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PleinAir | Viaggio

26 novembre 2018

Agnone, fiamme al rintocco

01 Ndocciata

Si rinnova l’antica tradizione della ‘Ndocciata ad Agnone (IS), borgo dell’Alto Molise famoso per la millenaria produzione di campane.

La lunga processione di fiamme e scintille che attraversa il corso principale del paese affonda le sue radici nell’antichissimo rito agreste legato al solstizio d’inverno. Anticamente, la notte della Vigilia di Natale le fiaccole servivano a illuminare il cammino dei contadini che dalle campagne si recavano in paese per assistere alla messa di mezzanotte. I giovani approfittavano della Ndocciata “pe fa la cumbarsa”, per fare bella figura con le ragazze portando in spalla la Ndoccia sotto la finestra della fanciulla amata. Se questa si affacciava il matrimonio era possibile, in caso contrario, un secchio d’acqua spegneva la torcia e l’ardore del pretendente.

Da qualche anno il rito si svolge la sera dell’8 e del 24 dicembre dalle 18. Il segnale per l’accensione delle gigantesche torce e per la partenza della Ndocciata è dato dal rintocco della campana più grande, posta sul campanile di Sant’Antonio che svetta incontrastato sull’abitato. I contadini avvolti nei loro grandi mantelli scuri tagliati a ruota portano sulle spalle enormi torcioni ardenti, ottenuti intrecciando abete bianco e ginestre secche. Il silenzio è interrotto solo dal passo dei primi uomini che arrivano portando sulle spalle Rappresentano le contrade di Sant’Onofrio, Capammonde e Capaballe, Colle Sente, Guastra e San Quirico. Il fiume di fuoco rischiara tutta la strada quando arrivano i ventagli con dieci, dodici e sedici fiamme. Qualcuno si commuove. I più giovani si pavoneggiano con diciotto o venti enormi fiaccole. Si fermano, e danzano al centro della piazza roteando su se stessi. Chi ha avuto la fortuna di assistere a questa spettacolare processione di fiamme, racconta di una lunga, interminabile emozione. Una emozione che anche Giovanni Paolo II volle far vivere ai romani ed ai pellegrini di tutto il mondo accogliendola in piazza San Pietro nel 1996 (Pro Loco, tel. 0865 77249 0865, 77722, www.prolocoagnone.com, proloco.agnone@gmail.com).

Percorrendo Corso Vittorio Emanuele lo sguardo indugia sui portali in pietra e sulle elaborate ringhiere in ferro battuto, sull’insegna di una delle più antiche pasticcerie del borgo e, infine sul portale ogivale sormontato da un grande rosone della quattrocentesca chiesa di Sant’Emidio. La salita Giuseppe Verdi, che sbuca sulla graziosa Piazza Plebiscito ingentilita da una fontana, ci introduce al nucleo più antico del paese. La storia più recente del paese è strettamente legata ai pontefici del ventesimo secolo: qui vive una dinastia di artigiani che fabbrica campane con processi di lavorazione antichi e custodisce in un museo, dal 1999, la più vasta collezione mondiale di bronzi sacri e calchi di gesso, ma anche manoscritti e antichi documenti tra cui l’edizione olandese del de tintinnabulis, la bibbia dell’arte campanaria, datata 1664. Da bottega artigiana a Pontificia Fonderia Marinelli il passo è breve. Si fa per dire, visto che sono trascorsi mille anni – di sacrifici, difficoltà ma anche di soddisfazioni – dalla fusione di un raro esemplare di campana gotica, oggi conservato nel museo che, non a caso, è intitolato a Giovanni Paolo II che visitò Agnone nel 1995 (per informazioni, tel. 0865 78235, www.campanemarinelli.com; chiuso domenica pomeriggio).

Di interesse la Mostra del Libro Antico a Palazzo San Francesco, sede del Comune e della biblioteca. Raccoglie oltre cento volumi di filosofia e religione, trattati di architettura e medicina, tomi di diritto, libri di storia naturale e manuali di vita agreste. Spiccano una delle rare copie delle Metamorfosi di Ovidio, datata 1540, e l’Opera di Seneca, stampata a Parigi nel 1613 (tel. 0865 779173 agnonebiblioteca@g.mail.com).

Di chiara ispirazione religiosa sono i dolci tipici del paese: la campana, a base di noci e farina di mandorle ricoperta di cioccolato alla gianduia, e le ostie, cialde ripiene di noci e mandorle legate da miele e cacao, molto apprezzati anche da Karol Wojtyla che potrete trovare alla Dolciaria Carosella in Corso Vittorio Emanuele, 235 ( tel. 0865 78247, www.dolciariacarosella.com, dolciariacarosella@gmail.com) oppure alla Dolciaria Labbate Mazziotta in Via Valle San Lorenzo (tel. 0865 79116, www.labbatemazziotta.it, info@labbatemazziotta.it).

Non andate via senza aver assaggiato il caciocavallo. La famiglia Di Nucci da dieci generazioni si dedica all’arte casearia, mettendo su un’azienda che si è fregiata di numerosi riconoscimenti fuori dai confini regionali. Proprio da qui, questo gustoso formaggio a forma di pera è partito alla conquista del mondo, spinto, in questa scalata, da uomini che attraverso una grande abilità nella lavorazione del latte crudo, ne hanno saputo esaltare il sapore. Il caciocavallo, preparato utilizzando esclusivamente latte raccolto nel comprensorio montano di Agnone e dell’Alto Molise con i metodi di lavorazione di un tempo, è tenuto ad invecchiare al naturale per più di un anno in cantine di pietra. Tra le paste filate fresche, invece, merita un plauso la stracciata, che potrete assaggiare al museo “Massaro Giovanni Di Nucci”, che spesso ospita eventi culturali e degustazioni. Le visite si effettuano nelle mattinate dal lunedì al sabato, previa prenotazione. Il caseificio si trova in Via Roma, 12 (tel. 0865 77116; Area Artigianale Giovanni Paolo II laboratorio, punto vendita e museo; tel. 0865 77288, www.caseificiodinucci.it).

Per la sosta c’è il parcheggio nei pressi dello stadio comunale Civitelle e dell’ospedale San Francesco Caracciolo può ospitare oltre 150 camper. In alternativa, sono disponibili i parcheggi lungo la zona industriale e la strada panoramica.

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