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PleinAir | Viaggio

18 aprile 2017

Il camper chiede un programma

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La posta dei lettori acquista sempre di più il valore di un sondaggio per scoprire le tante motivazioni che portano verso la decisione di acquisto del veicolo abitativo. Un lettore di Livorno ci dice di essere arrivato al camper dopo aver valutato le possibilità di impiego prima che analizzare il modello, la tipologia, i costi. “In famiglia, con i ragazzi che stanno crescendo”, ci scrive, “ci siamo resi conto di dover uscire dalla vacanza a schema unico, cioè, per dirlo con la vecchia canzone, stessa spiaggia, stesso mare. Solo viaggiando in autonomia avremmo costruito programmi su misura e dato alla vacanza il ruolo di percorso per conoscere, scoprire, apprendere”. Viene facile dire che questa testimonianza conferma che impiegare il camper è qualcosa e tanto di più della consueta aggettivazione sintetizzate nell’espressione “camperista”.
Il nostro lettore di Livorno è in buona compagna se pensiamo a grandi scrittori che hanno dato, nelle chiavi più diverse, il significato del viaggio. Un viaggiatore del 1,300, Ibn Battuta, scrisse : “Viaggiare ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore”. Un grande scrittore attuale, Luis Sepulveda, dà quella che potremmo considerare una massima: “Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere, scoprire e tornare più ricchi di quando si era iniziato il viaggio”.
Una giornalista israeliana, Rula Jebreal, scrive : “Viaggiare è come l’amore. Una grazia, un volo, qualcosa che non puoi prevedere”.
Prima di arrivare al camper, interrogate voi stessi e chiedetevi che cosa manca alla vostra vacanza. Il camper di risposte ve ne dà tante. Scopritele!

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