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PleinAir | Viaggio

19 giugno 2016

Disconnessi e salvi

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Quanti di noi sono afflitti da Sindrome da Disconnessione, o – volendo citare il neologismo derivato dall’inglese no-mobile – da Nomofobia? È questo il nome della patologia che si manifesta con vere e proprie sindromi di panico allorquando ci si ritrova impossibilitati a connettersi alla rete utilizzando dispositivi quali smartphone o tablet. Con tutto quello che ne consegue: niente accesso rapido alla casella di posta elettronica, niente messaggi WhatsApp, zero tweet e  notifiche su Facebook, e – negli sciagurati casi in cui il telefono “non ha campo” – nessuna possibilità di inviare o ricevere chiamate o messaggi di testo. La Sindrome da Disconnessione riguarderebbe uno statunitense su tre: non siamo a conoscenza di analoghi studi sulla popolazione italiana, tuttavia è innegabile che quel bisogno compulsivo di essere raggiungibili a ogni costo è entrato a far parte delle abitudini di molti, troppi fra noi.

Alzi la mano ad esempio chi, trovandosi alla guida di una vettura, non ha almeno una volta risposto a una chiamata in arrivo sul telefono cellulare pur non disponendo di vivavoce o auricolare: vogliamo essere raggiungibili a ogni costo, “tanto che vuoi che succeda”. Per non parlare di chi non rinuncia a rispondere a un SMS o a un messaggio WhatsApp nonostante si trovi su una corsia di sorpasso di un’autostrada. I risultati di questa vera e propria débâcle del cervello sono purtroppo confermati dalle statistiche. Secondo Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri nel 2015 il numero delle vittime sulle strade e degli incidenti mortali – dopo la battuta d’arresto registrata dall’Istat nel corso del 2014 – è cresciuto rispettivamente dell’1,3% e del 2,5% (40 incidenti in più, da 1.587 a 1.627, e 22 deceduti in più, da 1.730 a 1.752). Sono aumentate anche le infrazioni, molte delle quali legate all’utilizzo dello smartphone: sono state 48.524 quelle commesse nel 2015 per il mancato utilizzo di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare, il 20,9% in più rispetto al 2014.

Per promuovere una condotta alla guida più responsabile e ridurre concretamente gli incidenti su strada, Anas e Polizia di Stato hanno lanciato agli inizi dell’estate l’App Guida e Basta – scaricabile sul sito guidaebasta.it – supportata da un’omonima campagna che ha per testimonial La Pina, la simpatica rapper e voce storica di Radio Deejay.

Come funziona? Disponibile per Ios e Android, l’applicazione consente di impostare il proprio cellulare sulla modalità di guida, con la possibilità di inoltrare a un gruppo di contatti un messaggio per comunicare loro che ci si sta per mettere in viaggio, e che per tutta la durata di tempo selezionata non sarà possibile rispondere al telefono. L’app infatti blocca l’accesso alle impostazioni e consente di inviare la propria posizione geografica, in modo da tenere aggiornati i contatti preferiti sull’andamento del viaggio.

“Se non rispondi non muore nessuno. Quando guidi #GuidaeBasta”, ammonisce La Pina nel video istituzionale della campagna. E come darle torto?

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