di prim’ordine nella regolazione della glicemia, ruolo che fino a poco fa si riteneva svolto soltanto dall’insulina e da altri ormoni detti incretine come il GLP-1.

In altre parole, così come aiuta le piante a sopportare gli shock, nell’uomo l’ABA aumenta la tolleranza al glucosio e riduce l’infiammazione del tessuto adiposo. Il che non è poco considerando che si tratta di un ormone vegetale presente in natura dal forte potenziale nel coadiuvare la terapia farmacologica del diabete e delle altre malattie legate alla glicemia alta. La somministrazione di piccole concentrazioni (nell’ordine di microgrammi) di ABA migliora la tolleranza al glucosio in individui sani senza aumentare la produzione di insulina. Gli stessi benefici sono stati dimostrati nei topini diabetici.

CEREALI, FRUTTA, VERDURA… E TANTO AVOCADO!

L’ABA attenua lo stimolo continuo che le cellule β (cellule beta) del pancreas – deputate alla produzione di insulina – subiscono in condizioni d’iperglicemia. In questo modo l’ABA protegge queste cellule garantendone la sopravvivenza e il funzionamento nel tempo.

Il fabbisogno giornaliero di ABA è pari a circa 297 microgrammi garantiti da circa 5 porzioni di frutta e verdura. Da ovunque partiamo il punto di arrivo è sempre lo stesso: frutta e verdura non sono mai abbastanza e dobbiamo necessariamente preoccuparci di renderle protagoniste della nostra tavola. Nel caso specifico uno degli alimenti più ricchi di ABA è l’avocado. A questo si aggiungano gli agrumi, i fichi, i mirtilli e le albicocche. Chi soffre di diabete dovrà aumentare la dose di ABA, quindi consumare più frutta (avocado soprattutto) e verdura, salendo a 8-10 porzioni al giorno.

Ricordiamo che sia il prediabete che il diabete di tipo 2 possono essere in gran parte reversibili con un corretto stile alimentare e di vita che deve necessariamente rimpiazzare i carboidrati raffinati con quelli integrali in chicchi. Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, infatti, pane e pasta integrali non sono la soluzione ideale per frenare l’innalzamento della glicemia dopo il pasto. Sono i cereali integrali in chicchi la vera “medicina” per chi soffre di insulino-resistenza, sindrome metabolica e diabete. È solo nel chicco integro che la fibra solubile può svolgere i suoi molteplici ruoli di regolazione glicemica, fra cui:

– ritardato svuotamento gastrico;

– ritardato transito intestinale;

– ridotta accessibilità alle amilasi -gli enzimi che digeriscono l’amido in glucosio;

– ridotto assorbimento del glucosio attraverso la mucosa intestinale;

– stimolazione della secrezione di incretine come il Glucagon Like Peptide-1 (GLP-1), ormoni che stimolano la secrezione di insulina e migliorano l’insulino-sensibilità;

– trasformazione da parte della flora batterica intestinale in acidi grassi a catena corta, vere e proprie molecole di segnale in grado di migliorare l’utilizzo di glucosio da parte delle cellule.

Non deve stupire che il diabete sia considerata una vera e propria emergenza sanitaria planetaria: attualmente più di 415 milioni di persone nel mondo ne soffrono. Una pandemia che affligge la nostra società e che potrebbe essere sconfitta senza medicine. O meglio: attraverso quei farmaci naturali ampiamente disponibili nei cibi “giusti”: cereali integrali, legumi, frutta, verdura, frutta secca oleosa e semi.


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